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Concorsi Aeronautica. Informazioni Utili

5 febbraio 2017 inviato da Staff
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Concorsi Aeronautica. Informazioni Utili 5.00/5 (100.00%) 1 Vota questo articolo

Concorsi aeronautica: Le professioni che offre l’aeronautica militare sono senza dubbio tra e più dinamiche e prestigiose delle nostre forze armate. Come per gli altri settori dipendenti dal ministero della difesa, anche qui, è necessario affrontare i concorsi aeronautica.

I concorsi aeronautica servono per poter accedere al corpo e per avanzare di carriera e infatti, con i concorsi aeronautica vengono coperti tutti i ruoli previsti da questa forza armata: ufficiali, sottufficiali, graduati e truppa con competenze specifiche. Anche i tre comandi di vertice, Comando della Squadra Aerea Comando Logistico Comando Scuole, vengono gestisti tramite concorsi aeronautica.

 

concorsi aeronautica

 

Come presentare Domanda Per Concorsi Aeronautica

 

Le domande per i bandi di concorsi aeronautica si trovano su internet e ne vengono pubblicati solitamente 3 ogni anno.

Dopo aver presentato domanda per i concorsi aeronautica, si verrà convocati per le visite mediche e, qualora si risulti idonei, si verrà inseriti in graduatoria per i concorsi aeronautica e si partecipa ai concorsi aeronautica per un percorso formativo e di addestramento presso la scuola di Taranto.

 

 

Requisiti Per Accedere a Concorsi Aeronautica

 

Per poter accedere ai concorsi aeronautica è necessario avere un’età tra i 18 e i 35 anni ed essere di cittadinanza italiana. Senza un diploma di Istruzione Secondaria di Primo grado non si può partecipare ai concorsi aeronautica e per coloro che vogliono avanzare di carriera è necessaria una qualifica formativa più alta come la laurea. A questo proposito, va specificato che ai gradi maggiori si accede per competenze acquisite nell’arco degli anni, oltre che per concorsi aeronautica.

Dal punto di vista etico, la partecipazione ai concorsi aeronautica è legata al possedimento “di moralità e di una disciplina indiscutibili ed incommensurabili”.

Per poter accedere ai concorsi aeronautica è necessario possedere anche requisiti fisici ovvero un’altezza minima di 1,61 m. per le donne e di 1,65 per gli uomini e una prestanza fisica buona.

 

Per i concorsi aeronautica è possibile prepararsi autonomamente, senza seguire corsi o consultare libri, seppure si trovano anche questo genere di opportunità su internet. E’ possibile invece consultare le informazioni contenute nella banca dati del sito internet dell’aeronautica, nella sezione concorsi aeronautica dove vengono evidenziate alcune informazioni utili per il superamento della prova scritta di cultura generale.

 

 

fonte: lavoroefinanza / difesa / squattrinato / concorso-pubblico

 

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Domanda Militare. Quando e Come Farla

4 febbraio 2017 inviato da Staff
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Domanda Militare. Quando e Come Farla 5.00/5 (100.00%) 12 Vota questo articolos

Domanda Militare: Da quando non vige più l’obbligo per i maggiorenni maschi di arruolamento obbligatorio nell’esercito ovvero dal 1° gennaio 2005, la domanda militare è diventata un modo per cercare un impiego all’interno del corpo dell’esercito.

La domanda militare di natura facoltativa ha permesso quindi all’Italia di mettersi in linea agli altri paesi europei costruendo un esercito di professionisti qualificati e motivati.

 

Come Si Può Avanzare Domanda Militare e dove

 

Domanda MIlitare

 

Esistono diverse strade che consentono a un giovane di presentare domanda militare, entrando nell’esercito italiano. Così come per tutti gli altri corpi, anche la domanda militare va di pari passo con i requisiti che si possiedono in termini di età e di formazione. In generale la domanda militare può prendere due differenti strade.

 

Domanda Militare attraverso Concorsi Pubblici

 

Con cadenza periodica regolare e previa pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale, l’esercito bandisce dei concorsi pubblici per fare domanda, scaricabili facilmente dal sito della difesa.

Attraverso la domanda militare presentata con il concorso, vengono scelti i volontari che vogliono intraprendere la carriera militare.

I concorsi per la domanda militare sono aperti senza distinzione di sesso purché in possesso dei requisiti specifici dettagliati all’interno del bando. Il concorso per la domanda è differenziato in base alla tipologia di carriera che si intende intraprendere; dunque si potrà avanzare domanda militare per entrare nelle scuole militari, come volontari in ferma prefissata di 4 anni o ancora come marescialli o allievi dell’accademia di Modena.

Il superamento del concorso e l’esito positivo della domanda militare sono subordinati al superamento di una serie di prove specifiche, in base al tipo di bando a cui si partecipa.

La domanda militare dei concorsi pubblici per l’accesso all’accademia militare di Modena è vincolata d un biennio di scuola superiore con ingresso al terzo anno, dal quale se ne esce con una formazione scolastica all’interno di un contesto dove sono fondanti i “valori della solidarietà, dell’amicizia e della sana competizione”. Per poter presentare la richiesta all’accademia di Modena è necessario possedere un diploma quinquennale ed è necessario superare una serie di test e di colloqui attitudinali. La domanda militare presso l’accademia è vincolata anche alla frequenza obbligatoria.

 

Domanda militare attraverso l’arruolamento

 

Per coloro che vogliono avanzare domanda militare in qualità di volontario in ferma prefissata di 1 anno - VFP1 -, la modalità di accesso è l’arruolamento. A differenza del concorso, la domanda militare presentata tramite arrolamento, non prevede il superamento di alcuna priva teorica, ma è vincolata al solo possesso di una serie di requisiti, ovvero:

-          Cittadinanza italiana

-          Età compresa tra i 18 anni e i 25

-          idoneità psicofisica ed attitudinale

-         moralità e condotta incensurabile

-         statura minima m 1,65 per i candidati di sesso maschile, di metri 1,61 per le candidate di sesso femminile

 

La richiesta per diventare riservisti si presenta anch’essa tramite arruolamento ma è riservata solo agli ufficiali e di complemento in congedo e tra liberi professionisti civili in possesso di qualità e competenze necessarie all’interno delle forze armate.

La domanda militare si compila on line, visitando il sito della difesa e accedendo ai bandi di concorsi. Inoltre, avrà un primo riscontro a distanza di 5-6 mesi dalla presentazione, alla fine dei quali si verrà destinati a una scuola di addestramento e successivamente alla caserma.

Alla domanda militare è necessario allegare il certificato medico di idoneità sportiva e fotocopie dei documenti personale oltre a una fotocopia dell’attestato di voto finale della scuola media.

 

 

Fonte: esercito.difesa / soldielavoro / excite / ticonsiglio

 

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Trasferimento Carabinieri. Tipologie e Modalità

5 agosto 2013 inviato da Staff
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Trasferimento Carabinieri. Tipologie e Modalità 3.17/5 (63.33%) 12 Vota questo articolos

Quando si parla di trasferimento carabinieri e più in generale per tutte le forze armate,  si intende un vero e proprio cambio nel rapporto di lavoro

Prima della privatizzazione del rapporto di pubblico impiego civile, il trasferimento carabinieri era un atto disciplinato dell’apposito Testo Unico, d.P.R. 10 gennaio 1957, n. 3, all’art. 32. Poi arriva la legge n. 241 del 1990 che detta i principi fondamentali in tema di trasferimento carabinieri e in generale delle forze militari.

 

trasferimento carabinieri

La legge 190 in realtà convive e trova i suoi limiti in vari regolamenti interni e circolari che esplicitano e dettano ulteriori criteri direttivi nella materia del trasferimento carabinieri, rendendo di fatto la questione differente dal resto dei dipendenti statali tenendo in considerazione la specificità di settore.

 

Trasferimento Carabinieri: Come Funziona

 

Il trasferimento carabinieri si concretizza come primo passo nella necessità primaria e non più derogabile dell’amministrazione o del soggetto attivo richiedente. I carabinieri che richiedono un trasferimento devono rispondere a requisiti precisi e ben determinati, in base alle necessità del ruolo di destinazione.

A questa analisi generale sul trasferimento carabinieri, facciamo seguire adesso un’analisi più dettagliata delle tre tipologie riconosciute di trasferimento carabinieri:

-      trasferimenti carabinieri a domanda, dove è il diretto interessato che muove la richiesta alla propria amministrazione, la quale nell’ottica dell’interesse pubblico, può decidere se accettarla oppure no.

-      trasferimenti carabinieri d’autorità si configurano quando la decisione arriva in modo perentorio dall’amministrazione, senza che i carabinieri possano in qualche modo. In questo caso i militari sulla base dell’art. 1 comma 1 della legge 100/1987 godranno di un trattamento economico superiore grazie all’indennità mensile di trasferimento.

-      trasferimenti carabinieri per servizio rappresentano la via di mezzo tra le altre due tipologie di trasferimenti appena descritti e implicano una sorta di collaborazione tra l’amministrazione e il richiedente circa l’attivazione del procedimento, ma la  decisione rimane pur sempre un atto amministrativo emanato dall’autorità competente.

Esattamente come per i provvedimenti civili, anche per il trasferimento carabinieri è necessario che venga esplicitata la motivazione dell’atto; la legge 241/1990 infatti è applicabile anche ai procedimenti amministrativi militari di trasferimento.

Riconoscere le motivazione del trasferimento carabinieri significa anche renderlo impugnabile di fronte all’autorità qualora si renda necessario e, dall’altra parte, anche l’amministrazione può tutelarsi.

 

Revoca Del Trasferimento Carabinieri

 

Direttamente collegato alla possibilità di impugnare i provvedimenti di trasferimento carabinieri, esiste la revoca del provvedimento stesso. In questo caso è il militare a chiedere all’amministrazione la revoca dell’atto di trasferimento, obbligandola di fatto a dar corso a un procedimento al contrario, nel quale vengono comparati gli interessi della cosa pubblica e di quella privata. Gli atti di revoca del trasferimento carabinieri rispondono agli stessi requisiti procedurali dei trasferimenti carabinieri “a domanda” e “d’autorità”, contenuti nei regolamenti ministeriali attuativi degli articoli 2 e 4 della legge n. 241/1990.

 

fonte: carabinieri / grnet / ogginotizie

 

Valentina Stipa

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Stipendi Soldati. Difficile Non Perdere La Speranza… 2.20/5 (44.00%) 5 Vota questo articolos

Questa spending review e questa crisi stanno mietendo più vittime della più brutale delle guerre. Imprese che chiudono i battenti, pensioni ridotte all’osso e stipendi sempre più bassi. Non certo segnali ottimali se si vuole far riprendere l’economia.

Specialmente per quanto riguarda le retribuzioni. In questo articolo ci vogliamo concentrare sugli stipendi soldati, un comparto  che svolge compiti all’apparenza di poca praticità per il cittadino comune ma che di fatto ci permette di far fronte a situazioni naturali disastrose interne come terremoti e di portare aiuto in collaborazione con altri stati in territori di guerriglia. Come sta accadendo per l’Afghanistan, l’Iraq e molte altre zone difficili del mondo.

 

stipendi soldati

 

Ma anche il lavoro all’interno dei confini dello stato è di fondamentale importanza. L’esercito infatti  interviene a supporto della Protezione Civile in caso di calamità naturali e collabora spesso per il mantenimento della sicurezza interna dello Stato.

 

Pensare che gli stipendi soldati non vengono distinti per la specificità del ruolo, ma vengono fatti rientrare nel calderone dei tagli e delle tasse è triste oltre che profondamente ingiusto. Non che si possa ritenere giusta una riduzione di retribuzione in qualunque settore pubblico, ma nel comparto sicurezza, le decurtazioni fanno ancora più male.

 

La situazione delle retribuzioni per i dipendenti pubblici nella quale rientrano anche gli stipendi soldati è bloccata dal 2010 e lo rimarrà almeno fino al 31 dicembre prossimo. Questo per il comparto sicurezza riguarda qualcosa come 10.000 militari impegnati in missioni internazionali e in affiancamenti a carabinieri e polizia nel mantenimento dell’ordine pubblico.

 

Parlando di stipendi soldati non si può non parlare di numeri.  Un caporale maggiore in servizio permanente guadagna circa 1.250 euro al mese, un pari grado non in servizio permanente solo 900. Nel caso di promozione lo stipendio non varierebbe di un centesimo. Stesso discorso vale anche per gli ufficiali. Dunque avanzamenti di carriera, responsabilità e personale più o meno numeroso sotto il proprio comando, non incidono minimamente sugli stipendi soldati.

Il fatto che non si vedano scendere in piazza i nostri militari, sebbene ne avrebbero tutti i diritti, è un sollievo e la riprova del fatto che sono un comparto responsabile e totalmente devoto allo stato e alle sue scelte, anche quando queste sono penalizzanti per loro stessi; il loro delicato ruolo sociale gli impedisce di protestare come tutti gli altri dipendenti pubblici. Anche di questo bisogna tener conto prima di trattarli come semplici dipendenti statali.

 

 

Fonte: ilgiornale / lanotiziagiornale / formiche

 

 

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Arrestato Rappresentante Forze Armate Spagnole

8 aprile 2013 inviato da Staff
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L’AUME risponderà a questo attacco con tutti i mezzi a disposizione permessi dallo stato di diritto e dalla Costituzione spagnola“. Perché per Asociación Unificada de Militares Españoles (AUME), l’arresto di Jorge Bravo un maresciallo elicotterista dell’Esercito Spagnolo e presidente dell’AUME, avvenuto in seguito alle sue dichiarazioni del luglio scorso ai microfoni delle emittenti radiofoniche ABC-Punto Radio e EsRadio, è un vero e proprio attacco.

 

Motivi dell’arresto

L’arresto e la condanna a un mese e un giorno per il presidente è stata emessa dal generale di divisione Jefe, capo del “Sistemas de Información, Telecomunicaciones y Asistencia Técnica” del quartier generale dell’Esercito spagnolo e sarebbe legato alla sua proposta di un taglio drastico alle spese militari superflue come celebrazioni, anniversari, eventi pubblici allo scopo di evitare i tagli alle retribuzioni del personale, legate alla crisi.

 

L’AUME difende il proprio presidente a spada tratta, dichiarando in una nota ufficiale che si trattava di semplici proposte, volte al miglioramento del settore e lancia pesanti accuse su chi vuole, secondo loro, indurre i cittadini al silenzio.

 

Il Ministero della Difesa Spagnolo dall’altra parte avvalora la decisione dell’arresto accusando Bravo di aver violato l‘articolo della legge 8,18 Sistema Disciplinare, la quale proibisce di rilasciare dichiarazioni che fanno, le petizioni e le proteste contro la disciplina o sulla base di false accuse, la loro esecuzione attraverso i media o formulare una base collettiva“. Nel caso specifico poi pare che Bravo non abbia informato i propri superiori delle interviste che stava per rilasciare e questa è una mancanza che nell’ordinamento disciplinare militare viene ritenuta molto grave.

 

Ma Come Mai questo Arresto ha Avuto Una Eco Internazionale?

 

La risposta a questa domanda va ricercata nell’anno 2007 quando l’AUME e il suo presidente subirono il primo arresto dal quale scaturì una manifestazione di piazza che portò all’apertura forzata di un forum tra politica e militari, sfociato nel 2011 nell’adozione della legge sui diritti e sui doveri dei membri delle forze armate.

 

Proprio per l’incisività con cui l’AUME si batte da sempre per il miglioramento della condizioni del personale militare in spagna, le ripercussioni di questo episodio sono uscite dai confini nazionali e hanno trovato appoggi incondizionati anche all’estero, anche in Italia, dove fin dalle prime ore in cui è circolata la notizie, molte associazioni di categoria hanno espresso piane disponibilità e sostegno all’AUME nell’adozione di iniziative democratiche a sostegno del loro presidente e della sua libertà di espressione.

Il ricorso al Capo di Stato Maggiore dell’Esercito contro l’arresto è già stato annunciato da parte dell’AUME.

 

FONTE: grnet / militariassodipro / augc

 

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In primo luogo mi auguro che non sia vero quanto afferma il Ministro nell’articolo “Forze Armate non usano uranio impoverito” (Esercito Italiano – il Blog) circa il fatto che “l’Italia non ha mai usato armi all’uranio impoverito”, perché ciò significherebbe che i carri armati da noi prodotti non sono stati testati per quanto riguarda la resistenza all’impatto nei riguardi delle armi all’uranio impoverito da cui possono venir colpiti. E ciò è assolutamente deprecabile per quanto riguarda la sicurezza del personale che opera all’interno dei carri armati. A tale personale si deve infatti assicurare la massima possibile protezione. Tale protezione può essere assicurata da rivestimenti (come corazzature e blindature) all’uranio impoverito. Speriamo quindi che il Ministro rettifichi questa versione dei fatti, anche perché desterebbe preoccupazione per la sicurezza del personale.

 

 

foto: rainews

In secondo luogo è importante conoscere l’efficacia delle misure di protezione personali (maschere, filtri, ecc.) nei riguardi della difesa dalle radiazioni e dal particolato dell’uranio impoverito e dei metalli pesanti (nanoparticelle e microparticelle), sempre al fine di assicurare la massima protezione possibile al personale (vi sono ad esempio forti perplessità sull’efficienza dei filtri. Tra l’altro una domanda spesso rivolta in passato che non ha mai trovato una risposta).
In terzo luogo il nostro personale non è esposto solo al fuoco delle PROPRIE armi che può presentare dei rischi (vedi ad esempio i missili anticarro Milan impiegati dal nostro personale – nei poligoni e nelle missioni all’estero) che causano emanazione di torio dai sistemi di guida.
Il nostro personale può trovarsi esposto a FUOCO AMICO, ad esempio al fuoco degli alleati Usa che già dall’epoca della Somalia (dove era presente il nostro personale) hanno impiegato i carri armati Abrams che sono dotati di armamento all’UI e hanno adottato dal 1993 rigorosissime misure di protezione, nonché continui e stringenti controlli sanitari.

 
Il nostro personale è stato esposto a FUOCO AMICO già dalla missione in Somalia, e successivamente in Bosnia dove sono stati lanciati 10800 proiettili all’U.I. e in Kosovo 31000 proiettili (a parte i missili da crociera). Il nostro personale è stato esposto ai rischi conseguenti, per di più, per il fatto che non era dotato delle necessarie misure di protezione personali che, invece, i reparti degli Stati Uniti avevano adottato già dal 1993.
In quarto luogo nei poligoni ad utilizzo internazionale (vedi ad esempio Salto di Quirra, Teulada, Nettuno, Dandolo) non possiamo avere la certezza che non vengano utilizzate armi all’U.I. anche perché gli stranieri che impiegano il poligono possono avvalersi di una semplice AUTOCERTIFICAZIONE (che quindi non implica ulteriori verifiche).

 
Inoltre non abbiamo potuto disporre in passato di strumenti per rilevare le radiazioni (deboli). Infatti, ad esempio in Bosnia, dove sono stati lanciati oltre 10 mila proiettili impoverito, non ci siamo accorti della presenza dell’uranio perché lo strumento utilizzato (Intensimetro RA 141 non era sufficientemente sensibile per rilevare le radiazioni (striscia esplorata: 10 cm!). E’ mancata quindi nei nostri poligoni la possibilità di rilevare la presenza di eventuali radiazioni.

 
Inoltre noi concediamo agli utilizzatori stranieri la possibilità di effettuare loro stessi le “bonifiche” e quindi se restano sul terreno dei proiettili inesplosi, vengono recuperati dai detti enti stranieri in queste “bonifiche” e noi non abbiamo la possibilità di ulteriori controlli.
Infine non abbiamo mai emanato alcun “bando internazionale” di specifico divieto dell’impiego di armi all’uranio impoverito, precludendoci così la possibilità di intervenire, anche in sede internazionale con adeguate sanzioni in caso di violazione del bando.

Falco Accame
Presidente Anavafaf

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Il Senato dice SI ai tagli alla Difesa

8 novembre 2012 inviato da Staff
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Il Senato Risponde un forte SI ai tagli e la riorganizzazione delle Forze Armate: infatti 252 senatori contro 12 hanno approvato la legge per dare la possibilità al Governo di tagliare i posti di lavoro nel settore della difesa.

Tagli alla Spesa: obiettivi nella Difesa

Il Ministro di Difesa, Giampaolo Di Paola, ha detto ieri in un suo intervento che si tratta di una revisione e non della ricerca di un nuovo modello di difesa. In questo senso assicura che la riforma è stata pensata per fare in modo che non cambi nulla. I vertici militari di questo nostro Paese vogliono continuare a comprare armi sempre più moderne e sofisticate e siccome sono costosissime e non ci sono più soldi, tagliano il personale.  E’ così?
Sembra tutto un po’ incoerente, in quanto per altri 12 anni lo stato continuerà a spendere circa 230 miliardi di euro in un apparato militare nel quale ci sono sempre meno unità di personale.

 

Meno dipendenti, più F-35

 

Ed è proprio questa una delle principali incoerenze. Gli F-35 non sono armi qualsiasi, sono armi da guerra ad alta intensità che si scrivono con lettere maiuscole, soprattutto perché implicano una spesa davvero grossa.
Dov’è scritto che gli italiani abbiamo davvero bisogno di quelle armi? L’esercito è importantissimo ma forse le necessità sono di un aumento di personale, più giovane, e non di armi sempre più aggressive e costose. No?
Considero che le forze armate sono importanti, come ho appena detto, e potrebbero significare una forte opportunità di futuro per molti giovani. Inoltre, in episodi di catastrofe come i terremoti e le nevicate che hanno colpito recentemente diverse zone dell’Italia, l’intervento dell’Esercito è stato decisivo e così deve essere ma, non sono sicura che gli italiani continuino a volere farsi coinvolgere in altre guerre con le quali non centriamo proprio niente, quindi, la domanda è sempre quella: ne abbiamo davvero bisogno di questi caccia?
E ancora: perché si sono definiti precisi obiettivi di riduzione del personale militare e civile e non si è definita la revisione di nessuno dei 71 programmi di armamento avviati da dieci anni a questa parte?

 

Il Ministro della Difesa difende in questa intervista a Otto e Mezzo, di pocche settimane fa l’acquisto di F-35.

 

 

Fonte: MovimentoCinqueStelle / Perlapace.

 

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La Legge di Stabilità non prevede soltanto tagli di personale e di risorse, per quel che riguarda le forze armate, ma con l’obiettivo di ritagliare la spesa pubblica include alcune misure fiscali. Parliamo d’Irpf.
Finora, le pensioni di guerra e d’invalidità non erano soggette all’imposta sul reddito delle persone fisiche ma, questo ora cambierà.
Dal 2013, è prevista l’assoggettabilità di tale prestazioni all’IRPF, contemperata da un limite reddituale. Ovvero, queste tipologie di pensioni, di guerra, privilegiate ordinarie, tabellari e d’invalidità, che spettano i militari, saranno esente soltanto se il soggetto titolare della prestazione avrà un reddito complessivo non superiore a 15mila euro. In caso contrario è previsto il pagamento della tassa.
E le persone con un reddito superiore a 15.000 euro?
Ci sono ancora molti dubbi su questo punto, in quanto per effetto dell’applicazione dell’IRPF, queste pensioni potrebbero scendere al di sotto di questo limite se non fossero previsti correttivi.

 

Pensione Sociale per Militari

 
La pensione sociale per militare continua esenta dall’IRPF per i militari che hanno maturato il diritto entro il 1995, nonché all’assegno sociale previsto dal 1° gennaio 1996, poiché deve essere tutelata l’esigenza di dare concreta attuazione ai principi costituzionali che fanno obbligo allo Stato di intervenire a protezione dei cittadini sprovvisti dei mezzi necessari per vivere e, quindi, in disagiate condizioni economiche.
Il motivo principale è che queste prestazioni sono assistenziali e, per tanto, non vincolate a requisiti assicurativi o contributivi.
Le novità per quel che riguarda la tassazione sono previste a decorrere dal 2013, avverranno dall’Inps, quale sostituto d’imposta che le eroga direttamente agli aventi diritto.
Fonte: Grnet

 

 

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Esercito Italiano: Mille Miglia 2012

11 maggio 2012 inviato da Staff
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L’Esercito Italiano parteciperà quest’anno alle Mille Miglia, “la corsa più bella del mondo”, dal 16 al 18 maggio. Un appuntamento obbligatorio per tutti gli amanti delle autovetture storiche. A rappresentare i colori della Forza Armata saranno due automobili appartenenti al Museo Storico della Motorizzazione Militare: una Lancia Aprilia berlina del 1938 (pilota: Brigadier Generale Sandro Mariantoni, co-pilota: Colonnello Sandro Teodori) e una Fiat 1100 508 CM mimetica del 1939 (pilota: Colonnello Cosimo De Lorenzo, co-pilota: Colonnello Maurizio Pescara).

 

L’Esercito Italiano è stata una delle prime istituzioni ad essere dotata di mezzi a motore di cui non solo ne tracciò l’impiego operativo ma affrontò anche i nuovi problemi ad esso connessi come l’oneroso e specialistico supporto logistico. Era, infatti, il 1902 quando il Ministero della Guerra acquistò la prima autovettura: una FIAT con motore a benzina da 12 CV. Nel 1903 fu istituito un nucleo di militari addetti alla condotta di questi nuovi mezzi nell’ambito della brigata ferrovieri del genio. Da allora, come oggi, la Forza Armata affida la sua mobilità ai mezzi a motore di cui ne ha seguito costantemente l’evoluzione tecnica in tutte le sue applicazioni (terrestri, nautiche e aeree) e ha specializzato sempre più il proprio personale dando vita all’Arma Trasporti e Materiali.
Attualmente quest’ultima componente sostiene logisticamente i mezzi peculiari dell’Esercito sia in Patria sia nei teatri operativi d’oltremare come l’Afghanistan. Alla tappa di Roma del 18 maggio, giro di boa della corsa, il Comando Logistico di Proiezione, con il coordinamento del Comando Militare della Capitale, allestirà uno stand promozionale per fornire informazioni e materiale illustrativo sulle possibilità di reclutamento nell’Esercito Italiano e sui concorsi attualmente in atto quale, ad esempio, il concorso per Volontari in Ferma Prefissata condizione per l’accesso alle carriere iniziali delle forze di polizia sia a ordinamento militare che civile. (Foto: 0-100.it)

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