Archivi per la categoria 'Revisione strumento militare'

Tagli All’esercito. Ecco Le Conseguenze

12 settembre 2013 inviato da Staff
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Tagli All’esercito. Ecco Le Conseguenze 3.75/5 (75.00%) 8 Vota questo articolos

 

 

La situazione del nostro esercito, fiore all’occhiello del Belpaese, è a dir poco disastrosa e a dircelo è una voce autorevole proprio tra i militari, il sottosegretario alla difesa Gioacchino Alfano, alla quarta commissione del Senato della Repubblica per rispondere a una interrogazione parlamentare del Movimento 5 stelle.

 

tagli esercitoI numeri snocciolati senza tante riserve sono impressionanti: “1191 carri armati, di cui 605 Leopard (anche se per l’intera linea è stato disposto il fuori servizio), 389 Centauro e 197 Ariete (47 di questi mezzi saranno però dismessi entro il 2018; (…) è stato disposto il fuori servizio per tutti i 381 M113 e per un 6614G, mentre restano in servizio 553 VCC1, 1207 VCC2, 367 Puma, 198 Dardo e 119 Freccia)”.

 

Mezzi da rottamare o talmente datati da essere fuori uso. Tagli al personale. Chiusura caserme. Come si può pensare in queste condizioni di onorare a testa alta gli impegni internazionali o addirittura di prenderne di ulteriori? Lasciando i mezzi e parlando di risorse umane la situazione non si rischiara; la riduzione del personale del 20% è stata riconfermata anche dal Ministro della difesa Mario Mauro con un’affermazione politically correct: “la revisione dello strumento militare è un processo epocale di razionalizzazione delle Forze armate e deve fare i conti con le condizioni di finanza pubblica e di bilancio della Stato”.

 

no ai tagli esercitoDetto in altri termini: il sistema va rivoluzionato e come ogni rivoluzione lascia qualche inevitabile caduto sul campo; ma a fin di bene e solo a causa delle ristrettezze finanziarie. Anche sul problema delle caserme dismesse, il ministro risulta molto diplomatico, spiegando che lo stato non è affatto il proprietario, ma solo un gestore pro tempore di edifici non più idonei per gli scopi della difesa dei quali diventa automaticamente proprietario…una sorta di tutore.

 

Insomma pare che in fondo questi tagli siano inevitabili. A dispetto del riconoscimento della specificità del ruolo e della solitudine professionale nel quale il comparto sicurezza ha vissuto i suoi ultimi anni e ampiamente riconosciuto dal premier Letta nel suo discorso di insediamento, quando ancora si intravedeva un barlume di luce in fondo al tunnel.

 

 

Fonte: lastampa / analisidifesa / laprimapagina / lindro

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Niente Feste Per Nessuno. Almeno Nei Tagli, L’Uguaglianza C’è… 5.00/5 (100.00%) 1 Vota questo articolo

Alzabandiera, carica di cavalleria, onorificenze e medaglie rimandati a tempi migliori. Decisione senza dubbio coerente con il periodo storico e con i tagli e la crisi dilagante quella di cancellare la festa in programma il prossimo 16 maggio per la polizia e il prossimo 20 giugno per la guardia di finanza.

 

La cancellazione di queste cerimonie si muove nell’ottica di ”ridefinire le modalità di organizzazione delle feste delle singole forze armate, dei corpi militari e dei corpi non armati dello Stato” secondo quanto dichiarato dal neo primo ministro Letta a giustificazione della decisione presa. Il comunicato è stato recapitato ai ministri interessati ovvero dell’Interno, Angelino Alfano, della Giustizia, Annamaria Cancellieri, della Difesa, Mario Mauro, delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Nunzia De Girolamo, dell’Economia, Fabrizio Saccomanni.

 

no parate militari

 

I grandi sfarzi che accompagnano di solito questi appuntamenti ufficiali, per precisa volontà governativa, si limiteranno quindi a un  incontro del presidente della Repubblica con il capo dell’Istituzione interessata, accompagnato da una rappresentanza di allievi degli istituti di formazione; il tutto si svolgerà all’interno delle relative strutture e sarà aperto solo al personale addetto.

 

Due commemorazioni però si terranno comunque, seppure più contenute del previsto: quella della Repubblica del prossimo  2 giugno e quella delle forze armate il 4 novembre all’Altare della Patria.

 

Le Reazioni Alla Cancellazione Delle Commemorazioni

 

Ponderato il commento del leader dei funzionari di polizia Enzo Letizia alla cancellazione della festa del 16 Maggio: “la festa, anche fatta nella sobrietà che i tempi di crisi impongono è un momento di riflessione che in ogni caso onora chi tutela ogni giorno i cittadini, i loro diritti e la loro libertà. È un momento che conferma il patto stretto tra Stato, le sue istituzioni, le donne e gli uomini della Polizia di Stato uniti intorno a ideali di legalità, libertà ed ai valori della nostra democrazia”.

 

E in effetti clima a parte anche le forze armate hanno ben poco da festeggiare. Chissà che un taglio al superfluo non serva a evitare qualche taglio di personale… Tutto sommato sperarci non costa.

 

Eh già, perché anche i militari convivono ancora da diverso tempo ormai con questa spada di Damocle sulla testa, quella della revisione dello strumento militare. È proprio di questi giorni l’incontro tra il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Ammiraglio Luigi Binelli Mantelli e le Organizzazioni Sindacali del personale civile dell’Amministrazione Difesa, dove proprio per la situazione drammatica del nostro paese dal punto di vista sociale, è stato sottolineato come una coesione nazionale sia indispensabile per mantenere la tranquillità e la sicurezza nel paese. In questo senso il confronto pe r una revisione costruttiva dello strumento militare si auspica che diventi un mezzo per migliorare la condizione lavorativa delle forze armate.

 

 

Fonte: grnet / militariassodipro / ilnuovogiornaledeimilitari / repubblica /esercito.difesa

 

 

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Transito Ruoli Civili/Militari. Iniziano i Passi Avanti 4.00/5 (80.00%) 1 Vota questo articolo

Una delle modifiche introdotte dalla Spending Review, ovvero quella che si è occupata nell’ultimo governo tecnico della revisione dello strumento militare nazionale riguardava i transiti del personale  militare nei ruoli del personale civile della Pubblica Amministrazione a seguito ad esempio di cause d’infermità o di esuberi.

 

 

Pochi giorni fa tale questione è stata al centro di un incontro tra il Cocer e lo stato maggiore della difesa, poiché di questi decreti attuativi, ancora tutti da valutare, esistono molti punti di perplessità che le associazioni militari vogliono chiarire.

 

In Primo Piano Le Questioni Economiche

 

Prime tra tutti ci sono le questioni di carattere meramente economico. Non va dimenticato infatti che nel passaggio dal ruolo militare a quello civile, il limite per l’età pensionabile cambia, aumentando fino ai 67 anni, perdendo così di fatto 6 scatti di stipendio, poiché l’età di pensionamento prevista per i militare è invece di 60 anni.

Altro dato allarmante per il comparto militare riguarda il ruolo di sergenti e graduati che godono di 2 sole fasce retributive per sette gradi, provocando uno spostamento economico verso il basso di questi ruoli centrali.

Il tema dei gradi militari per il transito nei ruoli civile è oggetto di discussioni tra le diverse parti da circa 10 anni e pochi giorni fa sono arrivati i primi risultati positivi in questa direzione come riconosciuto proprio da USB Difesa che a gennaio 2012 aveva proposto all’allora esecutivo in carica “la collocazione dei Sottoufficiali nell’Area Seconda e degli Ufficiali in Area Terza, con il riconoscimento della posizione economica conseguita nell’ordinamento di provenienza con la collocazione nella fascia retributiva corrispondente del Nuovo Sistema di Classificazione per una distribuzione del personale in relazione alla diversificazione del grado o delle attribuzioni”.

La proposta è stata non solo accolta, ma valutata attentamente e si trova ancora in questa fase, al vaglio del Sottosegretario Magri e dello Stato Maggiore Difesa che hanno ricevuto il gravoso compito di esaminare con spirito critico le normative riguardanti il transito del personale militare all’impiego civile. Il risultato del loro lavoro ha portato alla predisposizione di una tabella aggiornata di corrispondenza tra le due tipologie di personale.

Passo Avanti sì, Ma La Strada Rimane Lunga

 

Per le associazioni militari di categoria al momento la tabella rappresenta un passo avanti rispetto a quella del 2002 fino ad oggi applicata e che tiene conto della sola retribuzione tabellare del personale militare come fattore di equiparazione, creando inevitabili discrepanze di trattamento tra dipendenti.

Ma non è ancora tutto chiaro nè definito. Tra le mancanze più evidenti al momento c’è  quella legata agli accesso non vincolati nei ruoli civili e alle ricadute sul personale civile attualmente in servizio.

Il prossimo 23 aprile si terrà comunque un’altra riunione, durante la quale il Cocer intende chiedere ulteriori garanzie per lo status giuridico dei militari che vogliono abbandonare la divisa e l’operatività, scegliendo ruolo di carattere civile.

 

 

Fonte: ilnuovogiornaledeimilitari / dfesa.usb / flpdifesa

 

 

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Il Comparto Sicurezza Si Ricuce Dopo i Tagli Del Governo Monti 4.67/5 (93.33%) 3 Vota questo articolos

Tra tagli, riforme e assestamenti, il comparto sicurezza è certamente quello che più di ogni altro ha subìto la forza del vortice del governo tecnico, orientato a far quadrare i conti a dispetto delle specificità dei singoli settori.

 

È proprio in questa ottica che con l’arrivo del nuovo anno il reparto pianificazione dello stato maggiore dell’esercito ha elaborato un documento riassuntivo rispetto ai dettagli del piano di revisione dello strumento militare terrestre, divulgato in special modo alle organizzazioni sindacali di categoria con il solo scopo di rendere partecipi i singoli componenti degli interventi e delle modifiche che verranno messe in campo con i nuovi tagli disposti dal governo attualmente dimissionario.

Cosa Cambia In Concreto Con I Tagli?

Considerando che entro il 2024 gli organici dovranno ridursi a 90, dai 107 effettivi di oggi, molti centri di selezione dei volontari chiuderanno i battenti, in particolare Bologna, Bari e Cagliari.

Il primo comando forze di difesa a Vittorio Veneto composto da 4 brigate nel centro nord, scenderà a 3. Le tre brigate Folgore, Friuli e Ariete passeranno sotto il comando della Divisione Mantova con sede a Firenze, dove oggi si trova il comando territoriale Toscana destinato a essere soppresso.

Chiuderanno anche il Quarto reggimento carri e il 34° Gruppo squadroni Toro (elicotteri) di Venaria Reale (Torino) elementi appartenenti al corpo di aviazione dell’esercito. Le forze speciali e le brigate paracadutisti e aeromobili Folgore e la Friuli verranno ridotte da 11 a 9 entro il 2018. In termini di formazione invece è stato istituito un unico ente di gestione e in ambito sanità verranno chiusi i comandi Nord e Sud e sei dipartimenti militari di medicina legale mentre verrà ridimensionato l’ospedale di Milano.

Anche la Marina Militare ha disposto un piano di ridistribuzione di risorse e organico in vista della riduzione di 3400 unità entro il 2016 e della radiazione di 18 navi entro i prossimi 4 anni.

Non ultima l’Aeronautica Militare che ha pubblicato sul proprio sito un piano di revisione che tenga conto della riduzione del personale fino alla soglia dei 34 mila entro il 2024.

Chiudiamo questo articolo con uno stralcio di intervista al direttore del Mensile RID (Rivista Italia Difesa) Pietro Batacchi che nel numero di gennaio ha dedicato ampio spazio all’analisi di un vero e proprio paradosso: “per effetto del decreto legge 95/2012 gli stanziamenti per l’investimento subiranno una decurtazione di 236,1 milioni che esula dai numeri citati finora. Quindi il bilancio della funzione difesa effettivo per il 2013 sarà di 800 milioni superiore al 2012. Purtroppo non si riesce a riequilibrare l’allocazione dei fondi tra il personale, l’esercizio (cioè la manutenzione, l’addestramento eccetera) e l’investimento. Nel 2013 al personale andrà il 67,20%, mentre per l’esercizio c’è un misero 9,24% e per l’investimento un 23,56%. La ripartizione ottimale sarebbe 50-25-25 ma siamo lontanissimi”.

E’ paradossale pensare a tutti questi complessi piani di revisione e riallineamento delle risorse, umane, logistiche e strumentali, di singoli settori del comparto difesa a fronte di discussi tagli legati a una febbre al risparmio che mal di sposa con quanto previsto del bilancio 2013 del Ministero della difesa ovvero una spesa maggiore di oltre un miliardo rispetto al passato 2012.

 

Fonte: ilsole24ore / forzearmate / lastampa / condividiquesto

 

 

 

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Decreto Armonizzazione: Felice Romano, Segretario Generale del SIULP, a nome degli uomini in divisa, ha confermato senza mezzi termini la posizione ormai netta di contrapposizione senza ritorno della categoria verso il decreto armonizzazione del comparto sicurezza, parlando di “accanimento da parte dello stesso Ministro nei confronti delle donne e degli uomini in uniforme che servono devotamente il Paese (…) Insistere nel voler riproporre, a camere sciolte, un testo di regolamento che ha un portata devastante per il personale e che fa collassare il sistema sicurezza, (…) o è un accanimento oppure nasconde una regia che pur essendo lontana dagli interessi dei poliziotti e del diritto alla sicurezza dei cittadini, vuole inserire elementi di strumentalizzazioni utili solo alla campagna elettorale in corso”.

 

decreto armonizzazione

L’appello va poi a Schifani e a Fini, affinché blocchino in coscienza l’invio alle commissioni parlamentari della bozza del decreto armonizzazione previdenziale del personale del comparto Sicurezza e Difesa.

 

Decreto Armonizzazione: La Attesa

Anche il Gen. Domenico Rossi, candidato alla Camera per il collegio Lazio 1 con la lista Scelta Civica per Monti, riguardo il decreto armonizzazione, non ha esitato a richiedere l’imprescindibile vaglio del nuovo parlamento che si insedierà tra poche settimane come “atto di sensibilità e di rispetto per la dignità delle donne e degli uomini in divisa” prendendo comunque atto dell’invio alle Commissioni competenti del decreto di armonizzazione sulle pensioni del personale del Comparto Difesa, Sicurezza e Soccorso Pubblico per il parere di competenza come mero atto di prosecuzione dell’iter legislativo”.

 

Niente specificità nel Decreto Armonizzazione

 

Quello che più di ogni altro accusano le associazione di categoria del comparto sicurezza è il mancato rispetto della specificità del settore, nel decreto armonizzazione, e dell’ingente volume di risorse umane che coinvolge, come dichiara Emanuele Fiano, responsabile Sicurezza e Difesa del PD: ”considerare di ordinaria amministrazione il regolamento di armonizzazione pensionistico dei comparti sicurezza, difesa e soccorso pubblico, un provvedimento che riguarda la vita di mezzo milione di operatori e che ha un valore di bilancio di un miliardo di euro, è pazzesco”.

 

Tanta indignazione è frutto non solo del caso specifico, ma anche dei passati mesi in cui il comparto sicurezza è stato colpito duramente da tagli e provvedimenti di ogni sorta nell’ottica della spending review e del risparmio statale. Uomini e donne in divisa appartengono a un universo che risponde a regole differenti rispetto agli altri dipendenti statali, regole legate a specificità di servizio che spesso vengono ignorate dalle istituzioni e dalla politica. Le stesse specificità che rendono il comparto sicurezza così indispensabile per qualunque stato civile.

 

Fonte: grnet / primapaginanews / ansa / ANFP / classicaviva

 

 

 

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”Dobbiamo saper cogliere le opportunità che ci offre la legge per la revisione dello strumento militare recentemente approvata dal parlamento e ci aspettiamo un sostegno politico per mantenere le forze armate efficienti, altrimenti l’Italia perde il suo ruolo fondamentale”. Nella sostanza e nella filosifa guida, il cambio ai vertici dello stato maggiore non ha modificato lo spirito d’azione.

 

L’Amm. Binelli abbraccia appieno la filosofia del predecessore e delle istituzioni

L’avvicendarsi quindi dell’ammiraglio Luigi Binelli Mantelli nel ruolo di nuovo capo di stato maggiore al posto del generale Biagio Abrate, la cui cerimonia si è svolta presso la caserma Gandin, sede del comando di brigata e del primo reggimento Granatieri di Sardegna a Roma, non ha di fatto visto alcun cambiamento di tendenza rispetto alla riforma dello strumento militareapprovata dal parlamento e fortemente criticata da più parti.

Il neo eletto ammiraglio ha poi sottolineato nel suo discorso di insedimaneto l’assoluta necessità di “rendere sostenibile il sistema di sicurezza e difesa, assicurandone capacità coerenti con gli interessi e il ruolo della nazione, anche nel contesto delle Alleanze e delle organizzazioni internazionali cui aderisce”.

Dichiarazioni in linea con quelle del segretario generale della Nato Anderd Fogh Rasmussen che a Bruxelles, durante una conferenza stampa, nella quale dopo aver ribadito la non interferenza dell’associazione internazionale nelle politiche interne dei singoli paesi membri ha precisato che “dà per garantito che gli alleati prendano decisioni che assicurino all’Alleanza nel suo insieme la capacità necessaria per affrontare le sfide di oggi (…) Certo, investire nella difesa non risolve i nostri problemi economici, ma se tagliamo troppo e per troppo tempo rischiamo di rendere l’attuale situazione economica anche peggiore di come è adesso. Ma la nostra prosperità dipende dalla nostra sicurezza”.

Il Ministro Di Paola presente al passaggio di consegna non ha mancato di ricordare come lo strumento di riforma militare sia un passo obbligato che non può conoscere tentennamenti nel suo percorso, percorso che il nuovo Capo di Stato Maggiore dovrà affrontare e far rispettare senza indugio: “sarai il primo militare d’Italia, quello che dovrà fare sempre il primo passo perché gli altri lo seguano, quello che dovrà attuare con coraggio e senza tentennamenti o passi a ritroso la riforma dello strumento militare“, ha detto il ministro rivolgendosi proprio al nuovo capo di stato maggiore della Difesa.

Subito diverse le associazioni di categoria dei militari hanno replicato senza mezzi termini: “concordiamo, conoscendo testo e conseguenze della Revisione dello Strumento Militare, che la Riforma è, e sarà, un percorso impervio e non gradevole per migliaia di militari che dovrebbero affrontare, senza tutele e diritti, gravi problemi lavorativi, economici, sociali e familiari. NON concordiamo sul fatto che sia “indifferibile“ e soprattutto che NON si possano fare passi indietro”.

 

Fonti: grnet / militariassodipro / italnews

 

Valentina

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I mercenari 3……Gli “F-35” valgono tutto questo?  5.00/5 (100.00%) 1 Vota questo articolo

Sono bastate  quattro sedute e  650 minuti alla commissione Difesa della Camera per esprimere un parere senza riserve sulla legge di delega al Governo per la riforma delle forze armate. Nonostante 4 minuti di audizioni ognuno tra il Capo di stato maggiore della Difesa, i rappresentanti dei Ministeri, i Cocer delle F.A., i sindacati del personale civile della Difesa, i rappresentanti di un paio di istituti di ricerca, persino giornalisti della stampa specializzata.

Ovviamente a nessuno interessava il parere dei relatori, però la proforma è importante per il popolino dei militari. Evidentemente i vertici della Difesa hanno ancora il modello di militare ignorante che “giù  la testa e picchia duro contro la trincea nemica”. Eppure dovrebbero sapere che con il professionismo, i militari hanno imparato a loro spese a distinguere le operazioni militari fatte bene, da quelle improvvisate per celare le responsabilità di chi le ha ideate, organizzate e messe in atto. Non sentiranno più il sostegno delle istituzioni, soprattutto se sono le stesse che dopo aver dato un mandato come proteggere una nave poi non ti sono vicine al momento di difendere l’operato che tu hai chiesto loro di mettere in atto. 

E’ questo il caso della riforma delle forze armate.

Una riforma costruita sulla pelle dei militari nella quale non si è tenuto conto della loro “specificità” come tra l’altro, è avvenuto nell’armonizzazione del sistema pensionistico. Mi domando quale lavoro oggi possa considerarsi più usurante dei compiti che assolvono i nostri militari impegnati nelle missioni internazionali e per quale ragione, dunque, si è innalzato l’età per il collocamento in quiescenza di chi ha svolto tali funzioni.

Basta seguire le missioni internazionali per vedere i nostri “vecchietti” all’opera contornati da ventenni americani, inglesi, tedeschi…..uno di questi si lascia scappare: “Certo ci guardano con tanta ammirazione e rispetto per la nostra esperienza e abnegazione pari a nessuno ma il destino è inevitabile, un vecchietto rimane sempre un vecchietto alla lunga.” Per ottenere questo risultato sono state previste decurtazioni alla forza organica delle F.A. che al termine di un transitorio insolitamente breve (il tutto deve concludersi entro il 2024) dovranno attestarsi a 150.000 unità. Quindi noi in 10 anni riformiamo un sistema pensando che in questo periodo i soliti “vecchietti” di adesso reggano  prima che qualcuno venga a dar loro una mano! Una sorta de “I mercenari” il film di Stallone con tutti i vecchietti di Hollywood.

 

Di chi la responsabilità ?

 

F-35

Beh è evidente che quanto indicato avrebbe potuto essere affrontato meglio e prima se esposto come evidente rischio a suo tempo con efficacia e chiarezza, dai Capi di Stato maggiore della Difesa che si sono succeduti nell’arco degli ultimi 10-15 anni visto che quando si è deciso di abolire la leva si sapeva a cosa si sarebbe andato incontro! Una cosa è certa che il personale delle F. A.  esprime invece preoccupazioni e soprattutto una demotivazione galoppante , il mondo con le stellette, che come tutti i cittadini italiani, nel breve medio termine sarà chiamato ad eleggere il nuovo parlamento giudicherà quanto è stato fatto e si consegnerà all’antipolitica. Per quanto riguarda la motivazione, da sempre in ambito militare basilare, la stessa è stata considerata,  un valore aggiunto e non parte essenziale della efficienza dello strumento.

Quale motivazione avrà il personale che vive con 1200-1500 euro al mese con famiglia magari a 800 chilometri dai luoghi di nascita. La situazione delle famiglie è un aspetto che ormai nessun Comandante può trascurare!

Gli altri paesi europei (Francia, Germania ed Inghilterra) non tagliano il bilancio alla difesa (0,86 in Italia) ma per fare una riforma simile aprono un libro bianco per studiare le linee strategiche: conoscenza e anticipazione, deterrenza, protezione e prevenzione con gli uomini che ne conseguono e soprattutto  li ascoltano!

Noi in Italia vantiamo ancora ben 431 milioni di euro sul bilancio della Difesa alla voce “ausiliaria”, l’indennità speciale concessa agli alti ufficiali che lasciano il servizio. E come se nulla fosse facciamo una riforma costruita sulla pelle dei militari.

La stessa pelle sulla quale già bruciavano ustioni come:

- il blocco della carriera per i Graduati e i Sergenti vincolati a limiti di età che per i “vecchietti” è superata da un pezzo;

- contratti ed indennità accessorie bloccati dal 2009;

- impossibilità di avere un secondo lavoro ed altro derivante dalla “specificità”.

Tutto questo è lo scenario di un vertice che non conosce la sua base né come opera. Non conosce, né tantomeno “riconosce” i suoi problemi e difficoltà, non ascolta chi è deputato a esporre tali limiti e a proporre delle soluzioni, bensì si presta agli interessi dell’industria militare ed al mercato. Quanto tempo ancora pensate possa reggere l’anello debole della catena militare? Il Presidente Napolitano forse trascura i figli della Patria. “Nel giro di 10 anni i militari diventeranno un manipolo di mercenari e quando si saranno raggiunte le 150.000 unità non ci sarà più modo di organizzarle ed usarle…………… Gli F-35 valgono tutto questo?” 

Articolo scritto da Gunny  

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Riforma Militare: Ancora Troppi Dubbi

7 gennaio 2013 inviato da Staff
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Riforma Militare: “Solo una Difesa riformata, coerente con le risorse disponibili potrà garantire al Paese la disponibilità di uno strumento militare efficiente e funzionale alla valorizzazione del personale in termini di formazione, addestramento, operatività ai massimi livelli di sicurezza e, più in generale, della sua condizione militare. L’obiettivo della riforma militare è quello di disporre, anche in futuro, di Forze armate pienamente integrate nei sistemi dell’Unione Europea e dell’Alleanza Atlantica, consentendo all’Italia di continuare a ricoprire un ruolo attivo, credibile e responsabile sulla scena internazionale”.

riforma militareÈ con queste parole che il Ministro di Paola festeggia arrivo del nuovo anno e della sua riforma militare. Ma una riforma militare approvata così è davvero un passo da fare?

 

Riforma Militare: riassunto

 

Pensiamoci un momento: in 60 anni di repubblica in Italia è la prima volta che accade che un parlamento agonizzante attribuisca a un governo tecnico dimissionario la delega per riformare uno dei settori nevralgici del nostro paese.

 

 

Cosa prevede la riforma militare?

Ricordiamo in sintesi cosa prevede questa riforma dello strumento militare nell’ottica dell’ottimizzazione delle risorse umane ed economiche:

  • Spostare risorse dalle spese per il personale all’investimento, eliminando di fatto numerosi posti di lavoro
  • Utilizzare parte delle risorse risparmiate per l’acquisto di armamenti, come i tanti discussi F 35 a cui non si rinuncia in ogni caso, in virtù di un impegno internazionale discutibile
  • nessuna cancellazione degli sprechi e dei privilegi della casta militare
  • un aumento di fatto della spesa pubblica
  • il pagamento dell’intervento dei militari per i comuni alluvionati o colpiti da una catastrofe naturale

Ma la domanda sorge lecita e non solo nelle associazioni di categoria, già fortemente schierate contro la riforma militare, seppure propositive e pronte a fornire soluzioni alternative al tavolo del dibattito – qualora ce ne sia ancora uno – perché non aspettare la nomina del nuovo ministro e dare così spazio anche a tutti coloro che hanno avanzato obiezioni a quanto previsto del testo della riforma militare? Come biasimare allora chi dall’altare dei siti internet di categoria condanna a chiare lettere l’operato del Ministro con parole dure?

“L’austero ministro Di Paola, tecnico e impassibile tagliatore di posti di lavoro nella Difesa (…) faceva approvare in fretta e furia la riforma militare, con il taglio di 40 mila posti di lavoro militari nella difesa e tutte le conseguenze penalizzanti (…) con il consenso di partiti insensibili e disinteressati al comparto difesa lasciato in balia dei tagli”.

E alla luce di quanto appena detto, come non riflettere poi su quanto pubblicato sul sito Usb Difesa: “la designazione dei nuovi vertici militari di Stato Maggiore Difesa, Stato Maggiore Aeronautica e Stato Maggiore Marina, su proposta dello stesso ministro, ha molto a che fare con la garanzia e la fedeltà di gestire la riorganizzazione, contenuta nei decreti legislativi attuativi della legge delega sulla riduzione e riforma militare, secondo i dettami del suo animatore”.

 

Fonte: Grnet.it / Militariassodipro / Difesa.usb.it

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Revisione Strumento Militare: aggiornamenti

26 novembre 2012 inviato da Staff
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Revisione Strumento Militare

revisione strumento militareIl disegno di legge delega,  in approvazione alla camera, e già approvato al senato sul tema di revisione strumento militare in termini di tagli e rivisitazioni di ruolo e competenze si preannuncia terreno di forte scontro tra le istituzione e le associazioni di categoria. La critica più forte, sulla revisione strumento militare,  mossa ai legislatori riguarda i sbilanciamento che si delinea tra le linee tenute in passato e quella del governo attuale che pare ignorare le nuove esigenze del mondo militare, e del comparto difesa nello specifico.

Revisione Strumento Militare: cosa dicono i politici?

L’onorevole Cirielli presidente della commissione parlamentare ha definito il provvedimento sulla revisione strumento militare  “di grande rilievo, per il quale auspica che la Commissione possa svolgere in tempi serrati l’istruttoria più ampia e approfondita possibile, compatibilmente con i tempi di esame dettati dalla necessità di concluderne l’esame parlamentare entro la fine della legislatura ”.
Il ministro Di Paola poi interviene con i numeri per giustificare la revisione strumento militare: “cinque anni fa, il bilancio della Difesa era pari all’1,31% del pil; oggi è invece pari all’1,27%. Se poi facciamo riferimento ai fondi non del bilancio della Difesa ma a quelli che vanno veramente allo strumento militare, alle Forze armate e cioè alla funzione Difesa, la percentuale nel 2007 era pari allo 0,94% del pil e oggi è pari allo 0,87%. Questo in termini monetari; ma in termini reali, cioè tenuto conto dell’inflazione, il calo è stato ancora più forte. Possiamo parlare di una riduzione del 20-25 per cento ”.

 

Revisione Strumento Militare: progetto di Di Paola

Entrando le merito del progetto di legge del Ministro Di Paola, per la revisione strumento militare che dovrebbe essere applicato entro il 2024 lo stesso verte sui punti come tagli del personale, mantenimento degli impegni di acquisizione, aggiustamenti strutturali di entità minima. Tutti punti che non porteranno un risparmio finanziario e che no tengono conto dei cambiamenti strategici e geopolitici che vedranno impegnate anche le forze italiane su fronti esteri, con forte dispendio di risorse.
Durante l’attuale discussione in parlamento anche le OO.SS. della Difesa sono state ascoltate nella presentazione di un controprogetto molto dettagliato e basato sulla consapevolezza dell’impellente necessità di una revisione strumento militare.
L’intervento delle OO.SS. si è articolato sulle perplessità che ogni punto della legge delega ha suscitato, ovvero:
-    la riduzione nei prossimi sei anni del 30% dell’assetto attuale della Difesala che avrà come conseguenza la cancellazione entro il 2024 di 43.000 posti di lavoro, di cui 10mila civili, da aggiungere ai 12mila già annientati tra il 2008 e il 2011.
-    La poca attenzione rivolta al personale civile del comparto difesa che, invece se riqualificato e formato in maniera corretta potrebbe portare a un risparmio di risorse umane e anche economiche.
Nelle prossime settimane la discussione in commissione parlamentare procederà e andrà avanti con la revisione strumento militare. Quello che le associazioni di categoria auspicano è che la decisione finale venga rimandata alla prossima legislatura, in un clima più stabile e razionale.

 

Fonti:flpdifesa.org / forzearmate.org

 

 

 

 

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