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Il presidente della Commissione Europea, Josè Manuel Durão Barroso ha inviato una lettera di risposta alla petizione emessa dal gruppo Facebook –Ridateci i Nostri Leoni- e firmata da quasi 5.000 cittadini per richiedere un intervento efficace e determinante per la liberazione di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone.

Barroso assicura essere “a conoscenza di questo incidente, pur non essendo in possesso di tutti i dettagli. In linea di principio noi sosteniamo una positiva e pacifica risoluzione del problema. Come parte contraente della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS)”. Inoltre ha sottolineato l’impegno dell’ Unione Europea “per una corretta applicazione” di tale convenzione.

Barroso si mostra comprensivo con il malessere dei cittadini italiani che richiedono giustizia nei confronti dei fucilieri ma ha manifestato che la UE in questo caso ha le mani legate praticamente, in quanto è una vicenda che devono chiarire l’Italia e l’India. “ Tali questioni saranno affrontate da contatti bilaterali diplomatici tra Italia ed India. In queste circostanze, sebbene proviamo maggiore comprensione con le posizioni espresse nella vostra lettera, le istituzioni dell’Unione Europea non possono intervenire attivamente in questo caso particolare”.

 

Caso Marò: enesimo rinvio

La Corte Suprema indiana ha rinviato l’esame del ricorso sulla giurisdizione da applicare al caso dei due marò al prossimo 8 agosto. Secondo l’agenzia stampa ANSA.

Il giudice ha chiesto alle parti in causa di presentare le proprie osservazioni sulla questione della legittimità dell’arresto di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone e ha aggiornato il caso. Si tratta del governo indiano, dello stato del Kerala e della polizia keralese che ha condotto l’inchiesta.

L’avvocato dello Stato, Indira Jaisingh, una nota femminista e esperta di diritti umani, ha sollevato la questione dell’ assenza delle famiglie dei due pescatori uccisi tra le parti da convocare. Ha detto che ”l’accordo raggiunto con il governo italiano è illegittimo” e ha sollecitato il giudice a inviare una comunicazione anche gli eredi delle due vittime. E’ nato un battibecco con il team legale dei marò guidato dall’avvocato Harish Salve. Ma la Corte ha respinto la richiesta. ”Si tratta di semplici manovre dilatorie che non hanno alcun fondamentò” ha commentato un legale degli italiani al termine della seduta. Il team della difesa italiana ha inoltre chiesto di accorpare a questo ricorso l’altra petizione pendente alla Corte Suprema (e in calendario per il 26 luglio), anche questa volta a dimostrare la non applicabilità delle leggi indiane all’incidente avvenuto il 15 febbraio in acque internazionali al largo dello stato del Kerala e a bordo di una petroliera battente bandiera italiana.

 

 

 

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