Archivi per la categoria 'Forze speciali'

Esercito Italiano: Chi conosce i Col Moschin?

1 ottobre 2012 inviato da Staff
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Esercito Italiano: Chi conosce i Col Moschin? 4.00/5 (80.00%) 1 Vota questo articolo

Tra i numerosi tagli effettuati dal machete della spending review ci sono anche quelli che riguardano le forze armate; per riassumerle in numeri possiamo dire che solo per quest’anno la riduzione delle risorse economiche riguarda 100 milioni di euro che diventeranno 500 nel 2013 e altrettanti nel 2014; ad essi vanno aggiunti i risparmi legati alla cessione degli immobili al fondo del demanio.

 

Spending Review: chiusura di brigate

In termini di risorse umane poi il corpo dell’esercito dovrà chiudere due brigate su 11, la corazzata Ariete la Friuli, che verrà unita alla brigata Folgore, formando un fronte unico per le missioni all’estero.

E proprio in ambito Paracadutisti va aperta una parentesi importante sul Reggimento speciale Col Moschin, con base centrale presso la Caserma Vannucci di Livorno e con centro di addestramento BAI a Pisa, nel parco regionale San Rossore.

 

Col Moschin: chi sono questi soldati?

Col Moschin - Forze Speciali (SantuaryGiovani.it)

Tanto per comprendere il valore di questo reggimento, gli incursori del Col Moschin erano pronti all’intervento durante il sequestro dell’Achille Lauro del 1985; occuparono l’ambasciata italiana in Somalia nell’ambito dell’operazione Restore hope nel 1992; due anni più tardi evacuarono i civili italiani dal Ruanda durante la guerra civile e nel 2007 parteciparono a un blitz in Afghanistan per liberare due agenti dei servizi di sicurezza italiani rapiti dai ribelli.
Essendo parte delle Forze Speciali, il reggimento Col Moschin è sotto il comando del CO.F.S (comando interforze per le operazioni delle Forze speciali) e prevede un addestramento specifico della durata di due anni e dal carattere molto rigido anche da un punto di vista fisico.

Coloro che riescono a superare il tirocinio e la prima prova fisica hanno accesso al corso OBOS, cioè operatore basico operazioni speciali che proprio a causa dei recenti tagli ha subìto una ristrutturazione interna: ha ora una durata di 24 settimane contro le precedenti 31. Proprio questo aspetto preoccupa gli appartenenti alla categoria, poiché nell’ottica della spending review non si può risparmiare sull’addestramento dei reparti speciali.

 

Tagli? Proposte dei militari

 

Non potendo ignorare i provvedimenti della spending review, anche dalla parte dei militari non arrivano solo polemiche ma anche proposte costruttive che meritano attenzione e possibilità di attuazione e che non vanno ad intaccare le già risicate risorse economiche a disposizione. Si tratta infatti di interventi di carattere amministrativo e procedurale che potrebbero ottenere un effetto positivo senza penalizzare l’ambito finanziario del corpo militare. Nello specifico rendere possibile ad esempio il ripetere il tirocinio o il corso OBOS in caso di esito negativo sarebbe un primo passo. O ancora rendere più snelle le procedure interne di passaggio da un reparto a un altro, fermo restando che serve una formazione specifica per ogni singolo reparto.
Tutte queste proposte potranno essere prese in considerazione delle istituzione appena queste renderanno disponibili a un confronto sul tema.

 

 

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Esercito Italiano: Formazione allievi Marescialli

30 luglio 2012 inviato da Staff
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Esercito Italiano: Formazione allievi Marescialli 4.00/5 (80.00%) 1 Vota questo articolo

Si sta svolgendo in questi giorni la seconda fase della “Campagna Tattica” da parte degli Allievi Marescialli del 14° corso “Patria” della Scuola Sottufficiali dell’Esercito di Viterbo, che lo scorso mese hanno conseguito l’abilitazione al lancio con il paracadute presso il Centro Addestramento di Paracadutismo di Pisa.

 

Questa nuova attività formativa e tattica, ha l’obbiettivo di perfezionare l’addestramento individuale dei soldati al combattimento con esercitazioni di squadra fucilieri in attacco e in difesa, ambientata anche in operazioni di Peacekeeping.

 

D’altra parte, gli Allievi Marescialli del 13° corso “Audacia”, frequentatori del 2° anno di corso, sono impegnati, presso le aree addestrative di Gemona del Friuli (UD), nello svolgimento di una serie di attività pratiche relative alle procedure tecnico tattiche del plotone fucilieri nel combattimento offensivo e difensivo, nell’attività di pattuglia e di controllo del territorio nonché nell’apprendimento delle tecniche per il riconoscimento degli ordigni esplosivi improvvisati (C-IED).

 

Con il campo d’Arma, i frequentatori dei due corsi completeranno, rispettivamente, la prima e la seconda fase della loro formazione tecnico-professionale, acquisendo le conoscenze e le capacità per operare, quali Leader, nelle Unità Elementari dell’Arma base al livello Squadra e Plotone.

 

Fonte: esercito difesa

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Rischio rapporto tra USA e Italia

22 giugno 2012 inviato da Staff
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Sono in crisi i rapporti tra Italia e gli Stati Uniti? Forse si. Il motivo? La decisione degli americani di tagliare i fondi per il sistema di difesa anti-missile.

 

Il nostro ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola, ha già chiesto in questi giorni al suo omologo negli Usa, Leon Panetta, di continuare a garantire i fondi per il programma Meads (Sistema di difesa aerea e missilistica di media estensione) data la sua importanza per i futuri piani della Nato e per la cooperazione e la collaborazione transatlantica, nei quali collabora fortemente l’Esercito Italiano. Le commissioni del Congresso USA hanno detto NO alla richiesta dell’amministrazione Obama di 400 milioni di dollari per completare il finanziamento del nuovo sistema (finanziato congiuntamente da USA, Italia e Germania.

 

In questa vicenda è coinvolta anche la Germania. Il parlamentare tedesco Ernst Reinhard Beck, in una serie di lettere a omologhi statunitensi, ha detto che sottrarre fondi al programma “minerebbe la storica e fiduciosa partnerhsip Meads” e rischierebbe di gettare centinaia di milioni di dollari di euro già investititi nel sistema anti-missile. Il Meads è destinato a rimpiazzare il vecchio sistema dei missili Patriot e viene sviluppato da oltre un decennio.

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Malattie di guerra: un nemico muto più potente delle armi 5.00/5 (100.00%) 1 Vota questo articolo

Quando si pensa alla guerra, anche in un’era tecnologica come questa, subito ci vengono in mente il sangue, le vittime, gli spari e i morti. Famiglie distrutte, bambini orfani, città bombardate. Da qualunque punto di vista la si guardi, la guerra rappresenta sempre prima di tutto una tragedia per l’umanità. Anche se la si guarda dal punto di vista di chi la compie, per scelta, per lavoro, per vocazione: i soldati.

 

Malattie soldati italiani

I traumi, le immagini e le tragedie vissuti nei luoghi di guerra hanno sviluppato una vera e propria malattia mentale tra i soldati, della quale si sente parlare pochissimo: è la PTSD, Post traumatic stress disorder. In tutti i paesi coinvolti in missioni militari all’estero la PTSD tende a essere considerata un fenomeno di poca importanza e che riguarda una minima percentuale di soldati.

La verità però, come raccontano inchieste e fonti non ufficiali, è un’altra: la realtà dei soldati colpiti da PTSD riguarda una percentuale che sfiora il 5% dei combattenti, un indice che non può essere ignorato . La vera tragedia poi si compie al reintegro della quotidianità di civile: crisi d’ansia, tachicardia, insonnia, stati depressivi si accompagnano a un aumento vertiginoso delle violenze domestiche e dei suicidi.

 
E proprio il rientro in società come comuni civili è difficoltoso e spesso fallimentare per gli ex soldati impegnati in teatri di guerra, come evidenzia uno studio di un ex analista finanziario Guido Piccarolo, co-fondatore di Habilitation House (lahn), un’agenzia che si occupa di portatori di disabilità e di coloro che perdono il lavoro, “quando questi ragazzi, spesso giovani tra i 25 e i 30 anni, rientrano da un conflitto, trovano un paese impreparato a reinserirli nella società, perché troppo impegnato a uscire dalla crisi. È il triste paradosso di chi ha dato tutto per la patria e si ritrova a essere trattato come un problema da risolvere ”.

 
Molti i racconti drammatici delle vittime di questa malattia, divulgati attraverso inchieste di settore poco pubblicizzate, come quella del quotidiano Repubblica, pubblicata a settembre 2011 nella quale Piero Follesa, reduce da Nassiriya, sfoga la sensazione di abbandono nella quale è caduto al suo ritorno in Italia: “non so se posso considerarmi felice di essere ancora vivo. Ho aggredito mio figlio perché mi ha sfiorato una spalla. Avevo la bava alla bocca e le pupille dilatate ”. Racconti come questo, fatti con estrema lucidità dai protagonisti, danno l’idea della drammaticità quotidiana del PTSD.
In passato non accadeva questo perché la realtà era ancora più crudele: nella prima guerra mondiale i cosiddetti “scemi di guerra” venivano semplicemente rinchiusi nei manicomi, facendone perdere ogni traccia, cancellandoli di fatto dalla società civile. È dalla guerra in Vietnam che si inizia a parlare di PTSD e da allora ad oggi, lo si fa sempre a denti stretti; è una presenza scomoda, che non rende onore al coraggio dei soldati e ne mostra le debolezze rendendoli vulnerabili. O meglio, umani. Ma in un ambiente “machista” come quello militare le debolezze non sono accettate, non esistono, non si tollerano. Meglio nasconderle. Meglio tacere. Ed è quello che fanno coloro che sono affetti dal PTSD: rimangono in silenzio, tengono tutto dentro, creando giorno dopo giorno una miccia esplosiva pronta a esplodere senza preavviso.

 
La dicitura “disturbo post traumatico da stress” è stata pubblicata per la prima volta nel 1980 all’interno del Manuale Diagnostico dell’associazione psichiatrica americana e rappresentava la risposta medica ai troppi veterani di guerra – circa il 20% – che accusavano gravi disturbi psichici. Nel corso degli anni la PTSD ha acquisito anche connotazioni in ambiti diversi da quello della guerra, come le catastrofi naturali, gli abusi sessuali e le violenze domestiche.
Molto lentamente il PTSD sta emergendo e questo permette di creare strutture adatte a curarlo e studiarlo, come il Veteraneninstituut, un centro di assistenza olandese dedicato ai reduci dal fronte e a tutte quelle difficoltà che devono affrontare per reinserirsi nella società civile e vincere la battaglia per loro più importante: uscire dal tunnel del PTSD. Centri come quello olandese servono anche per diffondere informazioni spesso soffocate, non solo in relazione alle condizioni dei reduci che rientrano nei paesi di appartenenza, ma anche in merito alle missioni che li vedono protagonisti, le cosiddette peacekeeping, vere e proprie azioni di guerra che di pacifico non hanno nulla.

 
I grandi dolori sono muti diceva Erodoto nel V secolo avanti Cristo, che aveva già compreso quanto le ferite della psiche siano più profonde e indelebili delle cicatrici del corpo.

(Fonte: La Reppublica  / Focusvita)

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L’Italia userà aerei senza pilota in Afghanistan? 4.00/5 (80.00%) 1 Vota questo articolo

Nuove polemiche sulle risorse e i mezzi utilizzati dalle forze armate italiane. Il nostro paese potrebbe diventare il secondo nel mondo, dopo la Gran Bretagna, ad utilizzare aerei senza pilota Reaper, venduti dall’America. È un’informazione pubblicata dal giornale statunitense Wall Street Journal, che non ha ancora ricevuto risposta né commenti da parte del governo italiano. Si tratta di aerei armati di missili e bombe guidate dal laser e la cui precisione è stata molto discussa negli ultimi anni in quanto hanno provocato la morte di molti civili. Nel solo 2010 sono stati uccisi anche 957 civili, secondo la Commissione per i diritti umani del Pakistan. Il quotidiano americano sostiene che l’Esercito Italiano userebbe questi drone nella missione di Afghanistan.

 

L’amministrazione, sempre secondo le stesse fonti, avrebbe inviato un documento confidenziale al Congresso, nelle ultime settimane, per parlare della vendita di armamenti per almeno sei di questi aerei. I parlamentari avevano fino al 27 maggio per rivedere la proposta. Ma, deputati e senatori potranno ancora opporsi se presenteranno una risoluzione contraria sia alla Camera che al Senato entro 15 giorni. L’Italia ha realizzato un investimento di 330 milioni di dollari nel 2008 per l’acquisto di 4 Reaper, 4 stazione di terra e 5 anni di assistenza. Nel 2009, ha chiesto altri due Reaper. Secondo l’agenzia Asca, le consegne all’Aeronautica Militare Italiana sono iniziate nel 2010, ma finora i drone Reaper non erano equipaggiati con missili e bombe e venivano utilizzati per compiti di ricognizione, scorta sorveglianza e intelligence. Il MQ-9 Reaper (conosciuto in originecome Predator B) è prodotto dalla statunitense General Atomics Aeronautical Systems (GA-ASI) per la marina e l’aviazione americane e per l’aeronautica militare britannica.

Per capire meglio come funzionano, guarda questo servizio della Rai:

COME FUNZIONANO

Questi aerei senza pilota vengono utilizzati quando il volo è troppo rischioso per il pilota. Compiono funzioni svariate: da restituire immagini della situazione sul campo, captare conversazioni telefoniche o sparare. Sono i militari che si trovano nelle zone di battaglia a guidare i droni (ma anche a kilometri di distanza).

Ognuno di questi aerei ha indipendenza di volo di 14ore di fila durante le quali è in grado di garantire una copertura visuale delle zone in guerra 24 ore su 24.

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Ci sono alcune storie davvero belle. Nonostante la gravità della situazione, c’è un gesto molto bello e solidario in questa storia. Vi ricordate di Luca Barisonzi, militare colpito a Bala Murghab un anno fa?

 
20 anni, caporalmaggiore dell’8° Reggimento degli alpini, Barisonzi è rimasto ferito gravemente in Afghanistan nell’attentato in cui è morto il commilitone sardo Luca Sanna a gennaio dell’anno scorso. Da quel momento Barisonzi va in sedia di rotelle, in quanto fu ferito al collo e al torace. Luca fu colpito da un terrorista infiltrato nella basa avanzata Highlandeer al confine tra Afghanistan e Turkmenistan.

La bella notizia è che, questo week end, Luca ha ricevuto una casa “domotica” da parte dell’associazione Nazionale Alpini.
Il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale di Corpo d’Armata Claudio Graziano, ha presentato a Pavia la cerimonia di donazione e ha ringraziato Luca per “il coraggio che hai negli occhi e per essere rimasto orgoglioso dell’uniforme”. In questo senso, ha specificato in dichiarazioni a TMNews, che negli ultimi mesi, il percorso iniziato dal giovane soldato ha avuto successo soltanto “grazie al suo spirito, al sostegno della sua famiglia, degli Alpini, dell’Esercito e dei suoi commilitoni, di questa famiglia militare orgogliosa di avere le stellette e orgogliosa di essere pronta ad intervenire tanto per la calamità quanto per supportare le forze di polizia, quanto per aiutare le popolazioni”.

 

 

Ecco Luca, in un’intervista a Matrix, pubblicata dal Ministero della Difesa.

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Il premier Mario Monti ha incontrato il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, il quale aveva mostrato la sua preoccupazione per i tagli previsti al comparto militare italiano. Monti ha rassicurato il responsabile della Nato rispetto le missioni all’estero affermando che l’Italia resterà in Afghanistan anche dopo il 2014 e garantirà le risorse finanziarie e personali sul campo, per continuare, addestrando le forze afghane, ad assicurare ”la stabilità e la sicurezza” del Paese.
Dalle parole del premier arriva la conclusione sull’assenza di dubbi rispetto la necessità di rimanere in terre afghane con ‘’uno sforzo coerente col ruolo incisivo di primo piano avuto dall’Italia” fino ad ora nel paese asiatico.
L’unica cosa certa però, è la permanenza dell’Esercito Italiano per quel che riguarda addestratori, impegnati con il personale militare afghano ma non è possibile quantificare l’entità dell’impegno italiano. “I termini del sostegno all’Afghanistan saranno quantificati al momento opportuno”. In questo modo, non è fissata la data del ritiro.
Rispetto alla situazione in Afghanistan, il premier ha mostrato la sua preoccupazione in quanto con le buone temperature riprende anche l’offensiva talebana: “Siamo certamente preoccupati – ha detto Monti – per ciò che in questo periodo dell’anno tende ad accadere in Afghanistan e il grande impegno italiano di questi anni è espressione di quella preoccupazione”.

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Difesa: nuovi acquisti ma niente lavoro

9 febbraio 2012 inviato da Staff
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Difesa: nuovi acquisti ma niente lavoro 1.00/5 (20.00%) 2 Vota questo articolos

Il Ministero della Difesa ha speso 240 milioni di euro in tre aerei F-35 che utilizzerà la Marina Militare, secondo ha informato il segretario generale della Difesa, Claudio Debertolis, al Parlamento. Questi aeroplani non saranno utilizzati da militari italiani ma da personale appartenente al consorzio comunitario Eurofighter. L‘OsservatorioIraq, però, rivela  che la procedura d’acquisto non è ancora stata ufficialmente avviata.


Questa però non è l’unica spesa prevista per il governo in quanto è previsto un rinnovamento dei mezzi pesanti utilizzati dall’Esercito Italiano.
Il governo italiano intende acquisire nuovi carri armati di un modello molto innovativo: un semi movente pesante con una potenza di fuoco molto elevata e che è stato approvato dai propri generali dell’Esercito, secondo quanto rivela l’Espresso.
L’obbiettivo è quello di incorporare un veicolo sicuro, potente come capacità di fuoco ma anche veloce nei nuovi scenari di guerra.


Raggionando su questi dati, mi vengono alla mente due domande:
1. Che senso ha una spesa di 240 milioni di euro in tre aerei che non miglioreranno la situazione lavorativa dei nostri militari?
2. Siamo sicuri che sia necessaria l’incorporazione di nuovi carri armati in un periodo nel quale si parla di tagli alla difesa?

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Sezioni dell’Esercito Italiano

31 gennaio 2012 inviato da Staff
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Sezioni dell’Esercito Italiano 3.17/5 (63.33%) 6 Vota questo articolos

L’Esercito Italiano (EI) è una delle quattro componenti delle Forze Armate Italiane, Allinea sei Armi, tre Corpi e una “Specialità dell’Esercito” .
Armi e corpi.

Nella sezione armi troveremo i seguenti nomi, che fanno parte della nostra storia e provengono naturalmente dal passato e sono i seguenti: Fanteria, Cavalleria, Artiglieria, Genio, Trasmissione e Trasporti e Materiali. Nella sezione corpi vi troveremo i seguenti nomi appartenenti ai propri rispettivi corpi: Corpo Sanitario, Corpo di Amministrazione e Commissariato, e Corpo degli Ingegneri.  Nella sezione specialità naturalmente vi troveremo l’Aviazione.

Difesa.it

Un accenno particolare va alla nostra Accademia che forma gli Ufficiali di comando per le varie sezioni e corpi, l’Accademia di Modena forma da oltre 100 anni gli Ufficiali dell’Esercito Italiano, dell’Aeronautica Militare sottoponendo tutti gli allievi qualora lo vorranno a contrare una ferma volontaria di anni 3 assoggettandosi così alle leggi e i regolamenti militari. L’Accademia Militare di Modena, prestigioso ente universitario con sede nel Palazzo ducale in piazza Roma, centro storico di Modena, permetterà a tutti gli allievi di ricevere una solida preparazione culturale in uno degli istituti più antichi e prestigiosi del mondo.

Gli allievi che poi diventeranno ufficiali del nostro Esercito avranno la possibilità di un vasto profilo di materia di studio quale .: Scienze strategiche, Ingegneria, Medicina e Chirurgia, Medicina Veterinaria, Chimica, e Tecnologie farmaceutiche. Saranno inoltre praticati innumerevoli attività sportive tutto questo per far sì che oltre la mente deve vigere un corpo sano, anche l’indipendenza economica sarà immediata ricevendo uno stipendio iniziale di 900 euro al mese per i primi due anni e di 1.600 euro dal terzo anno, con incrementi in base al grado.

Da tenere presente che l’intensa attività di preparazione alla base didattica e diciamo quella più dura è rappresentata tra gli 8 e i 12 mesi, bisogna considerare inoltre che è necessario prepararsi a lungo per contare su una preparazione mirata. L’Esercito Italiano offre a tutti coloro che lo desiderano una cultura, un lavoro, un salario, ma non ci dobbiamo dimenticare le basi della storia dell’Esercito Italiano composto da persone con immenso spirito di abnegazione e dovere.

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Uomini speciali di forze speciali

2 gennaio 2012 inviato da Staff
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9 Btg. Folgore.

L’Esercito Italiano ha il suo reparto, conosciuto, temuto e rispettato in ogni angolo del pianeta: si tratta del 9 Reggimento D’Assalto Paracadutisti “Col Moschin”. Essendo l’èlite dell’esercito italiano è comunemente chiamato “il Nono” è appunto l’unico reparto di forze speciali abilitato ad operazioni non convenzionali in territorio ostile. Il reparto è inquadrato nella Brigata Paracadutisti Folgore, tiene in custodia la bandiera del X Reggimento Arditi, dal quale ha ereditato l’anno di costituzione (1918) e le mostrine “fiamme nere” riadattate nel 2006. Dal 1995 nel quadro di ristrutturazione dell’esercito Italiano è passato da Battaglione a Reggimento. Il “ Nono” effettua dei corsi O.B.O.S.-Operatore Basico Operazioni Speciali della durata di nove mesi, successivamente l’addestramento dura circa due anni oltre i nove mesi di corso basico, dove vengono specializzati gli operatori in varie discipline, per citarne alcune Roccia, Paracadutismo, TCL –Tecnica Caduta Libera-, Halo e Haho che consiste nei lanci in caduta libera da 10.000 metri con apertura della “Vela” ad alta e bassa quota, Corso Sci, Corso Sub ecc…… L’accesso alle selezioni è aperto ai volontari in ferma quadriennale VFP4, ai Volontari in Servizio Permanente VSP, ai Marescialli e agli Ufficiali. La base del Reggimento è a Livorno presso la Caserma Vannucci, esiste anche un centro di addestramento, denominato Base Addestramento Incursori “ BAI” a Pisa situato nel parco regionale di San Rossore vicino alla foce del fiume Arno che viene utilizzato per le attività anfibie e subacquee del Reggimento. L’addestramento si svolge anche attraverso addestramenti in varie parti del mondo, dall’Antartide , all’America Latina, rendendo così questi combattenti d’èlite capaci di operare in qualsiasi scenario del mondo.

La storia.

Inutile ricordare che il Reggimento ha anni e anni di storia alle sue spalle, il IX Reparto d’Assalto “Arditi” si posero nello scenario militare, guadagnandosi una fama impressionante grazie ai loro atti di eroismo e per la violenza delle loro azioni gli Arditi erano degli specialisti degli assalti con lancio di bombe a mano e con combattimenti all’arma bianca nelle trincee nemiche. Questo era prassi nella 1 Guerra Mondiale. Il 20 luglio del 1942 si costituisce a Santa Severa un Reggimento Arditi che pochi mesi dopo viene denominato X Reggimento Arditi. Il reparto, con mostrina dalle fiamme azzurre, opera alle dipendenze dell’Ufficio Operazioni dello Stato Maggiore. Impiegato in operazioni dietro le linee nemiche in Tunisia, Algeria, e nella Sicilia liberata dagli alleati, cessa di esistere 8 settembre del 1943 il Battaglione dislocato in Sardegna, si riordina nel 1944 in IX Reparto d’Assalto e partecipa alla Guerra di Liberazione inquadrato nel gruppo di combattimento “Legnano”.

Conclusioni.

È inutile sottolineare che l’operatività, l’addestramento di una forza speciale come “Incursori della Folgore” lascia a se e fine a se la formazione di un militare con il massimo grado di professionalità che tutto il mondo ci osserva e qualora ci invidia, basti pensare che le forze speciali americane che con i loro blasonati reparti di Incursori chiedono ai giorni nostri di far partecipare i loro osservatori all’addestramento del nostri reparti speciali dell’esercito. Sappiamo tutti che il IX Btg. “Col Moschin” come già citato reparto di Incursori ha operato nei vari teatri di guerra di tutto il mondo citiamone alcuni: Somalia, Ruanda, Afghanistan ed Iraq, non dimentichiamo inoltre il supporto strategico per la liberazione dell’Achille Lauro (Nave da Crociera) e l’intervento nella base militare di Akrotiri nell’isola di Cipro, la base fu messa a disposizione del Governo Britannico, per far sì che i nostri militari operassero contro l’incubo della guerra civile.

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