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Amianto Assassino

10 aprile 2013 inviato da Staff
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Mesotelioma pleurico. queste le cause della morte del maresciallo in congedo dell’Aeronautica Militare, Nunzio Pierini, 64 anni, di S. Maria Imbaro (Chieti). Traduzione: ha respirato amianto. Per 30 anni durante lo svolgimento del suo ruolo di elettromeccanico di bordo.

E’ stato lo stesso Pierini a descrivere nelle sue memorie l’ampio uso dell’amianto in aeronautica e la mancanza assoluta di informazione e protezioni anche dopo il 92: ” Ero maresciallo specialista elettromeccanico di bordo. Preparavo gli aerei in ogni fase e in ogni loro parte, prima e dopo il volo. Chissà dove l’ho respirata la fibra che mi ha fatto ammalare“.

Dopo una iniziale e ridicola negazione dell’autopsia sul corpo, il sostituto procuratore Rosaria Vecchi ha finalmente dato il via libera all’esame autoptico che verrà eseguito dal medico legale Domenico Angelucci.

 

 

 

Amianto: Nemico vigliacco

 

L’insistenza per l’autopsia da parte dei familiari, affiancati dall’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), si giustifica con quanto avvenne nel 2011 ovvero l’anno della diagnosi senza scampo: mesotelioma pleurico, riconosciuto come malattia professionale da amianto, poiché veniva dichiarata l’assenza di qualsiasi misura di salvaguardia della incolumità psicofisica degli operatori dell’Aeronautica.

Questa malattia mortale infatti è stata riconosciuta dallo stesso ONA come il tipico cancro di coloro che sono rimasti esposti per anni e in modo intenso all’amianto fino al 1992, anno in cui fu messo al bando, riconoscendolo ufficialmente come materiale altamente cancerogeno.

Fino a quel momento l’aeronautica militare rientrava tra i settori nei quali l’impiego dell’amianto era tra i più diffusi ad esempio per le coperture degli hangar e persino nelle tute antincendio.

La lotta dell’ONA dura infatti da molti anni e sostiene le famiglie di coloro come Pierini, che sono morti o ammalati per cause di servizio, come afferma l’avvocato dell’osservatorio, Ezio Bonanni: “abbiamo avviato moltissime cause innanzi alla Corte dei Conti finalizzate ad ottenere contribuzioni aggiuntive per quanti sono oggi gravemente ammalati per aver manipolato l’amianto“.

 

 Forse Uno Spiraglio Si Apre

 

La battaglia senza riserve dell’ONA sta comunque raggiungendo i primi traguardi: il tribunale di Napoli ha infatti nei giorni scorsi respinto la richiesta di archiviazione della procura per un procedimento a carico di Atitech, la società che per conto di Alitalia svolgeva la manutenzione in numerosi aeroporti italiani. Anche in questa vicenda l’assassino è l’amianto, il nemico è il mesotelioma pleurico e le vittime sono due, mentre altre decine stanno lottando contro la malattia. La procura di Napoli ha chiesto il rinvio a giudizio per i dirigenti dell’Atitech. Non ci resta che aspettare nella speranza di rendere presto giustizia anche al maresciallo Pierini.

 

fonte: grnet / iltempo / forzearmate / nanopress /ilfattoquotidiano

 

 

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Amianto Marina Militare: I vertici conoscono da 40 anni i pericoli dell’amianto per i marinai e invece, nessuno ha fatto niente. In Italia sono morti o ammalati negli ultimi anni, almeno 500 appartenenti alla Marina Militare per infermità collegate all’amianto. Secondo ha pubblicato Metro, esiste un documento che riporta uno studio realizzato nel 1969, dall’Università di Bari, nel quale esistevano già indici preoccupanti riguardo il collegamento dei primi casi di malattie all’Arsenale di Taranto.

 

Foto: ambiente e ambienti

 

Infatti, su 269 persone esaminate, 27 presentavano sintomi di malattie asbesto correlate, mentre che per altri 42 persone le probabilità erano molto elevate. Il documento è stato ora riportato dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio amianto, ai magistrati di Padova che stanno terminando l’inchiesta sulle morti di marinai. L’avvocato Bonanni, alla domanda sulla conoscenza della Marina Militare riguardo la pericolosità dell’amianto ha risposto: “Si, sapeva che l’amianto è un cancerogeno, e comunque un agente patogeno”.

È triste. Ed è triste perché in Italia ci sono, ad oggi, decine e decine di militari della Marina Militare e di familiari di militari morti che lottano ancora non solo per andare avanti, quelli che hanno ancora la possibilità, ma anche per ricevere spiegazioni. Non hanno mai avuto risposte né supporto della Marina Militare.

 

 In molte occasioni abbiamo già denunciato la mancanza di responsabilità delle autorità della Marina Militare, se ad oggi addirittura sappiamo che erano conosciuti i rischi…..é triste. Amianto Marina Militare: le denunce e la rabbia dei militari coinvolti Molti dei marinai o dei soldati italiani ammalati non denunciano mai. Forse per paura, magari per mancanza di speranze riguardo il supporto dell’ente….Non è chiaro, ma la maggior parte di loro si sente deluso e tradito da un’istituzione alla quale ha giurato onore, protezione e servizio.

 

Alla quale ha dedicato anni di sacrifici. Non è giusto. Molti ammalati di amianto hanno oltre 50 anni, che possibilità ci sono per queste persone ora, assolutamente abbandonate dalla Marina Militare? E i suoi familiari?….quanta sofferenza.

 

Un marinaio, intervistato da Metro, che ha preferito rimanere nel anonimato ha assicurato che “le navi della marina Militare non potranno mai essere del tutto bonificate perché a bordo, l’amianto è dappertutto”. A Esercito Italiano Blog abbiamo conosciuto anche il caso di Lorenzo Motta, arruolato nella Marina Militare dal 2002, vittima dal Linfoma di Hodgkin dal 2005. Anche lui è stato assolutamente abbandonato dalla Marina e, continua a lottare oggi.

 

A questo punto bisogna chiedere cosa succederà nel futuro ai nostri marinai? Che garanzie di sicurezza hanno? Come verranno protetti da un rischio evidente e saputo?

Sinceramente, la risposta mi spaventa.

 

Fonte: Metro News

 

 

 

 

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E’ dalla fine degli anni 90 che in Italia si è iniziato a parlare di uranio impoverito e di  soldati morti di cancro e leucemie a causa di esso. Ma pochi giorni fa un’inchiesta scomoda firmata dalla giornalista Vittoria Iacovella ha rimesso tutto in discussione arginando le colpe dell’uranio impoverito e chiamando in causa ben altri fattori in tema di morte dei soldati, ovvero delle vaccinazioni di massa sbagliate che potrebbero aver provocato carcinomi mortali.

Liceità Uso Uranio Impoverito Kosovo

A dar credito a questa ipotesi c’è il racconto di Erasmo Savino, caporal maggiore di 31 anni, con alle spalle 13 anni di servizio e nel presente un tumore maligno. Nella sua deposizione rilasciata davanti alla commissione uranio impoverito, il giovane avrebbe infatti affermato di aver contratto il tumore a causa di una serie di vaccini a cui era stato sottoposto poco prima dell’esposizione all’uranio impoverito avvenuta durante la missione in Kosovo.

Tale dichiarazione è supportata dall’avvocato Giorgio Carta, legale di Savino che nelle proprie relazioni descrive i collegamenti scientifici tra i vaccini e il cancro. Rendere consequenziale il rapporto tra vaccini e malattia mortale è un’impresa piuttosto difficoltosa ma non impossibile: così come le nano-particelle dell’uranio impoverito, anche i vaccini non possono essere rilevati immediatamente ma solo dopo qualche anno dall’immissione nell’organismo.

 

 

Vaccini obbligatori per militari….ma perchè?

La somministrazione di vaccini senza rispetto dei protocolli potrebbe aver indebolito i soldati e il loro organismo, rendendoli particolarmente vulnerabili in caso di esposizione a materiali tossici e sostanze inquinanti. Questa teoria spiegherebbe anche perché 85% dei militari ammalati non è mai stato in missione all’estero né in Kosovo. Lo stesso avvocato però ammette che al di là delle questioni prettamente scientifiche da provare, “la ricerca della verità è resa difficile da numerosi fattori e dalla scarsa trasparenza, inoltre i medici sono ufficiali, quindi superiori gerarchici, che non impartiscono cure, ma ordini militari ai sottoposti ”.

La dichiarazione di Savino, non è la prima in questa direzione. Esiste infatti un precedente che si chiama Francesco Rinaldelli, alpino morte a 26 anni di tumore; i suoi genitori hanno dichiarato più volte agli organi di stampa che il decesso del proprio figlio era legato alla somministrazione incontrollata di vaccini: “ è nostra intenzione riaccendere i riflettori sul progetto Signum. Si tratta di un monitoraggio effettuato su un gruppo di militari che avevano effettuato una missione in Iraq, per trovare eventuali tracce di uranio impoverito. E invece si scoprì che la presenza era quasi impercettibile. Furono però trovati altri elementi significativi: si scoprì che dopo 5 vaccinazioni, in alcuni soggetti particolarmente predisposti, si sviluppavano ossidazioni cellulari che possono portare a malattie oncogenetiche. Il progetto Signum (…) è stato presentato alla commissione parlamentare che lo ha inizialmente ritenuto molto importante, ma poi lo ha accantonato. Temo che in qualche modo lo si voglia nascondere ”.

 

 

Linfoma di Hodgking: altre conseguenze dei vaccini….forse!

Che sia stato uranio impoverito o vaccini indiscriminati, rimane il fatto che centinaia di soldati si sono ammalati e molti sono addirittura morti senza che lo stato, protagonista indiscusso e sempre più carnefice, abbia sostenuto la ricerca della verità, anzi. La mamma di Francesco Finessi, soldato morto per il linfoma di Hodgking, va oltre e dichiara che “al Ministero della Difesa conviene sostenere la causa dell’uranio impoverito perché questo è stato usato dall’esercito statunitense, non da quello italiano, quindi i nostri vertici non ne avrebbero colpa, mentre ammettere che i danni derivino dalle modalità con cui vengono vaccinati i militari, significherebbe riconoscere una colpa interna, senza contare poi gli interessi milionari delle cause farmaceutiche ”.

 

Di fronte alle innumerevoli, legittime domande di mamme, vedove e degli stessi soldati ammalati, il Ministero prende tempo non dando di fatto alcuna risposta, rendendo così la sua posizione ancora più discutibile, se mai questo è possibile.

 

Un dato però è incontrovertibile: il protocollo per la somministrazione dei vaccini, nel 2003, era composto da 3 pagine; quello del 2008 ne conta oltre 200. Una sorta di ammissione di colpa? E se ancora le domande scomode e i morti non bastassero, c’è un’ennesima storia da raccontare, un’inquietante svolta in questa pagina nera di storia italiana: “si è limitato a pretendere una serie di spiegazioni su efficacia, sicurezza e sul perché si facessero vaccinazioni plurime e ravvicinate. Erano otto in 28 giorni. Per tutta risposta, pur avendo poi accettato di vaccinarsi, è stato denunciato e rischia un anno di carcere ”.

Fonte: Il fatto quotidiano

È la storia del maresciallo cagliaritano dell’aeronautica Luigi Sanna e di sua moglie, l’avvocato Gabriella Casula. L’accusa che gli è stata rivolta è quella di “disobbedienza continuata perché ha fatto due volte le domande, per iscritto, visto che non aveva ricevuto risposta, chiedendo che gli si documentasse se i vaccini sono efficaci e sicuri e perché si fanno vaccini plurimi e ravvicinati se è dimostrato che è pericoloso. Dopo 25 anni di servizio rischia ora, oltre le sanzioni disciplinari che però non sono ancora state messe in atto, un anno di carcere ”. L’inquietudine è probabilmente la sensazione più vicina a quello che si prova ragionando su questa vicenda: tumori o vaccini, il risultato purtroppo non cambia e la morte busserà purtroppo alla porta di molti altri soldati, senza che il ministero, lo stato muova un dito.

 

Ma le istituzioni non sono formate da uomini? E gli uomini non hanno una coscienza?

 

Sì, ce l’hanno, ma in molti casi, più pesante di lei c’è la vigliaccheria. Quella che fa dimenticare che si parla di uomini, padri, fratelli e mariti. Quella che non tiene conto che intorno a ogni vittima esiste un micro universo che risente, si dispera e lotta insieme a al malato. Quella che ti fa dimenticare che vivere da malati terminali è un’interminabile tortura, alleviabile in parte solo con la verità.

 

Fonti: Grnet.it, LaTuaVoce.it, Mediterraneanews.org

 

 

 

 

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Chip Sottopelle: sicurezza o controllo?

24 settembre 2012 inviato da Staff
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Per i militari, malattie e infezioni sono la prima causa di impossibilità a combattere – più ancora delle ferite riportate – e hanno avuto storicamente un effetto più deleterio delle morti in battaglia. Poter individuare in tempo reale i soggetti più a rischio, intervenendo rapidamente con cure e terapie rappresenterebbe un vantaggio non da poco…” Sembrerebbe così che un progetto come questo sia nato per il bene e la tutela dei soldati. (…) La sperimentazione di simili soluzioni su persone soggette a discipline particolari, come prigionieri e militari, è solo il primo passo verso un tracciamento degli individui più capillare ”.

 

Sono parole inquietanti quelle di  Katherine Albrecht, autrice del libro/denuncia “spychips”, un saggio sulle frontiere del tecno control. È in questo contesto che si inserisce la notizia su un progetto elaborato dall’agenzia per la ricerca scientifica del Pentagono, grazie al quale sarebbe possibile attraverso l’impianto di alcuni microchip monitorare la salute dei soldati. Nel dettaglio questi chip al silicio “possono diventare sensori che monitorano l’attività come l’arrivo di farmaci a cellule target o persino riparare delle strutture cellulari ”. Il pentagono non è nuovo a esperimenti di questo genere. basta ricordare infatti quello conosciuto come MK-Ultra, ovvero un progetto sul controllo mentale in ambito militare, con il quale pare che siano stati somministrati LSD, Fenciclidina e perfino elettroshock su personale militare della CIA, prostitute, soggetti affetti da disturbi psichici conclamati e persone comuni. Lo scopo era quello di controllare le loro menti e verificare le reazioni in questa direzione a seguito dei trattamenti appena elencati.

 

Il progetto dei microchip è già in uno stato avanzato di attuazione in quanto i ricercatori dell’università di Stanford stanno elaborando uno studio che prevede l’invio nel sangue di microchip che possano trasmettere via wireless i dati sulle condizioni di salute del paziente e somministrare anche in tempo reale farmaci. Intuitiva è l’importanza dell’attuazione concreto di un progetto simile per i soldati, soggetti a rischio contagio di malattie che possono inficiare la loro capacità professionale. Questo inquietante progetto in perfetto stile orwelliano oltre a preoccupare fortemente per i potenziali sviluppi che potrebbe ottenere, suscita preoccupazioni anche per la salute e l’incolumità dei soggetti che verrebbero in esso coinvolti:  negli esperimenti sugli animali domestici infatti è stato registrato un numero significativo di tumori. Non solo il microchip, essendo prima di tutto un apparecchio elettronico, è clonabile e la sua clonazione non garantirebbe affatto la sicurezza del soggetto che lo possiede sotto la propria pelle. Probabilmente Orwell avrebbe una spinta di orgoglio nel leggere di questi progetti e della loro potenziale attuazione nel mondo reale. Ma tutto sommato, anche lui, lo aveva previsto solo e soltanto sulle pagine bianche di un libro e all’interno di un mondo completamente irreale. Forse è lì che dovrebbe rimanere.

La tua opinione, come militare, è interessante per noi. Cosa ne pensi?

 

Fonti: Segnidalcielo, Wnd, Armysoftport.

 

 

 

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Dal 2006 lotta contro le gravissime malattie insorte dai vaccini che hanno introdotto nel suo colpo un concentrato di metalli pesanti.

 

Foto: Nuova Venezia

David Gomiero voleva fare il carabiniere, come suo padre, così segue questa traiettoria:

-       5 giugno 2006: si arruola nell’85 Reggimento “Verona” di Montorio Veronese in ferma volontaria prefissata di un anno

-       18 giugno 2006: risulta vincitore della maratona sul monte Bondone

-       19 giugno 2006: viene obbligato a un ciclo di vaccini dal medico militare

Lì finisce il sogno. David aveva 24 anni.

-       27 giugno 2006: viene mandato a casa in licenza per convalescenza

-       31 ottobre 2006: viene congedato

 

A raccontare la storia è stata sua madre, Silvana Miotto, che ieri ha portato il caso al Senato.

“Tutta colpa dei vaccini somministrati all’inizio della leva: vaccinazioni multiple e, per di più irregolari”. Silvana ricorda come dopo la somministrazione dei vaccini David si sentiva sempre più male, con nausea, astenia e fotosensibilità.

Da quel momento David non è più tornato ad essere quello di prima, in quanto “risulta invalido al 90 %”.

Ma la cosa peggiore, secondo racconta la madre, è che David viene accusato di abbandono del corpo militare da parte dalla propria amministrazione. Un delitto per il quale viene assolto il 3 marzo 2009 “perché il fatto non sussiste”.

 

 

Vaccini ai militari: Chi è il responsabile?

 

Per la famiglia di David, ovviamente, non è sufficiente la sua assoluzione per un reato che sembrava non avere molto senso. Come ben dice la mamma Silvana, è necessario sapere la verità sulle cause che hanno messo David in una situazione del genere. David “è giunto qui in tribunale in carrozzella e deambulante con le stampelle, apparendo in condizioni smagrite e ben più precarie di quelle evidenziate dalle fotografie del recente passato”.

Sono molti gli analisi, in Italia e all’estero, a cui si è sottoposto il corpo di David. Un corpo che, secondo Silvana Miotto, è un concentrato di metalli pesanti. Gli analisi evidenziano la presenza di alti livelli di mercurio, arsenico, alluminio e piombo, l’iperattività della tiroide, un deficit del sistema immunitario con tendenza a malattie virali.

Non è possibile che nessuno risponda per questa situazione. Chi si prende la responsabilità dei vaccini procurati ai soldati? Vengono informati sui diritti a dire NO ai vaccini? Qualcuno spiega a loro a cosa consistono questi vaccini?

 

La parola a voi.

 

 

Fonti: Affaritaliani.it, La Nuova di Venezia e Mestre, Il Corriere della Sera.

 

 

 

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Tutela Salute Militari: Accolta una nota che esige l’incremento delle misure di precauzione 3.00/5 (60.00%) 1 Vota questo articolo

Foto: NSD

Il Governo ha accolto un ordine del giorno presentato da Augusto Di Stanislao, capogruppo IDV in Commissione Difesa, sul Decreto Ilva al tutela di tutto il personale militare.

 
“L’inquinamento prodotto dalle industrie del capoluogo jonico è ormai a livelli inaccettabili e insostenibili. Taranto ha una fortissima presenza di personale del comparto Sicurezza e Difesa ed è necessario porre l’attenzione anche nei confronti di coloro che operano nel porto di Taranto”, dichiara il proprio Di Stanislao.
Nella nota, si esige al Governo di incrementare le misure di precauzione per tutelare il personale che, troppe ore, è esposto al rischio di inalazione dei minerali di rischio. Inoltre, è presente la richiesta di fornire non solo le sufficienti informazioni riguardo rischi e precauzioni ma anche misure e dotazioni al fine di mettere in sicurezza il personale che accede al porto, in particolare gli operatori della Sicurezza e portuali, con abbigliamento e maschere protettive.

 
In questo senso il responsabile IDV ha considerato che “la riformulazione proposta dal Sottosegretario inserendo la frase di rito “a valutare l’opportunità di” la prendiamo, senza ulteriore polemica, come un bicchiere mezzo pieno significando che l’Ilva con i problemi e le emergenze ambientali, sociali ed occupazionali che pone ha bisogno da parte del Governo di assunzioni di responsabilità non più rinviabili.”

 

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Lorenzo Motta: “la mia guarigione è solo per le mie piccole bimbe” 4.75/5 (95.00%) 8 Vota questo articolos

Una delle facciate più scure delle Forze Armate viene derivata dalle malattie di guerra. Quelle infermità collegate alle proprie missioni all’estero ma anche nella propria patria. Centinaia di soldati italiani hanno perso la vita e molti altri sono in battaglia continua contro il nemico più grande che esiste: un tumore.
In altre occasioni abbiamo pubblicato informazioni riguardo il pericolo di materiali come l’uranio impoverito o l’amianto, usato nelle missioni all’estero, ma ne abbiamo anche parlato della responsabilità in questi casi di malattia. Chi è il colpevole? Si prendono le misure di sicurezza adeguate? Sono correttamente informati i soldati prima di andare in missione? Risponde il Ministero, con il supporto giusto, nel caso dei militari ammalati in causa di servizio? Viene sempre riconosciuta la causa di servizio?

In seguito la testimonianza di Lorenzo Motta, arruolato nella Marina Militare dal 2002, vittima dal Linfoma di Hodgkin dal 2005. Si tratta di un tumore collegato all’uranio impoverito che ha già colpito a diversi militari italiani.

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Rabbia, rabbia solo ed esclusivamente rabbia, davanti ad uno Stato che prima serviamo per spontanea volontà gridando con tutta la voce che può uscire dal nostro corpo, quella famigerata parola ” LO GIURO”. Alzando il braccio destro al cielo pronti a combattere e difendere i colori della nostra Bandiera (e di questo ne siamo e ne sono onorato ed orgoglioso) , ma nel contempo mai nessuno ci aveva giurato che nel caso in cui ci fossimo ammalati per questa maledetta guerra chimica fossi stato abbandonato a me stesso: senza un cenno d’aiuto, senza un minimo di tutela. Sicuramente non parlo solo a livello economico ma soprattutto psicologico.
Il 2005 per me e la mia famiglia fu l’anno più brutto della nostra vita, eravamo pronti a coronare un sogno tanto atteso e che tutte le coppie sperano di esaudire. Ma il nostro era diverso. Sognavamo lei con un magnifico abito bianco ed io in alta uniforme bianca che accompagnavo la mia Lei davanti Dio per giurarle fedeltà. Alle ore 14,25 del 27/07/2005, mentre facevo la barba mi accorsi di un gonfiore nella parte destra del collo che inizialmente fu diagnosticato come ascesso avendo un dente forato. Presi i giusti farmaci ma il gonfiore non tentennava a sparire anzi, giorno dopo giorno aumentava di più.

 

Decisi di affidarmi al Policlinico di Palermo dove inizialmente fui curato con dei farmaci antitubercolari, in quanto credevano che fosse una turbecolosi linfonoidale ma il gonfiore persisteva sempre nel suo avanzamento, fino a quando il 25/11/2005 in chirurgia d’urgenza fui operato alla base del collo per analizzare il linfonodo e vedere di cosa si trattasse.

 

Linfoma di Hodgkin e Uranio Impoverito

Mi fu comunicato il 13/12/2005, era un Linfoma di Hodgkin – cellularità mista – stadiazione 2a nella parte latero cervicale sovraclaveare destra.
Mi ricoverarono d’urgenza presso il reparto di Ematologia dello stesso ospedale e mi sottoposero alla biopsia Osteomidollare da poter intraprendere in maniera celere la giusta terapia per il mio Linfoma che si conclusero il 8 cicli di Chemioterapia e 35 sedute di Radioterapia.
Ero davvero demoralizzato ma non mi mancava la forze di reagire.

 

Un meraviglioso giorno, mentre tutto attorno a me e ai miei familiari era scuro, vidi arrivare mia moglie in ospedale ed entrata nella stanza dove ero ricoverato. Il suo sguardo diverso, un sorriso che stonava con la situazione che stavamo vivendo. Vidi 2 occhi lucidissimi pronti a piangere di felicità. Si chinò verso il mio orecchio destro e mi disse:

 
-    Amò, questo è un dono di Dio, ad ottobre diventi papà.

Quella notizia fu meglio di un miracolo. Da quell’istante la mia guarigione era solo per la mia piccola bimba.

Ovviamente appreso la patologia che avevo istaurai subito tramite il mio primo avvocato l’istanza per ottenere la causa di servizio e sempre in quel periodo arrivarono i Carabinieri a casa dicendomi che dovevano notificarmi un documento.
Aperta la busta, la Marina Militare mi comunicava che dal mese successivo le mie competenze si sarebbero ridotte del 50% e se la malattia si fosse protratta per ulteriore 3 mesi le mie competenze stipendiali erano pari a O€.

 

Fecero di me una nullità vivente, fui sfrattato di casa, ero senza soldi per far fare le visite per la gravidanza di mia moglie. Nonostante questo, con tutta la chemio in corpo trovai il coraggio di andare a lavorare in un ristorante come lavapiatti ed attualmente sono ricercato dagli agenti di recupero crediti.
Il 15/10/2006 nacque mia figlia Nadia e il 15 sera dovetti partire a Taranto per ritornare in servizio, fui sottoposto a visita presso l’ospedale militare di Taranto dove mi diedero la piena idoneità al servizio.  Sinceramente, mi chiedo come possono fare idonea una persona che ha ancora i postumi della radioterapia e non solo erano anche ben visibili avendo collo e spalla bruciati.

 

Effettuai il corso e passai in servizio permanente effettivo.
Fui destinato da Taranto a Augusta, arrivato al nuovo ente, mi comunicarono che l’ospedale militare di Augusta voleva sottopormi a visita facendomi le stesse ed identiche prestazioni dell’ospedale militare di Taranto, ma con la differenza che la commissione di Augusta mi poneva in Congedo Assoluto ed in attesa di impiego civile presso il Ministero della Difesa.
Occupazione che arrivò dopo circa 1 anno presso la SERIMANT di Palermo. Avendo dal 2005 al 2008 contratto debiti per far vivere la mia famiglia, dovetti chiedere 3 trattenute in busta paga fino al punto che percependo 1100€ e non potendomi permettere un affitto di casa, decidemmo di andare ad abitare a Torino presso la casa di mio papà dove attualmente vivo.
Presi servizio presso Il Comando Regione Militare Nord di Torino, appena arrivato dopo 5 anni di attesa mi fu notificata la non dipendenza da causa di servizio esprimendosi che non esisteva un nesso causale tra l’attiva svolta e la patologia.
Non accettai la loro espressione e mi rivolsi al TAR Lazio chiedendo di annullare il parere del comitato di verifica sulle cause di servizio ed attualmente sono in attesa di fissazione udienza.

 

Uranio Impoverito: l’ombra dei militari

 

In questi anni tramite Internet ho sentito parlare di Uranio Impoverito e le nanoparticelle di metalli pesanti ma effettivamente non ho mai avuto la certezza che il mio male dipendesse da questi agenti tossici.
Decisi di prendere i miei campioni bioptici dall’Anatomia Patologica di Palermo e trasferirli in un centro denominato NANODIAGNOSTICS presso l’università di Modena. Unico centro in territorio nazionale in grado di constatare l’eventuale presenza di nanoparticelle di metalli pesanti.
Ed esattamente alla fine del 2011 arrivò il tanto atteso referto, comunicandomi che erano state riscontrate numerosissime nanoparticelle di metalli pesanti tra cui: Rame, Acciaio, Nichel, Manganese, Bario etc…e nelle conclusione della stessa relazione si evince la inequivocabile esposizione a cui io sia stato sottoposto.
A conoscenza di questo non mi avvalgo più del nesso Probabilistico ma del nesso di certezza.
Istaurai domanda per essere definito Vittima del Dovere che nel caso in cui la percentuale d’invalidità fosse almeno il 25% viene corrisposto un assegno vitalizio pari a circa 1400 euro.
In data 15/06/2012 vengo convocato dall’ospedale militare di Torino, postomi davanti la commissione e fornisco la documentazione del Linfoma e della Contaminazione.
Risultato? Un rifiuto….INCREDIBILE MA VERO…. viene rifiutata la documentazione della contaminazione dicendomi che Roma aveva richiesto di quantificare l’invalidità solo sul linfoma.
E che percentuale mi hanno dato?
Il 23 %  (figuriamoci se davano almeno il 25% ma neanche per scherzo).
Comunicato con il mio avvocato cede la cosa molta positiva anche perché entro la fine del 2012 vuole chiedere il risarcimento dei danni per me e la mia famiglia.
Lorenzo Motta

 

 

 

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Foto: la valle che resiste

Di nuovo un caso di malattia di militari che viene chiuso senza responsabili fisici. Parliamo della morte dell’ufficiale Giuseppe Calabrò e del sottufficiale Giovanni Baglivo, tutti e due a causa dell’amianto. Gli imputati sono stati assolti perché secondo il tribunale, “il fatto non sussiste”, ma mentre questo “fatto non sussiste”, non ci sono responsabili della morte di due ragazzi che hanno dato la vita per la patria. Inoltre, non verranno incrementate le misure di protezione per i nostri soldati.

Dal secondo dopoguerra fino ad oggi, secondo l’Osservatorio Regionale del Piemonte, sono almeno 335 i soldati deceduti per cause correlate con amianto. Infatti, la Procura di Torino sta raccogliendo tutti i casi. L’ ipotesi è che l’ amianto fosse (e in parte sia tuttora) nei mezzi corazzati e in altri strumenti di lavoro.

 

Soldati e amianto

Gli ammiragli Mario Bini e Filippo Ruggiero, ex capi di Stato maggiore della Forza armata; Elvio Melorio, Agostino Di Donna e Guido Cucciniello, ex direttori della Sanità Militare; Mario Porta, ex comandante in capo della squadra navale; Francesco Chianura e Lamberto Caporali, ex direttori generali di Navalcostarmi (quest’ultimo non imputabile perché deceduto), sono stati assolti delle imputazioni per omicidio colposo in un caso di morte per amianto.

 

Il Tribunale di Padova, il 20 giugno scorso, ha emesso la sentenza di primo grado n.648 / 12 nella quale considera che “il fatto non sussiste”. Per questo motivo, gli ammiragli sono stati assolti. Erano tutti imputati di omicidio colposo per la morte, causata dall’esposizione all’amianto sulle navi dove avevano prestato servizio, dell’ufficiale Giuseppe Calabrò e del sottufficiale Giovanni Baglivo.

 

Secondo la sentenza (qui completa), gli ammiragli non sono colpevoli in quanto non è stato dinmostrato “né il momento in cui la patologia tumorale sia insorta né se le esposizioni successive a quella di innesco abbiano avuto rilievo causale (…) il nesso causale, deve essere provato rigorosamente al di là di ogni ragionevole dubbio (…) tali ragioni, ispirate da criteri di ragionevolezza ed equità, inducono questo Giudice a pervenire ad una declamatoria di assoluzione perché il fatto non sussiste per tutti gli odierni imputati”.

 

Il tribunale considera necessario mantenere le distanze tra il lato umano del caso, ovvero la morte di lavoratori che svolgono la loro mansione, e il lato della responsabilità penale per quelle morti. “Si comprende che una così dolorosa vicenda vorrebbe che sempre venisse individuato un responsabile e l’affermazione di un diritto alla riparazione dei danni tutti cagionati. Peraltro, in ossequio ai principi della responsabilità a titolo personale (art. 27 comma primo della Costituzione), della legalità o tipicità oggettiva degli elementi costitutivi del fatto-reato (art. 25 comma 2) e della presunzione d’innocenza, queste risposte, doverose, non possono essere trovate per le fattispecie in esame in sede penale, bensì negli ambiti previdenziale e civile, nei quali operano un diverso statuto della causalità ed un diverso regime dell’onere probatorio”.

 

Si, è davvero difficile dimostrare il momento preciso in cui questi ragazzi sono stati in contatto con l’amianto ma, è ovvio che il loro lavoro implica un rischio molto maggiore. O non è vero?

Fonte:  Repubblica e Forzearmate.org

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