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Tagli All’esercito. Ecco Le Conseguenze

12 settembre 2013 inviato da Staff
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Tagli All’esercito. Ecco Le Conseguenze 3.75/5 (75.00%) 8 Vota questo articolos

 

 

La situazione del nostro esercito, fiore all’occhiello del Belpaese, è a dir poco disastrosa e a dircelo è una voce autorevole proprio tra i militari, il sottosegretario alla difesa Gioacchino Alfano, alla quarta commissione del Senato della Repubblica per rispondere a una interrogazione parlamentare del Movimento 5 stelle.

 

tagli esercitoI numeri snocciolati senza tante riserve sono impressionanti: “1191 carri armati, di cui 605 Leopard (anche se per l’intera linea è stato disposto il fuori servizio), 389 Centauro e 197 Ariete (47 di questi mezzi saranno però dismessi entro il 2018; (…) è stato disposto il fuori servizio per tutti i 381 M113 e per un 6614G, mentre restano in servizio 553 VCC1, 1207 VCC2, 367 Puma, 198 Dardo e 119 Freccia)”.

 

Mezzi da rottamare o talmente datati da essere fuori uso. Tagli al personale. Chiusura caserme. Come si può pensare in queste condizioni di onorare a testa alta gli impegni internazionali o addirittura di prenderne di ulteriori? Lasciando i mezzi e parlando di risorse umane la situazione non si rischiara; la riduzione del personale del 20% è stata riconfermata anche dal Ministro della difesa Mario Mauro con un’affermazione politically correct: “la revisione dello strumento militare è un processo epocale di razionalizzazione delle Forze armate e deve fare i conti con le condizioni di finanza pubblica e di bilancio della Stato”.

 

no ai tagli esercitoDetto in altri termini: il sistema va rivoluzionato e come ogni rivoluzione lascia qualche inevitabile caduto sul campo; ma a fin di bene e solo a causa delle ristrettezze finanziarie. Anche sul problema delle caserme dismesse, il ministro risulta molto diplomatico, spiegando che lo stato non è affatto il proprietario, ma solo un gestore pro tempore di edifici non più idonei per gli scopi della difesa dei quali diventa automaticamente proprietario…una sorta di tutore.

 

Insomma pare che in fondo questi tagli siano inevitabili. A dispetto del riconoscimento della specificità del ruolo e della solitudine professionale nel quale il comparto sicurezza ha vissuto i suoi ultimi anni e ampiamente riconosciuto dal premier Letta nel suo discorso di insediamento, quando ancora si intravedeva un barlume di luce in fondo al tunnel.

 

 

Fonte: lastampa / analisidifesa / laprimapagina / lindro

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Stipendi Soldati. Difficile Non Perdere La Speranza… 2.20/5 (44.00%) 5 Vota questo articolos

Questa spending review e questa crisi stanno mietendo più vittime della più brutale delle guerre. Imprese che chiudono i battenti, pensioni ridotte all’osso e stipendi sempre più bassi. Non certo segnali ottimali se si vuole far riprendere l’economia.

Specialmente per quanto riguarda le retribuzioni. In questo articolo ci vogliamo concentrare sugli stipendi soldati, un comparto  che svolge compiti all’apparenza di poca praticità per il cittadino comune ma che di fatto ci permette di far fronte a situazioni naturali disastrose interne come terremoti e di portare aiuto in collaborazione con altri stati in territori di guerriglia. Come sta accadendo per l’Afghanistan, l’Iraq e molte altre zone difficili del mondo.

 

stipendi soldati

 

Ma anche il lavoro all’interno dei confini dello stato è di fondamentale importanza. L’esercito infatti  interviene a supporto della Protezione Civile in caso di calamità naturali e collabora spesso per il mantenimento della sicurezza interna dello Stato.

 

Pensare che gli stipendi soldati non vengono distinti per la specificità del ruolo, ma vengono fatti rientrare nel calderone dei tagli e delle tasse è triste oltre che profondamente ingiusto. Non che si possa ritenere giusta una riduzione di retribuzione in qualunque settore pubblico, ma nel comparto sicurezza, le decurtazioni fanno ancora più male.

 

La situazione delle retribuzioni per i dipendenti pubblici nella quale rientrano anche gli stipendi soldati è bloccata dal 2010 e lo rimarrà almeno fino al 31 dicembre prossimo. Questo per il comparto sicurezza riguarda qualcosa come 10.000 militari impegnati in missioni internazionali e in affiancamenti a carabinieri e polizia nel mantenimento dell’ordine pubblico.

 

Parlando di stipendi soldati non si può non parlare di numeri.  Un caporale maggiore in servizio permanente guadagna circa 1.250 euro al mese, un pari grado non in servizio permanente solo 900. Nel caso di promozione lo stipendio non varierebbe di un centesimo. Stesso discorso vale anche per gli ufficiali. Dunque avanzamenti di carriera, responsabilità e personale più o meno numeroso sotto il proprio comando, non incidono minimamente sugli stipendi soldati.

Il fatto che non si vedano scendere in piazza i nostri militari, sebbene ne avrebbero tutti i diritti, è un sollievo e la riprova del fatto che sono un comparto responsabile e totalmente devoto allo stato e alle sue scelte, anche quando queste sono penalizzanti per loro stessi; il loro delicato ruolo sociale gli impedisce di protestare come tutti gli altri dipendenti pubblici. Anche di questo bisogna tener conto prima di trattarli come semplici dipendenti statali.

 

 

Fonte: ilgiornale / lanotiziagiornale / formiche

 

 

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Niente Feste Per Nessuno. Almeno Nei Tagli, L’Uguaglianza C’è… 5.00/5 (100.00%) 1 Vota questo articolo

Alzabandiera, carica di cavalleria, onorificenze e medaglie rimandati a tempi migliori. Decisione senza dubbio coerente con il periodo storico e con i tagli e la crisi dilagante quella di cancellare la festa in programma il prossimo 16 maggio per la polizia e il prossimo 20 giugno per la guardia di finanza.

 

La cancellazione di queste cerimonie si muove nell’ottica di ”ridefinire le modalità di organizzazione delle feste delle singole forze armate, dei corpi militari e dei corpi non armati dello Stato” secondo quanto dichiarato dal neo primo ministro Letta a giustificazione della decisione presa. Il comunicato è stato recapitato ai ministri interessati ovvero dell’Interno, Angelino Alfano, della Giustizia, Annamaria Cancellieri, della Difesa, Mario Mauro, delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Nunzia De Girolamo, dell’Economia, Fabrizio Saccomanni.

 

no parate militari

 

I grandi sfarzi che accompagnano di solito questi appuntamenti ufficiali, per precisa volontà governativa, si limiteranno quindi a un  incontro del presidente della Repubblica con il capo dell’Istituzione interessata, accompagnato da una rappresentanza di allievi degli istituti di formazione; il tutto si svolgerà all’interno delle relative strutture e sarà aperto solo al personale addetto.

 

Due commemorazioni però si terranno comunque, seppure più contenute del previsto: quella della Repubblica del prossimo  2 giugno e quella delle forze armate il 4 novembre all’Altare della Patria.

 

Le Reazioni Alla Cancellazione Delle Commemorazioni

 

Ponderato il commento del leader dei funzionari di polizia Enzo Letizia alla cancellazione della festa del 16 Maggio: “la festa, anche fatta nella sobrietà che i tempi di crisi impongono è un momento di riflessione che in ogni caso onora chi tutela ogni giorno i cittadini, i loro diritti e la loro libertà. È un momento che conferma il patto stretto tra Stato, le sue istituzioni, le donne e gli uomini della Polizia di Stato uniti intorno a ideali di legalità, libertà ed ai valori della nostra democrazia”.

 

E in effetti clima a parte anche le forze armate hanno ben poco da festeggiare. Chissà che un taglio al superfluo non serva a evitare qualche taglio di personale… Tutto sommato sperarci non costa.

 

Eh già, perché anche i militari convivono ancora da diverso tempo ormai con questa spada di Damocle sulla testa, quella della revisione dello strumento militare. È proprio di questi giorni l’incontro tra il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Ammiraglio Luigi Binelli Mantelli e le Organizzazioni Sindacali del personale civile dell’Amministrazione Difesa, dove proprio per la situazione drammatica del nostro paese dal punto di vista sociale, è stato sottolineato come una coesione nazionale sia indispensabile per mantenere la tranquillità e la sicurezza nel paese. In questo senso il confronto pe r una revisione costruttiva dello strumento militare si auspica che diventi un mezzo per migliorare la condizione lavorativa delle forze armate.

 

 

Fonte: grnet / militariassodipro / ilnuovogiornaledeimilitari / repubblica /esercito.difesa

 

 

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Decreto Armonizzazione: Felice Romano, Segretario Generale del SIULP, a nome degli uomini in divisa, ha confermato senza mezzi termini la posizione ormai netta di contrapposizione senza ritorno della categoria verso il decreto armonizzazione del comparto sicurezza, parlando di “accanimento da parte dello stesso Ministro nei confronti delle donne e degli uomini in uniforme che servono devotamente il Paese (…) Insistere nel voler riproporre, a camere sciolte, un testo di regolamento che ha un portata devastante per il personale e che fa collassare il sistema sicurezza, (…) o è un accanimento oppure nasconde una regia che pur essendo lontana dagli interessi dei poliziotti e del diritto alla sicurezza dei cittadini, vuole inserire elementi di strumentalizzazioni utili solo alla campagna elettorale in corso”.

 

decreto armonizzazione

L’appello va poi a Schifani e a Fini, affinché blocchino in coscienza l’invio alle commissioni parlamentari della bozza del decreto armonizzazione previdenziale del personale del comparto Sicurezza e Difesa.

 

Decreto Armonizzazione: La Attesa

Anche il Gen. Domenico Rossi, candidato alla Camera per il collegio Lazio 1 con la lista Scelta Civica per Monti, riguardo il decreto armonizzazione, non ha esitato a richiedere l’imprescindibile vaglio del nuovo parlamento che si insedierà tra poche settimane come “atto di sensibilità e di rispetto per la dignità delle donne e degli uomini in divisa” prendendo comunque atto dell’invio alle Commissioni competenti del decreto di armonizzazione sulle pensioni del personale del Comparto Difesa, Sicurezza e Soccorso Pubblico per il parere di competenza come mero atto di prosecuzione dell’iter legislativo”.

 

Niente specificità nel Decreto Armonizzazione

 

Quello che più di ogni altro accusano le associazione di categoria del comparto sicurezza è il mancato rispetto della specificità del settore, nel decreto armonizzazione, e dell’ingente volume di risorse umane che coinvolge, come dichiara Emanuele Fiano, responsabile Sicurezza e Difesa del PD: ”considerare di ordinaria amministrazione il regolamento di armonizzazione pensionistico dei comparti sicurezza, difesa e soccorso pubblico, un provvedimento che riguarda la vita di mezzo milione di operatori e che ha un valore di bilancio di un miliardo di euro, è pazzesco”.

 

Tanta indignazione è frutto non solo del caso specifico, ma anche dei passati mesi in cui il comparto sicurezza è stato colpito duramente da tagli e provvedimenti di ogni sorta nell’ottica della spending review e del risparmio statale. Uomini e donne in divisa appartengono a un universo che risponde a regole differenti rispetto agli altri dipendenti statali, regole legate a specificità di servizio che spesso vengono ignorate dalle istituzioni e dalla politica. Le stesse specificità che rendono il comparto sicurezza così indispensabile per qualunque stato civile.

 

Fonte: grnet / primapaginanews / ansa / ANFP / classicaviva

 

 

 

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Ministero Della Difesa In Vendita. Colpa Della Spending Review 1.50/5 (30.00%) 2 Vota questo articolos

Continua senza sosta la messa in vendita degli alloggi di proprietà del Ministero della Difesa; 3,200 unità abitative dislocate su tutto il territorio nazionale delle quali 700 sono attualmente occupate dal personale del ministero, il quale, per legge, ha diritto di prelazione sull’acquisto.

Come ormai è noto la legge 7 agosto 2012 nr. 135 cioè la Spending Review stabilisce all’art. 23 ter, comma 8 quater, la costituzione di uno o più fondi comuni di investimento immobiliare, a cui vengono conferiti beni immobili di proprietà dello Stato non più utilizzati dal Ministero della Difesa con lo scopo dichiarato di contribuire alla diminuzione del debito pubblico. All’interno di questo insieme di immobili sono stati inseriti anche gli alloggi occupati da militari che hanno goduto dell’assegnazione durante il loro servizio ma che allo stato attuale non sono più operativi.

 

Diritto Di Prelazione Per Gli Occupanti

 

Su questo ultimo punto va sottolineato che delle oltre 600 proposte di vendita, circa il 65% degli occupanti ha deciso di accettare la proposta di acquisto diventando proprietario effettivo dell’immobile, mentre  il 30% ha optato per la continuazione dei contratti di locazione. Nel rimanente 5% dei casi invece gli inquilini o on si sono ancora espressi oppure hanno deciso di lasciare l’abitazione.

Il prezzo di acquisto degli immobili è esattamente quello stabilito dall’osservatorio del mercato immobiliare dell’agenzia del territorio, con una riduzione del 30% nel caso in cui la compravendita avvenga nei casi appena citati ovvero tra inquilino e proprietà. Esiste poi una ulteriore percentuale di sconto che può arrivare fino a un ulteriore 25% in base al reddito e alla composizione del nucleo familiare.

Se per gli alloggi già occupati si applica il diritto di prelazione, per la rimanente parte si procederà con la vendita all’asta, dando però la precedenza al personale della difesa attualmente in servizio.

 

Fonte: ilghirandaio / militariperlacasa /  difesa / usb

 

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”Dobbiamo saper cogliere le opportunità che ci offre la legge per la revisione dello strumento militare recentemente approvata dal parlamento e ci aspettiamo un sostegno politico per mantenere le forze armate efficienti, altrimenti l’Italia perde il suo ruolo fondamentale”. Nella sostanza e nella filosifa guida, il cambio ai vertici dello stato maggiore non ha modificato lo spirito d’azione.

 

L’Amm. Binelli abbraccia appieno la filosofia del predecessore e delle istituzioni

L’avvicendarsi quindi dell’ammiraglio Luigi Binelli Mantelli nel ruolo di nuovo capo di stato maggiore al posto del generale Biagio Abrate, la cui cerimonia si è svolta presso la caserma Gandin, sede del comando di brigata e del primo reggimento Granatieri di Sardegna a Roma, non ha di fatto visto alcun cambiamento di tendenza rispetto alla riforma dello strumento militareapprovata dal parlamento e fortemente criticata da più parti.

Il neo eletto ammiraglio ha poi sottolineato nel suo discorso di insedimaneto l’assoluta necessità di “rendere sostenibile il sistema di sicurezza e difesa, assicurandone capacità coerenti con gli interessi e il ruolo della nazione, anche nel contesto delle Alleanze e delle organizzazioni internazionali cui aderisce”.

Dichiarazioni in linea con quelle del segretario generale della Nato Anderd Fogh Rasmussen che a Bruxelles, durante una conferenza stampa, nella quale dopo aver ribadito la non interferenza dell’associazione internazionale nelle politiche interne dei singoli paesi membri ha precisato che “dà per garantito che gli alleati prendano decisioni che assicurino all’Alleanza nel suo insieme la capacità necessaria per affrontare le sfide di oggi (…) Certo, investire nella difesa non risolve i nostri problemi economici, ma se tagliamo troppo e per troppo tempo rischiamo di rendere l’attuale situazione economica anche peggiore di come è adesso. Ma la nostra prosperità dipende dalla nostra sicurezza”.

Il Ministro Di Paola presente al passaggio di consegna non ha mancato di ricordare come lo strumento di riforma militare sia un passo obbligato che non può conoscere tentennamenti nel suo percorso, percorso che il nuovo Capo di Stato Maggiore dovrà affrontare e far rispettare senza indugio: “sarai il primo militare d’Italia, quello che dovrà fare sempre il primo passo perché gli altri lo seguano, quello che dovrà attuare con coraggio e senza tentennamenti o passi a ritroso la riforma dello strumento militare“, ha detto il ministro rivolgendosi proprio al nuovo capo di stato maggiore della Difesa.

Subito diverse le associazioni di categoria dei militari hanno replicato senza mezzi termini: “concordiamo, conoscendo testo e conseguenze della Revisione dello Strumento Militare, che la Riforma è, e sarà, un percorso impervio e non gradevole per migliaia di militari che dovrebbero affrontare, senza tutele e diritti, gravi problemi lavorativi, economici, sociali e familiari. NON concordiamo sul fatto che sia “indifferibile“ e soprattutto che NON si possano fare passi indietro”.

 

Fonti: grnet / militariassodipro / italnews

 

Valentina

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Approvata Riforma Forze Armate, ma la battaglia non è finita. 1.00/5 (20.00%) 1 Vota questo articolo

Riforma Forze Armate: Il 12 dicembre si rivela un giorno importante per il comparto sicurezza italiano: nel lontano 1972, in questo giorno, veniva approvata la legge che riconosceva il diritto all’obiezione di coscienza e istituiva il servizio civile alternativo. Oggi, 40 anni dopo, un’altra legge è destinata a cambiare il mondo militare italiano su vasta scala.

In peggio purtroppo.

Alla fine di una legislatura e sotto l’egida di un governo dimissionario, a dispetto delle polemiche scoppiate da più parti, il parlamento ha votato il provvedimento di riforma forze armate fortemente voluto dal Ministro Di Paola.

Votanti: tutti tranne l’Idv. Favorevoli: 294. Contrari: 25. Astenuti 53.

 

Perchè una Riforma Forze Armate

 

Fonte: difesa.it

“Se la necessità di approvare il decreto delega è quello di garantire operatività e più efficienza allo strumento militare, allora dovrebbero chiarirci come si potrà salvaguardare questo obiettivo se la distribuzione delle risorse del bilancio delle forze armate nel 2013 disporrà di 800/1.000 milioni in più di quest’anno concentrati tutti sull’acquisizione di nuovi mezzi, armi e materiali, a discapito dell”unica voce che subirà ancora tagli, ovvero quella dell’Esercizio che finanzia i costi di gestione delle infrastrutture, la manutenzione, il rifornimento di mezzi ed equipaggiamenti e l’addestramento”. Questo è lo stato d’animo di chi in quel settore c’è e ci rimarrà, a differenza dei governi che cambiano e si alternano, addossando colpe e scelte improrogabili ai predecessori.

 

Riforma Forze Armate: Personale VS f-35

 

Paradossale poi, se non inaccettabile, la salvezza riservata agli F-35 che, nonostante tagli e revisioni del settore, non subiranno modifiche, proteggendo così l’industria bellica. Il programma iniziale, per la riforma forze armate, ha subito una leggera diminuzione dagli iniziali 131 a 90 pezzi, per un costo complessivo che si aggira intorno ai 12-15 miliardi di Euro.

Le associazioni di categoria promettono nuove battaglie e non hanno alcuna intenzione di rassegnarsi al loro destino, considerato ingiusto e iniquo: “il parlamento ha perso l’occasione di bloccare l’azione di chi vuole sempre più soldi per le armi e di rimettere al centro di una discussione comune e partecipata, sia in ambito istituzionale che nella società civile, il modello di difesa e di sicurezza più utile ai cittadini italiani”.



Fonte: Ilnuovogiornaledeimilitari.it/Osservatorioiraq.it

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Bilancio Difesa 2013: più risorse per armamento ma non ci sono soldi per il personale 1.00/5 (20.00%) 1 Vota questo articolo

Bilancio Difesa: Circa un miliardo di euro in più. Questa è la cifra che corrisponde all’aumento delle risorse assegnate in bilancio difesa al ministero della difesa per il 2013, questo significa un incremento del 4.6 % rispetto al 2012.

 

In ogni caso, alcune delle voci del bilancio difesa 2013 vengono ridotte. Vediamo di analizzare nel dettaglio quali sono le previsioni della difesa per il prossimo anno:
bilancio difesaBilancio Difesa: Calano le risorse per le voci:
-    Arma dei carabinieri: da 5,89 a 5,76 miliardi,
-    Funzioni Esterne da 99,9 a 99,2 milioni
-    Investimenti: dai previsti 3,63 miliardi a 3,4
-    l’Esercizio: questo è il parametro che copre i costi di manutenzione e addestramento e soffrirà un calo di 1,33 miliardi contro 1,52 dell’anno scorso
-    Missioni all’Estero: è prevista una riduzione da 1,45 a un miliardo, nei fondi per le missioni all’estero che finanzia la preparazione specifica dei reparti destinati a operare in Afghanistan, Balcani e Libano.

 

Bilancio Difesa: Aumentano le risorse per le voci:
-    Pensioni provvisorie del personale in Ausiliaria, da 355,9 milioni a 430,6.
-    Funzione Difesa, che alimenta Esercito, Marina e Aeronautica e assorbe la gran parte del Bilancio, vede un incremento dei fondi dai 13,61 miliardi del 2012 a 14, 64.
-    la voce di spesa per il personale continua a salire con 9,68 miliardi contro i 9,61 del 2012 e i 9,46 del 2011. Questo è sicuramente un punto poco coerente se si tiene in conto che la legge di stabilità ha previsto tagli importanti di personale.

 

Riassunto Bilancio Difesa

 

In questo modo, l’anno prossimo sarà possibile acquisire nuove armi ed equipaggiamenti ma il personale sarà meno preparato per usare tali armi perché cadono i fondi per addestramento. Infatti, lo stesso documento del bilancio difesa ammette che la riduzione della capacità operativa della difesa potrebbe essere critico a breve termine….forse qualcuno, a questo punto, dovrebbe farsi qualche domanda. Giusto?

Fonte: Analisidifesa

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Nuova Scuola Per Sergenti a Viterbo

10 dicembre 2012 inviato da Staff
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Il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, generale Claudio Graziano, ha annunciato la futura apertura di una scuola per sergenti dell’Esercito a Viterbo.
Questa potrebbe essere precisamente una delle misure incluse nella Riforma delle Forze Armate, in attesa di approvazione al Parlamento. ”Il programma cui stiamo lavorando – ha argomentato Graziano – prevede di concentrare le strutture formative laddove già abbiamo quelle addestrative. E la Tuscia, in questo senso, grazie alla presenza del poligono di Monte Romano, è tra le più fornite”.

 

Scuola Militare: perchè Viterbo?

 

Foto: sergenti.it

Uno dei principali vantaggi che, secondo il generale, presenta Viterbo, è un’elevata integrazione tra militari e cittadini. Inoltre, il territorio costituisce uno del punti di riferimento in Italia per quel che riguarda l’arruolamento di soldati.
Uno dei principali obiettivi del progetto è il supporto alla tradizione militare di Viterbo, in quanto lo smantellamento della ex Vam (Vigilanza Aeronautica Militare) e alla trasformazione dell’ex Sas (Scuola allievi sottufficiali) in Scuola per marescialli hanno provocato un forte periodo di crisi nella zona.
In ogni caso, il generale non ha negato la possibilità che alcune strutture militari di Viterbo possano essere cedute in altre zone d’Italia, dopo la creazione della scuola. “Abbiamo in animo – ha sottolineato – di dismettere molti immobili, circa 400, a livello nazionale. La spendig review ci impone di snellire la nostra presenza sul territorio, mantenendo tuttavia gli altissimi livelli di preparazione e di addestramento raggiunti negli anni. Quindi verificheremo con scrupolo le infrastrutture necessarie da quelle che possono essere cedute”.

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fonte: nsd

Parole del presidente dell’organizzazione di militari europei (EUROMIL), Emmanuel Jacob, ha criticato i tagli e le nuove misure per il risparmio che hanno colpito negli ultimi mesi, e continuano a colpire, non solo i militari italiani ma le forze armate di molti paesi europei.
In occasione della “European Day of Action and Solidarity”, che si svolgerà mercoledì a Bruxelles,  Jacob, ha rilasciato queste dichiarazioni nelle quali denuncia l’austerità imposta dagli organismo europei che stanno trascinando l’Europa “in una stagnazione economica, anzi una recessione, con il risultato che la crescita si è fermata e la disoccupazione aumenta inesorabilmente. I tagli ai salari stanno attaccando il modello sociale europeo, peggiorando gli squilibri sociali.”
In questo senso, il presidente di Euromil fa un richiamo in favore dell’occupazione e della solidarietà.

Crisi: i Militari colpiti due volte

Jacob considera che le Forze Armate non si sono salvate dall’impatto negativo delle misure contro la crisi economica e finanziaria ma, afferma, che i militari e le loro famiglie devono pagare due volte. “In primo luogo come civili, dovendo condividere i sacrifici chiamati a compiere da ogni cittadino europeo, a causa dell’adozione di nuove tasse che hanno ridotto il loro reddito e che hanno tagliato i loro sistemi di sicurezza sociale. In secondo luogo come soldati, devono sopportare le conseguenze dei tagli ai loro bilanci”.

Esercito: conseguenze della crisi

Jacob lamenta che se i tagli continuano la formazione, uno dei pochi pilastri della difesa, e la preparazione dei militari sarà insufficiente per compiere efficacemente le operazioni all’estero. Questo –continua-mette in pericolo gli stessi militari. Inoltre, “la mancanza di investimenti indurrà all’uso di attrezzature inadeguate che comprometteranno la loro sicurezza”.
Il rappresentante europeo esige che le condizioni di lavoro dei militari siano mantenute inalterate. ” Le associazioni militari non possono accettare una regressione così oltraggiosa dei loro diritti”.

Amore alla Patria

Le Forze Armate, come bene ricorda il presidente di Euromil, sono composte da essere umani che amano e difendono la loro patria come cittadini in uniforme, questo non nega i loro diritti come cittadini.
In questo senso, Euromil sollecita ai paesi che stanno imponendo limitazioni ai diritti dei militari un riconoscimento a questi cittadini, in particolare chiede “ riconoscimento del diritto ai militari di formare e aderire ai sindacati e alle associazioni indipendenti e che questi siano inclusi in un regolare dialogo sociale da parte delle autorità. I militari sono altamente qualificati, sono dipendenti che hanno il legittimo diritto di promuovere i propri interessi sociali e professionali – come fanno altri lavoratori”.

 

Fonte: Grnet.it

 

 

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