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Congedo Parentale Difesa: Maternità Obbligatoria Donne Militari 3.00/5 (60.00%) 1 Vota questo articolo

Congedo parentale difesa. Il congedo parentale difesa, nel caso di donne militari, è regolato dall’articolo 748, comma 5 del DPR 15 marzo 2010. Tale normativa obbliga alle donne militari ad informare della gravidanza all’amministrazione di appartenenza, allegando la documentazione dimostrante di tale stato e le indicazioni sulla presunta data del parto.
In termini generali, alle donne militari viene applicata la legge in vigore per il personale delle pubbliche amministrazioni in materia de congedo parentale e maternità. In ogni caso, se si tratta di personale femminile dell’Esercito Italiano che realizza lavori pericolosi, faticosi, insalubri, ecc… il congedo parentale difesa obbliga a riposo durante il periodo di gravidanza e fino a sette mesi successivi al parto.
Quest’assenza per maternità non avrà nessuna conseguenza sulla posizione di stato giuridico del personale in servizio permanente delle forze armate.
La normativa sul congedo parentale difesa prevede che i periodi di licenza per maternità sono validi a tutti gli effetti ai fini dell’anzianità di servizio, computabili ai fini della progressione di carriera.

 

 

Congedo Parentale Difesa: Diritti delle Donne Soldato

 

congedo parentale difesa

Foto: Repubblica.it

La legge in vigore sul congedo parentale difesa prevede per le donne militari permessi retribuiti per la realizzazione di esami prenatali, visite mediche e accertamenti clinici, sempre che presentino un’apposita istanza e la documentazione giustificativa necessaria.
Nel caso di parto prematuro, la normativa sul congedo parentale difesa prevede per le madri periodi di licenza per maternità non goduti prima della presunta data del parto, e questi vegono allegati al periodo di astensione dopo il parto.
Le donne militari madri hanno uno un mese di tempo, dalla nascita, per rilasciare all’amministrazione di appartenenza la certificazione anagrafica del figlio.

Licenza Congedo Parentale Difesa: Maternità

La licenza per congedo parentale difesa, o permesso di maternità, è concessa d’ufficio alle donne militari in gravidanza con queste condizioni:
-    Due mesi precedenti la data indicativa del parto
-    Se il parto avviene più tardi, è previsto un permesso per il periodo intercorrente tra la data presunta e la data effettiva della nascita.
-    Tre mesi dopo il parto
-    Se si tratta di un parto prematuro, i giorni non goduti prima del parto vengono aggiunti ai permessi post parto.
-    La proibizione da prestare il servizio viene anticipata a tre mesi dalla data presunta della nascita se si tratta di donne militari adibite ad impieghi ritenuti pericolosi o gravosi.
-    La normativa per congedo parentale difesa prevede un trattamento economico ordinario intero durante il periodo di congedo per maternità.

Anticipo della licenza per Congedo Parentale Difesa

È possibile richiedere l’anticipo dell’astensione per congedo parentale nei casi di:
-    Complicazioni gravi della gravidanza
-    Condizioni di lavoro o ambientali pregiudizievoli per la salute
-    Se la donna militare non può essere destinata ad altri compiti
L’anticipo della licenza per congedo parentale difesa avviene dietro domanda specifica dell’interessata e con un certificato medico per giustificare tale anticipo. Inoltre, questo diritto è calcolato ai fini dell’anzianità di servizio e per la progressione di carriera.
Inoltre, per tutto il periodo di congedo parentale difesa anticipato, le donne militari hanno diritto all’intera retribuzione.

 

 

 

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Congedi militari. Novità riguardo i permessi per maternità e per assistenza a familiari disabili 1.50/5 (30.00%) 2 Vota questo articolos

Congedi Militari: Il Ministero di Difesa ha pubblicato alcune innovazioni alla normativa in materia di congedo parentale militari e tutela dell’handicap introdotte dal decreto legislativo 18 luglio 2011, n. 119. Modifiche e integrazioni alle circolari n. DGPM/II/5/30001/L52 del 26 marzo 2001 e n. DGPM/II/5/1/30001/L52 del 17 gennaio 2003.

Vediamo di elencare le norme e modifiche più rilevanti.

 

Congedi Militari: Maternità

 

congedi militari

Foto: Difesa.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

-          In caso di gravidanza interrotta, dopo il 180 giorno, o in caso di decesso del bambino durante il congedo di maternità, la donna militare ha la possibilità di riprendere il lavoro, a domanda e con un preavviso di almeno 10 giorni. L’unica condizione richiesta è l’approvazione del medico specialista.

-          Il comando di corpo competente, prima di accettare la richiesta della donna militare deve acquisire il parere da parte del dirigente del servizio sanitario del reparto.

-          Con le nuove normative, il padre militare può accedere ai riposi per paternità nel caso in cui la madre, lavoratrice dipendente, non possa avvalersi delle ore di riposo in quanto in astensione obbligatoria / facoltativa per altro evento, quando stia utilizzando il congedo ad esempio per accudire un altro figlio.

-          Ci sono anche modifiche per quel che riguarda le competenze sull’astensione anticipata per maternità. Infatti, la competenza a disporre quest’anticipazione è:

  • ü  Dall’azienda sanitaria locale nel caso di complicazioni nella gravidanza
  • ü  Dalla direzione territoriale del lavoro, nel caso di condizioni di lavoro pregiudizievoli alla salute della donna o del bambino.

-          I militari hanno diritto al prolungamento del congedo parentale, da usare in modo continuativo o frazionato, per un massimo di tre anni (entro i primi 8 anni del figlio) per ogni figlio con handicap grave, sempre che il minore non sia ricoverato a tempo pieno.

-          Dopo le modifiche, i militari genitori, continuano ad aver il diritto al prolungamento del congedo parentale, dei riposi orari retribuiti, per figli con handicap grave, fino al terzo anno di vita del bambino.

 

 

Questo significa che,

  • I genitori militari, anche adottivi, con figli fino a tre anni, hanno diritto a tre giorni di permesso al mese, due ore di riposo al giorno oppure prolungamento del congedo parentale.
  •  I genitori militari con bambini da 3 a 8 anni, hanno diritto a tre giorni di permesso al mese oppure il prolungamento del congedo parentale
  • I genitori militari con figli oltre gli 8 anni hanno diritto a tre giorni mensili di permesso.

 

Congedi Militari: Handicap

 

Con le nuove normative, sono state introdotte alcune modifiche per quel che riguarda i congedi militari per soldati con familiari in situazione di handicap:

  1. Il militare sposato con una persona con handicap grave ha diritto ai congedi militari entro 60 giorni dalla richiesta.
  2. La durata massima di questi congedi militari è di due anni. I congedi non sono concessi nel caso in cui la persona da assistere sia ricoverata a tempo pieno.
  3. Durante il periodo di congedi militari, il soldato ha diritto ad un’indennità corrispondente all’ultima retribuzione e, questo periodo è coperto da contribuzione figurativa. L’indennità per congedi militari spetta fino ad un importo massimo annuo di 43.579 euro.
  4. I militari che usano i congedi militari per familiari con handicap per meno di 6 mesi, hanno diritto ad usare permessi non retribuiti in proporzione al numero di giorni di congedo ordinario che avrebbero maturato nello stesso periodo di tempo lavorativo. Ma questi permessi non computano per la contribuzione figurativa né per la maturazione delle ferie, della tredicesima o del trattamento di fine rapporto.
  5. Queste sono le priorità per i congiunti da ammettere al beneficio di due anni di congedi militari retribuiti:

-          Coniuge con handicap grave

-          Figli in situazione di handicap

-          Madre o padre in situazione di handicap

-          Fratelli o sorelle del militare

 

Patologie invalidanti o situazioni di handicap grave sono, secondo il dipartimento della funzione pubblica:

-          Malattie croniche che determinato riduzione o perdita dell’autonomia personale

-          Malattie che richiedono assistenza continuativa

-          Malattie che richiedono la partecipazione attiva dei familiari nell’assistenza sanitaria

Il Ministero della Difesa dovrà emanare una nuova circolare, entro giugno, con ulteriori chiarimenti per quel che riguarda i congedi militari, per maternità o per assistenza a familiari con handicap per il personale del comparto difesa.

 

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Donne Militari Italiane: Come diventarlo?

21 novembre 2012 inviato da Staff
Donne Militari Italiane: Come diventarlo? 5.00/5 (100.00%) 2 Vota questo articolos

Donne Militari Italiane: L’inserimento del personale femminile nelle Forze Armate italiane e nel corpo della Guardia di Finanza è ancora un processo in evoluzione che continua a fare piccoli passi. Ieri, il Comitato Consultivo si è riunito presso lo Stato Maggiore della Difesa, a Roma, per parlare di alcune delle conclusioni alle quali è giunto al termine del suo mandato.
All’incontro erano presenti  il Sottosegretario di Stato alla Difesa, Gianluigi Magri, e il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Biagio Abrate, il quale ha considerato che presto sarà migliorata l’intera organizzazione della Difesa, grazie al lavoro svolto dal Comitato. Inoltre, ritiene positiva una maggiore considerazione del sesso femminile. Esigenza, quest’ultima, spesso richiamata dalle Organizzazioni Internazionali come la Nato.

 

donne militari italiane

In primo piano Marina Catena (foto wordpress.com)

Donne Militari: la lotta

Dal 2009, le donne militari italiane sono quasi una realtà. Esistono invece alcune rivendicazioni da soddisfare.
Questo percorso di richieste, delle donne militari italiane , inizia nel 1992 con il primo test realizzato dall’Esercito Italiano per conoscere cosa ne pensava l’opinione pubblica della presenza delle donne militari nelle Forze Armate. Con tale scopo, un gruppo di donne affrontò varie prove di addestramento formale, percorso di guerra, addestramento al tiro, scuola di pilotaggio.
Anche se il test fu praticamente superato, la legge numero 380 che permette l’inserimento di donne nelle Forze Armate, non fu approvata prima del 1999.
Ad oggi sono diversi i concorsi che consentono l’inserimento di donne militari italiane, direttamente col grado di ufficiale.

 

Donne Militari Italiane: a cosa consiste la leva femminile

Le donne militari italiane, ad oggi possono partecipare ai concorsi per diventare ufficiali e sottufficiali, in servizio permanente, e di militari di truppa in servizio volontario sia nella Marina Militare, che nell’Esercito Italiano o l’Aeronautica Militare.
Per loro però, l’arruolamento non è obbligatorio. Quello delle donne militari italiane non è un proprio servizio di leva.

 

 

Concorsi per Donne Militari Italiane: chi può partecipare ai concorsi

Sicuramente, negli ultimi mesi, il numero di concorsi per diventare soldato è molto ridotto ma, in caso di concorso, le donne militari italiane che possono partecipare sono:
-    Cittadinanza italiana
-    I requisiti richiesti presenti in ogni particolare bando di concorso.

 

 

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Congedo Parentale Militari: parità tra uomini e donne 5.00/5 (100.00%) 1 Vota questo articolo

La normativa che regola i congedi parentali in ambito militare, siano essi riferiti a uomini o a donne, è stata ampliata e modificata pochi anni fa.
L’ultimo intervento riguarda addirittura la corte europea che ha tenuto a precisare la completa parità tra uomini e donne in questo ambito con sentenza del 22 marzo 2012 : “nella società contemporanea gli Stati devono riconoscere una piena eguaglianza tra uomini e donne nella responsabilità della crescita dei figli. Non solo. E’ evidente che imporre limitazioni agli uomini costringe i padri a fare una scelta tra contribuire alla crescita dei propri figli e seguire la propria carriera mentre un’analoga scelta non è imposta alle donne che possono usufruire dei congedi. Di qui la rimozione di ogni differenza di trattamento nel settore dei congedi parentali, anche per i militari ”.

 

Foto: Net1news

La corte europea si è espressa proprio in merito al ricorso di un militare russo a cui era stato negato un congedo parentale per stare vicino a propri figli a seguito del divorzio dalla moglie. Gli alti vertici militari avevano giustifica la negazione adducendo ragioni di carattere culturale, ritenendo da sempre il congedo parentale una prerogativa prettamente femminile.
In linea di massima possiamo dire che la regolamentazione sui congedi parentali si rifà al D.L. 151 del 26 marzo 2001, ampliato già due anni dopo e successivamente di nuovo modificato.
Il titolo del D.L. trae leggermente in inganno rispetto agli intenti del legislatore: esso infatti s’intitolaTesto Unico a tutela della maternità e della paternità”, ma l’ottica con la quale è stato concepito tale documento fa riferimento alle esigenze esclusive del nascituro, ancora prima che a quelle dei genitori.

 

Congedo Parentale Militari

Per poter ottenere il congedo parentale è necessario avvisare la propria linea gerarchica e farne richiesta con almeno 15 giorni al proprio comandante di corpo di anticipo rispetto alla fine della maternità obbligatoria ed entro il compimento del terzo anno di vita del bambino .
Le stesse condizioni valgono anche se l’altro coniuge non svolge un lavoro che preveda l’elargizione di congedi parentali, come ad esempio la casalinga .
Complessivamente si tratta di 6 mesi non necessariamente continuativi; nei primi 45 giorni la retribuzione è al 100% mentre nei rimanenti giorni la stessa scenda al 30%.
È bene specificare che i congedi parentali NON possono mai essere negati adducendo motivazioni di servizio. È importante specificare questo, poiché in molti casi è possibile che in un primo tempo venga fatto un tentativo nella speranza che il richiedente desista dalla richiesta.

 

Fonti: Marinacastellaneta / Il nuovo Giornale dei Militari / AlessandroRumore.com

 

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foto: l'Unità

29 mine antiuomo e 4 mine anticarro.  Questo è il bottino messo in cassaforte dalla Brigata Ariete dallo scorso 22 maggio ad oggi nell’ambito dell’operazione Unifil in Libano a 20 metri dal confine con Israele. All’operazione Unifil, sotto il comando del generale Paolo Serra, nominato Head of Mission e Force Commander di UNIFIL il 28 gennaio 2012, partecipano 39 nazioni per un contributo in termini di risorse umane di circa 12 mila unità.

 

Lo scopo finale della missione che vedrà impegnati i nostri uomini fino a fine agosto è piuttosto delicato, ovvero devono aprire due corridoi all’interno di un territorio naturalmente apro e poco accogliete, facendosi spazio anche tra i km di filo spinato e mine, disseminati dagli israeliani nei difficili anni 70. Alla fine di questi corridoi dovranno essere costruiti i famosi blue pillar, che demarcheranno la presenza Onu.

 

Per la brigata ariete il territorio libanese non è nuovo; si tratta infatti della terza missione dal 2006 sempre all’interno delle missioni onu.

 

“La Brigata Ariete assumerà il controllo dell’area di responsabilità italiana nell’ambito dell’operazione Unifil, nell’area sud-ovest del Libano. L’Ariete, come sempre, opererà instancabilmente, con energia, decisione e fermezza nell’assolvimento del compito assegnato, ma anche con sensibilità, umanità ed intelligenza e con la piena coscienza della complessa realtà e delle insidie con le quali dovrete confrontarvi, nello sforzo di restituire al Libano ed all’intera area stabilità e sicurezza”. Queste  le parole del generale Fabrizio Castagnetti, capo di stato maggiore dell’esercito, prima che la brigata partisse per la missione in Libano.

 

E questa certezza è tanto più vera oggi, a distanza di mesi della partenza, poiché dal Libano arrivano notizie non solo di sminamento andato a buon fine, l’ultimo in ordine di tempo è di pochissimi giorni fa, ma anche di vite salvate dai medici appartenenti alla stessa brigata. A riprova del fatto che i nostri soldati, uomini e donne sono in prima linea anche in ambiti non prettamente militari.

 

E a proposito di donne nella brigata ariete ce n’è una in particolare alla sua prima esperienza all’estero. Si tratta del caporal maggiore Roberta Micoli, del 10° reggimento Genio Guastatori di Cremona: 22 anni, capelli biondi e grinta da vendere. In prima linea a pochi cm dalla mina da disattivare con le mani nella terra rossa. È un’immagine che fa riflettere, riflettere su quanto è cambiato il mondo militare.

Chi mai avrebbe pensato fino a pochi anni fa di vedere ciocche bionde sotto i caschi blu?

 

Fonte: Rivista Militare

 

 

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Donne soldato: Il coraggio di fare causa alle Forze Armate 3.00/5 (60.00%) 2 Vota questo articolos

Non è la prima volta che qui, a Esercito Italiano Blog, parliamo di problemi di discriminazione per questioni di sesso in un settore così chiuso come il militare. Sinceramente mi sento abbastanza sensibile con questo tipo di questioni, non solo perché sono una donna (qualcosa centra, ovviamente), ma anche perché penso che negli ultimi anni le soldatesse hanno dimostrato una capacità strategica degna di rispetto.

Seppure ci sono questioni, come la forza fisica, in cui mai potremmo assomigliare gli uomini, ci sono altre questioni come il coraggio, l’empatia o la disposizione per il dialogo che ci rendono davvero utili nei teatri di conflitto. Il mio obiettivo in questo post non è assolutamente iniziare una guerra tra uomini e donne e parlare di quali sono più bravi ma, lo scrivo perché sono convinta che la unione dei punti di forza di tutti loro è positivo e vantaggiosa.

C’è ancora molta strada da fare. Come dicevo all’inizio, non è facile per le donne introdursi in un mondo da sempre maschile e, in alcune occasioni, lo dico perché lo so, poco sensibile davanti a determinate questioni fisiche e psicologiche che le donne dobbiamo affrontare (non è colpa nostra).

In ogni caso, i passi in avanti ci sono. Questa è la cosa importante, basta andare avanti, di fretta o piano, ma bisogna andare avanti nel riconoscimento da parte di tutti dei diritti costituzionali delle donne in uniforme.

Ecco un esempio: Due soldatesse americane hanno citato in giudizio il Dipartimento della Difesa e l’Esercito degli Stati uniti per le restrizioni imposte alle donne in combattimento, precisando che esse rappresentano una chiara violazione dei loro diritti costituzionali. Il Sergente maggiore Jane Baldwin ed il Colonnello Ellen Haring, entrambe riserviste, si sono rivolte alla corte di Washington spiegando che la loro esclusione dalle attività di combattimento “solo perché sono donne” viola i diritti di uguaglianza sanciti dal Quinto Emendamento.

Conosco molti soldati uomini che sarebbero stati zitti davanti ad una questione del genere. Non ditemi che non è un esempio di coraggio citare giudizialmente la Difesa e l’Esercito Americano, David contro Goliath.

Allora, la questione è che non devono essere ammesse solo per essere donne ma  neanche escluse automaticamente, devono essere valutate le loro capacità, non siete d’accordo?

Entrambe le donne hanno più di 20 anni di servizio e, in particolare, il colonnello Haring, di Bristow, Virginia, ha già ricoperto numerosi posti di comando ma le sue possibilità di carriera – ha dichiarato – sono state limitate proprio dal fatto di essere donna. Il sergente Baldwin parla di “odioso trattamento discriminatorio in un ambiente di lavoro che istituzionalizza la disparità di trattamento tra sessi nonostante le loro capacità individuali”. Le due donne, hanno inoltre sottolineato che simili restrizioni hanno avuto pesanti conseguenze sui loro “attuali e futuri guadagni, su una potenziale promozione, sui benefici post congedo”. Nello scorso mese di febbraio, il Pentagono aveva annunciato una svolta, con l’apertura alle donne di 14.000 nuove posizioni nelle forze armate, soprattutto in quelle di terra. Ma i vertici militari hanno bloccato, quasi immediatamente, le loro ambizioni di far parte di unità dedite al combattimento.

Non è una questione americana, italiana o francese, purtroppo è una questione generale del mondo militare che dobbiamo superare tutti insieme. Il modo? Forse cercare di essere più comprensibili e di evitare i pregiudizi.

La vostra opinione m’interessa? Scrivetela qui e buon week end!!!!!!

Jèssica Parra

Leggi questo:

- Donne nell’Esercito Italiano: nemici dentro e fuori

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Avv. Carta: “le donne sono molto più coraggiose nella difesa dei propri diritti”. 2.00/5 (40.00%) 1 Vota questo articolo

Alcuni giorni fa abbiamo pubblicato un articolo sulla presenza delle donne nell’Esercito Italiano e sull’importanza di lavorare ancora tanto per raggiungere l’ugualità tra soldati e soldatesse. Abbiamo consultato un ex ufficiale dei carabinieri, esperto di diritto militare, quale l’avvocato Giorgio Carta, secondo il quale “l’ingresso delle donne ha senz’altro avuto un effetto benefico per l’esercito “perché le soldatesse sono molto più coraggiose degli uomini allorché difendono i propri diritti e quelli dei colleghi.  Ovviamente, in battaglia, non sono forti fisicamente come i colleghi maschi, ma hanno mediamente più propensione a farsi rispettare dai superiori. Nella mia esperienza professionale, noto che dietro ai ricorsi collettivi, spiccano quali promotrici proprio le donne“.

 
Una teoria che ricorda gli studi svolti da Laura Miller e Charles Moskos, in Somalia: “si è verificata la capacità delle donne di portare un punto di vista nei confronti delle popolazioni locali molto più empatico, molto più flessibile, molto più in grado di instaurare un dialogo di quanto non avvenisse ai maschi”.

 
L’avvocato Carta spiega che, “a differenza che in altri paesi, in Italia non si riscontra un apprezzabile problema  di accettazione dei militari omosessuali. viceversa l’ingresso delle donne ha, specie all’inizio, registrato alcune difficoltà relazionali con i colleghi e i superiori, trattandosi di un settore ancora sensibilmente maschilista”.

 
D’altra parte, l’esperto assicura che in base alla sua esperienza nella difesa dei diritti delle donne soldato, non è  possibile generalizzare e che il trattamento varia da caso a caso: “abbiamo comandanti seri e altri meno seri, come nel mondo civile, e la tendenza generale è quella della normalizzazione dei rapporti. Ovviamente, il comandante meno serio ha, rispetto al normale capo ufficio, strumenti di pressione molto più forti, specie con il personale militare precario, i volontari in ferma prefissata e questo determina situazioni anche gravi, di cui purtroppo mi sono talvolta occupato. Il consiglio, per questi casi, è di reagire subito e di denunciare gli abusi“.

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Le vittime italiane in Afghanistan dal 2004 salgono a cinquanta, dopo la morte ieri del soldato Michele Silvestri, la maggior parte appartenenti all’esercito italiano. La maggior parte di loro sono stati uccisi per attacchi a fuoco e attentai con ordigni esplosivi.

 

foto: mediterraneanews

Forse a questo punto bisogna chiedersi quanto sia necessaria la presenza dei soldati italiani in Afghanistan? E’ la nostra guerra? Cosa facciamo lì? Io sinceramente sto riflettendo…. Nell’ultima relazione al Parlamento, i Servizi segreti avevano messo in guardia dai pericoli per i militari italiani in Afghanistan, dove “la cornice di sicurezza si è mantenuta estremamente precaria” e “resta elevato il livello della minaccia” per i nostri soldati. Secondo gli 007 dell’Asie, inoltre, “gli elementi di criticità del 2011 sembrano destinati a perdurare nel breve-medio termine” e ciò interessa il processo di transizione, che “rischia di fallire in assenza di adeguati progressi in tema di governo e sviluppo socio-economico”.
Ma cosa è successo ieri?
C’è stato un attacco con colpi di mortaio nelle prime ore della sera, in italia circa le 14.30, contro la base italiana di Gulistan, nella quale opera il primo reggimento bersaglieri. Un sergente italiano, Michele Silvestri, è morto e una soldatessa, Monica Graziana Contraffatto, primo caporal maggiore, è risultata ferita grave. Il totale delle vittime circa cinquanta.
Il 33enne Silvestri, sposato e con un bambino piccolo, era arrivato in Afghanistan 11 giorni fa. Non c’è stato niente da fare perché le ferite subite nel attacco sono state insalvabili. Invece la soldatessa Contraffatto, di 31 anni, ce la farà. E’ stata trasferita nell’ospedale americano di Ramstein, in Germania.
Nell’attacco di ieri sono stati feriti altri due soldati italiani, entrambi calabresi, Nicola Storniolo, di Nicotera (Vibo Valentia), e Salvatore De Luca, di San Giovanni in Fiore (Cosenza). Ad avere la peggio tra i due è De Luca, che è stato comunque stabilizzato. Storniolo, invece, ha riportato lievi ferite e le sue condizioni non sono preoccupanti. Gli altri due militari feriti sono uno del 41/o reggimento artiglieria “Cordenons” e l’altro del 21/o reggimento Genio Guastatori di Caserta, lo stesso di Silvestri.

Michele Silvestri

 

ADDIO A SILVESTRI
Stamattina stesso dovrebbe atterrare l’aereo con la salma del sergente Silvestri e le esequie sono state annunciate intorno alle 18, nella basilica romana di Santa Maria degli Angeli.

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Luigina De Simone presenta il suo libro: “Afghanistan un giorno per caso” 1.00/5 (20.00%) 2 Vota questo articolos

L. De Simone (Paperblog)

Stasera alle cinque è prevista a Caserta la presentazione del libro “Afghanistan, un giorno per caso”, dalla soldatessa della Brigata Friuli, Luigina De Simone. Nel libro, la soldatessa De Simone, racconta l’esperienza e le impressioni di una donna nell’esercito, soprattutto durante la sua permanenza in Afghanistan nel 2008. Nel libro sono presenti aspetti sociali per quel che riguarda le donne nell’Islam. Sicuramente si tratta da un punto di vista personale tramite il quale è possibile vedere da vicino com’è un giorno qualunque di una soldatessa ma anche di una famiglia afgana.

 

“Si tratta di un’opera di interesse sociale notevole stante la tipologia e la qualità dei contenuti trattati in un tessuto sociale che gode di una consolidata tradizione militare, considerato che il territorio Campano è ad alta densità di militari sia in servizio che in quiescenza, che si riconosce se non addirittura si identifica nelle problematiche trattate ed in particolare nelle missioni di pace svolte dal nostro Esercito”, ha detto il capo del Cedoc Caserta, il comandante Luciano Iannetta.

La presentazione sarà alle ore 17:00 presso la Sala “Reggia” del Centro Documentale di Caserta, (ex Distretto Militare).

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DONNE NELL’ESERCITO ITALIANO: NEMICI DENTRO E FUORI 4.00/5 (80.00%) 4 Vota questo articolos

Frank Mach

Nell’ Esercito Italiano possiamo dire che la presenza delle donne è una realtà. Infatti i numeri parlano da soli, oggi un 7 % dei militari sono donne, ovvero 7.200 unità, mentre qualche anno fa questa cifra era impensabile. Se vogliamo approfondire, secondo l’Agenzia di notizie Adnkronos, nell’esercito italiano ci sono 250 donne ufficiali, fra cui 3 maggiori, 89 capitani e 105 tenenti, con una cinquantina di sottotenenti. Sono 110 i sottufficiali, fra i quali 22 marescialli, mentre le soldatesse sono circa settemila, con 150 donne inserite nella brigata paracadutisti “Folgore”. Sul totale della presenza femminile nell’Esercito, oltre il 70% assolve incarichi operativi, mentre il 9% è destinato a incarichi logistico-amministrativi e il 18% a incarichi tecnico-professionali.
Anche se si tratta di una percentuale leggermente più bassa rispetto ad altri paesi d’ Europa come la Francia, dove la percentuale supera il 14%, in Spagna il 12% e in Gran Bretagna sfiora il 9%, la strada sembra quella giusta al fine di trovare una totale accettazione delle donne in un settore come il militare.
Ma, i dati e i numeri alcune volte ingannano. Non è un segreto il dominio maschile in un mondo come il militare, se è vero che le ricerche hanno evidenziato un forte aumento della presenza delle donne nelle professioni intellettuali e nelle Forze Armate, è anche vero che la maggior parte delle donne resta ancora esclusa dai posti di autorità.  L’inserimento delle donne nel mondo militare produce un profondo cambiamento per il quale non tutti sono pronti e che spesso non è desiderato. Per tanto, a che punto si trova l’accettazione della donna  in uniforme? Qual è l’atteggiamento dei militari italiani?
Secondo la Tesi “Mulier sed Miles”, cioè donne ma anche soldati, di Delle Cave Valentina, attualmente “l’ingresso delle donne è maggiormente temuto da coloro che detengono posizioni di minor potere nell’organizzazione, per i quali le colleghe possono divenire concorrenti e minacce di ulteriore indebolimento”, lo stereotipo di soldato corrisponde ancora al “misogino che propugna una posizione di subalternità della donna rispetto all’uomo dichiarandosi contrario all’ingresso delle donne nelle Forze Armate.

 

Ragioni, motivi e differenze

Le ragioni che sostengono i militari contrari all’accettazione delle donne nell’Esercito sono di due tipi:
-    Differenze fisiche: alcune questioni di tipo biologico come il ciclo mestruale o la gravidanza sono viste come un impedimento per realizzare il lavoro militare
-    Differenze psicologiche: alcuni militari sostengono che “per il ruolo riproduttivo che la natura le ha delegato, la donna è meno incline alla violenza e soprattutto ad uccidere. D’altra parte, e sempre dentro l’ambito psicologico, molti soldati si sentono in imbarazzo quando devono obbedire ad un superiore donna.
Queste differenze, viste da tanti uomini militari, hanno provocato che tante donne militari siano state assegnate solo a mansioni di supporto, d’ufficio, ecc….per cui bisogna concludere che nel contesto delle Forze Armate, le relazioni di genere sono ancora molto squilibrate.

 

P.L: “facendo battutine e ridicolizzandomi  e fece in modo da farmi risultare “scomoda” a tutti i colleghi.”
Per illustrare questa teoria vorrei parlarvi di un esempio che ho conosciuto in questi giorni. Si tratta di un caso, sotto la mia modesta opinione, di grave discriminazione per questioni di sesso. Non rivelerò il nome della soldatessa che ha parlato con me per due ragioni. Una, per una questione di privacy visto che c’è un processo giudiziale in corso, e due perché sono convinta che è soltanto un caso fra tanti e non un caso isolato.

 
P.L. era militare sottoufficiale e allieva a Viterbo per diventare Maresciallo e si è trovata fuori dai giochi per diversi motivi dei quali non era colpevole, nessuno le ha mai spiegato le ragioni per le quali non potrà realizzare il suo sogno di diventare un maresciallo e, negli ultimi mesi, ha dovuto sopportare atteggiamenti offensivi da parte di colleghi e superiori soltanto per essere una donna. “Ero ancora allievo e avevo un maresciallo che non sopportava le donne, lo disturbavano proprio e me l’ha fatto capire in tante occasioni. Un esempio, è stato un problema di salute che ho avuto in relazione con il ciclo mestruale. Ho avuto il ciclo per 25 giorni di seguito, per cui dovevo fare una  visita dal ginecologo ma, non potevo farla dopo le sette di sera o durante il week end, che era il mio tempo libero, dovevo chiedere un permesso. Quando il maresciallo viene a sapere questa cosa, invia una mia collega, sotto minaccia, per controllare se era vero che avessi il ciclo”.
“Ha esercitato nei miei confronti pressioni piuttosto lunghe, sin dai primi giorni di servizio lì alla Scuola Sottufficiali. Pressioni psicologiche, anche oltre l’orario di servizio. Veniva spesso in stanza a controllare personalmente ciò che facevo; andava ai centri estetici di Viterbo ad informarsi se si presentavano ragazze militari in divisa “storica”, insistendo verso le estetiste di farglielo sapere ,perché avrebbe dovuto punire coloro che vi andavano ; mi criticava sistematicamente e pubblicamente per qualsiasi cosa (uniforme, esercitazioni e addestramenti vari…) facendo battutine e ridicolizzandomi ; fece in modo da farmi risultare “scomoda” a tutti i colleghi. Sin dall’inizio il Mar. ordinario F., ha tentato in tutti i modi di indurmi alle dimissioni. Inizialmente volle sapere un quadro generale riguardante me e la mia famiglia. Gli dissi che i miei erano separati. Quasi per un anno intero il Mar. Ord. F. mi tolse tutti i PFS (permessi di fine settimana). E quando gli dissi che avevo bisogno di scendere un po’ a casa, mi guardò sorridendo dicendomi “Che ci vai a fare, tanto non hai neanche una famiglia”.

 
Ma il tutto non si è limitato al solo comandante di plotone, “il nostro comandante di compagnia, Capitano S. non era di certo il buon samaritano. Chiamava ognuno di noi “Merde, coglioni, che non servivamo ad un ca…., che i nostri genitori non c’avevano dato un’educazione, che eravamo senza dignità, che i nostri zii erano dei porci….” e queste erano soltanto le parole….le lascio immaginare i “fatti”.  Feci in modo da far trasparire queste cose…chiamai al numero verde per chi è vittima di atti di nonnismo. Cambiarono atteggiamento… Cominciarono a fare adunate e a parlare come se fossimo stati bambini delle scuole elementari e avevano anche abbandonato la loro terminologia “molto professionale”….
Dopo un anno passato lì, P.L è stata trasferita a Roma, dove è stata “benissimo”, ma dopo pochi giorni la Scuola Sottufficiali di Viterbo mi inviò una proposta di proscioglimento per “insufficienza in attitudine militare” dove il comandante di plotone in questione aveva giustificato ciò con la documentazione caratteristica con il giudizio di “inferiore alla media” ossia insufficiente.
A questo punto bisogna dire che P.L, prima di vincere il concorso da Allievo Maresciallo era già militare ed un’ex alpina. “Sono stata Vfp1, successivamente Vfp4. E sempre “Eccellente“.
P.L ha vissuto in una situazione di disagio per molto tempo, grazie a questo maresciallo che oltre a trattarla male, “ci ha anche provato”. Forse il fatto di essere rifiutato come uomo non gli è piaciuto (questo non l’ha detto P.L, ma lo dico io). Quando ha denunciato questa situazione ai suoi superiori, il comandante di battaglione “si è fregato” e le hanno risposto che si comportavano così con lei per il suo bene.

 

Jèssica Parra

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