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Tagli All’esercito. Ecco Le Conseguenze

12 settembre 2013 inviato da Staff
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Tagli All’esercito. Ecco Le Conseguenze 3.75/5 (75.00%) 8 Vota questo articolos

 

 

La situazione del nostro esercito, fiore all’occhiello del Belpaese, è a dir poco disastrosa e a dircelo è una voce autorevole proprio tra i militari, il sottosegretario alla difesa Gioacchino Alfano, alla quarta commissione del Senato della Repubblica per rispondere a una interrogazione parlamentare del Movimento 5 stelle.

 

tagli esercitoI numeri snocciolati senza tante riserve sono impressionanti: “1191 carri armati, di cui 605 Leopard (anche se per l’intera linea è stato disposto il fuori servizio), 389 Centauro e 197 Ariete (47 di questi mezzi saranno però dismessi entro il 2018; (…) è stato disposto il fuori servizio per tutti i 381 M113 e per un 6614G, mentre restano in servizio 553 VCC1, 1207 VCC2, 367 Puma, 198 Dardo e 119 Freccia)”.

 

Mezzi da rottamare o talmente datati da essere fuori uso. Tagli al personale. Chiusura caserme. Come si può pensare in queste condizioni di onorare a testa alta gli impegni internazionali o addirittura di prenderne di ulteriori? Lasciando i mezzi e parlando di risorse umane la situazione non si rischiara; la riduzione del personale del 20% è stata riconfermata anche dal Ministro della difesa Mario Mauro con un’affermazione politically correct: “la revisione dello strumento militare è un processo epocale di razionalizzazione delle Forze armate e deve fare i conti con le condizioni di finanza pubblica e di bilancio della Stato”.

 

no ai tagli esercitoDetto in altri termini: il sistema va rivoluzionato e come ogni rivoluzione lascia qualche inevitabile caduto sul campo; ma a fin di bene e solo a causa delle ristrettezze finanziarie. Anche sul problema delle caserme dismesse, il ministro risulta molto diplomatico, spiegando che lo stato non è affatto il proprietario, ma solo un gestore pro tempore di edifici non più idonei per gli scopi della difesa dei quali diventa automaticamente proprietario…una sorta di tutore.

 

Insomma pare che in fondo questi tagli siano inevitabili. A dispetto del riconoscimento della specificità del ruolo e della solitudine professionale nel quale il comparto sicurezza ha vissuto i suoi ultimi anni e ampiamente riconosciuto dal premier Letta nel suo discorso di insediamento, quando ancora si intravedeva un barlume di luce in fondo al tunnel.

 

 

Fonte: lastampa / analisidifesa / laprimapagina / lindro

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Stipendi Soldati. Difficile Non Perdere La Speranza… 2.20/5 (44.00%) 5 Vota questo articolos

Questa spending review e questa crisi stanno mietendo più vittime della più brutale delle guerre. Imprese che chiudono i battenti, pensioni ridotte all’osso e stipendi sempre più bassi. Non certo segnali ottimali se si vuole far riprendere l’economia.

Specialmente per quanto riguarda le retribuzioni. In questo articolo ci vogliamo concentrare sugli stipendi soldati, un comparto  che svolge compiti all’apparenza di poca praticità per il cittadino comune ma che di fatto ci permette di far fronte a situazioni naturali disastrose interne come terremoti e di portare aiuto in collaborazione con altri stati in territori di guerriglia. Come sta accadendo per l’Afghanistan, l’Iraq e molte altre zone difficili del mondo.

 

stipendi soldati

 

Ma anche il lavoro all’interno dei confini dello stato è di fondamentale importanza. L’esercito infatti  interviene a supporto della Protezione Civile in caso di calamità naturali e collabora spesso per il mantenimento della sicurezza interna dello Stato.

 

Pensare che gli stipendi soldati non vengono distinti per la specificità del ruolo, ma vengono fatti rientrare nel calderone dei tagli e delle tasse è triste oltre che profondamente ingiusto. Non che si possa ritenere giusta una riduzione di retribuzione in qualunque settore pubblico, ma nel comparto sicurezza, le decurtazioni fanno ancora più male.

 

La situazione delle retribuzioni per i dipendenti pubblici nella quale rientrano anche gli stipendi soldati è bloccata dal 2010 e lo rimarrà almeno fino al 31 dicembre prossimo. Questo per il comparto sicurezza riguarda qualcosa come 10.000 militari impegnati in missioni internazionali e in affiancamenti a carabinieri e polizia nel mantenimento dell’ordine pubblico.

 

Parlando di stipendi soldati non si può non parlare di numeri.  Un caporale maggiore in servizio permanente guadagna circa 1.250 euro al mese, un pari grado non in servizio permanente solo 900. Nel caso di promozione lo stipendio non varierebbe di un centesimo. Stesso discorso vale anche per gli ufficiali. Dunque avanzamenti di carriera, responsabilità e personale più o meno numeroso sotto il proprio comando, non incidono minimamente sugli stipendi soldati.

Il fatto che non si vedano scendere in piazza i nostri militari, sebbene ne avrebbero tutti i diritti, è un sollievo e la riprova del fatto che sono un comparto responsabile e totalmente devoto allo stato e alle sue scelte, anche quando queste sono penalizzanti per loro stessi; il loro delicato ruolo sociale gli impedisce di protestare come tutti gli altri dipendenti pubblici. Anche di questo bisogna tener conto prima di trattarli come semplici dipendenti statali.

 

 

Fonte: ilgiornale / lanotiziagiornale / formiche

 

 

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Il Comparto Sicurezza Si Ricuce Dopo i Tagli Del Governo Monti 4.67/5 (93.33%) 3 Vota questo articolos

Tra tagli, riforme e assestamenti, il comparto sicurezza è certamente quello che più di ogni altro ha subìto la forza del vortice del governo tecnico, orientato a far quadrare i conti a dispetto delle specificità dei singoli settori.

 

È proprio in questa ottica che con l’arrivo del nuovo anno il reparto pianificazione dello stato maggiore dell’esercito ha elaborato un documento riassuntivo rispetto ai dettagli del piano di revisione dello strumento militare terrestre, divulgato in special modo alle organizzazioni sindacali di categoria con il solo scopo di rendere partecipi i singoli componenti degli interventi e delle modifiche che verranno messe in campo con i nuovi tagli disposti dal governo attualmente dimissionario.

Cosa Cambia In Concreto Con I Tagli?

Considerando che entro il 2024 gli organici dovranno ridursi a 90, dai 107 effettivi di oggi, molti centri di selezione dei volontari chiuderanno i battenti, in particolare Bologna, Bari e Cagliari.

Il primo comando forze di difesa a Vittorio Veneto composto da 4 brigate nel centro nord, scenderà a 3. Le tre brigate Folgore, Friuli e Ariete passeranno sotto il comando della Divisione Mantova con sede a Firenze, dove oggi si trova il comando territoriale Toscana destinato a essere soppresso.

Chiuderanno anche il Quarto reggimento carri e il 34° Gruppo squadroni Toro (elicotteri) di Venaria Reale (Torino) elementi appartenenti al corpo di aviazione dell’esercito. Le forze speciali e le brigate paracadutisti e aeromobili Folgore e la Friuli verranno ridotte da 11 a 9 entro il 2018. In termini di formazione invece è stato istituito un unico ente di gestione e in ambito sanità verranno chiusi i comandi Nord e Sud e sei dipartimenti militari di medicina legale mentre verrà ridimensionato l’ospedale di Milano.

Anche la Marina Militare ha disposto un piano di ridistribuzione di risorse e organico in vista della riduzione di 3400 unità entro il 2016 e della radiazione di 18 navi entro i prossimi 4 anni.

Non ultima l’Aeronautica Militare che ha pubblicato sul proprio sito un piano di revisione che tenga conto della riduzione del personale fino alla soglia dei 34 mila entro il 2024.

Chiudiamo questo articolo con uno stralcio di intervista al direttore del Mensile RID (Rivista Italia Difesa) Pietro Batacchi che nel numero di gennaio ha dedicato ampio spazio all’analisi di un vero e proprio paradosso: “per effetto del decreto legge 95/2012 gli stanziamenti per l’investimento subiranno una decurtazione di 236,1 milioni che esula dai numeri citati finora. Quindi il bilancio della funzione difesa effettivo per il 2013 sarà di 800 milioni superiore al 2012. Purtroppo non si riesce a riequilibrare l’allocazione dei fondi tra il personale, l’esercizio (cioè la manutenzione, l’addestramento eccetera) e l’investimento. Nel 2013 al personale andrà il 67,20%, mentre per l’esercizio c’è un misero 9,24% e per l’investimento un 23,56%. La ripartizione ottimale sarebbe 50-25-25 ma siamo lontanissimi”.

E’ paradossale pensare a tutti questi complessi piani di revisione e riallineamento delle risorse, umane, logistiche e strumentali, di singoli settori del comparto difesa a fronte di discussi tagli legati a una febbre al risparmio che mal di sposa con quanto previsto del bilancio 2013 del Ministero della difesa ovvero una spesa maggiore di oltre un miliardo rispetto al passato 2012.

 

Fonte: ilsole24ore / forzearmate / lastampa / condividiquesto

 

 

 

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Riorganizzazione Esercito: Nasce il Comfordot

17 gennaio 2013 inviato da Staff
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Riorganizzazione Esercito: Nasce il Comfordot 1.00/5 (20.00%) 1 Vota questo articolo

“Si tratta  di una trasformazione a costo zero di accorpamenti di funzioni già esistenti, di scuole e poli di addestramento che produrranno economia nell’intero sistema (..) si occupa della formazione di base e di quella di specializzazione di ufficiali, sottufficiali, graduati e militari di truppa”.

È con queste parole che il Generale di corpo d’armata Massimo De Maggio presenta a Roma il nuovo comando per la formazione, specializzazione e dottrina dell’esercito, il COMFORDOT che avrà il compito di “dare organicità a tutte quelle attività principali relative alla formazione del personale di tutte le categorie, attraverso una sinergia più stretta tra gli istituti che già sono deputati alla formazione del personale, e le scuole di specializzazione deputate a rendere questo personale più specialista nei settori in cui viene impiegato”.

 

Riorganizzazione Esercito: COMFORDOT

 

Ministero Difesa

Oltre alla formazione della componente umana, il nuovo comando COMFORDOT si occuperà dei procedimento di tecniche e tattiche dell’esercito in termini di armi, mezzi e materiali d’equipaggiamento.

A questo proposito è stato creato un centro di validazione e simulazione apposito che appunto crea in modo fittizio dei teatri operativi entro i quali simulare l’impiego dei mezzi in verifica.

Grazie alla creazione di questo nuovo comando, nell’ottica precisa della spending review, sotto la cui stella è nato, entro la fine del 2014 è prevista la soppressione del comando raggruppamento unità addestrative RUA, poiché dal COMFORDOT dipenderanno gli Istituti deputati alla formazione di base degli Ufficiali, dei Sottufficiali e dei Graduati e Militari di Truppa e anche i Comandi-Scuole.

Il COMFORDOT, guidato dal generale De Maggio e con sede presso la caserma Renato Arpaia della Cecchignola, dipenderà direttamente dal Capo di stato maggiore.

Fonti: Grnet.it / Ibidem

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Riforma Militare: Ancora Troppi Dubbi

7 gennaio 2013 inviato da Staff
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Riforma Militare: “Solo una Difesa riformata, coerente con le risorse disponibili potrà garantire al Paese la disponibilità di uno strumento militare efficiente e funzionale alla valorizzazione del personale in termini di formazione, addestramento, operatività ai massimi livelli di sicurezza e, più in generale, della sua condizione militare. L’obiettivo della riforma militare è quello di disporre, anche in futuro, di Forze armate pienamente integrate nei sistemi dell’Unione Europea e dell’Alleanza Atlantica, consentendo all’Italia di continuare a ricoprire un ruolo attivo, credibile e responsabile sulla scena internazionale”.

riforma militareÈ con queste parole che il Ministro di Paola festeggia arrivo del nuovo anno e della sua riforma militare. Ma una riforma militare approvata così è davvero un passo da fare?

 

Riforma Militare: riassunto

 

Pensiamoci un momento: in 60 anni di repubblica in Italia è la prima volta che accade che un parlamento agonizzante attribuisca a un governo tecnico dimissionario la delega per riformare uno dei settori nevralgici del nostro paese.

 

 

Cosa prevede la riforma militare?

Ricordiamo in sintesi cosa prevede questa riforma dello strumento militare nell’ottica dell’ottimizzazione delle risorse umane ed economiche:

  • Spostare risorse dalle spese per il personale all’investimento, eliminando di fatto numerosi posti di lavoro
  • Utilizzare parte delle risorse risparmiate per l’acquisto di armamenti, come i tanti discussi F 35 a cui non si rinuncia in ogni caso, in virtù di un impegno internazionale discutibile
  • nessuna cancellazione degli sprechi e dei privilegi della casta militare
  • un aumento di fatto della spesa pubblica
  • il pagamento dell’intervento dei militari per i comuni alluvionati o colpiti da una catastrofe naturale

Ma la domanda sorge lecita e non solo nelle associazioni di categoria, già fortemente schierate contro la riforma militare, seppure propositive e pronte a fornire soluzioni alternative al tavolo del dibattito – qualora ce ne sia ancora uno – perché non aspettare la nomina del nuovo ministro e dare così spazio anche a tutti coloro che hanno avanzato obiezioni a quanto previsto del testo della riforma militare? Come biasimare allora chi dall’altare dei siti internet di categoria condanna a chiare lettere l’operato del Ministro con parole dure?

“L’austero ministro Di Paola, tecnico e impassibile tagliatore di posti di lavoro nella Difesa (…) faceva approvare in fretta e furia la riforma militare, con il taglio di 40 mila posti di lavoro militari nella difesa e tutte le conseguenze penalizzanti (…) con il consenso di partiti insensibili e disinteressati al comparto difesa lasciato in balia dei tagli”.

E alla luce di quanto appena detto, come non riflettere poi su quanto pubblicato sul sito Usb Difesa: “la designazione dei nuovi vertici militari di Stato Maggiore Difesa, Stato Maggiore Aeronautica e Stato Maggiore Marina, su proposta dello stesso ministro, ha molto a che fare con la garanzia e la fedeltà di gestire la riorganizzazione, contenuta nei decreti legislativi attuativi della legge delega sulla riduzione e riforma militare, secondo i dettami del suo animatore”.

 

Fonte: Grnet.it / Militariassodipro / Difesa.usb.it

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Approvata Riforma Forze Armate, ma la battaglia non è finita. 1.00/5 (20.00%) 1 Vota questo articolo

Riforma Forze Armate: Il 12 dicembre si rivela un giorno importante per il comparto sicurezza italiano: nel lontano 1972, in questo giorno, veniva approvata la legge che riconosceva il diritto all’obiezione di coscienza e istituiva il servizio civile alternativo. Oggi, 40 anni dopo, un’altra legge è destinata a cambiare il mondo militare italiano su vasta scala.

In peggio purtroppo.

Alla fine di una legislatura e sotto l’egida di un governo dimissionario, a dispetto delle polemiche scoppiate da più parti, il parlamento ha votato il provvedimento di riforma forze armate fortemente voluto dal Ministro Di Paola.

Votanti: tutti tranne l’Idv. Favorevoli: 294. Contrari: 25. Astenuti 53.

 

Perchè una Riforma Forze Armate

 

Fonte: difesa.it

“Se la necessità di approvare il decreto delega è quello di garantire operatività e più efficienza allo strumento militare, allora dovrebbero chiarirci come si potrà salvaguardare questo obiettivo se la distribuzione delle risorse del bilancio delle forze armate nel 2013 disporrà di 800/1.000 milioni in più di quest’anno concentrati tutti sull’acquisizione di nuovi mezzi, armi e materiali, a discapito dell”unica voce che subirà ancora tagli, ovvero quella dell’Esercizio che finanzia i costi di gestione delle infrastrutture, la manutenzione, il rifornimento di mezzi ed equipaggiamenti e l’addestramento”. Questo è lo stato d’animo di chi in quel settore c’è e ci rimarrà, a differenza dei governi che cambiano e si alternano, addossando colpe e scelte improrogabili ai predecessori.

 

Riforma Forze Armate: Personale VS f-35

 

Paradossale poi, se non inaccettabile, la salvezza riservata agli F-35 che, nonostante tagli e revisioni del settore, non subiranno modifiche, proteggendo così l’industria bellica. Il programma iniziale, per la riforma forze armate, ha subito una leggera diminuzione dagli iniziali 131 a 90 pezzi, per un costo complessivo che si aggira intorno ai 12-15 miliardi di Euro.

Le associazioni di categoria promettono nuove battaglie e non hanno alcuna intenzione di rassegnarsi al loro destino, considerato ingiusto e iniquo: “il parlamento ha perso l’occasione di bloccare l’azione di chi vuole sempre più soldi per le armi e di rimettere al centro di una discussione comune e partecipata, sia in ambito istituzionale che nella società civile, il modello di difesa e di sicurezza più utile ai cittadini italiani”.



Fonte: Ilnuovogiornaledeimilitari.it/Osservatorioiraq.it

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Bilancio Difesa 2013: più risorse per armamento ma non ci sono soldi per il personale 1.00/5 (20.00%) 1 Vota questo articolo

Bilancio Difesa: Circa un miliardo di euro in più. Questa è la cifra che corrisponde all’aumento delle risorse assegnate in bilancio difesa al ministero della difesa per il 2013, questo significa un incremento del 4.6 % rispetto al 2012.

 

In ogni caso, alcune delle voci del bilancio difesa 2013 vengono ridotte. Vediamo di analizzare nel dettaglio quali sono le previsioni della difesa per il prossimo anno:
bilancio difesaBilancio Difesa: Calano le risorse per le voci:
-    Arma dei carabinieri: da 5,89 a 5,76 miliardi,
-    Funzioni Esterne da 99,9 a 99,2 milioni
-    Investimenti: dai previsti 3,63 miliardi a 3,4
-    l’Esercizio: questo è il parametro che copre i costi di manutenzione e addestramento e soffrirà un calo di 1,33 miliardi contro 1,52 dell’anno scorso
-    Missioni all’Estero: è prevista una riduzione da 1,45 a un miliardo, nei fondi per le missioni all’estero che finanzia la preparazione specifica dei reparti destinati a operare in Afghanistan, Balcani e Libano.

 

Bilancio Difesa: Aumentano le risorse per le voci:
-    Pensioni provvisorie del personale in Ausiliaria, da 355,9 milioni a 430,6.
-    Funzione Difesa, che alimenta Esercito, Marina e Aeronautica e assorbe la gran parte del Bilancio, vede un incremento dei fondi dai 13,61 miliardi del 2012 a 14, 64.
-    la voce di spesa per il personale continua a salire con 9,68 miliardi contro i 9,61 del 2012 e i 9,46 del 2011. Questo è sicuramente un punto poco coerente se si tiene in conto che la legge di stabilità ha previsto tagli importanti di personale.

 

Riassunto Bilancio Difesa

 

In questo modo, l’anno prossimo sarà possibile acquisire nuove armi ed equipaggiamenti ma il personale sarà meno preparato per usare tali armi perché cadono i fondi per addestramento. Infatti, lo stesso documento del bilancio difesa ammette che la riduzione della capacità operativa della difesa potrebbe essere critico a breve termine….forse qualcuno, a questo punto, dovrebbe farsi qualche domanda. Giusto?

Fonte: Analisidifesa

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“La dimensione europea non è una fuga dalle responsabilità nazionali. E’, invece, una chiamata di responsabilità per ciascun Paese dell’Unione Europea che possa dare di più alla dimensione europea e certamente tra essi c’è l’Italia (…) L’Italia deve disporre, in un quadro di realistico di risorse disponibili, di uno Strumento Militare che sia coerente e coeso con quello degli altri Paesi europei ed atlantici .”
È con queste parole che il Ministro della Difesa Di Paola è intervenuto pochi giorni fa durante il convegno “l’Italia 1945-1955 la ricostruzione del Paese e le Forze Armate”, tenutosi alla presenza del Generale Abrate Capo di Stato Maggiore della Difesa, del generale Panato Presidente del CASD, del Professore Biagini Prorettore dell’Università “La Sapienza” e del Colonnello Paesano Presidente del CISM e organizzatore dell’evento.

 

Commissioni Varie sulla Difesa

 

Ed è su questa linea che il prossimo 6 dicembre lo stesso ministro affronterà le commissioni affari esteri, difesa e attività produttive di Camera e Senato con l’audizione sul tema del contributo italiano alla costruzione della dimensione europea della difesa che si svolgerà alle ore 8,30, presso la sala del Mappamondo a Montecitorio.
Sembra paradossale che in un momento storico nel quale l’Europa e la sua efficacia storica viene seriamente messa in discussione , l’Italia cerchi di partecipare in prima linea con uno dei suoi fuori all’occhiello, le forze armate, al suo fallimento.
Ancora più paradossale è pensare che lo stesso giorno alle ore 14 nella medesima sala la Commissione Affari costituzionali svolgerà l’audizione delle organizzazioni sindacali della Polizia di Stato e del Corpo forestale dello Stato e di rappresentanti del COCER dell’Arma dei Carabinieri e del COCER del Corpo della Guardia di Finanza, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle proteste organizzate e sulle possibili misure da adottare per prevenire e contrastare tali fenomeni.
Quali misure si potranno adottare alla luce di tagli, chiusure e riqualificazione del personale già scarso e limitato nelle risorse? Quale contributo è possibile dare all’Europa se non si è in grado di ascoltare e rimediare alle problematiche della propria Difesa interna? Quali prospettive possono avere le nostre forze armate se le istituzioni che servono pensano alla competizione in ambito internazionale ignorando il degrado da loro stese provocato in casa propria?
Tutte domande a cui il Ministro Di Paola non risponderà durante l’audizione del prossimo 6 dicembre. Tutte domande però che necessitano di una risposta, nel rispetto della categoria del comparto difesa e della sicurezza dell’Italia intera.

 

Fonte: Difesa.it / Contropiano.org

 

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fonte: nsd

Parole del presidente dell’organizzazione di militari europei (EUROMIL), Emmanuel Jacob, ha criticato i tagli e le nuove misure per il risparmio che hanno colpito negli ultimi mesi, e continuano a colpire, non solo i militari italiani ma le forze armate di molti paesi europei.
In occasione della “European Day of Action and Solidarity”, che si svolgerà mercoledì a Bruxelles,  Jacob, ha rilasciato queste dichiarazioni nelle quali denuncia l’austerità imposta dagli organismo europei che stanno trascinando l’Europa “in una stagnazione economica, anzi una recessione, con il risultato che la crescita si è fermata e la disoccupazione aumenta inesorabilmente. I tagli ai salari stanno attaccando il modello sociale europeo, peggiorando gli squilibri sociali.”
In questo senso, il presidente di Euromil fa un richiamo in favore dell’occupazione e della solidarietà.

Crisi: i Militari colpiti due volte

Jacob considera che le Forze Armate non si sono salvate dall’impatto negativo delle misure contro la crisi economica e finanziaria ma, afferma, che i militari e le loro famiglie devono pagare due volte. “In primo luogo come civili, dovendo condividere i sacrifici chiamati a compiere da ogni cittadino europeo, a causa dell’adozione di nuove tasse che hanno ridotto il loro reddito e che hanno tagliato i loro sistemi di sicurezza sociale. In secondo luogo come soldati, devono sopportare le conseguenze dei tagli ai loro bilanci”.

Esercito: conseguenze della crisi

Jacob lamenta che se i tagli continuano la formazione, uno dei pochi pilastri della difesa, e la preparazione dei militari sarà insufficiente per compiere efficacemente le operazioni all’estero. Questo –continua-mette in pericolo gli stessi militari. Inoltre, “la mancanza di investimenti indurrà all’uso di attrezzature inadeguate che comprometteranno la loro sicurezza”.
Il rappresentante europeo esige che le condizioni di lavoro dei militari siano mantenute inalterate. ” Le associazioni militari non possono accettare una regressione così oltraggiosa dei loro diritti”.

Amore alla Patria

Le Forze Armate, come bene ricorda il presidente di Euromil, sono composte da essere umani che amano e difendono la loro patria come cittadini in uniforme, questo non nega i loro diritti come cittadini.
In questo senso, Euromil sollecita ai paesi che stanno imponendo limitazioni ai diritti dei militari un riconoscimento a questi cittadini, in particolare chiede “ riconoscimento del diritto ai militari di formare e aderire ai sindacati e alle associazioni indipendenti e che questi siano inclusi in un regolare dialogo sociale da parte delle autorità. I militari sono altamente qualificati, sono dipendenti che hanno il legittimo diritto di promuovere i propri interessi sociali e professionali – come fanno altri lavoratori”.

 

Fonte: Grnet.it

 

 

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Il Senato dice SI ai tagli alla Difesa

8 novembre 2012 inviato da Staff
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Il Senato Risponde un forte SI ai tagli e la riorganizzazione delle Forze Armate: infatti 252 senatori contro 12 hanno approvato la legge per dare la possibilità al Governo di tagliare i posti di lavoro nel settore della difesa.

Tagli alla Spesa: obiettivi nella Difesa

Il Ministro di Difesa, Giampaolo Di Paola, ha detto ieri in un suo intervento che si tratta di una revisione e non della ricerca di un nuovo modello di difesa. In questo senso assicura che la riforma è stata pensata per fare in modo che non cambi nulla. I vertici militari di questo nostro Paese vogliono continuare a comprare armi sempre più moderne e sofisticate e siccome sono costosissime e non ci sono più soldi, tagliano il personale.  E’ così?
Sembra tutto un po’ incoerente, in quanto per altri 12 anni lo stato continuerà a spendere circa 230 miliardi di euro in un apparato militare nel quale ci sono sempre meno unità di personale.

 

Meno dipendenti, più F-35

 

Ed è proprio questa una delle principali incoerenze. Gli F-35 non sono armi qualsiasi, sono armi da guerra ad alta intensità che si scrivono con lettere maiuscole, soprattutto perché implicano una spesa davvero grossa.
Dov’è scritto che gli italiani abbiamo davvero bisogno di quelle armi? L’esercito è importantissimo ma forse le necessità sono di un aumento di personale, più giovane, e non di armi sempre più aggressive e costose. No?
Considero che le forze armate sono importanti, come ho appena detto, e potrebbero significare una forte opportunità di futuro per molti giovani. Inoltre, in episodi di catastrofe come i terremoti e le nevicate che hanno colpito recentemente diverse zone dell’Italia, l’intervento dell’Esercito è stato decisivo e così deve essere ma, non sono sicura che gli italiani continuino a volere farsi coinvolgere in altre guerre con le quali non centriamo proprio niente, quindi, la domanda è sempre quella: ne abbiamo davvero bisogno di questi caccia?
E ancora: perché si sono definiti precisi obiettivi di riduzione del personale militare e civile e non si è definita la revisione di nessuno dei 71 programmi di armamento avviati da dieci anni a questa parte?

 

Il Ministro della Difesa difende in questa intervista a Otto e Mezzo, di pocche settimane fa l’acquisto di F-35.

 

 

Fonte: MovimentoCinqueStelle / Perlapace.

 

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