Chip Sottopelle: sicurezza o controllo?

24 settembre 2012 posted by Staff
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Per i militari, malattie e infezioni sono la prima causa di impossibilità a combattere – più ancora delle ferite riportate – e hanno avuto storicamente un effetto più deleterio delle morti in battaglia. Poter individuare in tempo reale i soggetti più a rischio, intervenendo rapidamente con cure e terapie rappresenterebbe un vantaggio non da poco…” Sembrerebbe così che un progetto come questo sia nato per il bene e la tutela dei soldati. (…) La sperimentazione di simili soluzioni su persone soggette a discipline particolari, come prigionieri e militari, è solo il primo passo verso un tracciamento degli individui più capillare ”.

 

Sono parole inquietanti quelle di  Katherine Albrecht, autrice del libro/denuncia “spychips”, un saggio sulle frontiere del tecno control. È in questo contesto che si inserisce la notizia su un progetto elaborato dall’agenzia per la ricerca scientifica del Pentagono, grazie al quale sarebbe possibile attraverso l’impianto di alcuni microchip monitorare la salute dei soldati. Nel dettaglio questi chip al silicio “possono diventare sensori che monitorano l’attività come l’arrivo di farmaci a cellule target o persino riparare delle strutture cellulari ”. Il pentagono non è nuovo a esperimenti di questo genere. basta ricordare infatti quello conosciuto come MK-Ultra, ovvero un progetto sul controllo mentale in ambito militare, con il quale pare che siano stati somministrati LSD, Fenciclidina e perfino elettroshock su personale militare della CIA, prostitute, soggetti affetti da disturbi psichici conclamati e persone comuni. Lo scopo era quello di controllare le loro menti e verificare le reazioni in questa direzione a seguito dei trattamenti appena elencati.

 

Il progetto dei microchip è già in uno stato avanzato di attuazione in quanto i ricercatori dell’università di Stanford stanno elaborando uno studio che prevede l’invio nel sangue di microchip che possano trasmettere via wireless i dati sulle condizioni di salute del paziente e somministrare anche in tempo reale farmaci. Intuitiva è l’importanza dell’attuazione concreto di un progetto simile per i soldati, soggetti a rischio contagio di malattie che possono inficiare la loro capacità professionale. Questo inquietante progetto in perfetto stile orwelliano oltre a preoccupare fortemente per i potenziali sviluppi che potrebbe ottenere, suscita preoccupazioni anche per la salute e l’incolumità dei soggetti che verrebbero in esso coinvolti:  negli esperimenti sugli animali domestici infatti è stato registrato un numero significativo di tumori. Non solo il microchip, essendo prima di tutto un apparecchio elettronico, è clonabile e la sua clonazione non garantirebbe affatto la sicurezza del soggetto che lo possiede sotto la propria pelle. Probabilmente Orwell avrebbe una spinta di orgoglio nel leggere di questi progetti e della loro potenziale attuazione nel mondo reale. Ma tutto sommato, anche lui, lo aveva previsto solo e soltanto sulle pagine bianche di un libro e all’interno di un mondo completamente irreale. Forse è lì che dovrebbe rimanere.

La tua opinione, come militare, è interessante per noi. Cosa ne pensi?

 

Fonti: Segnidalcielo, Wnd, Armysoftport.

 

 

 

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