Archivi per la categoria 'Diritti dei militari'

Trasferimento Carabinieri. Tipologie e Modalità

5 agosto 2013 inviato da Staff
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Trasferimento Carabinieri. Tipologie e Modalità 3.17/5 (63.33%) 12 Vota questo articolos

Quando si parla di trasferimento carabinieri e più in generale per tutte le forze armate,  si intende un vero e proprio cambio nel rapporto di lavoro

Prima della privatizzazione del rapporto di pubblico impiego civile, il trasferimento carabinieri era un atto disciplinato dell’apposito Testo Unico, d.P.R. 10 gennaio 1957, n. 3, all’art. 32. Poi arriva la legge n. 241 del 1990 che detta i principi fondamentali in tema di trasferimento carabinieri e in generale delle forze militari.

 

trasferimento carabinieri

La legge 190 in realtà convive e trova i suoi limiti in vari regolamenti interni e circolari che esplicitano e dettano ulteriori criteri direttivi nella materia del trasferimento carabinieri, rendendo di fatto la questione differente dal resto dei dipendenti statali tenendo in considerazione la specificità di settore.

 

Trasferimento Carabinieri: Come Funziona

 

Il trasferimento carabinieri si concretizza come primo passo nella necessità primaria e non più derogabile dell’amministrazione o del soggetto attivo richiedente. I carabinieri che richiedono un trasferimento devono rispondere a requisiti precisi e ben determinati, in base alle necessità del ruolo di destinazione.

A questa analisi generale sul trasferimento carabinieri, facciamo seguire adesso un’analisi più dettagliata delle tre tipologie riconosciute di trasferimento carabinieri:

-      trasferimenti carabinieri a domanda, dove è il diretto interessato che muove la richiesta alla propria amministrazione, la quale nell’ottica dell’interesse pubblico, può decidere se accettarla oppure no.

-      trasferimenti carabinieri d’autorità si configurano quando la decisione arriva in modo perentorio dall’amministrazione, senza che i carabinieri possano in qualche modo. In questo caso i militari sulla base dell’art. 1 comma 1 della legge 100/1987 godranno di un trattamento economico superiore grazie all’indennità mensile di trasferimento.

-      trasferimenti carabinieri per servizio rappresentano la via di mezzo tra le altre due tipologie di trasferimenti appena descritti e implicano una sorta di collaborazione tra l’amministrazione e il richiedente circa l’attivazione del procedimento, ma la  decisione rimane pur sempre un atto amministrativo emanato dall’autorità competente.

Esattamente come per i provvedimenti civili, anche per il trasferimento carabinieri è necessario che venga esplicitata la motivazione dell’atto; la legge 241/1990 infatti è applicabile anche ai procedimenti amministrativi militari di trasferimento.

Riconoscere le motivazione del trasferimento carabinieri significa anche renderlo impugnabile di fronte all’autorità qualora si renda necessario e, dall’altra parte, anche l’amministrazione può tutelarsi.

 

Revoca Del Trasferimento Carabinieri

 

Direttamente collegato alla possibilità di impugnare i provvedimenti di trasferimento carabinieri, esiste la revoca del provvedimento stesso. In questo caso è il militare a chiedere all’amministrazione la revoca dell’atto di trasferimento, obbligandola di fatto a dar corso a un procedimento al contrario, nel quale vengono comparati gli interessi della cosa pubblica e di quella privata. Gli atti di revoca del trasferimento carabinieri rispondono agli stessi requisiti procedurali dei trasferimenti carabinieri “a domanda” e “d’autorità”, contenuti nei regolamenti ministeriali attuativi degli articoli 2 e 4 della legge n. 241/1990.

 

fonte: carabinieri / grnet / ogginotizie

 

Valentina Stipa

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Assegno incollocabilità Militari: Quando e Come Richiederlo? 4.23/5 (84.55%) 22 Vota questo articolos

Assegno Incollocabilità Militari

L’assegno incollocabilità militari è una prestazione economica erogata ai titolari di pensione privilegiata, ovvero ai soldati che hanno una malattia o invalidità legata al lavoro e, per tale motivo, non sono più collocabili. I requisiti specifici per accedere all’assegno incollocabilità militari è non avere ancora compiuto i 65 anni di età e che l’invalidità accertata sia non inferiore al 34 %.

 

A regolare l’assegno incollocabilità militari in Italia, è l’art.104 del T.U. DPR 1092/73, per i tutti i pubblici dipendenti ed è regolamentato dall’art. 20 del DPR. 915/78 così come modificato dall’art. 12 della L. 9/80, dall’art. 5 del DPR. 834/81 e dall’art 1 della L. 656/86.

Normativa Assegno Incollocabilità Militari

 

assegno incollocabilità1.L’assegno incollocabilità militari è concesso a soldati mutilati ed invalidi di guerra o per servizio con diritto a pensione privilegiata ordinaria, dalla 2^ alla 8^ Cat. della Tab. “A” che siano Incollocabili, per la gravità della loro situazione di salute.

2.L’assegno viene erogato in allegato alla pensione fino ai 65 anni, ovvero fino all’età della pensione.

3. La prestazione viene erogata durante un periodo da 2 a 4 anni. Dopodiché, si realizzano alcuni esami medici e si procede ad una valutazione definitiva

4.I militari che fino ai 65 anni abbiano ricevuto l’assegno incollocabilità militari, hanno diritto per legge ad un assegno di pari importo a titolo “compensativo”, dal giorno successivo alla data del 65esimo compleanno.

5. L’assegno incollocabilità militari viene concesso su domanda dell’interessato

 

 

 

Come richiedere l’assegno incollocabilità militari

 

Per ottenere l’assegno incollocabilità militari è necessario fare la domanda specifica, in quanto questa prestazione non viene erogata d’ufficio. Per fare domanda è necessario recarsi all’azienda sanitaria locale competente, nel caso del militare interessato, e farsi rilasciare un certificato medico per accertare il grado d’invalidità e il motivo per il quale non è più possibile lavorare.

 

Inoltre, nel caso dei militari è necessario chiedere il successivo parere emesso dal Collegio Medico Legale del Ministero della Difesa che determinerà l’accettazione oppure no della domanda di assegno incollocabilità militari.

 

In caso di dubbio o difficoltà è consigliabile rivolgersi all’U.N.M.S. (Unione Nazionale Mutilati ed invalidi di Servizio) più vicino. Si tratta di un’associazione alla quale è possibile iscriversi, dietro il pago di una quota. Nell’associazione ci sono medici legali, esperti e avvocati che seguono ogni caso in modo specifico e consigliano cosa fare in ogni momento.

 

assegno incollocabilità

 

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Ricongiungimento Familiare Militari: Normativa per le Forze Armate 4.88/5 (97.50%) 8 Vota questo articolos

Ricongiungimento Familiare Militari

La normativa in ambito di ricongiungimento familiare militari è regolata da due leggi diverse:

-       Legge n. 100 del 1987 (nell’articolo 1)

-       Legge n. 266 del 1999 (nell’articolo 17)

 

Ricongiungimento Familiare Militari: Legge n.100 del 1987

L’articolo 1 della legge n.100 del 1987, al comma 5, fissa che “il coniuge convivente del personale militare di cui al comma primo che sia impiegato in una amministrazione statale ha diritto, all’atto del trasferimento, ad essere impiegato, in ruolo normale, in soprannumero e per comando, presso le rispettive amministrazioni site nella sede di servizio del coniuge, o, in mancanza, nella sede più vicina.”

 

Ricongiungimento Familiare Militari: Legge n.266 del 1999

 

Questa regola invece prevede che “il coniuge convivente del personale in servizio permanente delle forze armate, compresa l’Arma dei carabinieri, del Corpo della Guardia di finanza e delle Forze di polizia ad ordinamento civile e degli ufficiali e sottufficiali piloti di complemento in ferma dodecennale di cui alla legge 19 maggio 1986, n. 224, nonché del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, trasferiti d’autorità da una ad altra sede di servizio, che sia impiegato in una delle amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, ha diritto, all’atto del trasferimento o dell’elezione di domicilio nel territorio nazionale, ad essere impiegato presso l’amministrazione di appartenenza o, per comando o distacco, presso altre amministrazioni nella sede di servizio del coniuge o, in mancanza, nella sede più vicina.”

 

Ricongiungimento Familiare Militari: Diritti

 

ricongiungimento familiare militari

Foto: miolegale.it

Le due disposizioni viste in precedenza offrono al dipendente pubblico, coniuge di un militare trasferito d’autorità, il diritto al ricongiungimento familiare militari tramite trasferimento, comando o distacco dall’ente pubblico di appartenenza.

Comando e distacco

Si tratta di uno strumento che permette ai dipendenti pubblici, con un contratto a tempo indeterminato, di prestare temporaneamente servizio presso un dipartimento diverso della stessa amministrazione oppure presso un’amministrazione diversa.

Sono pero casi eccezionali usati quando esiste la necessità di risorse. Infatti, secondo i giudici, l’uso indiscriminato di questi fenomeni possono danneggiare gli interessi della propria amministrazione. La corte costituzionale però considera che questi fenomeni, il comando e il distacco, non sono una violazione se cercano di ottenere il ricongiungimento familiare militari, un diritto fondamentale della persona umana.

Per ottenere il ricongiungimento familiare militari è necessario che, all’atto di trasferimento del militare, il coniuge dello stesso sia con lui convivente. Inoltre, questo diritto è soltanto applicabile nel caso in cui il trasferimento del militare avvenga di autorità prima del termine quadriennale di permanenza nella sede, ed esclusivamente nell’ambito del territorio nazionale.

Nel caso di militari trasferiti all’estero, il coniuge ha diritto alla aspettativa prevista dalla legge  11 febbraio 1980 n. 26. (Consiglio di Stato, sez. IV, 28/11/2005, n. 6706)

 

Chi può richiedere il ricongiungimento familiare militari?

 

I militari che possono accedere e fare richiesta di ricongiungimento familiare militari sono:

-       Militari con un contratto di matrimonio civile

-       Almeno 4 anni di servizio fuori dalla regione in cui chiede il ricongiungimento familiare militari

-       Coniuge con un contratto di lavoro a tempo indeterminato da almeno 4 anni

-       Che il coniuge sia residente da almeno 10 anni nella regione in cui si chiede la ricongiunzione familiare militari

-       Che il dipendente non abbia fruito distacco o missione continuativa per più di due mesi nella regione in cui chiede il ricongiungimento familiare militari

 

 

Fonti: avvocatomilitare.it / Clubuds.com

 

 

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Vergogna: I Due Marò Tornano In India.

22 marzo 2013 inviato da Staff
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Vergogna: I Due Marò Tornano In India. 5.00/5 (100.00%) 2 Vota questo articolos

Il nostro paese ha dimostrato all’Europa e al mondo intero che non è capace di proteggere i suoi cittadini. Lo Stato ha fallito, non è affidabile,  e l’India ha dimostrato di poter fare quello che vuole. La storia di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sembra uno scherzo, un gioco, un incubo….qualche giorni fa festeggiavamo il loro rientro in Italia. Oggi devono partire di nuovo. Vergognoso!

 

Latorre e Girone: di nuovo in India

I nostri marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, sono tornati ieri sera in India. Dopo diversi giorni di lotta tra l’Italia e il paese asiatico, hanno vinto gli indiani. Oltre alle conseguenze diplomatiche e di immagine del Paese, hanno pesato, secondo La Stampa, interessi commerciali in ballo tra i due Paesi.

 

Vergonga!

 

Il Tribunale di New Delhi, ha assicurato che non sarà applicata loro la pena di morte. Oh, grazie. Ci mancherebbe altro!!!

 

Durante i prossimi giorni, i due fucilieri italiani potranno stare nell’ambasciata italiana. Ma sinceramente, arrivati a questo punto, possiamo aspettarci di tutto e di più.

 

In una nota del governo si legge che, “Il Governo italiano – recita la nota di Palazzo Chigi – ha richiesto e ottenuto dalle autorità indiane l’assicurazione scritta riguardo al trattamento che sarà riservato ai fucilieri di Marina e alla tutela dei loro diritti fondamentali. Alla luce delle ampie assicurazioni ricevute, il Governo ha ritenuto l’opportunità, anche nell’interesse dei Fucilieri di Marina, di mantenere l’impegno preso in occasione del permesso per partecipare al voto del ritorno in India entro il 22 marzo. I Fucilieri di Marina – fa sapere il governo – hanno aderito a tale valutazione”.

 

Mi sento talmente delusa e impotente che non saprei che altro aggiungere, né quali valutazioni fare. Vi invito a scrivere i vostri commenti e a mostrare il vostro parere sul modo in cui il nostro governo ha gestito la vicenda. Vi ricordo inoltre che, Latorre e Girone sono detenuti dal 15 febbraio 2012. Non vi sembra un po’ troppo?

 

 

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La Storia di Virgilio Faè, un Alpino con un Sogno! 2.00/5 (40.00%) 5 Vota questo articolos

Chi vi scrive è un ragazzo bellunese di 28 anni o meglio un Alpino delle Dolomiti nel cuore e nell’anima!

Provengo da una famiglia veramente povera di umili origini, situazione che mi ha portato a dover rinunciare agli studi e ad accontentarmi della licenza media. Chiuso questo capitolo, mi sono battuto per un posto da volontario professionista, il mio sogno di una vita.

 

Dopo numerosi tentativi, finalmente nel 2009 sono diventato VFP4 (dichiarato idoneo al servizio permanente) presso il prestigioso Corpo degli Alpini; ero riuscito nel mio intento, nel mio obiettivo cioè quello di indossare la divisa così da sentirsi fieri e orgogliosi di appartenere alle Truppe Alpine con la sua storia, i suoi valori, i suoi sacrifici, le sue glorie, le sue tradizioni… motivo di felicità non solo per me ma anche per la mia famiglia. Ho sempre creduto in tutto quello che ho fatto portando avanti con devozione i miei valori, gli ideali alpini, l’amore per il servizio…

 

Poi circa un anno e mezzo fa le mie speranze, i miei sogni, si sono infranti, sgretolati e tutte le mie certezze sono venute meno. Tale circostanza si è creata dopo la mia personale richiesta esposta più volte di trasferimento presso un piccolo distaccamento di alta montagna “Arabba – Marmolada” (anche per essere più vicino ai miei genitori entrambi invalidi civili al 67% mamma e 100% papà, potendo così essere indispensabile nei momenti di pernotto e licenza di fine settimana PFS) e non concessomi senza un motivo preciso anzi mandato all’Ospedale Militare di Padova e congedato con una”a detta loro”(futura possibilità di reintegro.)

In questi mesi, non ho più avuto la possibilità finanziaria di far fronte alle spese di ricorso; così è sfumato il sogno di una vita da alpino e mi ritrovo a casa con un unico pensiero: quello di poter tornare a vestire di verde, non solo nell’animo ma anche nella vita quotidiana e di continuare umilmente a prestare servizio alla Nazione.

Penso di aver sempre dato il meglio di me, di non aver mai creato problemi a nessuno, prodigandomi a costruirmi un futuro sicuramente migliore della mia infanzia.

Non avrei mai voluto giungere a questo punto, a scrivere questa sorta di lettera ma desiderando solo che qualcuno prendesse in considerazione la mia situazione.

Termino questa lettera col dire che ringrazio della cortese attenzione prestatami e scusandomi per il disturbo arrecato.

 

Virgilio Faè

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Congedi militari. Novità riguardo i permessi per maternità e per assistenza a familiari disabili 1.50/5 (30.00%) 2 Vota questo articolos

Congedi Militari: Il Ministero di Difesa ha pubblicato alcune innovazioni alla normativa in materia di congedo parentale militari e tutela dell’handicap introdotte dal decreto legislativo 18 luglio 2011, n. 119. Modifiche e integrazioni alle circolari n. DGPM/II/5/30001/L52 del 26 marzo 2001 e n. DGPM/II/5/1/30001/L52 del 17 gennaio 2003.

Vediamo di elencare le norme e modifiche più rilevanti.

 

Congedi Militari: Maternità

 

congedi militari

Foto: Difesa.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

-          In caso di gravidanza interrotta, dopo il 180 giorno, o in caso di decesso del bambino durante il congedo di maternità, la donna militare ha la possibilità di riprendere il lavoro, a domanda e con un preavviso di almeno 10 giorni. L’unica condizione richiesta è l’approvazione del medico specialista.

-          Il comando di corpo competente, prima di accettare la richiesta della donna militare deve acquisire il parere da parte del dirigente del servizio sanitario del reparto.

-          Con le nuove normative, il padre militare può accedere ai riposi per paternità nel caso in cui la madre, lavoratrice dipendente, non possa avvalersi delle ore di riposo in quanto in astensione obbligatoria / facoltativa per altro evento, quando stia utilizzando il congedo ad esempio per accudire un altro figlio.

-          Ci sono anche modifiche per quel che riguarda le competenze sull’astensione anticipata per maternità. Infatti, la competenza a disporre quest’anticipazione è:

  • ü  Dall’azienda sanitaria locale nel caso di complicazioni nella gravidanza
  • ü  Dalla direzione territoriale del lavoro, nel caso di condizioni di lavoro pregiudizievoli alla salute della donna o del bambino.

-          I militari hanno diritto al prolungamento del congedo parentale, da usare in modo continuativo o frazionato, per un massimo di tre anni (entro i primi 8 anni del figlio) per ogni figlio con handicap grave, sempre che il minore non sia ricoverato a tempo pieno.

-          Dopo le modifiche, i militari genitori, continuano ad aver il diritto al prolungamento del congedo parentale, dei riposi orari retribuiti, per figli con handicap grave, fino al terzo anno di vita del bambino.

 

 

Questo significa che,

  • I genitori militari, anche adottivi, con figli fino a tre anni, hanno diritto a tre giorni di permesso al mese, due ore di riposo al giorno oppure prolungamento del congedo parentale.
  •  I genitori militari con bambini da 3 a 8 anni, hanno diritto a tre giorni di permesso al mese oppure il prolungamento del congedo parentale
  • I genitori militari con figli oltre gli 8 anni hanno diritto a tre giorni mensili di permesso.

 

Congedi Militari: Handicap

 

Con le nuove normative, sono state introdotte alcune modifiche per quel che riguarda i congedi militari per soldati con familiari in situazione di handicap:

  1. Il militare sposato con una persona con handicap grave ha diritto ai congedi militari entro 60 giorni dalla richiesta.
  2. La durata massima di questi congedi militari è di due anni. I congedi non sono concessi nel caso in cui la persona da assistere sia ricoverata a tempo pieno.
  3. Durante il periodo di congedi militari, il soldato ha diritto ad un’indennità corrispondente all’ultima retribuzione e, questo periodo è coperto da contribuzione figurativa. L’indennità per congedi militari spetta fino ad un importo massimo annuo di 43.579 euro.
  4. I militari che usano i congedi militari per familiari con handicap per meno di 6 mesi, hanno diritto ad usare permessi non retribuiti in proporzione al numero di giorni di congedo ordinario che avrebbero maturato nello stesso periodo di tempo lavorativo. Ma questi permessi non computano per la contribuzione figurativa né per la maturazione delle ferie, della tredicesima o del trattamento di fine rapporto.
  5. Queste sono le priorità per i congiunti da ammettere al beneficio di due anni di congedi militari retribuiti:

-          Coniuge con handicap grave

-          Figli in situazione di handicap

-          Madre o padre in situazione di handicap

-          Fratelli o sorelle del militare

 

Patologie invalidanti o situazioni di handicap grave sono, secondo il dipartimento della funzione pubblica:

-          Malattie croniche che determinato riduzione o perdita dell’autonomia personale

-          Malattie che richiedono assistenza continuativa

-          Malattie che richiedono la partecipazione attiva dei familiari nell’assistenza sanitaria

Il Ministero della Difesa dovrà emanare una nuova circolare, entro giugno, con ulteriori chiarimenti per quel che riguarda i congedi militari, per maternità o per assistenza a familiari con handicap per il personale del comparto difesa.

 

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Articolo scritto da Gunny

 

In questo clima da campagna elettorale, dove ogni rappresentante spara le proposte più assurde, tutti hanno un comune denominatore al punto DIFESA: ridurre le risorse destinate al comparto passando per la riduzione degli F-35, delle strutture adibite a caserme, razionalizzazioni di personale (termini assurdi), riduzioni di benefici ed elevazioni dell’età pensionabile, disconoscimento della specificità ed altre riforme. Mah!? Una volta agli elettori, In campagna elettorale, non si promettevano “mari e monti”? Ed in effetti lo si fa con tutti, mai come stavolta il fenomeno propagandistico in cambio di un voto di favore è stato così accentuato! Però il conto non mi torna, i militari non sono elettori? Come mai sono comune denominatore di tutti i programmi elettorali ma solo a loro svantaggio. Chi da una parte propone riduzioni perché deve far contento il popolino antimilitare per eccellenza, e chi dall’altra vanta la difesa degli operatori del comparto ma nello stesso tempo è stato il fautore delle ultime riforme “ammazza-Difesa” nascondendosi dietro il governo tecnico.

 

Non ci difende nessuno

Nel mezzo chi quelle riforme le ha applicate indiscriminatamente, ponendosi il problema del subito, e dopo vanta tra le fila degli eleggibili, chi queste categorie le dovrebbe difendere(Organi di Rappresentanza COCER). C’è qualcosa che non torna!! Nessuno ha messo nel programma difesa oltre le penalizzazioni del comparto in termini di risorse assegnate, i diritti degli operatori del settore, nessuno si è interessato se questi militari hanno dei bisogni o hanno una voce che merita di essere ascoltata! Quasi come se non ci fosse bisogno, siano una ristretta minoranza, non siano degni di ascolto, o non sia motivata alcuna loro esternazione.

Continuo a non riuscire a fare i conti:

  1. Circa 200.000 operatori solo nelle Forze Armate senza contare le Forze di Polizia tutti maggiorenni e quindi elettori ;
  2. Più della metà hanno già una famiglia con mogli tutte maggiorenni e quindi elettrici  che inevitabilmente hanno gli stessi bisogni dei mariti;

Foto: Bologna.repubblica.it

 

Vogliamo dire 300.000 voti? Chi può vantare un seguito simile così compatto con poche proposte comuni? Eppure nessuno dei  rappresentanti politici pone l’attenzione sulle voci di questi cittadini. I militari sono un simbolo, vengono trattati e maltrattati in quanto tali ma non hanno voce ne volto, solo una divisa vuota di sentimenti, e vita quotidiana. Il fatto che più non mi torna è come a nessuno di lor signori candidati politici sia venuto in mente che agendo in questa ed insindacabile unica direzione la divisa si stia svuotando di significati per chi la indossa, cosa pericolosissima in un clima già poco disteso per la crisi economica.

 

Riforma: conseguenze penalizzanti per i militari

 

Con le ultime riforme i militari devono lavorare fino a 66anni(e la specificità?), possono essere spostati di sede in 5 giorni con rispettiva famiglia, senza un giusto indennizzo causa chiusura del reparto o riarticolazione delle F.A. (questi ultimi provvedimenti adottati in sequenza cronologica “svizzera” ed in silenzio ed anche di corsa), non avranno un ricambio generazionale per chissà quanti anni(riduzione e quasi-blocco delle assunzioni).

Però in compenso cito testualmente“Preferisco avere un uomo o una brigata in meno ma poter chiedere una uniforme nuova o avere l’opportunità in esercitazione di sparare senza problemi di munizioni. E preferisco avere un F35 in più e intervenire per la salvaguardia dei miei uomini quando sono sotto il fuoco nemico e dargli la possibilità di tornare a casa con le proprie gambe piuttosto che dentro una bara avvolta con il tricolore*”.

 

Già perché casomai in Italia chi comanda un’azione militare avrebbe l’ardire di ordinare ad un F-35 di sparare in soccorso di un soldato di 60anni che ha difficoltà a fare un rastrellamento o che è rimasto intrappolato in una buca perché non ha più i riflessi di una volta! O per caso chi acquista le uniformi è aggiornato sulle esigenze del militare italiano moderno o del suo bisogno di equipaggiamento! Ma chi volete prendere in giro con i vostri ghiri-gori?

Non sono stati in grado di proteggere 2 Marinai che assolvevano il compito loro assegnato figuriamoci se ordinano ad un aereo di far fuoco! Restituite dignità a chi indossa l’uniforme tutelandoli come meritano e come si fa negli altri paesi. I militari moderni vanno in missione e vedono i propri colleghi di altre nazioni(tutti ventenni) venerati in patria, mai discussi, simbolo del loro paese. A confronto in Italia quasi ci si vergogna ad indossare una divisa, vedendo tutto ridotto ad un F-35 o ad una caserma che costa troppo tenere in vita, un equipaggiamento ritenuto costoso ed inutile o ancora una pensione dignitosa a 56anni.

Se invece si vuole considerare i militari privi di specificità e quindi cittadini con pari doveri ed oneri sociali oltre che istituzionali lo stesso si deve fare per i diritti, quindi concedergli voce di protesta tramite sindacati ed organizzazioni, forme di tutela riconosciute, facoltà di scegliere se svolgere attività lavorative parallele tanto per citare alcuni dei diritti attualmente proibiti.

*Fonte: Gianfranco Paglia Blog

 

 

Articolo scritto da Gunny

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Militari “Ostentati” e Militari “Oscurati”. Differenze eticamente inaccettabili 5.00/5 (100.00%) 1 Vota questo articolo

 NASSIRYA E NON SOLO. MILITARI “OSTENTATI” E MILITARI “OSCURATI”. DIFFERENZE ETICAMENTE INACCETTABILI

 

Che differenza c’è tra morire per l’esplosione di un’autobomba (non essendo state predisposte le difese per prevenire il rischio) e morire per le radiazioni di una bomba (non essendo state impartite le disposizioni di protezione)? E’ eticamente inaccettabile quanto avvenne con pubblicità, onori e denaro resi ad alcuni militari morti in servizio, mentre per altri ugualmente morti in servizio non c’è stata una parola, un gesto, un riconoscimento. Ad alcuni medaglie e onori, ad altri neppure un telegramma di cordoglio né un euro. Ad alcuni militari che erano stati all’estero è stato concesso il premio assicurativo, ad altri no. Vorremmo sapere (lo chiediamo da 10 anni) il perchè. E ciò non è stato neppure chiarito nella relazione della Commissione d’Inchiesta del Senato in data 9 gennaio 2013.

 

Migliaia i militari inabilitati. Ma numerosi sono anche i casi di deceduti. Attendono molti di loro (e i parenti dei deceduti) invano, almeno dal 1969 (o dal 1961), un’attestazione da parte dello Stato. E’ avvenuto anche che un militare, gravemente ammalato, e che addirittura aveva ricevuto l’estrema unzione e per il quale era stato chiesto un incontro a Palazzo Chigi, sia stato lasciato 8 ore davanti al Palazzo senza che nessuno abbia sentito il dovere di ascoltarlo. Le medaglie d’oro si conferiscono per eccezionali atti di coraggio, vedi uno per tutti Salvo D’Acquisto.

 

L’Anavafaf protesta per il degrado dei valori che si registra nelle Forze Armate e per la strumentalizzazione politica del personale con le stellette nell’adempimento del loro dovere. Si dimentica che c’è chi nell’adempimento del proprio dovere ha affrontato con coraggio gravi rischi non conosciuti e la cui morte è derivata da circostanze a lui del tutto esterne. L’Anavafaf auspica una profonda autocritica anche da parte dei responsabili rispetto a ciò che è accaduto.

 

Falco Accame

Presidente Anavafaf

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Diritti Militari: Come Richiedere la Cessazione degli effetti delle sanzioni disciplinari 2.67/5 (53.33%) 3 Vota questo articolos

Diritti Militari: Cessazione degli effetti delle sanzioni disciplinari di corpo.

Un nuovo decreto del Ministero della Difesa permette ai militari di chiedere la cessazione di ogni effetto delle sanzioni di corpo trascritte nei documenti personali  se sono passati almeno due anni dalla data della comunicazione della sanzione. Uno dei requisiti e non aver riportato nuove sanzioni disciplinari.

Dopo la presentazione dell’istanza per i diritti militari per la cessazione degli effetti, le autorità militari avranno sei mesi di tempo per decidere. In caso di accoglimento dell’istanza, le annotazioni e gli effetti relativi alla sanzione inflitta saranno eliminate.

Il ministero ha precisato che è possibile chiedere i diritti militari per la cessazione degli effetti delle sanzioni disciplinari di corpo inflitte a decorrere dal 1 gennaio 1980, in quanto per quelle precedenti è operante il condono di cui alla legge 20 maggio 1986, n.198.

 

Diritti Militari: Come Presentare le Istanze

 

È possibile presentare la richiesta dopo due anni, di servizio effettivo,  di buona condotta dalla comunicazione dell’ultima punizione.

I militari interessati devono presentare la domanda, in carta semplice (allegato B), al Direttore Generale per il Personale Militare. L’ente per il quale presta servizio dovrà istruire la pratica, controllare la documentazione allegata e inviare la richiesta all’autorità gerarchica superiore che a sua volta, esprimerà il proprio parere e provvederà a inviarla alla Direzione Generale per il Personale Militare (entro 60 giorni della presentazione da parte del militare interessato).

 

Documentazione da allegare alle Istanze

 

diritti militari-          Documenti relativi alle sanzioni di corpo subite (in una sola copia autenticata)

-          Copia del frontespizio matricolare

-          Specchio riepilogativo (allegato C) per accreditare le qualifiche riportate durante gli ultimi dieci anni, pendenze penali, procedimenti penali e ricompense conferite.

-          Opinioni delle Autorità Gerarchiche competenti (allegato D e allegato E)

 

A chi spettano questi diritti militari?

 

Tutti i militari in servizio possono aderire a questi nuovi diritti militari tranne i carabinieri, per i quali ha la competenza il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri.

 

Chiarimenti

 

Se l’istanza viene accolta, le autorità responsabili della conservazione dei documenti personali dei militari elimineranno, secondo le normative, le annotazioni relative alle sanzioni disciplinari di corpo. Altrimenti, se l’istanza viene respinta, i militari interessati avranno la possibilità di presentare di nuovo la richiesta dopo due anni di servizio effettivo. Sempre che in questo periodo non abbiano subito nuove sanzioni disciplinari.

 

Moduli

Scarica qui il modulo per la presentazione dell’Istanza:  Allegato B

Specchio Riepilogativo: Allegato C

Foglio Parere Comandante di Corpo: Allegato D

Foglio Parere dell’Autorità Gerarchica: Allegato E

 

 

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“Ai posteri l’ardua sentenza”. Grazie al Ministro Terzi e a tutto il suo staff. Finalmente un primo successo tangibile della nostra DIPLOMAZIA ma soprattutto un grande regalo alle famiglie dei nostri fucilieri. Si, perché in questo momento di sentimenti contrastanti la cosa più importante è che i nostri PATRIOTI riabbraccino i loro cari. Però se loro vanno lasciati fuori dal tormentone espresso nel titolo, noi, in quanto italiani, dobbiamo porci l’interrogativo.

 

Davvero la nostra credibilità di nazione, di paese democratico (cosa non da tutti) ha il valore di 826.000 Euro? E’ solo una cauzione di un processo unilaterale? Non è credibile l’ipotesi di un muro di ostracismo al momento del rientro in India dei PATRIOTI, è quindi presumibile che gli accordi vengano rispettati, tanto che il ministro degli esteri si è anche impegnato per il rientro dei nostri militari. Napolitano si è pronunciato rivolgendosi alle autorità di Nuova Delhi: “Rispetteremo l’impegno d’onore preso”. Già, che atmosfera nel collegamento video tra le massime autorità militari e i nostri PATRIOTI di oggi 20 dicembre.

 

E’ emblematico, sembrava quasi che tutti indistintamente dovessero recuperare credibilità, tutti lì schierati. Cosa inaudita per la cronologia degli eventi di questa storia. Sicuramente questo passo è parte di un processo del quale non vediamo la strategia, lo voglio ben sperare. Sarebbe ben peggiore  aver ottenuto questa “licenza” per poi rifare la fine delle cavie da laboratorio, tornare ad elemosinare i propri diritti. Anche perché se, come io sono sicuro, i nostri PATRIOTI hanno agito nel pieno rispetto delle regole d’ingaggio è giusto che la loro innocenza sia dimostrata ed inconfutabile. Questa storia, qualsiasi epilogo la concluda, non verrà mai cancellata nella memoria di tutti i militari italiani.

 

Riecheggierà in ognuno di loro nel momento dell’assolvimento del loro compito istituzionale, molti verranno condizionati e non svolgeranno con lucidità in quei pochi attimi il proprio operato. Di certo, le strade della diplomazia sono lastricate di mezzi, spesso non proprio lineari per l’uomo comune. Non dimentichiamo i sequestri avvenuti in zone di guerra dove gli intermediari erano di ben altra natura, non dimentichiamolo come sembrano averlo fatto addirittura le vittime stesse dei sequestri! Le stesse vittime che adesso sputano sentenze senza processo! Li vogliamo in Italia come uomini liberi, e non come nostri delinquenti che riusciti a sparire in alcuni paesi compiacenti, si sottraggono alla giustizia. Parliamo di nostri militari, colpevoli di aver fatto solo il loro dovere per il quale erano stati comandati, e non di delinquenti.

 

Foto: difesa.it

 

Articolo scritto da Gunny

 

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