DONNE NELL’ESERCITO ITALIANO: NEMICI DENTRO E FUORI 4.00/5 (80.00%) 4 Vota questo articolos

Frank Mach

Nell’ Esercito Italiano possiamo dire che la presenza delle donne è una realtà. Infatti i numeri parlano da soli, oggi un 7 % dei militari sono donne, ovvero 7.200 unità, mentre qualche anno fa questa cifra era impensabile. Se vogliamo approfondire, secondo l’Agenzia di notizie Adnkronos, nell’esercito italiano ci sono 250 donne ufficiali, fra cui 3 maggiori, 89 capitani e 105 tenenti, con una cinquantina di sottotenenti. Sono 110 i sottufficiali, fra i quali 22 marescialli, mentre le soldatesse sono circa settemila, con 150 donne inserite nella brigata paracadutisti “Folgore”. Sul totale della presenza femminile nell’Esercito, oltre il 70% assolve incarichi operativi, mentre il 9% è destinato a incarichi logistico-amministrativi e il 18% a incarichi tecnico-professionali.
Anche se si tratta di una percentuale leggermente più bassa rispetto ad altri paesi d’ Europa come la Francia, dove la percentuale supera il 14%, in Spagna il 12% e in Gran Bretagna sfiora il 9%, la strada sembra quella giusta al fine di trovare una totale accettazione delle donne in un settore come il militare.
Ma, i dati e i numeri alcune volte ingannano. Non è un segreto il dominio maschile in un mondo come il militare, se è vero che le ricerche hanno evidenziato un forte aumento della presenza delle donne nelle professioni intellettuali e nelle Forze Armate, è anche vero che la maggior parte delle donne resta ancora esclusa dai posti di autorità.  L’inserimento delle donne nel mondo militare produce un profondo cambiamento per il quale non tutti sono pronti e che spesso non è desiderato. Per tanto, a che punto si trova l’accettazione della donna  in uniforme? Qual è l’atteggiamento dei militari italiani?
Secondo la Tesi “Mulier sed Miles”, cioè donne ma anche soldati, di Delle Cave Valentina, attualmente “l’ingresso delle donne è maggiormente temuto da coloro che detengono posizioni di minor potere nell’organizzazione, per i quali le colleghe possono divenire concorrenti e minacce di ulteriore indebolimento”, lo stereotipo di soldato corrisponde ancora al “misogino che propugna una posizione di subalternità della donna rispetto all’uomo dichiarandosi contrario all’ingresso delle donne nelle Forze Armate.

 

Ragioni, motivi e differenze

Le ragioni che sostengono i militari contrari all’accettazione delle donne nell’Esercito sono di due tipi:
-    Differenze fisiche: alcune questioni di tipo biologico come il ciclo mestruale o la gravidanza sono viste come un impedimento per realizzare il lavoro militare
-    Differenze psicologiche: alcuni militari sostengono che “per il ruolo riproduttivo che la natura le ha delegato, la donna è meno incline alla violenza e soprattutto ad uccidere. D’altra parte, e sempre dentro l’ambito psicologico, molti soldati si sentono in imbarazzo quando devono obbedire ad un superiore donna.
Queste differenze, viste da tanti uomini militari, hanno provocato che tante donne militari siano state assegnate solo a mansioni di supporto, d’ufficio, ecc….per cui bisogna concludere che nel contesto delle Forze Armate, le relazioni di genere sono ancora molto squilibrate.

 

P.L: “facendo battutine e ridicolizzandomi  e fece in modo da farmi risultare “scomoda” a tutti i colleghi.”
Per illustrare questa teoria vorrei parlarvi di un esempio che ho conosciuto in questi giorni. Si tratta di un caso, sotto la mia modesta opinione, di grave discriminazione per questioni di sesso. Non rivelerò il nome della soldatessa che ha parlato con me per due ragioni. Una, per una questione di privacy visto che c’è un processo giudiziale in corso, e due perché sono convinta che è soltanto un caso fra tanti e non un caso isolato.

 
P.L. era militare sottoufficiale e allieva a Viterbo per diventare Maresciallo e si è trovata fuori dai giochi per diversi motivi dei quali non era colpevole, nessuno le ha mai spiegato le ragioni per le quali non potrà realizzare il suo sogno di diventare un maresciallo e, negli ultimi mesi, ha dovuto sopportare atteggiamenti offensivi da parte di colleghi e superiori soltanto per essere una donna. “Ero ancora allievo e avevo un maresciallo che non sopportava le donne, lo disturbavano proprio e me l’ha fatto capire in tante occasioni. Un esempio, è stato un problema di salute che ho avuto in relazione con il ciclo mestruale. Ho avuto il ciclo per 25 giorni di seguito, per cui dovevo fare una  visita dal ginecologo ma, non potevo farla dopo le sette di sera o durante il week end, che era il mio tempo libero, dovevo chiedere un permesso. Quando il maresciallo viene a sapere questa cosa, invia una mia collega, sotto minaccia, per controllare se era vero che avessi il ciclo”.
“Ha esercitato nei miei confronti pressioni piuttosto lunghe, sin dai primi giorni di servizio lì alla Scuola Sottufficiali. Pressioni psicologiche, anche oltre l’orario di servizio. Veniva spesso in stanza a controllare personalmente ciò che facevo; andava ai centri estetici di Viterbo ad informarsi se si presentavano ragazze militari in divisa “storica”, insistendo verso le estetiste di farglielo sapere ,perché avrebbe dovuto punire coloro che vi andavano ; mi criticava sistematicamente e pubblicamente per qualsiasi cosa (uniforme, esercitazioni e addestramenti vari…) facendo battutine e ridicolizzandomi ; fece in modo da farmi risultare “scomoda” a tutti i colleghi. Sin dall’inizio il Mar. ordinario F., ha tentato in tutti i modi di indurmi alle dimissioni. Inizialmente volle sapere un quadro generale riguardante me e la mia famiglia. Gli dissi che i miei erano separati. Quasi per un anno intero il Mar. Ord. F. mi tolse tutti i PFS (permessi di fine settimana). E quando gli dissi che avevo bisogno di scendere un po’ a casa, mi guardò sorridendo dicendomi “Che ci vai a fare, tanto non hai neanche una famiglia”.

 
Ma il tutto non si è limitato al solo comandante di plotone, “il nostro comandante di compagnia, Capitano S. non era di certo il buon samaritano. Chiamava ognuno di noi “Merde, coglioni, che non servivamo ad un ca…., che i nostri genitori non c’avevano dato un’educazione, che eravamo senza dignità, che i nostri zii erano dei porci….” e queste erano soltanto le parole….le lascio immaginare i “fatti”.  Feci in modo da far trasparire queste cose…chiamai al numero verde per chi è vittima di atti di nonnismo. Cambiarono atteggiamento… Cominciarono a fare adunate e a parlare come se fossimo stati bambini delle scuole elementari e avevano anche abbandonato la loro terminologia “molto professionale”….
Dopo un anno passato lì, P.L è stata trasferita a Roma, dove è stata “benissimo”, ma dopo pochi giorni la Scuola Sottufficiali di Viterbo mi inviò una proposta di proscioglimento per “insufficienza in attitudine militare” dove il comandante di plotone in questione aveva giustificato ciò con la documentazione caratteristica con il giudizio di “inferiore alla media” ossia insufficiente.
A questo punto bisogna dire che P.L, prima di vincere il concorso da Allievo Maresciallo era già militare ed un’ex alpina. “Sono stata Vfp1, successivamente Vfp4. E sempre “Eccellente“.
P.L ha vissuto in una situazione di disagio per molto tempo, grazie a questo maresciallo che oltre a trattarla male, “ci ha anche provato”. Forse il fatto di essere rifiutato come uomo non gli è piaciuto (questo non l’ha detto P.L, ma lo dico io). Quando ha denunciato questa situazione ai suoi superiori, il comandante di battaglione “si è fregato” e le hanno risposto che si comportavano così con lei per il suo bene.

 

Jèssica Parra

Share and Enjoy


Leave a Reply