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Domanda Militare. Quando e Come Farla

4 febbraio 2017 inviato da Staff
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Domanda Militare. Quando e Come Farla 5.00/5 (100.00%) 12 Vota questo articolos

Domanda Militare: Da quando non vige più l’obbligo per i maggiorenni maschi di arruolamento obbligatorio nell’esercito ovvero dal 1° gennaio 2005, la domanda militare è diventata un modo per cercare un impiego all’interno del corpo dell’esercito.

La domanda militare di natura facoltativa ha permesso quindi all’Italia di mettersi in linea agli altri paesi europei costruendo un esercito di professionisti qualificati e motivati.

 

Come Si Può Avanzare Domanda Militare e dove

 

Domanda MIlitare

 

Esistono diverse strade che consentono a un giovane di presentare domanda militare, entrando nell’esercito italiano. Così come per tutti gli altri corpi, anche la domanda militare va di pari passo con i requisiti che si possiedono in termini di età e di formazione. In generale la domanda militare può prendere due differenti strade.

 

Domanda Militare attraverso Concorsi Pubblici

 

Con cadenza periodica regolare e previa pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale, l’esercito bandisce dei concorsi pubblici per fare domanda, scaricabili facilmente dal sito della difesa.

Attraverso la domanda militare presentata con il concorso, vengono scelti i volontari che vogliono intraprendere la carriera militare.

I concorsi per la domanda militare sono aperti senza distinzione di sesso purché in possesso dei requisiti specifici dettagliati all’interno del bando. Il concorso per la domanda è differenziato in base alla tipologia di carriera che si intende intraprendere; dunque si potrà avanzare domanda militare per entrare nelle scuole militari, come volontari in ferma prefissata di 4 anni o ancora come marescialli o allievi dell’accademia di Modena.

Il superamento del concorso e l’esito positivo della domanda militare sono subordinati al superamento di una serie di prove specifiche, in base al tipo di bando a cui si partecipa.

La domanda militare dei concorsi pubblici per l’accesso all’accademia militare di Modena è vincolata d un biennio di scuola superiore con ingresso al terzo anno, dal quale se ne esce con una formazione scolastica all’interno di un contesto dove sono fondanti i “valori della solidarietà, dell’amicizia e della sana competizione”. Per poter presentare la richiesta all’accademia di Modena è necessario possedere un diploma quinquennale ed è necessario superare una serie di test e di colloqui attitudinali. La domanda militare presso l’accademia è vincolata anche alla frequenza obbligatoria.

 

Domanda militare attraverso l’arruolamento

 

Per coloro che vogliono avanzare domanda militare in qualità di volontario in ferma prefissata di 1 anno - VFP1 -, la modalità di accesso è l’arruolamento. A differenza del concorso, la domanda militare presentata tramite arrolamento, non prevede il superamento di alcuna priva teorica, ma è vincolata al solo possesso di una serie di requisiti, ovvero:

-          Cittadinanza italiana

-          Età compresa tra i 18 anni e i 25

-          idoneità psicofisica ed attitudinale

-         moralità e condotta incensurabile

-         statura minima m 1,65 per i candidati di sesso maschile, di metri 1,61 per le candidate di sesso femminile

 

La richiesta per diventare riservisti si presenta anch’essa tramite arruolamento ma è riservata solo agli ufficiali e di complemento in congedo e tra liberi professionisti civili in possesso di qualità e competenze necessarie all’interno delle forze armate.

La domanda militare si compila on line, visitando il sito della difesa e accedendo ai bandi di concorsi. Inoltre, avrà un primo riscontro a distanza di 5-6 mesi dalla presentazione, alla fine dei quali si verrà destinati a una scuola di addestramento e successivamente alla caserma.

Alla domanda militare è necessario allegare il certificato medico di idoneità sportiva e fotocopie dei documenti personale oltre a una fotocopia dell’attestato di voto finale della scuola media.

 

 

Fonte: esercito.difesa / soldielavoro / excite / ticonsiglio

 

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I mercenari 3……Gli “F-35” valgono tutto questo?  5.00/5 (100.00%) 1 Vota questo articolo

Sono bastate  quattro sedute e  650 minuti alla commissione Difesa della Camera per esprimere un parere senza riserve sulla legge di delega al Governo per la riforma delle forze armate. Nonostante 4 minuti di audizioni ognuno tra il Capo di stato maggiore della Difesa, i rappresentanti dei Ministeri, i Cocer delle F.A., i sindacati del personale civile della Difesa, i rappresentanti di un paio di istituti di ricerca, persino giornalisti della stampa specializzata.

Ovviamente a nessuno interessava il parere dei relatori, però la proforma è importante per il popolino dei militari. Evidentemente i vertici della Difesa hanno ancora il modello di militare ignorante che “giù  la testa e picchia duro contro la trincea nemica”. Eppure dovrebbero sapere che con il professionismo, i militari hanno imparato a loro spese a distinguere le operazioni militari fatte bene, da quelle improvvisate per celare le responsabilità di chi le ha ideate, organizzate e messe in atto. Non sentiranno più il sostegno delle istituzioni, soprattutto se sono le stesse che dopo aver dato un mandato come proteggere una nave poi non ti sono vicine al momento di difendere l’operato che tu hai chiesto loro di mettere in atto. 

E’ questo il caso della riforma delle forze armate.

Una riforma costruita sulla pelle dei militari nella quale non si è tenuto conto della loro “specificità” come tra l’altro, è avvenuto nell’armonizzazione del sistema pensionistico. Mi domando quale lavoro oggi possa considerarsi più usurante dei compiti che assolvono i nostri militari impegnati nelle missioni internazionali e per quale ragione, dunque, si è innalzato l’età per il collocamento in quiescenza di chi ha svolto tali funzioni.

Basta seguire le missioni internazionali per vedere i nostri “vecchietti” all’opera contornati da ventenni americani, inglesi, tedeschi…..uno di questi si lascia scappare: “Certo ci guardano con tanta ammirazione e rispetto per la nostra esperienza e abnegazione pari a nessuno ma il destino è inevitabile, un vecchietto rimane sempre un vecchietto alla lunga.” Per ottenere questo risultato sono state previste decurtazioni alla forza organica delle F.A. che al termine di un transitorio insolitamente breve (il tutto deve concludersi entro il 2024) dovranno attestarsi a 150.000 unità. Quindi noi in 10 anni riformiamo un sistema pensando che in questo periodo i soliti “vecchietti” di adesso reggano  prima che qualcuno venga a dar loro una mano! Una sorta de “I mercenari” il film di Stallone con tutti i vecchietti di Hollywood.

 

Di chi la responsabilità ?

 

F-35

Beh è evidente che quanto indicato avrebbe potuto essere affrontato meglio e prima se esposto come evidente rischio a suo tempo con efficacia e chiarezza, dai Capi di Stato maggiore della Difesa che si sono succeduti nell’arco degli ultimi 10-15 anni visto che quando si è deciso di abolire la leva si sapeva a cosa si sarebbe andato incontro! Una cosa è certa che il personale delle F. A.  esprime invece preoccupazioni e soprattutto una demotivazione galoppante , il mondo con le stellette, che come tutti i cittadini italiani, nel breve medio termine sarà chiamato ad eleggere il nuovo parlamento giudicherà quanto è stato fatto e si consegnerà all’antipolitica. Per quanto riguarda la motivazione, da sempre in ambito militare basilare, la stessa è stata considerata,  un valore aggiunto e non parte essenziale della efficienza dello strumento.

Quale motivazione avrà il personale che vive con 1200-1500 euro al mese con famiglia magari a 800 chilometri dai luoghi di nascita. La situazione delle famiglie è un aspetto che ormai nessun Comandante può trascurare!

Gli altri paesi europei (Francia, Germania ed Inghilterra) non tagliano il bilancio alla difesa (0,86 in Italia) ma per fare una riforma simile aprono un libro bianco per studiare le linee strategiche: conoscenza e anticipazione, deterrenza, protezione e prevenzione con gli uomini che ne conseguono e soprattutto  li ascoltano!

Noi in Italia vantiamo ancora ben 431 milioni di euro sul bilancio della Difesa alla voce “ausiliaria”, l’indennità speciale concessa agli alti ufficiali che lasciano il servizio. E come se nulla fosse facciamo una riforma costruita sulla pelle dei militari.

La stessa pelle sulla quale già bruciavano ustioni come:

- il blocco della carriera per i Graduati e i Sergenti vincolati a limiti di età che per i “vecchietti” è superata da un pezzo;

- contratti ed indennità accessorie bloccati dal 2009;

- impossibilità di avere un secondo lavoro ed altro derivante dalla “specificità”.

Tutto questo è lo scenario di un vertice che non conosce la sua base né come opera. Non conosce, né tantomeno “riconosce” i suoi problemi e difficoltà, non ascolta chi è deputato a esporre tali limiti e a proporre delle soluzioni, bensì si presta agli interessi dell’industria militare ed al mercato. Quanto tempo ancora pensate possa reggere l’anello debole della catena militare? Il Presidente Napolitano forse trascura i figli della Patria. “Nel giro di 10 anni i militari diventeranno un manipolo di mercenari e quando si saranno raggiunte le 150.000 unità non ci sarà più modo di organizzarle ed usarle…………… Gli F-35 valgono tutto questo?” 

Articolo scritto da Gunny  

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Le Bugie del Governo in Tempo di Tagli

18 ottobre 2012 inviato da Staff
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La Commissione Difesa del Senato ha approvato, con modificazioni, il disegno di legge per la revisione dello strumento militare italiano. Ora il governo è obbligato ad applicare nuove misure organizzative e strutturali per quel che riguarda le risorse della Difesa (personale, mezzi e infrastrutture). Per fare questo ha 12 mesi dall’entrata in vigore della legge.
La Commissione giustifica l’approvazione per il fatto che “questo disegno di legge si muove in piena coerenza con la spending review, ed è un provvedimento necessario ed essenziale, una priorità per il paese, in grado di fornire operatività alle Forze Armate, e che ci mette nelle condizioni di avere uno strumento militare efficace anche in presenza dei tagli, o comunque di un ridimensionamento delle risorse dovute alla crisi economica che tutti conosciamo e stiamo vivendo”.

 

Il NO dei Militari

Opinione molto contraria quella che difendono i rappresentanti dei militari in Italia. Il Cocer Esercito infatti esprime una “totale non condivisione” con questo disegno di legge. Soprattutto si mostra in disaccordo con la norma che prevede misure di agevolazione per il reinserimento dei volontari congedati senza demerito (Volontari in ferma prefissata quadriennale).

“Essa appare fortemente iniqua sia per gli effetti disaggreganti che potrebbe generare sul personale in merito alla difesa e sicurezza di questo Paese sia sulla funzionalità e operatività della forza armata, fondata sulla irrinunciabile risorsa umana”.


Il Cocer considera che le previsioni del governo per quel che riguarda le revisioni dello strumento militare uccidono le aspettative di qualsiasi giovane con vocazione di militare o con la volontà di fare carriera in ambito militare ma non solo. “La previsione mortifica le aspettative di tanti giovani destinati ad accrescere le fila dei disoccupati, rendendoli appetibili alle organizzazioni criminali, considerato il grado della loro peculiare preparazione professionale”.
I militari chiedono nuove valutazioni riguardo questa bozza approvata ora dalla Commissione Difesa. Secondo loro, è necessario ”un ripensamento da parte dei gruppi politici che puntellano questo Governo affinché quanto proposto dal ministro venga respinto o in alternativa rivisitato ritenendo necessario procedere con coraggio, chiarezza e prudenza al cambiamento del modello di difesa di riferimento, impedendo così il ripetersi di atti che tendono esclusivamente a mettere in ginocchio la nostra forza armata”.

 

 

Costi, Spese e Tagli: le Bugie del Governo

Dicono che le riduzioni, in un momento come questo, sono necessarie. Infatti sono previsti tagli in tutti i settori economici e lavorativi in Italia, questo significa meno lavoro, stipendi più bassi, ecc….ma dicono che non è possibile fare diversamente. Ok, possiamo anche capire…..ma, quello che non possiamo capire è la scala di priorità del Ministero della Difesa. Se inoltre, veniamo a sapere che forse non è stata detta la verità, allora proprio NO.
Il segretario generale della Difesa e direttore nazionale degli armamenti, Claudio Debertolis, è stato intervistato dal magazine ‘Analisi Difesa’ e ha parlato di numeri molto diversi, riguardo gli F-35, di quelli che conosciamo. Questi aerei di combattimento potrebbero costare allo Stato Italiano quasi il doppio di quello che ci ha stato detto.

 
Il ministro della Difesa, il mese di febbraio scorso, ha parlato di una spesa di 62 milioni di euro nei primi F 35 A, vi ricordate?

 
Ora questa cifra è diventata 97 milioni di euro. Se aggiorniamo i prezzi e aggiungiamo tutte le altre voci di spesa, il costo di questi primi Joint Strike Fighter arriverà ad essere il doppio rispetto a quello annunciato dal ministro.
Il Governo è d’accordo a gridare le necessità di tagli, sacrifici e riduzioni dappertutto ma questi aerei di guerra chi li paga? Siamo davvero sicuri che siano una priorità per gli italiani e per la difesa italiana? Ne abbiamo davvero bisogno?
A voi la parola….

 

 

Fonte: Analisi Difesa / Osservatorio Iraq

 

 

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Esercito Italiano: Chi conosce i Col Moschin?

1 ottobre 2012 inviato da Staff
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Esercito Italiano: Chi conosce i Col Moschin? 4.00/5 (80.00%) 1 Vota questo articolo

Tra i numerosi tagli effettuati dal machete della spending review ci sono anche quelli che riguardano le forze armate; per riassumerle in numeri possiamo dire che solo per quest’anno la riduzione delle risorse economiche riguarda 100 milioni di euro che diventeranno 500 nel 2013 e altrettanti nel 2014; ad essi vanno aggiunti i risparmi legati alla cessione degli immobili al fondo del demanio.

 

Spending Review: chiusura di brigate

In termini di risorse umane poi il corpo dell’esercito dovrà chiudere due brigate su 11, la corazzata Ariete la Friuli, che verrà unita alla brigata Folgore, formando un fronte unico per le missioni all’estero.

E proprio in ambito Paracadutisti va aperta una parentesi importante sul Reggimento speciale Col Moschin, con base centrale presso la Caserma Vannucci di Livorno e con centro di addestramento BAI a Pisa, nel parco regionale San Rossore.

 

Col Moschin: chi sono questi soldati?

Col Moschin - Forze Speciali (SantuaryGiovani.it)

Tanto per comprendere il valore di questo reggimento, gli incursori del Col Moschin erano pronti all’intervento durante il sequestro dell’Achille Lauro del 1985; occuparono l’ambasciata italiana in Somalia nell’ambito dell’operazione Restore hope nel 1992; due anni più tardi evacuarono i civili italiani dal Ruanda durante la guerra civile e nel 2007 parteciparono a un blitz in Afghanistan per liberare due agenti dei servizi di sicurezza italiani rapiti dai ribelli.
Essendo parte delle Forze Speciali, il reggimento Col Moschin è sotto il comando del CO.F.S (comando interforze per le operazioni delle Forze speciali) e prevede un addestramento specifico della durata di due anni e dal carattere molto rigido anche da un punto di vista fisico.

Coloro che riescono a superare il tirocinio e la prima prova fisica hanno accesso al corso OBOS, cioè operatore basico operazioni speciali che proprio a causa dei recenti tagli ha subìto una ristrutturazione interna: ha ora una durata di 24 settimane contro le precedenti 31. Proprio questo aspetto preoccupa gli appartenenti alla categoria, poiché nell’ottica della spending review non si può risparmiare sull’addestramento dei reparti speciali.

 

Tagli? Proposte dei militari

 

Non potendo ignorare i provvedimenti della spending review, anche dalla parte dei militari non arrivano solo polemiche ma anche proposte costruttive che meritano attenzione e possibilità di attuazione e che non vanno ad intaccare le già risicate risorse economiche a disposizione. Si tratta infatti di interventi di carattere amministrativo e procedurale che potrebbero ottenere un effetto positivo senza penalizzare l’ambito finanziario del corpo militare. Nello specifico rendere possibile ad esempio il ripetere il tirocinio o il corso OBOS in caso di esito negativo sarebbe un primo passo. O ancora rendere più snelle le procedure interne di passaggio da un reparto a un altro, fermo restando che serve una formazione specifica per ogni singolo reparto.
Tutte queste proposte potranno essere prese in considerazione delle istituzione appena queste renderanno disponibili a un confronto sul tema.

 

 

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Esercito Italiano: NO a piercing e tatuaggi nei soldati 5.00/5 (100.00%) 1 Vota questo articolo

Soldati con tatuaggi o piercing NO.

 

Foto: unionesarda.it

 

Questa è la nuova regola del Ministero di Difesa: un divieto categorico e determinato a tatuaggi o piercing in parti visibili del corpo dei militari italiani. La direttiva è stata approvata in luglio e proibisce tatuaggi “osceni”, “con riferimenti sessuali”, “razzisti o di discriminazione religiosa”, quelli “che possono portare discredito alle istituzioni dello Stato ed alle forze armate”.

Quest’ultima categoria comprende “quelli palesemente in opposizione alla Costituzione o alle leggi dello Stato italiano” ed anche “i tatuaggi che fanno riferimento ovvero identificano l’appartenenza a gruppi politici, ad associazioni criminali o a delinquere, incitano alla violenza e all’odio ovvero alla negazione dei diritti individuali o ancora sono in opposizione ai principi cui si ispira la Repubblica italiana”.

 

Secondo la norma, un tatuaggio ha delle conseguenze negative che potrebbero impedire il normale svolgimento del lavoro di un militare. Inoltre, sempre in base al testo, potrebbero screditare l’istituzione. In questo senso vengono definiti i tatuaggi considerati razzisti, sessuali o osceni che, ovviamente, sono proibiti nel caso di appartenenti all’ Esercito Italiano.

 

Normativa e Punizioni

La norma parla anche di punizioni. Infatti sarà il comandante il responsabile di stabilire i casi di violazione della direttiva e le punizioni previste possono arrivare fino a sanzioni disciplinari di Stato. Questo significa che, chi ha piercing o tatuaggi in sede di selezione nelle caserme o nelle accademie potrà essere escluso dal concorso.

I soldati con tatuaggi effetuati prima dell’entrata in vigore della direttiva “non saranno esclusi per la presenza di tatuaggi poiché arruolati con la normativa previgente”.

Ma sarà comunque necessario sottoscrivere una dichiarazione denunciando il proprio disegno sul corpo in una sorta di censimento dei tatuaggi.

 

 

Ecco la norma completa.

 

Fonte: Il Corriere / Ministero della Difesa

 

 

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Delegati del COCER dell’XI mandato – la lista completa 4.00/5 (80.00%) 1 Vota questo articolo

Proclamato il COCER, di rappresentanza militare per un nuovo mandato dopo le recenti elezioni. Ecco qui l’elenco dei delegati.

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Militari e F-35: neanche loro li vogliono!

16 luglio 2012 inviato da Staff
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“Non capiamo perché sotto la scure non siano caduti anche i miliardi da spendere per gli aerei F35 (…) In una situazione di emergenza quale quella che stiamo vivendo c’è un limite anche alla subalternità. Casomai parte dei soldi cosi tagliati potrebbero essere dedicati alla polizia, ai carabinieri alla ricerca e ai beni culturali”.

 

foto: rifondazione.it

E a non capirlo, non è solo l’onorevole Cicchitto. Siamo in molti, civili e militari. Già, perché in fondo anche i militari risentono di tagli, tasse e imposte varie che negli ultimi mesi i nostri governanti ci hanno gentilmente donato, nella speranza di sanare un debito pubblico accumulato in decine di anni da loro stessi.

 

La storia dell’acquisto degli F 35 non è certo nuova e più in generale l’imposizione di alcune spese militari ai paesi dell’unione europea in forte crisi è risaputa. L’ultimo caso in ordine di tempo: la Grecia. Ora, al momento l’Italia ancora non è ai livelli dei nostri vicini ellenici, ma di questo passo, li raggiungeremo in fretta.

 

La cosa che davvero lascia stupiti è che per portare avanti questo famigerato programma Joint Strike Fighter sono state penalizzate categorie che per uno stato sociale come il nostro dovrebbero essere intoccabili come i pensionati, la sanità, l’istruzione e non ultimo anche i corpi militari.

 

Lo stesso Luca Marco Comellini, segretario nazionale e fondatore del PdM, il Partito per la tutela dei diritti dei militari e delle forze di polizia, si è detto non solo perplesso, ma preoccupato per una spesa che risulterà inutile e che allo stato attuale è assolutamente superflua: “con la particolare situazione che c’è, avremo capannoni pieni di giocattoli ipertecnologici, senza che nessuno sappia pilotarli (…) Le nostre forze si stanno sgretolando: a settembre verranno tagliate migliaia di altre unità, con gente troppo giovane per andare in pensione”.

 

esercito difesa

E allora, se neanche i militari ritengono che questo progetto abbia senso, se per fortuna l’Italia al momento non si trova in uno stato di guerra e non necessità di armamenti per difendersi da attacchi esterni, se l’articolo 11 della Costituzione è ancora in vigore si può sapere come mai non si può rinunciare a questo progetto così oneroso quanto inutile? Sarebbe una scelta assennata e saggia, già compiuta da paesi ben più oculati del nostro come Norvegia, Canada, Turchia e Australia.

 

La risposta sta nelle penali a quanto dicono fonti ufficiali. Uscire dal programma firmato anche dal nostro ministro ammiraglio a Washington nel lontano 2002, significherebbe pagare diverse penali – previste dall’accordo – che ci costerebbero ancora di più che portare a termine il programma stesso.

 

Ma proprio sul tema delle penali la Rete Italiana per il Disarmo, Sbilanciamoci! e Tavola della Pace che ha organizzato una giornata di mobilitazione proprio contro l’acquisto degli F 35, dichiara che le stesse sono inesistenti e che sono solo un escamotage per far tacere l’opinione pubblica, garantendo così il raggiungimento dell’obbiettivo governativo: “dai problemi tecnici ai costi sempre in aumento, dai dubbi di tutti gli altri paesi partner alla ostinata decisione di continuare l’acquisto da parte del nostro Ministero della Difesa, alle inesistenti penali sulla cancellazione dell’acquisto l’opinione pubblica ha avuto modo in questi ultimi mesi di capire meglio cosa sta dietro al progetto del caccia F-35 e comprendere come si tratti dell’ennesimo e gigantesco spreco di denaro pubblico a sostegno delle spese militari distolto invece da usi socialmente e ambientalmente più utili e necessari”.

 

Ultimo punto paradossale in merito a questa vicenda riguarda i limiti degli F 35: in pratica stiamo per spendere milioni di euro in un armamento che non ci servirà e che al momento non è neanche sicuro che sia tecnologicamente perfetto.

 

Quindi anche per le spese militari, cari italiani, siamo in un vicolo cieco: ci ritroveremo con un sacco di cacciabombardieri e senza un soldo in tasca. Ma qualcuno potrà dire che abbiamo mantenuto fede a un accordo che ci ha definitivamente messo in ginocchio. Anche queste, per qualcuno, sono soddisfazioni.

 

SEI UN MILITARE? COSA NE PENSI? ABBIAMO BISOGNO DI TUTTI QUESTI F-35?

(Fonti: Rassegna.it / Fanpage.it)

 

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Partiamo dalla base delle previsioni della ‘Spending Review’ per la Difesa

-          100 milioni in meno nel 2012

-          500 milioni in meno nel 2013

-          500 milioni in meno nel 2014

-          10 % in meno di personale

-          Cessione di tutti gli immobili della difesa al fondo del demanio

 

Queste misure si aggiungono alle riduzioni fissate dal governo precedente:

-          1,5 miliardi in meno nel 2012

-          700 milioni in meno nel 2013

-          800 nel 2014

-          400 milioni in meno per missioni internazionali nel 2013

Visto che la Difesa è un comparto complesso, il Ministero ha iniziato a studiare il modo in cui verranno effettuati i tagli:

 

Aeronautica militare:

Spariscono alcune basi aeree e rimangono Amendola e Grottaglie, che ospiteranno i Jsf, i cacciabombardieri del futuro, più Gioia del Colle, che oggi ospita gli Eurofighter.

L’aeroporto militare di Trapani sarà ridimensionata a base virtuale: senza aerei fissi di stanza, ma pronta a tornare in prima linea come è stato con la guerra in Libia.

Al Centro-Nord dell’Italia restano per ora le basi di Grosseto, Istrana, Ghedi e Piacenza (che sarà chiusa nel 2015): la prima è base di Eurofighter, le altre ospitano gli Amx e i cacciabombardieri Tornado.

 

Marina Militare:

La flotta passerà da 165 navi a 137

I porti principali saranno: La Spezia, Taranto e Augusta.

Aerei: al posto di 30 aerei a decollo verticale Harrier, di stanza a Grottaglie, e imbarcabili sulle portaerei “Garibaldi” o “Cavour”, lo stormo di piloti di Marina dovrà fare affidamento su 15 Jsf.

 

Esercito Italiano:

Chiusura di 2 brigate operative su 11: probabile lo smantellamento dell’ultima brigata corazzata, la “Ariete”, travolta dalla fine della Guerra Fredda, e dell’unica brigata aeromobile, la “Friuli”, che verrà fusa con la brigata paracadutisti “Folgore” per dare vita assieme a una divisione pronta per impieghi all’estero.

Strutture di comando: attualmente l’Esercito ha un capo di stato maggiore e 5 posizioni di vertice. Dopo la riforma, ci sarà un Comando di Corpo d’Armata, dislocato a Solbiate Olona e convalidato a livello Nato per ricoprire incarichi di comando internazionale, e un Comando di divisione proiettabile all’estero.

(Fonte: La Stampa)

 

 

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In questi giorni c’è stata la discussione della Commissione Difesa del Senato riguardo il provvedimento recante Delega al Governo per la revisione e riduzione delle risorse della Difesa. Il senatore VITA (PD) considerato “il carattere non riformatore del provvedimento, ritiene opportuno il giusto rilievo e la giusta dignità alla cultura di stampo pacifista, la quale, più che a mirare alla mera soppressione dello strumento, propone, riguardo ad esso, un differente approccio”.

Ecco il resoconto della seduta (fonte: il nuovo giornale dei militari)

 

  Il senatore VITA (PD) sottolinea innanzitutto l’esigenza di riflettere accuratamente sui contenuti del disegno di legge n. 3271, sollecitata da molte associazioni, ponendo altresì l’accento sull’opportunità di sanare possibili eccessi di delega.

 

            Per quanto attiene, quindi, alla materia degli investimenti, invita la Commissione a considerare innanzitutto il ruolo fondamentale di molte ricerche civili che possono avere sbocchi anche di tipo militare (esemplificativo sarebbe, al riguardo, il connubio tra la Difesa e le ricerche nel campo delle comunicazioni). Inoltre, mentre l’articolato prospetta in maniera dettagliata i tagli da effettuare sui lavoratori del comparto, sembra non considerare adeguatamente le problematiche inerenti alla questione degli armamenti, connotate da contratti obsoleti (che prescindono sia dall’evoluzione delle tecnologie, sia da quella, ancora più rapida, del contesto internazionale di riferimento), da consulenze inadeguate e da un non positivo intreccio tra affari ed industria militare, a cui si dovrebbe e potrebbe replicare con una significativa rivalutazione del controllo parlamentare.

 

            Considerato, quindi, il carattere non autenticamente riformatore del provvedimento, sarebbe opportuno, a suo avviso, conferire, nell’ambito dell’esame, il giusto rilievo e la giusta dignità anche alla cultura di stampo pacifista, la quale, più che a mirare alla mera soppressione dello strumento, propone, riguardo ad esso, un differente approccio.

 

           Il senatore CHITI (PD) osserva che i tempi attuali impongono, a prescindere dal punto di vista -di destra o di sinistra- dal quale si esamina la problematica, un sostanziale mutamento culturale nei confronti delle Forze armate, organismo ormai non più marginale né sostituibile nella società moderna.

 

            Ciò non solo perché sia cambiata la loro funzione, ma anche e soprattutto a seguito dei cambiamenti nella politica estera: la sicurezza, infatti, è oggi fenomeno internazionale legato sia all’insorgenza terroristica sia alla prorompente rilevanza delle questioni inerenti alla tutela dei diritti umani. Stanti queste premesse, quindi, avrebbe poco senso domandarsi ancora se lo strumento militare debba avere, o meno, un ruolo internazionale. Gli stessi quadri operanti nell’ambito dello strumento militare sono poi da considerarsi, a tutti gli effetti, parte della classe dirigente del Paese.

 

            Per quanto attiene alla questione delle risorse, osserva quindi che sarebbe riduttivo considerare i contenuti del disegno di legge n. 3271 esclusivamente da questa prospettiva. Molto più pregnante, invece, appare la tematica relativa alla considerazione di un quadro di riferimento europeo, senza il quale, ad oggi, appare difficile avere un approccio efficace alle problematiche di politica estera e delle Forze armate.

 

            Conclude auspicando una sollecita approvazione del provvedimento in Commissione (al fine di poter iniziare l’esame in Assemblea non oltre il mese di settembre), ed invitando altresì i commissari a riflettere su due importanti tematiche quali la possibilità che il testo possa configurare degli eccessi di delega e la necessità di prevedere un significativo ed efficace controllo parlamentare in relazione all’acquisizione dei sistemi d’arma.

 

           Poiché nessun altro chiede di intervenire, il presidente CARRARA dichiara chiusa la discussione generale.

 

           Interviene, sull’ordine dei lavori, il co-relatore ESPOSITO (PdL), auspicando che le obiettive esigenze di celerità dell’esame non pregiudichino tuttavia, nella determinazione del prossimo calendario dei lavori della Commissione, il diritto di replica dei relatori al termine della discussione generale.

 

         Su quanto osservato dal co-relatore Esposito ha luogo quindi un approfondito dibattito nel corso del quale intervengono, a più riprese, il PRESIDENTE, il senatore RAMPONI (PdL), il co-relatore SCANU (PD) ed i senatori TORRI (LNP) e CHITI (PD).

 

           Al termine, su proposta del PRESIDENTE, la Commissione delibera di fissare il termine per la presentazione di eventuali ordini del giorno ed emendamenti al disegno di legge n. 3271 (assunto a base per il prosieguo dei lavori nella seduta antimeridiana del 16 maggio), per martedì 10 luglio, alle ore 20.

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I Debiti della Difesa

23 giugno 2012 inviato da Staff
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Il Ministero della Difesa è fortemente indebitato: a quasi 255 milioni di euro ammontano i debiti del ministero al 31 dicembre 2011, secondo il Rapporto di Performance 2011.

La maggior parte dei debiti sono conseguenza di un finanziamento minore registrato dalla Difesa l’anno scorso. Gran parte dei quali sono riconducibili ai canoni acqua, luce e gas. Il ministero evidenzia poi che con il livello di risorse previste per il triennio 2011-2013, ”in assenza di specifici interventi, la prontezza operativa dello strumento militare rimarrà al livello minimo necessario per far fronte agli impegni internazionali, con il rischio di veder aumentare le criticità che la caratterizzano”.

Secondo ha pubblicato l’agenzia ANSA, l’anno scorso in Italia il personale militare era di 291mila unità (di cui 110mila appartenenti all’Arma dei Carabinieri). Il disegno di legge delega per la revisione dello strumento militare prevede una riduzione del personale militare a 150mila unità (carabinieri esclusi) entro il 2024, nonché una profonda ristrutturazione organizzativa del ministero ”fortemente orientata all’efficienza ed alla funzionalità per restituire risorse al settore operativo”.

CRISI ECONOMICA

Che il paese vive un momento di crisi, lo sappiamo tutti. Ma il rapporto, parla di “una situazione congiunturale di questo tipo che non potrà restare solamente in capo al ministero della Difesa ma, vista la sua rilevanza, richiede la ricerca di soluzioni che possano conciliare le esigenze generali di finanza pubblica con le necessità di disporre di uno strumento militare in grado di operare ad adeguati livelli capacitivi, producendo quello per cui le stesse forze armate esistono e cioè la Difesa e la Sicurezza del Paese nel contesto delle Alleanze di cui è parte”.

 

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