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La Siria Diverrà Una Questione Italiana?

5 settembre 2013 inviato da Staff
La Siria Diverrà Una Questione Italiana? 4.64/5 (92.73%) 11 Vota questo articolos

 

Le prossime ore saranno senza dubbio decisive rispetto al conflitto interno alla Siria che ha mandato al creatore qualcosa come 90 mila vittime negli ultimi due anni. Il mondo intero sta decidendo come e se agire per porre fine al massacro di civile e ristabilire la pace. O almeno questo dovrebbe essere l’intento.

 

Tutto ebbe inizio due anni fa con la popolazione siriana scesa in piazza per reclamare la fine della dittatura. Da allora si è arrivati all’embargo passando per migliaia di morti, fino all’indignazione mondiale per il presunto uso di armi chimiche.

 

Sira. La prossima destinazione del nostro esercito?

Sira. La prossima destinazione del nostro esercito?

L’Italia in questo contesto pare avere le idee chiarissime circa un eventuale coinvolgimento dell’esercito in una missione internazionale in Medio Oriente. Il ministro Bonino ha fermamente bocciato un’azione militare che non sia sotto l’egida delle Nazioni Unite, dunque senza una precisa delibera del consiglio di sicurezza dell’ONU.

 

A calcare ulteriormente la mano, neanche a dirlo, il Vaticano: “il conflitto in Siria contiene tutti gli ingredienti per esplodere in una guerra di dimensioni mondiali. L’alternativa non può essere che quella della ragionevolezza, delle iniziative basate sul dialogo e sul negoziato (…) Occorre imboccare senza indugio la via dell’incontro e del dialogo, che sono possibili sulla base del rispetto reciproco, dell’amore” come dichiarato da Mario Toso, del dicastero vaticano Giustizia e Pace.

 

 

La Siria è Già Da Tempo Una Questione Italiana

 

Questa ventata di pace del Governo Letta stride non poco con le condotte e gli interessi degli ultimi anni delle nostre istituzioni che dall’inizio di questo conflitto hanno venduto partite di armi leggere, più facili da piazzare e smerciare ma anche “le più pericolose tra le armi di distruzione di massa” come le ha definite Kofi Annan. Il tutto per un giro di denaro che dal 2009 ha fruttato qualcosa come 230 milioni di euro.

 

Appena l’ombra dello scandalo ha fatto capolino, la Finmeccanica si è affrettata a precisare che la commissione delle armi era antecedente allo scoppio delle violenze e anche dell’embargo. Affermazione che mirava semplicemente a non essere considerati responsabili dell’uso militare che Damasco ha fa e tuttora fa di quelle armi.

Tutte queste informazioni e molte altre di portata ben più ampia dell’Italia derivano a più livelli dalla vicenda Wikileaks, dunque da una fonte attendibile.

 

Ora alla luce di tutto questo, se si ripensa alla forte presa di posizione del governo Italia e alla quasi indignazione per la proposta di attacco americano senza l’egida delle nazioni unite, non viene un po’ da sorridere? E il sorriso non diventa un po’ amaro se si pensa che il mondo ha deciso di mobilitarsi dopo quasi centomila morti e solo però pare siano state usate armi chimiche? I morti sotto i bombardamenti o per mano di coltelli o armi leggere non meritavano attenzione? I morti di guerra sono morti di guerra e non fa differenza il modo.

 

Il pensiero che i nostri militari vengano coinvolti in un altro Kosovo non credo esalti nessuno. Stiamo faticando a uscire dal pantano dell’Afghanistan, non riusciamo a far tornare a casa due marò, siamo pieni di problemi interni con la recessione e la disoccupazione che galoppano…forse mandare i nostri militari a morire in Siria non sarebbe la scelta più oculata. Neanche sotto l’egida dell’Onu.

 

Fonte: ilfattoquotidiano / repubblica / gadlerner

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Marò. Una Storia Senza Fine…Ma Con Tanti Misteri 4.50/5 (90.00%) 2 Vota questo articolos

Sembra senza fine la vicenda dei nostri due marò imprigionati in India, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. E ogni giorno di più si arricchisce di dettagli e decisioni che lasciano l’amaro in bocca e lo stupore negli occhi.

 

Latorre e Girone ancora confinati in India

Latorre e Girone ancora confinati in India

L’ultima in ordine di tempo è la fretta che improvvisamente la polizia indiana fa trasparire nel voler chiudere questa drammatica vicenda. ”Le indagini sono in uno stato avanzato, le prove e le testimonianze utili per l’istruttoria sono sufficienti, il rapporto contenuto nei capi d’accusa può prescindere dalla loro testimonianza. Eventualmente potremmo inviare più tardi un supplemento dell’inchiesta“.

Con questa dichiarazione la polizia indiana mortifica la testimonianza degli altri quattro fucilieri a bordo dell’Enrica Lexie quel tragico 15 febbraio 2012 durante l’incidente al largo del Kerala, nel quale morirono i due pescatori indiani.

 

In realtà esiste anche un’impossibilità oggettiva d’interrogatorio in quanto lo stesso non può avvenire in India, ma come suggerito dal ministro della difesa Mario Mauro “quattro fucilieri di Marina possono anche essere ascoltati dagli investigatori indiani in Italia” (…) “Non c’è alcun un rifiuto e il fatto che gli altri fucilieri di Marina non si recheranno in India è perché la legge indiana prevede altre modalità per rendere testimonianza in casi di questo genere“.

Sulla questione si attende un parere legale per capire se e come procedere.

 

Se tutta questa fretta improvvisa della polizia indiana si traduce, come crede e dichiara la Farnesina, in una decisione a favore dei nostri militari, allora ben venga una certa velocità nel riportarli a casa. Ma c’è da chiedersi da dove derivi tutta questa fiducia delle nostre istituzioni verso quelle indiane…

 

La vicenda acquista un alone di nuovo mistero se si aggiunge il particolare del presunto coinvolgimento della chiesa cattolica indiana da parte del governo asiatico per facilitare l’arrivo dei quattro fucilieri testimoni per l’interrogatorio con la polizia locale. Iniziativa questa, che si è rivelata fallimentare e non ha avuto seguito. Ma non per un ripensamento da parte delle istituzioni indiane, bensì per un rifiuto da parte della conferenza episcopale indiana che ha dichiarato alle pagine del quotidiano The New Indian Express di non voler essere coinvolta in questa storia internazionale, dopo l’operazione di mediazione condotta con le famiglie delle due vittime che portò al pagamento di un indennizzo da parte dell’Italia.

 

Fonti: grnet / larepubblica/ lastampa / lettera43

 

 

 

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Marò. Una Vergogna Difficile Da Cancellare

29 marzo 2013 inviato da Staff
Marò. Una Vergogna Difficile Da Cancellare 5.00/5 (100.00%) 3 Vota questo articolos

E’ stata una scelta di governo collegiale, dolorosa e sofferta, ma il quel momento necessaria e di solidarietà. Forse non l’avete condivisa e voglio dire qui, a Massimiliano e a Salvatore, che mi scuso per non essere stato capace di farli stare qui in questa piazza. (…)

La loro è stata obbedienza non a un ordine, ma alla scelta del governo e alla parola data. Hanno rispettato le istituzione e la divisa”.

 

Lacrime di coccodrillo quelle del ministro della Difesa Giampaolo Di Paola, durante la cerimonia per il 90esimo anniversario dell’aeronautica militare che si è svolta a Napoli. Lacrime insipide che arrivano dopo le dimissioni del Ministro Terzi e dopo l’annuncio della manifestazione organizzata da Casapound per il prossimo 2 aprile a Roma  proprio in piazza Montecitorio.

 

Una manifestazione accompagnata dalla proposta provocatoria di dichiarare guerra all’india che ha “rapito” due soldati italiani in acque internazionali e una serie di richieste  forti come e dimissioni da senatore a vita di Mario Monti, il ritiro delle truppe italiane dalle missioni internazionali e l’interruzione di qualsiasi attività diplomatica tra India e Italia, con la chiusura delle relative ambasciate.

 

Un’acidità quella espressa da Casapoud che accomuna ormai molti non sono in ambito militare ma anche e soprattutto in ambito civile. Perché ormai i nostri marò sono figli, padri, mariti di ogni italiano e come tali tutti ci sentiamo coinvolti nella loro tragica vicenda mossi dall’orgoglio sopito di un’Italia che un tempo era rispettata a livello internazionale.

 

Oggi invece i nostri capricci interni suscitano ilarità anche in India, dove  Kirti Azad, parlamentare del Bharatiya Janata Party senza troppi convenevoli ha rilasciato un’intervista definendo la vicenda dei marò uno strumento per fini elettorali e il loro ritorno a New Delhi una vittoria chiara dell’India.

 

In tutta questa incresciosa vicenda gli unici che si sono dimostrati fin da subito seri sono proprio i nostri militari che nonostante si stia giocando con le loro vite, hanno avuto la dignità di inviare un messaggio, reso pubblico dalla voce di Toni Capuozzo che lascia solo spazio a un esame di coscienza: “Non ci serve ora sapere di chi sia stata la colpa perché non ci porta a nulla. Quel che vi chiediamo ora non è divisione, ma unite le forze e risolvete questa vicenda (…) Come dicono i fucilieri tutti insieme, nessuno indietro. Siamo italiani dimostriamolo.”

 

E proprio da oltreoceano arriva la notizia della nomina del presidente del Tribunale speciale chiamato a decidere il destino dei nostri connazionali, si tratta di Amit Bansal. Proprio sul fronte procedurale arriva l’ennesima umiliazione per l’Italia: non è infatti applicabile la pena di morte o l’ergastolo, ma una condanna massima a 7 anni. Quindi il teatrino delle nostre istituzioni che ci hanno venduto la garanzia della non condanna a morte dei nostri marò come una conquista del governo italiano a fronte della quale era giusto rispettare gli accordi con l’India era una messa in scena. L’ennesima, si spera l’ultima. E speriamo che non sia una speranza vana.

 

Fonti: cronacaeattaualita / tgcom24 / leggo / quotidiano.net / ilgiornale / nuovavicenza

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Articolo scritto da Gunny

GIUSTO una beata cippalippa direbbe la Litizzetto  così avezza ad ambienti di sinistra. I nostri fucilieri di marina che io chiamo PATRIOTI sono stati rimandati in India. Da parte loro non una parola di commento, non una protesta, non un gesto di disappunto delle loro famiglie! Questo significa portare le stellette ed essere PATRIOTI, non si viene pagati per questo, né viene automatico con lo status di militari, il senso di PATRIA si sente dentro. Mentre prima non erano eroi né soggetti di un azione meritevole oltre il normale ma solo militari che avevano fatto il loro dovere, adesso sono qualcosa in più, sono da ammirare per l’esempio, il coraggio, la disciplina e il senso dello Stato! Adesso stanno pagando il prezzo di un interesse (si calcola 7 miliardi di dollari di commesse http://www.ice.it/settori/pdf/india.pdf) nazionale.

 

Foto: Tg24.sky

Non si sono mandati a morte di sicuro, non penso si arrivi a questo, ma non si è neanche tenuto conto che sti ragazzi ancor prima di essere dei militari fossero degli uomini con il loro orgoglio, con le loro famiglie, la loro vita,….. tutto calpestato!

 

“Riportati in patria, in licenza, ripartiti, ritornati, indagati, ritornati definitivamente, rientrati in India di fretta e furia”… ma che teatrino è questo? Da quando i nostri vertici militari, di governo, i nostri servizi segreti gestiscono le cose in questo modo?

 

Quante bustarelle sono state pagate, quanti ostaggi liberati, non ultima la Sgrena senza che si sapesse nulla degli accordi sotto banco? E in tutta questa incapacità gli italiani, anzi i “residenti in territorio italiano” cosa fanno? Si dividono, scendendo in piazza a difendere l’uveite di qualcuno, gli interessi di partito e le utopie irrealizzabili di qualcun altro, tutti a difendere una galleria che tanto si farà perché la Francia ha quasi finito. Ma il popolo, quello che difende il popolo stesso dov’è finito?

 

Io dovrei andare in piazza per questa gente quando c’è chi perde il posto di lavoro, chi viene calpestato nella sua dignità, chi si sacrifica per la mia Nazione in nome di qualcosa per cui né lui né la sua famiglia avrà mai preso parte? Metà degli italiani, per lo più ignoranti, debosciati, fancazzisti, comunisti chi più e chi meno convinto, pensano che sia giusto che i PATRIOTI tornino in India per essere processati e quindi va bene così, non sentono dentro di loro lo sdegno che invece io sto provando. Ma penso che sia difficile che chi non sente il significato di onorare il proprio paese possa provare qualcosa, però è trasparente come non si debba essere un PATRIOTA per capire che le tarantelle di cui questi ragazzi sono stati vittime non è di un paese democratico, evoluto, e con un popolo.

 

A questo punto quello che mi viene da pensare è che l’Italia non ha più un popolo bensì dei “residenti nel territorio italiano” perché l’unica cosa che ci accomuna è una scritta sul certificato di residenza. In attesa che un domani un governo o un presidente della repubblica recuperi il sentimento nazionale ormai perso vediamo cosa si può fare per salvaguardare almeno quei pochi cittadini Italiani che rimangono perché non succedano più queste cose. Nella considerazione che non vengono modificate sia la sicurezza giuridica e sia l’incolumità fisica del personale lì impiegato, considerata la delusione e il senso di abbandono che i militari italiani stanno vivendo, in seguito alle azioni dei responsabili tecnici e politici sul caso chiediamo l’immediato rimpatrio di tutto il personale, attualmente impegnato a garantire la sicurezza internazionale a bordo delle navi mercantili italiane. Negli ultimi tempi, le forze armate e le forze di polizia, non sono difese da coloro che li sfruttano solo allo scopo di preservare l’ordine e la sicurezza pubblica in Italia ed all’estero per poi abbandonarli a se stessi, allorquando si verifica il primo problema.

 

Prima o poi questo personale demotivato e privo di orgoglio reagirà fuori dagli schemi, e può essere la fine di uno stato di democrazia. Pensiamo bene a chi mettiamo ai vertici di queste organizzazioni, non ci si inventa ministro della difesa o degli esteri ed ahimè non si nasce nemmeno presidente della repubblica!

 

Articolo scritto da Gunny

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Vergogna: I Due Marò Tornano In India.

22 marzo 2013 inviato da Staff
Vergogna: I Due Marò Tornano In India. 5.00/5 (100.00%) 2 Vota questo articolos

Il nostro paese ha dimostrato all’Europa e al mondo intero che non è capace di proteggere i suoi cittadini. Lo Stato ha fallito, non è affidabile,  e l’India ha dimostrato di poter fare quello che vuole. La storia di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sembra uno scherzo, un gioco, un incubo….qualche giorni fa festeggiavamo il loro rientro in Italia. Oggi devono partire di nuovo. Vergognoso!

 

Latorre e Girone: di nuovo in India

I nostri marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, sono tornati ieri sera in India. Dopo diversi giorni di lotta tra l’Italia e il paese asiatico, hanno vinto gli indiani. Oltre alle conseguenze diplomatiche e di immagine del Paese, hanno pesato, secondo La Stampa, interessi commerciali in ballo tra i due Paesi.

 

Vergonga!

 

Il Tribunale di New Delhi, ha assicurato che non sarà applicata loro la pena di morte. Oh, grazie. Ci mancherebbe altro!!!

 

Durante i prossimi giorni, i due fucilieri italiani potranno stare nell’ambasciata italiana. Ma sinceramente, arrivati a questo punto, possiamo aspettarci di tutto e di più.

 

In una nota del governo si legge che, “Il Governo italiano – recita la nota di Palazzo Chigi – ha richiesto e ottenuto dalle autorità indiane l’assicurazione scritta riguardo al trattamento che sarà riservato ai fucilieri di Marina e alla tutela dei loro diritti fondamentali. Alla luce delle ampie assicurazioni ricevute, il Governo ha ritenuto l’opportunità, anche nell’interesse dei Fucilieri di Marina, di mantenere l’impegno preso in occasione del permesso per partecipare al voto del ritorno in India entro il 22 marzo. I Fucilieri di Marina – fa sapere il governo – hanno aderito a tale valutazione”.

 

Mi sento talmente delusa e impotente che non saprei che altro aggiungere, né quali valutazioni fare. Vi invito a scrivere i vostri commenti e a mostrare il vostro parere sul modo in cui il nostro governo ha gestito la vicenda. Vi ricordo inoltre che, Latorre e Girone sono detenuti dal 15 febbraio 2012. Non vi sembra un po’ troppo?

 

 

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Marò. Sono in Italia E Ci Rimarranno

12 marzo 2013 inviato da Staff
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“Abbiamo appreso la notizia dalla stampa e dai mille messaggi di calore ricevuti. Non avevamo dubbi, anzi, avevamo prove dirette, dell’impegno che lo Stato ha profuso in questi mesi nei nostri confronti. Ovviamente, siamo felici. Soprattutto perché possiamo così tornare al reparto. Siamo Fucilieri di Marina. Vogliamo tornare a fare il nostro mestiere”.

Questo il primo commento a caldo di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, i due marò che da oltre un anno  erano confinati in india con l’accusa di  durante un’operazione di pirateria.

 

Latorre e Girone finalmente in Italia

 

Il ministro degli esteri Giulio Terzi ha finalmente dato l’annuncio ufficiale di quello che in molti auspicavano da mesi: i due militari rimarranno in Italia, poiché secondo il nostro governo la giurisdizione del caso è italiana; è stata anche dichiarata la piena disponibilità delle nostre istituzioni a trovare soluzioni con l’India in sede internazionale, anche attraverso un arbitrato internazionale o una risoluzione giudiziaria.

La nota ufficiale della Farnesina non lascia scampo all’India: “L’Italia ha informato il governo indiano che, stante la formale instaurazione di una controversia internazionale tra i due Stati, i fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone non faranno rientro in India alla scadenza del permesso loro concesso”.

La nota ufficiale del nostro ministero non manca di sottolineare che questa presa di posizione arriva anche alla luce della mancata risposta dell’India alla richiesta di attivazione di forme di cooperazione; non si può infatti negare che sussista una controversia con l’India in merito alle regole e i principi generali di diritto internazionale applicabili a questa drammatica vicenda.

L’ultimo passo falso del governo indiano  è di pochi giorni fa, quando con un ingiustificato ritardo e dopo un plateale rimprovero della Corte Suprema, sono state avviate a New Delhi le procedure per la costituzione di un tribunale speciale.

La decisione del governo italiano di non rispettare gli accordi iniziali e di far rimanere in patria i nostri marò è stata comunicata alle autorità indiane da Daniele Mancini, ambasciatore italiano a Nuova Delhi, che ha evidenziato l’unanimità delle istituzioni italiane in questa presa di posizione internazionale, presa infatti senza indugi dai ministeri della Difesa e della Giustizia in coordinamento con la Presidenza del consiglio dei ministri, nella convinzione sempre più forte che il governo indiano violasse gli obblighi di diritto internazionale, in particolare il principio dell’immunità dalla giurisdizione degli organi dello Stato straniero.

E proprio dal continente indiano non sono ancora arrivati commenti ufficiali e prese di posizione a dispetto di quanto invece ha fatto la stampa indiana, che ha condannato la decisione dell’Italia con toni piuttosto forti, parlando di “fuga” e dando voce a molti lettori che, accusando le proprie istituzioni, ribadiscono il diritto indiano di decidere sul caso al fine di avere risposte chiare per la morte di due connazionali.

Dalle istituzioni, in particolare dal ministro degli esteri Salman Kurshid non arriva alcun commento fuori luogo: ribadendo l’autorità indiana sul processo infatti, si è limitato a dichiarare che ogni commento sarebbe prematuro, smorzando così i toni della vicenda. Vicenda però che non si preannuncia serena e di facile gestione. Infatti già una fonte diplomatica indiana dell’Onu riafferma invece che i nostri marò devono essere processati in India.

Insomma, la questione è e rimane spinosa. Inutile farsi domande o recriminare dietro alle motivazioni che hanno spinto le nostre istituzioni a prendere questa sospirata decisione. Potevano prenderla prima? Certamente sì. Sarebbe risultato troppo sconveniente a livello internazionale? Non lo sapremo mai. Forse il tempo delle domande e di puntare il dito è finito. Conta che i nostri marò sono in Italia e questa volta ci rimarranno. Dunque…bentornati!

 

 

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I Marò Ringraziano Le Elezioni

24 febbraio 2013 inviato da Staff
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Ci volevano le elezioni per riportare in Italia Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, i nostri Marò confinati in India da oltre un anno, fatta eccezione per la breve parentesi delle vacanze di Natale, accusati della morte di Ajesh Binki e Gelastine, scambiati per pirati mentre erano a bordo della nave Enrica Lexie del Battaglione San Marco.

Quattro settimane di libertà che la corte suprema di New Delhi ha concesso ai due militari per permettere loro di espletare il diritto civile al voto.

Permesso Concesso Nonostante Le Opposizioni Indiane

 

Questa volta è servita la garanzia di Daniele Mancini, l’’ambasciatore italiano in India, che ha assicurato il ritorno dei marò entro i termini stabiliti.

E nonostante questa rassicurazione il vice procuratore dello Stato del Kerala P.P. Malhotra si è mostrato contrario alla concessione della licenza. I motivi della sua opposizione vertono principalmente sul fatto che a muovere al richiesta non sono stati direttamente i due militari. Tuttavia il Giudice ha ritenuto di poter accogliere la richiesta e ha concesso ai nostri militari 4 settimane di permesso in Italia per partecipare attivamente alle elezioni e per rivedere i propri cari.

Oltre alla garanzia dell’ambasciatore italiano, il giudice ha richiesto anche ai due fucilieri di firmare un affidavit relativamente ai loro obblighi nei confronti della giustizia indiana.

In una nota, Palazzo Chigi ha subito reso nota la soddisfazione per questa decisione che “rappresenta la conferma del clima di fiducia e di positiva collaborazione instauratosi con le Autorità di New Delhi, clima ulteriormente rafforzato dal ritorno in India dei nostri due Marò a seguito della breve licenza natalizia. È, questo, un altro importante segnale che lascia ben sperare in una positiva soluzione di questa complessa vicenda”.

I due fucilieri non sono più in regime di detenzione da alcune settimane, dopo che il 18 gennaio, la corte suprema indiana negò la giurisdizione del Kerala sul caso, affermando la necessità di istituire un tribunale speciale, in quanto l’episodio si svolse in acque internazionali.

L’istituzione di un tribunale speciale per l’India è un fatto del tutto nuovo: il ministero degli Esteri deve infatti chiedere a quello della Giustizia di designare i giudici per questo tribunale, per poi presentare nuovamente il dossier al massimo tribunale indiano per  l’approvazione definitiva.

Ad oggi Latorre e Girone godono del regime di libertà provvisoria su cauzione e risiedono in un hotel a New Delhi.

Mistero invece sui passaporti dei nostri marò. Il ritorno in Italia è stato infatti predisposto con un documento provvisorio perché i passaporti dei militari non si trovano più. Erano stati spediti al Ministero degli Interni ma al momento se ne sono perse le tracce. Così l’ambasciata italiana ha rilasciato due certificati ad hoc per permettere loro di rientrare in patria.

 

Fonte: ilmessaggero / repubblica / tgcom24

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Marò. Un Anno Dopo

15 febbraio 2013 inviato da Staff
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E’ arrivato ormai anche il primo anniversario dell’uccisione dei due pescatori indiani che ha confinato Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, fucilieri in servizio antipirateria sulla petroliera Enrica Lexie in India con l’accusa di avere ucciso Valentine Jalstine e Ajesh Binki, semplici pescatori indiani.

Un Anno Tra Rinvii E Polemiche

Da quel drammatico 15 febbraio 2012, giorno in cui a largo delle coste del Kerala vengono uccisi da colpi di arma da fuoco sulla loro barca i due civili indiani, si sono susseguiti processi, accuse, rinvii e contenziosi sulla giurisdizione del caso. Il tutto mentre, fatta eccezione per un congedo natalizio, i nostri marò sono rimasti prima detenuti in carcere e poi agli arresti domiciliari nel continente indiano.

Un passo importante è stato compiuto lo scorso 18 gennaio, quando la Corte Suprema indiana ha stabilito la non giurisdizione del governo di Kerala sul caso, in quanto l’episodio sarebbe avvenuto in acque internazionali.

Il processo è stato quindi affidato a un tribunale speciale che dovrà essere costituito a Nuova Delhi, il quale dovrà stabilire quale dei due governi, indiano e italiano, ha l’effettiva giurisdizione sul caso. I due marò si trovano attualmente a New Delhi, sotto la tutela dell’ambasciata italiana, in attesa di conoscere cosa sarà del loro futuro.

Nel caso in cui dovessero essere condannati, i due militari potrebbero poter scontare la loro pena in Italia, come scritto sul Times of India, facendo riferimento a un accordo siglato tra i due stai lo scorso 16 novembre, non applicabile però in caso di condanna a morte.

Troppi Punti Oscuri Ancora da Chiarire

Un vicenda questa dei marò che ha molti lati oscuri e molte anomalie che non troveranno mai un vero e proprio chiarimento formale. Come capita spesso in questioni del genere. nell’arco di questi 12 mesi, si è giustificato ritardi, posticipazioni e mancanza di risposte tirando in ballo addirittura una serie di commesse militari che riguarderebbero 12 elicotteri AgustaWestland e 126 aerei da combattimento francesi per un valore complessivo che supererebbe di poco i 15 miliardi di euro (20 miliardi di dollari).

La vicenda dei militari si inserirebbe in questo contesto come merce di scambio. Niente di tutto questo è mai stato provato o confermato. Di certo però è stato divulgato e questo basta a far riflettere.

 

FONTE: grnet / lettera43 / lavalledeitempli / iljournal

 

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Marò India: A sparare non sono stati loro.

1 febbraio 2013 inviato da Staff
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La perizia balistica realizzata dall’ingegnere perito tecnico, Luigi di Stefano, riguardo la vicenda dei due marò italiani trattenuti in India, rivela che non furono loro a sparare sui due pescatori uccisi. Ormai è passato un anno da quando Massimiliano Latorre e Salvatore Girone furono arrestati per l’accusa di aver ucciso due pescatori indiani ai quali avrebbero scambiati per pirati.

Ora, il perito tecnico afferma al “Sole 24 ore” che la mia perizia ha dimostrato che molti elementi non tornano:a cominciare dalla perizia effettuata dall’anatomopatologo del Tribunale indiano,il Professor Sisikala, che ha recuperato dal corpo di uno dei 2 pescatori ucciso il proiettile, definendolo calibro 0,54 pollici, pari 13 millimetri cioè un calibro oggi inesistente. Ha espresso la misura in cm invece che in millimetri, dai dati emerge che la cartuccia è 7,62x54R ex sovietica, cartuccia sparata da una mitragliatrice russa PK assolutamente differente dalla cartuccia 5,56×45 l’unica in dotazione ai fucilieri del S.Marco, che si può usare sia con i fucili Beretta AR/70/90 sia  con le mitragliatrici FN Minimi in dotazione”.

Inoltre, l’esperto considera che da sempre, le autorità indiano conoscono la verità riguardo gli spari in quanto il calibro utilizzato per uccidere i pescatori non equivale a quello delle armi italiane,e anche ammettendo una doverosa verifica tutto si sarebbe risolto in un’ispezione alle canne dei fucili Beretta”.

 

Altre incoerenze nel caso Marò

 

Oltre il fatto del calibro e la perizia balistica, fin dall’inizio ci sono state molte altre incoerenze nella vicenda dei due marò Latorre e Girone. Ad esempio, le diverse versioni fornite dai testimoni o il fatto che i carabinieri sono stati ammessi solo come osservatori alla perizia balistica.

Ora bisogna aspettare ancora, ormai non facciamo altro, in quando la prossima udienza è prevista per martedì prossimo. Intanto, sappiamo che a sparare non sono stati loro, e questa è una buona notizia.

 

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La competenza sul processo penale contro i marò italiani trattenuti in India, non sarà né dell’Italia né del Tribunale di Kerala, ma da un Tribunale Speciale costituito a Nuova Delhi.

Questa è stata la decisione annunciata dalla Corte Suprema Indiana e pubblicata dall’ANSA. La Corte ha considerato che il Tribunale di Kerala non ha la competenza sul caso e, pertanto, sarà creato un nuovo tribunale in collaborazione con il governo centrale indiano.

Il legale dei marò, Harish Salve, si è mostrato molto soddisfatto perché finalmente è stato dimostrato che non è il tribunale di Kerala chi deve decidere. Stasera sulle 21.30, le 14.00 in India, la corte emetterà un ordine di trasferimento dei due sottufficiali di Marina da Kochi alla capitale indiana.

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