Congedo Parentale Militari: parità tra uomini e donne 5.00/5 (100.00%) 1 Vota questo articolo

La normativa che regola i congedi parentali in ambito militare, siano essi riferiti a uomini o a donne, è stata ampliata e modificata pochi anni fa.
L’ultimo intervento riguarda addirittura la corte europea che ha tenuto a precisare la completa parità tra uomini e donne in questo ambito con sentenza del 22 marzo 2012 : “nella società contemporanea gli Stati devono riconoscere una piena eguaglianza tra uomini e donne nella responsabilità della crescita dei figli. Non solo. E’ evidente che imporre limitazioni agli uomini costringe i padri a fare una scelta tra contribuire alla crescita dei propri figli e seguire la propria carriera mentre un’analoga scelta non è imposta alle donne che possono usufruire dei congedi. Di qui la rimozione di ogni differenza di trattamento nel settore dei congedi parentali, anche per i militari ”.

 

Foto: Net1news

La corte europea si è espressa proprio in merito al ricorso di un militare russo a cui era stato negato un congedo parentale per stare vicino a propri figli a seguito del divorzio dalla moglie. Gli alti vertici militari avevano giustifica la negazione adducendo ragioni di carattere culturale, ritenendo da sempre il congedo parentale una prerogativa prettamente femminile.
In linea di massima possiamo dire che la regolamentazione sui congedi parentali si rifà al D.L. 151 del 26 marzo 2001, ampliato già due anni dopo e successivamente di nuovo modificato.
Il titolo del D.L. trae leggermente in inganno rispetto agli intenti del legislatore: esso infatti s’intitolaTesto Unico a tutela della maternità e della paternità”, ma l’ottica con la quale è stato concepito tale documento fa riferimento alle esigenze esclusive del nascituro, ancora prima che a quelle dei genitori.

 

Congedo Parentale Militari

Per poter ottenere il congedo parentale è necessario avvisare la propria linea gerarchica e farne richiesta con almeno 15 giorni al proprio comandante di corpo di anticipo rispetto alla fine della maternità obbligatoria ed entro il compimento del terzo anno di vita del bambino .
Le stesse condizioni valgono anche se l’altro coniuge non svolge un lavoro che preveda l’elargizione di congedi parentali, come ad esempio la casalinga .
Complessivamente si tratta di 6 mesi non necessariamente continuativi; nei primi 45 giorni la retribuzione è al 100% mentre nei rimanenti giorni la stessa scenda al 30%.
È bene specificare che i congedi parentali NON possono mai essere negati adducendo motivazioni di servizio. È importante specificare questo, poiché in molti casi è possibile che in un primo tempo venga fatto un tentativo nella speranza che il richiedente desista dalla richiesta.

 

Fonti: Marinacastellaneta / Il nuovo Giornale dei Militari / AlessandroRumore.com

 

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