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Foto:Improntalaguila

L’Esercito Italiano ha praticamente finito in Afghanistan. Infatti, il rientro di tutti i soldati in missione nel teatro afghano è previsto entro il 31 dicembre 2014 e questa situazione deve essere analizzata da tre punti di vista diversi: umanitario, strategico ed economico. Quest’aspetto economico della vicenda è stato sicuramento trascurato da parte di chi ha deciso finire le missioni, ma traslocare costa e le spese cominciano a salire.

 

Questo trasloco sta diventando un business per la logistica e alcuni paesi, soprattutto quelli vicino all’Afghanistan, pretendono fare soldi.  Questo è il caso, ad esempio, della Russia che si è già offerta alla NATO per uno sgombero concorrenziale con gli aerei cargo. “Ci auguriamo che le risorse della Russia vengano utilizzate”, ha affermato qualche giorno fa a New York il viceministro degli Esteri russo Alexander Grushko, citando la disponibilità del gruppo “Volga-Dnepr, che è situato nell’aeroporto di Vostochny e dispone di aerei di tutte le classi che possono farsi carico di qualsiasi cargo in assoluta sicurezza”.

 

Questa costosa situazione non è soltanto un problema dell’Italia ma anche di tutte le nazioni che d’ora in poi tornano a casa dopo molti anni in Afghanistan. Nel caso della Norvegia, ad esempio, è necessario fare i conti con l’IVA, e con una amministrazione preoccupata di veder assolta la tassa prima che merci ed effetti personali rientrino in Norvegia con gli uomini che li hanno acquistati in teatro operativo.

 

Rientro dei militari italiani

Nel caso dell’Italia, secondo i primi calcoli, il rientro costa una cifra pari ad un anno di permanenza. Artiglierie, munizioni, mezzi corazzati, armi di ogni tipo e persino gli elicotteri dovranno venire smontati e imbarcati sui velivoli cargo con costi che non sono ancora stati quantificati specificamente ma, riportare a casa ogni singolo soldato e i relativi equipaggiamenti non è roba da poco.

 

Fonte: PaolaCasoli

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