Donne soldato: Il coraggio di fare causa alle Forze Armate 3.00/5 (60.00%) 2 Vota questo articolos

Non è la prima volta che qui, a Esercito Italiano Blog, parliamo di problemi di discriminazione per questioni di sesso in un settore così chiuso come il militare. Sinceramente mi sento abbastanza sensibile con questo tipo di questioni, non solo perché sono una donna (qualcosa centra, ovviamente), ma anche perché penso che negli ultimi anni le soldatesse hanno dimostrato una capacità strategica degna di rispetto.

Seppure ci sono questioni, come la forza fisica, in cui mai potremmo assomigliare gli uomini, ci sono altre questioni come il coraggio, l’empatia o la disposizione per il dialogo che ci rendono davvero utili nei teatri di conflitto. Il mio obiettivo in questo post non è assolutamente iniziare una guerra tra uomini e donne e parlare di quali sono più bravi ma, lo scrivo perché sono convinta che la unione dei punti di forza di tutti loro è positivo e vantaggiosa.

C’è ancora molta strada da fare. Come dicevo all’inizio, non è facile per le donne introdursi in un mondo da sempre maschile e, in alcune occasioni, lo dico perché lo so, poco sensibile davanti a determinate questioni fisiche e psicologiche che le donne dobbiamo affrontare (non è colpa nostra).

In ogni caso, i passi in avanti ci sono. Questa è la cosa importante, basta andare avanti, di fretta o piano, ma bisogna andare avanti nel riconoscimento da parte di tutti dei diritti costituzionali delle donne in uniforme.

Ecco un esempio: Due soldatesse americane hanno citato in giudizio il Dipartimento della Difesa e l’Esercito degli Stati uniti per le restrizioni imposte alle donne in combattimento, precisando che esse rappresentano una chiara violazione dei loro diritti costituzionali. Il Sergente maggiore Jane Baldwin ed il Colonnello Ellen Haring, entrambe riserviste, si sono rivolte alla corte di Washington spiegando che la loro esclusione dalle attività di combattimento “solo perché sono donne” viola i diritti di uguaglianza sanciti dal Quinto Emendamento.

Conosco molti soldati uomini che sarebbero stati zitti davanti ad una questione del genere. Non ditemi che non è un esempio di coraggio citare giudizialmente la Difesa e l’Esercito Americano, David contro Goliath.

Allora, la questione è che non devono essere ammesse solo per essere donne ma  neanche escluse automaticamente, devono essere valutate le loro capacità, non siete d’accordo?

Entrambe le donne hanno più di 20 anni di servizio e, in particolare, il colonnello Haring, di Bristow, Virginia, ha già ricoperto numerosi posti di comando ma le sue possibilità di carriera – ha dichiarato – sono state limitate proprio dal fatto di essere donna. Il sergente Baldwin parla di “odioso trattamento discriminatorio in un ambiente di lavoro che istituzionalizza la disparità di trattamento tra sessi nonostante le loro capacità individuali”. Le due donne, hanno inoltre sottolineato che simili restrizioni hanno avuto pesanti conseguenze sui loro “attuali e futuri guadagni, su una potenziale promozione, sui benefici post congedo”. Nello scorso mese di febbraio, il Pentagono aveva annunciato una svolta, con l’apertura alle donne di 14.000 nuove posizioni nelle forze armate, soprattutto in quelle di terra. Ma i vertici militari hanno bloccato, quasi immediatamente, le loro ambizioni di far parte di unità dedite al combattimento.

Non è una questione americana, italiana o francese, purtroppo è una questione generale del mondo militare che dobbiamo superare tutti insieme. Il modo? Forse cercare di essere più comprensibili e di evitare i pregiudizi.

La vostra opinione m’interessa? Scrivetela qui e buon week end!!!!!!

Jèssica Parra

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