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Annarita Lo Mastro (madre di David Tobini): “Una scelta l’Afghanistan? Ho grossi dubbi!” 3.50/5 (70.00%) 2 Vota questo articolos

Il mio cuore si stringe ogni volta che mi arrivano notizie di soldati italiani feriti o morti in missione, come credo succeda a tutti. Ma dopo qualche mese, sento ancora l’oppressione per la perdita, il dolore e questo invece, sono sicura, non succede a tutti.

Conosciamo le cifre e i numeri sui nostri militari caduti. Poco tempo fa, dopo la morte del carabiniere scelto Manuele Braj, di 30 anni, in terre afghane, saliva a 51 il numero dei militari italiani morti dall’inizio della missione Isaf in Afghanistan, nel 2004.

Ma qual è il pericolo?

Il pericolo, a mio parere, è che questi  51 ragazzi diventino proprio quello, solo un numero. Mentre la maggior parte di noi continua ad andare avanti con la propria vita, la vita di 51 famiglie si è interrotta in un momento ben preciso e non cammina più, e piange nella solitudine del vuoto che rimane dopo le belle parole delle istituzioni, dopo le prime pagine dei giornali e dopo gli abbracci di chi, in qualche modo, si sente vicino nelle lacrime.

Sicuramente non è giusto.

Oggi parliamo con Annarita Lo Mastro, madre del caporalmaggiore David Tobini, ucciso poco più di un anno fa (25 luglio 2011) in uno scontro a fuoco in Afghanistan, ai 27 anni.

David Tobini era la vittima numero 41.

Quando le chiedo per suo figlio, Annarita rimane senza parole e io non riesco ad immaginare quanto sia terribile perdere un figlio e dirgli addio, in un modo così brusco, ai 27 anni e sei mesi (come dice lei, in quanto l’ultima volta che l’ha visto aveva quella precisa età). . Non riesco ad immaginare cosa sarà per una madre sopravvivere ad un’esperienza del genere e, per questo motivo e pubblicamente vorrei manifestare innanzitutto la mia ammirazione per l’interezza e la fierezza mostrato fin dall’inizio per la signora Lo Mastro.

 

Intervista alla madre di David Tobini: per non dimenticare

 

-          Chi era David signora Lo Mastro? Com’era suo figlio?

Mi chiede di mio figlio? Non ho parole, non perché è mio figlio ma ci vorrebbe un’enciclopedia per parlare di David. Per descriverlo. Il suo sorriso, la sua allegria e la sua generosità erano le caratteristiche che lo rendevano così speciale.

Infatti nasce a luglio, mese di fuoco, forse per quel motivo era così solare. David cresce con me in quanto lo ebbi a 19 anni. Trasmisi a quel ragazzo il bello e cattivo che c’era in me. Per cattivo intendo un modo da fare sempre seguendo l’istinto e l’impulsività. Magari anche la generosità. Infatti, ad oggi ho qualche dubbio sul fatto che sia un bel tempo per la generosità.

Cresciamo, giochiamo, sorreggiamo insieme….David era un ragazzo a cui insegnai la vita un po’ presto forse. Studiava al liceo classico e, nel frattempo lavorava. Lavoravamo: facevamo i camerieri insieme alla sera.

Un po’ per le difficoltà che ho dovuto affrontare ma anche perché temevo la sua età adolescenziale e cercavo di tenerlo occupato. David spendeva i suoi soldini per i suoi lanci civili: prende il brevetto civile, poi FOLGORE.

 

David Tobini, con suo fratello Giorgio

-          Cosa significò per lei la decisione di David di far parte dell’Esercito?

Io non ricordo neanche un momento in cui non sono stata a suo fianco, a volte pur non condividendo.  Penso che i figli non sono nostri, vanno rispettati nelle loro scelte e ho dovuto rispettare anche l’Afghanistan.

Nel 2002 si arruola di leva a Trieste, Reggimento San Giusto e da li, io e suo fratello, mio figlio Giorgio, andavamo a trovarlo o veniva lui. Poi Folgore e si ripartiva per quei concorsi, ore di attesa notturne per le coincidenze….tutto per realizzarle il suo sogno di far parte delle Forze Armate.

Ma lui era un classico, la sua cultura cresceva. Anche se non fu mai andato all’Università, era molto intelligente. Adorava la psicologia, la filosofia, la storia e la Bibbia…..David leggeva la Bibbia!

Poi era sempre preoccupato per suo fratello minore. Luce dei suoi occhi. Ogni partenza afghana mi ripeteva. “Mamma, sistema Giorgio. Mamma qualunque cosa a me, tutto a Giorgio!

 

-          Poi, cosa è successo? Perché Afghanistan?

L’Afghanistan non era previsto. Una volta vinto il concorso: Folgore, Pistoia (David era in forza al 183° reggimento paracadutisti ‘Nembo’ di Pistoia) e…..Afghanistan. Non era previsto ma nonostante, David partiva sempre con un sorriso, cercando di sdrammatizzare la situazione.

Scelta!!!  AFGHANISTAN? Non so se chiamarla scelta….. Chi realmente saprebbe e potrebbe dire la verità oggi non c’è più. Ma su queste scelte io nutro grossi dubbi! Penso che quando questi ragazzi prendono la decisiones di far parte del Folgore conoscono che esiste questa possibilità ma non ci pensano, non credo che sia una decisione volontaria nè voluta. L’AFGHANISTAN NON è UNA SCELTA.

Resta comunque il fatto, CHAPEU, a lui e a tutti i nostri ragazzi caduti in quell’inferno.

E sa perché Jèssica? Perché l’unica  cosa certa che hanno è una partenza. Sanno partire pensando di non tornare e glielo garantisco! sanno che vanno ma non sanno che trovano! a volte è tardi x tornare indietro…………… e mio figlio non tornò…….

 

-          Com’è successo?

L’unica cosa che mi è stata riferita è: “In combattimento”.

Un imboscata…. presumo io conoscendo mio figlio, il suo esporsi per la sua generosità d’animo…ma questo lo presumono le mie sensazioni e la conoscenza profonda di quel figlio che ho, che avevo.

Sapere la verità è una missione quasi impossibile, a noi che hanno ucciso i figli non resta che “pregare” per chi ne è responsabile!!!!

 

-          Quale è stata la risposta della Difesa nei suoi confronti?

Devo dire, e questo non posso negarlo, che è stata l’unica istituzione che ha risposto concretamente.  Poco o tanto ha risposto! Per quanto riguarda le istituzioni civili invece, ho constatato personalmente l’assenza. È stata una presenza obbligata quel  giorno, che ne avrei fatto volentieri a meno! tante e solo belle parole!

 

-          Poche settimane fa è stata creata l’associazione “Caduti di Guerra in Tempo di Pace”, della quale fanno parte familiari e amici dei militari italiani uccisi in Afghanistan. Cosa può dirmi di quest’organizzazione?

“Caduti di Guerra in Tempo di Pace”, nasce in primis,  per condividere questo atroce dolore  tra noi familiari di questi ragazzi caduti. Le parlo di funerali di stato, presenza delle istituzioni e ritorno alla solitudine. Siamo lasciati soli ad affrontare quei meccanismi burocratici di una legge non sempre impeccabile!

L’associazione ha lo scopo di non lasciare solo nessuno e ad offrire consulenze legali e psicologiche! Poi, la nostra idea è anche quella di avviare una serie di iniziative culturali e attuali per non dimenticare. Poi bisogna sottolineare che non escludiamo nessuna vittima (non solo caduti in Afghanistan).

Siamo con i piedi per terra. Non vendiamo false speranze o illusioni, non possiamo entrare in obiettivi troppo alti in quanto siamo consapevoli che il ruolo strategico è in mano alla politica internazionale!  Ma i nostri pensieri sono rivolti ad impedire o tamponare questa emorragia di vite umane. Saremmo vicini ai piani bassi, cercando di coinvolgere quelli alti. Vogliamo gridare che quando la vita di questi, nostri ragazzi, si ferma….si ferma anche la nostra, quella di tutte le famiglie che devono lottare ogni giorno, ogni minuto e ogni secondo contro l’assenza.

Annarita Lo Mastro: dolore e orgoglio

“Nessuno va dimenticato”, queste sono le determinate parole della signora Lo Mastro quando parla dell’associazione. “I famigliari dobbiamo farci compagnia standosi vicino. Poi bisogna, secondo afferma, spiegare alla gente comune com’è esattamente la realtà dei soldati che vanno in missione. “Penso che l’idea che ha la società su queste situazioni è molto lontana della realtà”.

 

“Soprattutto vogliamo essere un supporto per chi resta”

 

Jéssica Parra

 

 

 

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