Archivi per la categoria 'Spesa Militare'

Riorganizzazione Esercito: Nasce il Comfordot

17 gennaio 2013 inviato da Staff
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“Si tratta  di una trasformazione a costo zero di accorpamenti di funzioni già esistenti, di scuole e poli di addestramento che produrranno economia nell’intero sistema (..) si occupa della formazione di base e di quella di specializzazione di ufficiali, sottufficiali, graduati e militari di truppa”.

È con queste parole che il Generale di corpo d’armata Massimo De Maggio presenta a Roma il nuovo comando per la formazione, specializzazione e dottrina dell’esercito, il COMFORDOT che avrà il compito di “dare organicità a tutte quelle attività principali relative alla formazione del personale di tutte le categorie, attraverso una sinergia più stretta tra gli istituti che già sono deputati alla formazione del personale, e le scuole di specializzazione deputate a rendere questo personale più specialista nei settori in cui viene impiegato”.

 

Riorganizzazione Esercito: COMFORDOT

 

Ministero Difesa

Oltre alla formazione della componente umana, il nuovo comando COMFORDOT si occuperà dei procedimento di tecniche e tattiche dell’esercito in termini di armi, mezzi e materiali d’equipaggiamento.

A questo proposito è stato creato un centro di validazione e simulazione apposito che appunto crea in modo fittizio dei teatri operativi entro i quali simulare l’impiego dei mezzi in verifica.

Grazie alla creazione di questo nuovo comando, nell’ottica precisa della spending review, sotto la cui stella è nato, entro la fine del 2014 è prevista la soppressione del comando raggruppamento unità addestrative RUA, poiché dal COMFORDOT dipenderanno gli Istituti deputati alla formazione di base degli Ufficiali, dei Sottufficiali e dei Graduati e Militari di Truppa e anche i Comandi-Scuole.

Il COMFORDOT, guidato dal generale De Maggio e con sede presso la caserma Renato Arpaia della Cecchignola, dipenderà direttamente dal Capo di stato maggiore.

Fonti: Grnet.it / Ibidem

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Il Senato dice SI ai tagli alla Difesa

8 novembre 2012 inviato da Staff
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Il Senato Risponde un forte SI ai tagli e la riorganizzazione delle Forze Armate: infatti 252 senatori contro 12 hanno approvato la legge per dare la possibilità al Governo di tagliare i posti di lavoro nel settore della difesa.

Tagli alla Spesa: obiettivi nella Difesa

Il Ministro di Difesa, Giampaolo Di Paola, ha detto ieri in un suo intervento che si tratta di una revisione e non della ricerca di un nuovo modello di difesa. In questo senso assicura che la riforma è stata pensata per fare in modo che non cambi nulla. I vertici militari di questo nostro Paese vogliono continuare a comprare armi sempre più moderne e sofisticate e siccome sono costosissime e non ci sono più soldi, tagliano il personale.  E’ così?
Sembra tutto un po’ incoerente, in quanto per altri 12 anni lo stato continuerà a spendere circa 230 miliardi di euro in un apparato militare nel quale ci sono sempre meno unità di personale.

 

Meno dipendenti, più F-35

 

Ed è proprio questa una delle principali incoerenze. Gli F-35 non sono armi qualsiasi, sono armi da guerra ad alta intensità che si scrivono con lettere maiuscole, soprattutto perché implicano una spesa davvero grossa.
Dov’è scritto che gli italiani abbiamo davvero bisogno di quelle armi? L’esercito è importantissimo ma forse le necessità sono di un aumento di personale, più giovane, e non di armi sempre più aggressive e costose. No?
Considero che le forze armate sono importanti, come ho appena detto, e potrebbero significare una forte opportunità di futuro per molti giovani. Inoltre, in episodi di catastrofe come i terremoti e le nevicate che hanno colpito recentemente diverse zone dell’Italia, l’intervento dell’Esercito è stato decisivo e così deve essere ma, non sono sicura che gli italiani continuino a volere farsi coinvolgere in altre guerre con le quali non centriamo proprio niente, quindi, la domanda è sempre quella: ne abbiamo davvero bisogno di questi caccia?
E ancora: perché si sono definiti precisi obiettivi di riduzione del personale militare e civile e non si è definita la revisione di nessuno dei 71 programmi di armamento avviati da dieci anni a questa parte?

 

Il Ministro della Difesa difende in questa intervista a Otto e Mezzo, di pocche settimane fa l’acquisto di F-35.

 

 

Fonte: MovimentoCinqueStelle / Perlapace.

 

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Militari e F-35: neanche loro li vogliono!

16 luglio 2012 inviato da Staff
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“Non capiamo perché sotto la scure non siano caduti anche i miliardi da spendere per gli aerei F35 (…) In una situazione di emergenza quale quella che stiamo vivendo c’è un limite anche alla subalternità. Casomai parte dei soldi cosi tagliati potrebbero essere dedicati alla polizia, ai carabinieri alla ricerca e ai beni culturali”.

 

foto: rifondazione.it

E a non capirlo, non è solo l’onorevole Cicchitto. Siamo in molti, civili e militari. Già, perché in fondo anche i militari risentono di tagli, tasse e imposte varie che negli ultimi mesi i nostri governanti ci hanno gentilmente donato, nella speranza di sanare un debito pubblico accumulato in decine di anni da loro stessi.

 

La storia dell’acquisto degli F 35 non è certo nuova e più in generale l’imposizione di alcune spese militari ai paesi dell’unione europea in forte crisi è risaputa. L’ultimo caso in ordine di tempo: la Grecia. Ora, al momento l’Italia ancora non è ai livelli dei nostri vicini ellenici, ma di questo passo, li raggiungeremo in fretta.

 

La cosa che davvero lascia stupiti è che per portare avanti questo famigerato programma Joint Strike Fighter sono state penalizzate categorie che per uno stato sociale come il nostro dovrebbero essere intoccabili come i pensionati, la sanità, l’istruzione e non ultimo anche i corpi militari.

 

Lo stesso Luca Marco Comellini, segretario nazionale e fondatore del PdM, il Partito per la tutela dei diritti dei militari e delle forze di polizia, si è detto non solo perplesso, ma preoccupato per una spesa che risulterà inutile e che allo stato attuale è assolutamente superflua: “con la particolare situazione che c’è, avremo capannoni pieni di giocattoli ipertecnologici, senza che nessuno sappia pilotarli (…) Le nostre forze si stanno sgretolando: a settembre verranno tagliate migliaia di altre unità, con gente troppo giovane per andare in pensione”.

 

esercito difesa

E allora, se neanche i militari ritengono che questo progetto abbia senso, se per fortuna l’Italia al momento non si trova in uno stato di guerra e non necessità di armamenti per difendersi da attacchi esterni, se l’articolo 11 della Costituzione è ancora in vigore si può sapere come mai non si può rinunciare a questo progetto così oneroso quanto inutile? Sarebbe una scelta assennata e saggia, già compiuta da paesi ben più oculati del nostro come Norvegia, Canada, Turchia e Australia.

 

La risposta sta nelle penali a quanto dicono fonti ufficiali. Uscire dal programma firmato anche dal nostro ministro ammiraglio a Washington nel lontano 2002, significherebbe pagare diverse penali – previste dall’accordo – che ci costerebbero ancora di più che portare a termine il programma stesso.

 

Ma proprio sul tema delle penali la Rete Italiana per il Disarmo, Sbilanciamoci! e Tavola della Pace che ha organizzato una giornata di mobilitazione proprio contro l’acquisto degli F 35, dichiara che le stesse sono inesistenti e che sono solo un escamotage per far tacere l’opinione pubblica, garantendo così il raggiungimento dell’obbiettivo governativo: “dai problemi tecnici ai costi sempre in aumento, dai dubbi di tutti gli altri paesi partner alla ostinata decisione di continuare l’acquisto da parte del nostro Ministero della Difesa, alle inesistenti penali sulla cancellazione dell’acquisto l’opinione pubblica ha avuto modo in questi ultimi mesi di capire meglio cosa sta dietro al progetto del caccia F-35 e comprendere come si tratti dell’ennesimo e gigantesco spreco di denaro pubblico a sostegno delle spese militari distolto invece da usi socialmente e ambientalmente più utili e necessari”.

 

Ultimo punto paradossale in merito a questa vicenda riguarda i limiti degli F 35: in pratica stiamo per spendere milioni di euro in un armamento che non ci servirà e che al momento non è neanche sicuro che sia tecnologicamente perfetto.

 

Quindi anche per le spese militari, cari italiani, siamo in un vicolo cieco: ci ritroveremo con un sacco di cacciabombardieri e senza un soldo in tasca. Ma qualcuno potrà dire che abbiamo mantenuto fede a un accordo che ci ha definitivamente messo in ginocchio. Anche queste, per qualcuno, sono soddisfazioni.

 

SEI UN MILITARE? COSA NE PENSI? ABBIAMO BISOGNO DI TUTTI QUESTI F-35?

(Fonti: Rassegna.it / Fanpage.it)

 

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Partiamo dalla base delle previsioni della ‘Spending Review’ per la Difesa

-          100 milioni in meno nel 2012

-          500 milioni in meno nel 2013

-          500 milioni in meno nel 2014

-          10 % in meno di personale

-          Cessione di tutti gli immobili della difesa al fondo del demanio

 

Queste misure si aggiungono alle riduzioni fissate dal governo precedente:

-          1,5 miliardi in meno nel 2012

-          700 milioni in meno nel 2013

-          800 nel 2014

-          400 milioni in meno per missioni internazionali nel 2013

Visto che la Difesa è un comparto complesso, il Ministero ha iniziato a studiare il modo in cui verranno effettuati i tagli:

 

Aeronautica militare:

Spariscono alcune basi aeree e rimangono Amendola e Grottaglie, che ospiteranno i Jsf, i cacciabombardieri del futuro, più Gioia del Colle, che oggi ospita gli Eurofighter.

L’aeroporto militare di Trapani sarà ridimensionata a base virtuale: senza aerei fissi di stanza, ma pronta a tornare in prima linea come è stato con la guerra in Libia.

Al Centro-Nord dell’Italia restano per ora le basi di Grosseto, Istrana, Ghedi e Piacenza (che sarà chiusa nel 2015): la prima è base di Eurofighter, le altre ospitano gli Amx e i cacciabombardieri Tornado.

 

Marina Militare:

La flotta passerà da 165 navi a 137

I porti principali saranno: La Spezia, Taranto e Augusta.

Aerei: al posto di 30 aerei a decollo verticale Harrier, di stanza a Grottaglie, e imbarcabili sulle portaerei “Garibaldi” o “Cavour”, lo stormo di piloti di Marina dovrà fare affidamento su 15 Jsf.

 

Esercito Italiano:

Chiusura di 2 brigate operative su 11: probabile lo smantellamento dell’ultima brigata corazzata, la “Ariete”, travolta dalla fine della Guerra Fredda, e dell’unica brigata aeromobile, la “Friuli”, che verrà fusa con la brigata paracadutisti “Folgore” per dare vita assieme a una divisione pronta per impieghi all’estero.

Strutture di comando: attualmente l’Esercito ha un capo di stato maggiore e 5 posizioni di vertice. Dopo la riforma, ci sarà un Comando di Corpo d’Armata, dislocato a Solbiate Olona e convalidato a livello Nato per ricoprire incarichi di comando internazionale, e un Comando di divisione proiettabile all’estero.

(Fonte: La Stampa)

 

 

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Nuovo colpo ai soldati italiani.

Antonio De Muro, il capo di 1° classe, ha pubblicato un articolo su ForzeArmate.org nel quale parla della Speciale Indennità Pensionabile dei Vertici, ovvero S.I.P, istituita per i vertici del personale della polizia e le Forze armate.  Questa indennità si è evoluta in modo considerevole negli ultimi anni, nel 1981 era soltanto il capo della polizia a poter godere di questa speciale indennità pensionabile mentre che nel corso degli anni si sono aggiunti il Comandante della Guardia Forestale e il direttore generale delle carceri. Poi, altri comparti si sono lamentati chiedendo uguali diritti. In questo modo, la SIP è stata garantita anche ai responsabili dei Carabinieri e della Guardia di Finanza e ai 4 capi di stato maggiore delle Forze Armate (Difesa, Esercito, Aeronautica e Marina Militare). Ma anche il Segretario Generale e Direttore degli armamenti hanno il diritto alla SIP.

 

De Muro, nel suo articolo ricorda una informazione pubblicata su www.ilgiornale.it nel dicembre 2011, firmato da Fausto Biloslavo, nel quale c’era scritto che: «(…) I Capi di stato maggiore tirano i remi in barca con una liquidazione che sfiora il milione di euro e 15mila euro di pensione. Non solo: i vertici delle Forze armate, compresi Carabinieri e Finanza, godono di una speciale indennità pensionabile di 409mila euro lordi, che in tempi di vacche magre salta agli occhi. (…)

 

Questo privilegio fa parte di tutte quelle cose che nessuno dice e nessuno spiega, ora vorrei sapere se con tutti i tagli previsti verrà anche toccata la SIP? Voi cosa ne dite?

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Il Governo ha pubblicato il Decreto Legge nr, 95 su unico file pdf varato dal Governo il giorno 6 luglio 2012, relativo a “Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini”. In questa norma il Governo intende aumentare la trasparenza nelle procedure di acquisto di mezzi o servizi ma anche in quel che riguarda la partecipazione in gare o concorsi. L’obiettivo unico è quello di ridurre la spesa pubblica e “sospendere l’incremento dell’imposta sul valore aggiunto, già disposto dal decreto-legge 6 luglio 2011 (…) e di garantire le necessarie risorse per la prosecuzione di interventi indifferibili”.

Uno dei punti del nuovo decreto fissa che “le diverse amministrazioni sono tenute ad approvvigionarsi di beni e di servizi attraverso gli strumenti di acquisto e di negoziazione messi a disposizione da Consip, la centrale acquisti per la Pubblica Amministrazione, e dalle centrarli di committenza regionali di riferimento in quanto a energia, gas, carburanti, combustibili per riscaldamento e telefonia”. Infatti, i contratti che violeranno questo punto saranno considerati nulli:

Legge qui il decreto

 

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In Italia si taglia dappertutto, ma non vorrei che ora qualcuno ci prendesse gusto a questo dei tagli. Nel nostro caso, quello della difesa, è tutto un mondo a parte. E già da diversi mesi che ci parlano di tagli fino al punto che non capisco più niente, non so se quelli che dicevano sono compresi nella spending review o dobbiamo sommarli. Vabbè, spero di no, altrimenti è un casino.

 

La Spending Review nel caso dei militari non distingue tra dirigenti e soldati e prevede una riduzione di personale di almeno un 10 %, parliamo di 20 mila posti e 100 milioni di euro in meno per gli investimenti nelle armi. A rischio anche 558 tra generali ed ammiragli, che rientrano nel taglio del 20% dei dirigenti.

 

E, come verrà fatto questo taglio?

Si pensa a accelerare l’uscita del personale militare, con la deroga della riforma del sistema pensionistico per dipendenti pubblici e statali.

 

Missioni all’Estero

Per quel che riguarda l’AID, i contributi saranno ridotti da 16 a 11,8 milioni nei prossimi due anni.  Anche le missioni all’estero saranno oggetto di tagli. Il ministero rimarrà in Afghanistan fino al 2014, ma nei prossimi mesi rientreranno centinaia di soldati per 8,9 milioni di euro di risparmio.

 

Proposte

La Spending Review che intende approvare il Governo colpirà non solo la Difesa ma tutti settori dell’amministrazione pubblica, uno dei maggiormente bastonati  è la Sanità. Infatti, le misure previste dovrebbero implicare un risparmio tra i 6 e i 7 miliardi di euro, che vanno a sommarsi agli 8 miliardi di tagli previsti a partire dal prossimo gennaio.

 

Su questo punto i militari hanno qualcosa da dire che, in ogni caso non sembra sbagliato. Ditemi voi:

Si parla della possibilità di riunificare le diverse forze di polizia sotto un unico comando per risparmiare circa 4 miliardi di euro l’anno. Così lo afferma il segretario del Partito per la tutela dei Diritti dei Militari e Forze di Polizia, Luca Marco Comellini: “E’ dal 2009 che i partiti ignorano ogni nostro appello di razionalizzazione delle spese: si potrebbero tagliare oltre 7,4 miliardi per lo Stato in pochi mesi, abolendo norme anacronistiche e inutili”. (Fonte: Diritto di Critica)

 

A me non sembra dal tutto sbagliato, è chiaro che la spesa dei farmaci potrebbe essere ridotta ma penso che i tagli previsti in Sanità nei prossimi anni è esagerato. Poi, invece di tagliare le risorse per tutti i comandi della polizia, magari sarebbe meglio accorpare le diverse forze.

 

Poi è necessario che la smettiamo con capricci e privilegi del tipo trattamenti economici superiori per ufficiali e dirigenti al compimento dei 13-15 e 23-25 anni di servizio. Poi, scusatemi, ma chi sono i militari che difendono una spesa di 8 miliardi di euro entro il 2026 per acquistare Caccia F-35???

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Persomil ha pubblicato una circolare sulla l’attribuzione di assegni, per l’anno 2011, al personale del comparto Difesa. Guarda la circolare qui: circolare tantum comparto difesa

 

 

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L’Aula della Camera ha detto SI a un ordine del giorno, proposto della Lega Nord, nel quale il governo si impegna a “valutare, in sede di applicazione di riforma del lavoro, le eventuali conseguenze sul comparto pubblico Difesa e Sicurezza, e su quello in cui operano le società di sicurezza privata, qualora incompatibili con la specificità delle rispettive professioni”.

Secondo ha pubblicato Grnet.it, all’inizio il governo difendeva la sua contrarietà alla proposta ma poi si è visto praticamente obbligato a cambiare parere in quanto la maggior parte dei gruppi manifestava la sua adesione all’ordine dei “lumbard”.

Bisogna sottolineare che tramite questa proposta, il governo si limita soltanto a valutare la questione, niente di più.

Infine, l’odg incassa in via libera dell’Aula con 416 voti favorevoli, 7 contrari e 19 astenuti.

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I Debiti della Difesa

23 giugno 2012 inviato da Staff
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Il Ministero della Difesa è fortemente indebitato: a quasi 255 milioni di euro ammontano i debiti del ministero al 31 dicembre 2011, secondo il Rapporto di Performance 2011.

La maggior parte dei debiti sono conseguenza di un finanziamento minore registrato dalla Difesa l’anno scorso. Gran parte dei quali sono riconducibili ai canoni acqua, luce e gas. Il ministero evidenzia poi che con il livello di risorse previste per il triennio 2011-2013, ”in assenza di specifici interventi, la prontezza operativa dello strumento militare rimarrà al livello minimo necessario per far fronte agli impegni internazionali, con il rischio di veder aumentare le criticità che la caratterizzano”.

Secondo ha pubblicato l’agenzia ANSA, l’anno scorso in Italia il personale militare era di 291mila unità (di cui 110mila appartenenti all’Arma dei Carabinieri). Il disegno di legge delega per la revisione dello strumento militare prevede una riduzione del personale militare a 150mila unità (carabinieri esclusi) entro il 2024, nonché una profonda ristrutturazione organizzativa del ministero ”fortemente orientata all’efficienza ed alla funzionalità per restituire risorse al settore operativo”.

CRISI ECONOMICA

Che il paese vive un momento di crisi, lo sappiamo tutti. Ma il rapporto, parla di “una situazione congiunturale di questo tipo che non potrà restare solamente in capo al ministero della Difesa ma, vista la sua rilevanza, richiede la ricerca di soluzioni che possano conciliare le esigenze generali di finanza pubblica con le necessità di disporre di uno strumento militare in grado di operare ad adeguati livelli capacitivi, producendo quello per cui le stesse forze armate esistono e cioè la Difesa e la Sicurezza del Paese nel contesto delle Alleanze di cui è parte”.

 

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