Archivi per la categoria 'Pensioni Militari 2012'

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Regolamento Pensioni. Mai Tanto Lontani Dalla Riforma 2.25/5 (45.00%) 4 Vota questo articolos

 

Il tema delle pensioni è uno di quelli più scottanti e che legislatura dopo legislatura, governo dopo governo, è stato cambiato radicalmente nei modi e nei termini in base alle categorie di lavoratori. Districarsi in questo labirinto di norme emanate e non tutte attuate sono davvero difficile.

Proveremo a farlo insieme in questo articolo.

regolamento pensioni militariIniziamo con il precisare che l’esercito, il comparto sicurezza e il soccorso pubblico non sono direttamente coinvolti dal decreto legge “salva Italia” n. 201 del 6 dicembre 2011. Tuttavia l’articolo 24 al comma 18 risulta uno dei più importanti perché implica il tenere conto delle singole peculiarità ed esigenze del personale di settori come Forze armate, Arma dei Carabinieri, Corpo della guardia di finanza, Forze di polizia a ordinamento civile – Polizia di Stato, Corpo forestale dello Stato e Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e Corpo nazionale dei vigili del fuoco.

Purtroppo però, non essendo ancora stato adottato questo regolamento, per ciò che concerne le pensioni dell’esercito si continua ad applicare i requisiti tuttora in vigore. La mancata approvazione di questo decreto, slittata un numero indicibile di volte e per i più disparati motivi, secondo il segretario del Partito per la Tutela dei Diritti dei Militari e Forze di Polizia, Marco Comellini, sarebbe dovuto essere abbandonato per lasciare spazio a una nuova normativa. Questo in effetti si è realizzato con il governo Letta, che alla prospettiva di un bombardamento di ricorsi davanti al tribunale amministrativo ha preferito fare marcia indietro e ricominciare daccapo.

 

Quello Che Di Certo Esiste Sulle Pensioni Dei Militari

 

Non essendoci ancora alcuna riforma in procinto di essere approvata, per ciò che riguarda le pensioni del personale militare e delle forze armate, si continua a fare riferimento al sistema pensionistico relativo al 2004—007 che imponeva il limite di età anagrafica che poter accedere al regime previdenziale in 60 anni.

Tuttavia a partire dal 2018, l’accesso alla pensione di vecchiaia per sottufficiali, graduati e militari di truppa salirebbe fino al compimento del sessantaduesimo anno. Per la pensione di anzianità invece è necessario raggiungere il traguardo dei 42 anni e tre mesi di contributi.

Facendo un passo indietro e tornando a parlare dell’età pensionabile dei militari, le associazioni di categoria dl settore non ritengono sia logico né razionale adeguare l’età pensionabile del personale del comparto sicurezza con quella del resto del mondo del welfare: come si può mandare in piazza a fronteggiare ragazzini ventenni, dei militari di 50 o 60 anni? Sarebbe una decisione controproducente rispetto al servizio da svolgere e se ne pagherebbe in termini di incolumità dei soggetti.

Rimane poi ancora aperta la questione dell’ausiliaria, altro tema scottante su cui istituzioni e categorie faticano a trovare un punto d’incontro.

La verità è che se l’estate sta scorrendo bollente e afosa, l’autunno, con queste basi, non si preannuncia meno rovente.

 

 

fonte: businnessvox / ficiesse / ilnuovogiornaledeimilitari

 

 

 

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Cessazione Anticipata Dal servizio. Nonostante Le Riforme E’ Ancora Possibile 4.50/5 (90.00%) 4 Vota questo articolos

 

La revisione dello strumento militare è un obiettivo che va perseguito con forza per avere delle forze armate efficienti dove i militari e i civili che compongono il sistema della difesa, le famiglie, possano auspicare maggiore benessere e nello stesso tempio più` garanzie e più` sicurezze, meno precariato”. Questa la dichiarazione a caldo del Ministro Mauro sulla famigerata riforma dello strumento militare.
Se si considera i tagli al personale e agli istituti fisici, previsti in questa riforma e in parte già anche approvati e attuati, la dichiarazione del ministro suona quantomeno anomala.
Tuttavia vogliamo ricordare anche che esiste la possibilità di cessazione anticipata dal servizio per tutti i militari che lo vorranno e che avranno raggiunto i requisiti previsti per legge.

cessazione anticipata dal servizio

Dopo l’ultima riforma previdenziale in ordine di tempo infatti al posto dei vecchi trattamenti di anzianità è stata inserita la possibilità di pensione anticipata con ritiro dal servizio in gestione all’ente INPS.

 

 

Requisiti Di Accesso Alla Cessazione Anticipata Dal Servizio

 

Con 42 anni e 5 mesi di servizio per gli uomini e 41 e 5 mesi per le donne è possibile quindi andare in pensione anticipata cessando di fatto prima del tempo il proprio servizio per lo stato.
La sostituzione con questo assegno dei vecchi trattamenti di anzianità, se da una parte ha diminuito l’età anagrafica e di servizio richiesta come requisito minimo, ha stretto la morsa circa tutti gli altri requisiti, che peraltro si modificheranno nel corso del tempo avvenire.
Gli uomini potranno andare in pensione anticipata con 42 anni e 5 mesi di carriera alle spalle fino al 2014. Da lì in avanti si sale a 42 anni e 6 mesi. Stesso ragionamento vale per il personale delle forze armate femminile: fino al 2014 basteranno 41 anni e 5 mesi di servizio; da quella data in avanti serviranno 42 anni e 6 mesi di servizio.
Un altro aspetto che cambierà in futuro, esattamente tra 5 anni, riguarda l’età anagrafica: per cessare il servizio oltre ai requisiti retributivi sarà infatti necessario il compimento del 62 anno di età. Il militare che deciderà comunque di ritirarsi dal servizio potrà farlo, ma subirà una decurtazione dell’assegno di circa l’1% per ogni anno di età che manca al compimento del sessantunesimo e diventa del 2% se l’età di partenza è inferiore ai 60 anni.
Prima dell’attuazione di questi cambiamenti ci sarà un periodo di transizione che permetterà ai militari di accedere alla pensione anticipata senza penalizzazioni di carattere economico se si saranno raggiunti i requisiti contributivi – cioè i 41 anni e mezzo o i 42 anni e sei mesi – entro il 2017.
Va precisato che nei conteggi contributivi non vengono considerati i periodi coperti da cassa integrazione straordinaria o il riscatto dell’università.

 

 

Fonte: militareassodipro / panorama / forzearmate/ inps

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Assegno incollocabilità Militari: Quando e Come Richiederlo? 4.60/5 (92.00%) 5 Vota questo articolos

Assegno Incollocabilità Militari

L’assegno incollocabilità militari è una prestazione economica erogata ai titolari di pensione privilegiata, ovvero ai soldati che hanno una malattia o invalidità legata al lavoro e, per tale motivo, non sono più collocabili. I requisiti specifici per accedere all’assegno incollocabilità militari è non avere ancora compiuto i 65 anni di età e che l’invalidità accertata sia non inferiore al 34 %.

 

A regolare l’assegno incollocabilità militari in Italia, è l’art.104 del T.U. DPR 1092/73, per i tutti i pubblici dipendenti ed è regolamentato dall’art. 20 del DPR. 915/78 così come modificato dall’art. 12 della L. 9/80, dall’art. 5 del DPR. 834/81 e dall’art 1 della L. 656/86.

Normativa Assegno Incollocabilità Militari

 

assegno incollocabilità1.L’assegno incollocabilità militari è concesso a soldati mutilati ed invalidi di guerra o per servizio con diritto a pensione privilegiata ordinaria, dalla 2^ alla 8^ Cat. della Tab. “A” che siano Incollocabili, per la gravità della loro situazione di salute.

2.L’assegno viene erogato in allegato alla pensione fino ai 65 anni, ovvero fino all’età della pensione.

3. La prestazione viene erogata durante un periodo da 2 a 4 anni. Dopodiché, si realizzano alcuni esami medici e si procede ad una valutazione definitiva

4.I militari che fino ai 65 anni abbiano ricevuto l’assegno incollocabilità militari, hanno diritto per legge ad un assegno di pari importo a titolo “compensativo”, dal giorno successivo alla data del 65esimo compleanno.

5. L’assegno incollocabilità militari viene concesso su domanda dell’interessato

 

 

 

Come richiedere l’assegno incollocabilità militari

 

Per ottenere l’assegno incollocabilità militari è necessario fare la domanda specifica, in quanto questa prestazione non viene erogata d’ufficio. Per fare domanda è necessario recarsi all’azienda sanitaria locale competente, nel caso del militare interessato, e farsi rilasciare un certificato medico per accertare il grado d’invalidità e il motivo per il quale non è più possibile lavorare.

 

Inoltre, nel caso dei militari è necessario chiedere il successivo parere emesso dal Collegio Medico Legale del Ministero della Difesa che determinerà l’accettazione oppure no della domanda di assegno incollocabilità militari.

 

In caso di dubbio o difficoltà è consigliabile rivolgersi all’U.N.M.S. (Unione Nazionale Mutilati ed invalidi di Servizio) più vicino. Si tratta di un’associazione alla quale è possibile iscriversi, dietro il pago di una quota. Nell’associazione ci sono medici legali, esperti e avvocati che seguono ogni caso in modo specifico e consigliano cosa fare in ogni momento.

 

assegno incollocabilità

 

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Transito Ruoli Civili/Militari. Iniziano i Passi Avanti 4.00/5 (80.00%) 1 Vota questo articolo

Una delle modifiche introdotte dalla Spending Review, ovvero quella che si è occupata nell’ultimo governo tecnico della revisione dello strumento militare nazionale riguardava i transiti del personale  militare nei ruoli del personale civile della Pubblica Amministrazione a seguito ad esempio di cause d’infermità o di esuberi.

 

 

Pochi giorni fa tale questione è stata al centro di un incontro tra il Cocer e lo stato maggiore della difesa, poiché di questi decreti attuativi, ancora tutti da valutare, esistono molti punti di perplessità che le associazioni militari vogliono chiarire.

 

In Primo Piano Le Questioni Economiche

 

Prime tra tutti ci sono le questioni di carattere meramente economico. Non va dimenticato infatti che nel passaggio dal ruolo militare a quello civile, il limite per l’età pensionabile cambia, aumentando fino ai 67 anni, perdendo così di fatto 6 scatti di stipendio, poiché l’età di pensionamento prevista per i militare è invece di 60 anni.

Altro dato allarmante per il comparto militare riguarda il ruolo di sergenti e graduati che godono di 2 sole fasce retributive per sette gradi, provocando uno spostamento economico verso il basso di questi ruoli centrali.

Il tema dei gradi militari per il transito nei ruoli civile è oggetto di discussioni tra le diverse parti da circa 10 anni e pochi giorni fa sono arrivati i primi risultati positivi in questa direzione come riconosciuto proprio da USB Difesa che a gennaio 2012 aveva proposto all’allora esecutivo in carica “la collocazione dei Sottoufficiali nell’Area Seconda e degli Ufficiali in Area Terza, con il riconoscimento della posizione economica conseguita nell’ordinamento di provenienza con la collocazione nella fascia retributiva corrispondente del Nuovo Sistema di Classificazione per una distribuzione del personale in relazione alla diversificazione del grado o delle attribuzioni”.

La proposta è stata non solo accolta, ma valutata attentamente e si trova ancora in questa fase, al vaglio del Sottosegretario Magri e dello Stato Maggiore Difesa che hanno ricevuto il gravoso compito di esaminare con spirito critico le normative riguardanti il transito del personale militare all’impiego civile. Il risultato del loro lavoro ha portato alla predisposizione di una tabella aggiornata di corrispondenza tra le due tipologie di personale.

Passo Avanti sì, Ma La Strada Rimane Lunga

 

Per le associazioni militari di categoria al momento la tabella rappresenta un passo avanti rispetto a quella del 2002 fino ad oggi applicata e che tiene conto della sola retribuzione tabellare del personale militare come fattore di equiparazione, creando inevitabili discrepanze di trattamento tra dipendenti.

Ma non è ancora tutto chiaro nè definito. Tra le mancanze più evidenti al momento c’è  quella legata agli accesso non vincolati nei ruoli civili e alle ricadute sul personale civile attualmente in servizio.

Il prossimo 23 aprile si terrà comunque un’altra riunione, durante la quale il Cocer intende chiedere ulteriori garanzie per lo status giuridico dei militari che vogliono abbandonare la divisa e l’operatività, scegliendo ruolo di carattere civile.

 

 

Fonte: ilnuovogiornaledeimilitari / dfesa.usb / flpdifesa

 

 

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Pensioni Difesa: Adeguamento alla Speranza di vita o no? 1.00/5 (20.00%) 1 Vota questo articolo

Pensioni Difesa. L’Inps ha emanato un messaggio per informare che, da gennaio di quest’anno, i requisiti minimi per andare in pensione difesa, nel caso di dipendenti statali appartenenti al comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico, si adegueranno agli incrementi della speranza di vita. Per il momento, non è stato emanato nessuno nuovo regolamento, per tanto continuano ad applicarsi i requisiti previdenziali vigenti, i quali, secondo l’Inps, sono soggetti, a decorrere dal 1° gennaio 2013, all’adeguamento agli incrementi della speranza di vita in questi termini:

 

Pensioni Difesa: accesso alla pensione di vecchiaia

 

pensioni difesaSecondo l’Inps, le pensioni difesa di vecchiaia si ottiene al raggiungimento dell’età massima anagrafica prescritta dai singoli ordinamenti e che varia in base alla qualifica o grado di ogni dipendente. Per ottenere l’età anagrafica inoltre, è necessario conteggiare l’anzianità contributiva. Come abbiamo appena detto, e visto che per il momento non sono state pubblicate modifiche riguardo le pensioni difesa, dal 1 gennaio 2013, il collocamento a riposo per i dipendenti del comparto sicurezza e difesa continua ad avvenire in corrispondenza dell’età massima di servizio firmata per ogni ordinamento e NON adeguata agli incrementi della speranza di vita. Per tanto, “il datore di lavoro pubblico deve far cessare il rapporto di lavoro o di impiego con il dipendente medesimo raggiunto il limite di età previsto dall’ordinamento di appartenenza quando al raggiungimento di detto limite il dipendente sia in possesso dei requisiti per il diritto al trattamento pensionistico, fermo restando che, ove la decorrenza della pensione non sia immediata, il dipendente deve essere mantenuto in servizio fino all’accesso alle pensioni difesa (c.d. finestra)”.

Se invece, il dipendente raggiunge l’età anagrafica richiesta per andare in pensione ma non ha maturato i requisiti di contributi, dovrà lavorare altri tre mesi. Resta, in ogni caso, fermo il regime delle decorrenze introdotto dall’articolo 12, commi 1 e 2 della legge n. 122/2010 (c.d. finestra mobile).

Pensioni Difesa: adeguamento per accedere alla pensione di anzianità

 

Nel caso delle pensioni difesa– anticipate, i requisiti sono questi:

- 40 anni e 3 mesi di contributi (indipendentemente all’età anagrafica)

- 35 anni di contributi e almeno 57 anni e 3 mesi di età

- massima anzianità contributiva corrispondente all’aliquota dell’80%, entro il 31 dicembre 2011 (attesa l’introduzione del contributivo pro-rata dal 1° gennaio 2012), ed in presenza di un‘età anagrafica di almeno 53 anni e 3 mesi.

L’Inps chiarisce che nel caso di accesso alle pensioni difesa – anzianità con 40 anni di contributi è necessario tener presente che l’accesso alla previdenza subisce, rispetto ai 12 mesi di finestra mobile, un ulteriore posticipo di un mese per requisiti maturati nell’anno 2012, di due mesi per requisiti maturati nell’anno 2013 e di tre mesi per i requisiti maturati a decorrere dal 2014.

 

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Pensione Militare: Facciamo Un Po’ Di Ordine

4 febbraio 2013 inviato da Staff
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Pensione Militare: Facciamo Un Po’ Di Ordine 4.00/5 (80.00%) 1 Vota questo articolo

Pensione Militare: Se in una prima fase la pensione militare era rimasta indenne dalla tempesta Fornero e dal suo decreto di armonizzazione, con un regolarmente successivo anche questa è entrata nel vortice del ministro dimissionario.

 

Pensione Militare: Sindacati e istituzioni lontani da un accordo

 

pensione militare“Vengono gradualmente incrementati i requisiti richiesti per la pensione di vecchiaia del personale militare delle Forze armate, compresa l’Arma dei carabinieri, la Guardia di finanza, le Forze di polizia a ordinamento civile e i Vigili del fuoco nel rispetto delle peculiarità ed esigenze di queste categorie”. Così annunciava palazzo Chigi, l’arivo del regolamento per la pensione militare”.

Sull’altro fronte della pensione militare rispondono i sindacati di categoria che non sono affatto soddisfatti di questi cambiamenti sull’accesso alla pensione militare: “non solo manca ancora la previdenza integrativa, ma non si rendono conto che così avranno presto una polizia geriatrica (…) I cittadini si accorgeranno presto di quale sarà l’effetto sulla sicurezza”. A dirlo è Nicola Tanzi, segretario del sindacato autonomo di polizia Sap a seguito dell’inutile pressing esercitato dal Cocer e da tutti gli altri sindacati per evitare l’approvazione di questo regolamento che di fatto peggiora una situazione già tutt’altro che rosea in tema di pensione militare.

 

Cosa cambia di fatto per la pensione militare?

 

Con la riforma Fornero in tema di pensioni, per i militari si potrà accedere alla pensione anticipata con almeno 42 anni e 3 mesi di servizio (contro i 40 previsti prima necessari per la pensione di anzianità).

Per la pensione militare, in particolare per la categoria dell’esercito e della polizia di stato rimangono in variati i   cinque anni di contributi figurativi che concretamente trasformano i 35 anni di contributi effettivi se come fossero 40.

Non subisce modifiche neanche il sistema delle quote in tema di pensione militare secondo cui i militari possono ricevere l’assegno della pensione quando la somma dell’età anagrafica e dei contributi versati raggiunge una determinata soglia, che verrà fissata a 99 entro i prossimi 7 anni. Nel 2019, ad esempio potranno godere della pensione i militari che avranno compiuto 61 anni di età e avranno raggiunto 38 anni di contribuzione.

In tema di pensione militare rimane invariata anche la cosiddetta «ausiliaria» di cinque anni. Unica nota positiva del regolarmente di armonizzazione della pensione militare riguarda la non applicabilità del criterio sull’aspettativa di vita che avrebbe ulteriormente aumentato la soglia prevista per l’accesso alla pensione degli appartenenti al comparto sicurezza.

 

Come Fare Per Ottenere La Pensione Militare

 

I militari che vogliono presentare domanda per la propria pensione, come gli altri dipendenti pubblici, dovranno avanzare richiesta in via telematica accedendo al sito INPS tramite il PIN oppure chiamato in numero verde 803164. Nell’area del sito INPS riservata alle pensioni dei militari sono riportate tutte le modalità operative per procedere alla presentazione della domanda di accesso.

L’accesso in via telematica per la richiesta di pensione militare dallo scorso 11 gennaio è diventato l’unico percorso di accesso praticabile.

A fronte degli attacchi arrivati da più parti su questa riforma della pensione militare, il Ministro Fornero è stata decisa affermando “l’irrinunciabile esigenza di riforma e la necessità di salvaguardare le diverse peculiarità dei settori interessati”. I sindacati sono di ben altro avviso e lamentano ancora troppa confusione e poca chiarezza sulla pensione militare. E soprattutto lamentano un ristretto coinvolgimento delle associazioni di categoria nelle sedi decisionali per un argomenti così strategico e importante come quello della pensione militare.  Mancanza di fatto non negata dalle istituzioni, le quali però non promettono un futuro più attivo.

 

Fonte: lastampa / panorama / ilsole24ore  / termometropolitico

 

Valentina

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Pensioni Comparto Sicurezza: Niente di Certo Sotto il Sole 5.00/5 (100.00%) 1 Vota questo articolo

Pensioni Comparto Sicurezza“Il 26 ottobre u.s. in attuazione della delega contenuta nel comma 18, articolo 24 del D,L. n. 201/2011 (“Salva Italia”), è stato approvato dal Consiglio dei Ministri il regolamento per armonizzare i requisiti di accesso al nuovo sistema pensionistico per le categorie professionali che hanno requisiti diversi per l’accesso alle pensioni comparto sicurezza rispetto a quelli in vigore nell’assicurazione generale obbligatoria e, tra queste, il personale del Comparto difesa – sicurezza. Tale provvedimento è stato poi avviato al previsto parere del Consiglio di Stato e delle competenti Commissioni Parlamentari”.

 

Pensioni Comparto Sicurezza dopo la riforma

 

pensioni comparto sicurezza

Foto: adnkronos

Così precisa lo stato maggiore della Difesa in tema di riforma delle pensioni del settore della sicurezza e della difesa, la cui previdenza fu messa in discussione con la riforma Fornero, permettendo così alle associazioni di categoria di avanzare proposte per migliorare e ottimizzare la situazione vigente.

Con un governo dimissionario e una discussione che doveva avvenire prima a giugno, poi a ottobre e che di fatto non è ancora completata, in tema di pensioni per il comparto sicurezza e difesa c’è ancora molta confusione; come sarebbe logico in assenza di nuove norme disciplinanti dovrebbero valere senza dubbio quelle vigenti. Ma questo non è così scontato, seppure sarebbe molto logico.

 

 

Pensioni Comparto Sicurezza: Dubbi e Chiarezze

E allora cerchiamo di fare ordine mettendo in fila le poche norme che non sembrano al momento essere in discussione.

 

Nelle pensioni comparto sicurezza l’accesso alla pensione di vecchiaia sarà riservato a coloro che avranno compiuto i 66 anni e tre mesi entro il 31 agosto 2013 o antro il 31 dicembre o agli uomini con almeno 65 anni e un’anzianità contributiva minima di 35 anni. Per le donne invece si potrà accedere solo con  65 anni e con un’anzianità contributiva maturata al 31 dicembre 2011 pari a 19 anni e 16 giorni, oppure 14 anni e 16 giorni ma solamente se entro il 31 dicembre 1992 si è accumulato almeno un giorno di contribuzione in conto tesoro. Questo però sono solo direttive di massima entro le quali esiste un microcosmo ancora tutto da definire, diviso per categorie, sesso e anzianità.

 

Ora la speranza è che prima di legiferare in modo certo e definitivo sul tema delle pensioni comparto sicurezza, come auspicato dal PDM, si dia peso e importanza alle obiezioni mosse dalle associazioni di categoria e di rappresentanza: “pur ravvisando oggettive necessità di addivenire a una più adeguata e complessiva riforma del sistema pensioni comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico è indispensabile, ancor prima di emanare qualsivoglia regolamento, procedere alla completa revisione dello strumento militare e all’unificazione delle forze di polizia secondo modelli economicamente sostenibili”.

 

Fonte: PartitoDirittiMilitari.org

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Pensioni Militari 2012: chiarezze del Ministero

9 novembre 2012 inviato da Staff
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Pensioni Militari 2012

pensioni militari

La ministra del Lavoro, Elsa Fornero, ha dato indicazioni riguardo l’accesso al sistema previdenziale e le pensioni militari per i dipendenti delle forze dell’ordine e le forze armate.

Pensioni Militari: Vecchiaia

-    Personale di truppa, 62 anni dal 2018
-    Sergenti o Marescialli, 60 anni dal 2018
-    Resto del personale, 63 anni dal 2018

Secondo la ministro, queste misure sono state pensate rispettando le peculiarità di queste categorie ma tenendo conto le esigenze di equità rispetto al resto dei lavoratori.

Pensione Anticipata

Si potrà andare in pensione anticipata con 42 anni e tre mesi di anzianità (in luogo dei 40 anni più uno di decorrenza attuali) con penalizzazioni se si esce dal lavoro prima dei 59 anni (dal 2019, o 58 tra il 2013 e il 2018)

Pensioni Militari: Quote

A differenza delle altre categorie di dipendenti, per gli appartenenti alla sicurezza e la difesa restano in vigore le quote che danno la possibilità di andare in pensione dal 2019 con quota 99 (59 anni di età e 40 di contributi).

 

Fonti: Grnet.it

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Pensioni Militari: ancora in Bilico

5 novembre 2012 inviato da Staff
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Pensioni Militari

Il 21 settembre scorso si è svolto un importante incontro voluto dal presidente del consiglio Mario Monti, con tutti i ministri coinvolti nello scottante tema della riforma delle pensioni militari del comparto sicurezza, insieme a tutte le associazioni di categoria del settore.

 

pensioni militari

Il Corriere della Sera

Da questo incontro invece che uscirne con un progetto preciso sui singoli provvedimenti in linea con il Decreto Salva Italia e in considerazione delle esigenze del settore sulle pensioni militari, l’unico risultato è stato una sorta di riassunto su quanto già stabilito in precedente e per il quale era stato fortemente richiesto l’incontro. La conseguenza di questo flop sulle pensioni militari è culminata nella manifestazione di piazza dello scorso 23 ottobre.
A fronte di questa mobilitazione è arrivato puntuale il nuovo impegno del governo a confrontarsi sul tema di pensioni militari.

 

A seguito della clamorosa retromarcia governativa in tema di trattamento di fine servizio, le associazioni di categoria sono fiduciose in una nuova presa di coscienza delle istituzioni circa, in particolare due punti focali, in tema di pensioni militari del comparto sicurezza, ovvero:
1. Modifica dell’età anagrafica di riferimento per le pensioni anticipate previste dall’art.4, comma 1 del regolamento: da 58 a 56 anni fino al 31.12.2018 e da 59 a 57 anni a decorrere dal 01.01.2019.
2. Abbassamento dell’età anagrafica da 58 a 55 anni (lettera a), da 58 a 56 anni (lettera b) e da 59 a 57 anni (lettera c), sempre in riferimento all’art. 4 comma 2 in tema di pensione anticipata per quote, nel quale va rivisitato anche il requisito contributivo .
Al momento la situazione comunque non è di stallo: il governo in attesa del vaglio definitivo del senato al decreto sta apportando modifiche non ancora ufficiali e non è chiaro in quale direzione. Di fatto allo stato attuale delle cose, dal primo gennaio 2013 il decreto trova attuazione con l’innalzamento dei requisiti per l’accesso alle varie forme di pensioni militari.
La verità che emerge da questo disegno è che le trattative sbandierate a più riprese dal governo con i sindacati di categoria sono state fallimentari e a dirlo è proprio un segretario del sindacato autonomo SAP, Nicola Tanzi: “Ci hanno deluso perché non solo manca ancora la previdenza integrativa, ma non si rendono conto che così avranno presto una polizia geriatrica”.

 

 

Pensioni Militari: Poliziotti e Soldati Anziani

 

Sommando questa misura al blocco del turn-over, che fa entrare un giovane ogni cinque agenti che se ne vanno, tra poco ci saranno 22mila poliziotti e 22mila carabinieri in meno. Il Viminale sarà costretto a chiudere commissariati. I carabinieri rinunceranno a molte stazioni. I cittadini si accorgeranno presto di quale sarà l’effetto sulla sicurezza .
Detto in altri termini per i dipendenti del comparto sicurezza, se il senato approverà il decreto così come è adesso, restano validi i 5 anni di contributi figurativi; per i militari rimane valida la cosiddetta “ausiliaria” così come per gli agenti di polizia rimane valido il “moltiplicatore” di 5 anni. Non verrà poi applicato il meccanismo dell’aspettativa di vita che sposterà in modo progressivo sempre più in alto l’asta dell’età.

 

Fonte: Il Nuovo Giornale dei Militari

 

 

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Tassazione Pensioni di Guerra: NO dei militari

22 ottobre 2012 inviato da Staff
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Una delle misure che comprende la Spending Review, per quel che riguarda i militari e le Forze Armate, è la tassazione su determinati redditi come assegni, pensioni di guerra, ecc…. Emanuela Piantadosi, presidente dell’Associazione di Volontariato Onlus Vittimedel Dovere ha emesso un comunicato per denunciare tali misure.

In primo luogo, l’associazione sottolinea che il Ministero ha accolto il proprio appello per l’eliminazione nel testo definitivo del Disegno di legge di stabilità, attualmente all’esame del Parlamento, della tassabilità Irpef delle pensioni e delle indennità di invalidità, prevista in una delle prime bozze.

Ma l’art. 12, comma 17 sopprimi il riconoscimento dell’esenzione dall’IRPEF delle pensioni di guerra e degli altri redditi indicati nell’articolo 34, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601, in capo ai soggetti titolari di reddito complessivo superiore a euro 15.000.

 

Pensioni di Guerra e Tassi

Questa imposizione interesserà le pensioni di guerra, comunque denominate, le relative indennità accessorie, gli assegni connessi alle pensioni privilegiate ordinarie, le pensioni connesse alle decorazioni dell’ordine militare d’Italia e i soprassoldi connessi alle medaglie al valor militare.

 

Questa tassazione riguarda:

- le pensioni privilegiate ordinarie tabellari dei militari di leva,

- le pensioni tabellari spettanti per menomazioni subite durante il servizio di leva prestato in qualità di allievo ufficiale e/o di ufficiale di complemento nonché di sottufficiali e

- le pensioni tabellari corrisposte ai Carabinieri ausiliari (militari di leva presso l’Arma dei Carabinieri) e a coloro che assolvono il servizio di leva nella Polizia di Stato, nel corpo della Guardia di Finanza, nel corpo dei Vigili del Fuoco e ai militari volontari

 

Pensioni di Guerra: Riconoscimento al valore

In questo senso, l’associazione ricorda che questa tipologia di risarcimenti non costituiscono reddito e, pertanto, non devono essere considerate ai fini fiscali, e “in nessun caso possono essere computate, a carico dei soggetti che le percepiscono e del loro nucleo familiare, nel reddito richiesto per la corresponsione di altri trattamenti pensionistici, per la concessione di esoneri ovvero di benefici economici e assistenziali”.  

La natura di questi risarcimenti non è sostituire o integrare un reddito. Si tratta di un segno di solidarietà, secondo l’associazione, “nei confronti di coloro che, a causa della guerra, abbiano subito menomazioni nell’integrità fisica o la perdita di un congiunto e per espressa previsione normativa sono escluse da tassazione le indennità liquidate a titolo di invalidità permanente o per morte, anche se elargite in sostituzione e per la perdita di redditi”.

Il riconoscimento al valore non dovrebbe essere computato in termini di soldi, cassa o risparmi. Giusto?

 

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