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Il segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen lo ha dichiarato in via ufficiale: il 2013 sarà l’anno della transizione per le missioni in Afghanistan e le forze Nato avranno sempre più un ruolo di supporto invece che di combattimento in prima linea.
La dichiarazione è arrivata durante la riunione dei Ministri della Difesa degli stati dell’Alleanza Atlantica che si è svolto pochi giorni fa a Bruxelles.
La sicurezza contro offensiva talebana sarà quindi progressivamente affidata alle forze armate afghane che in questi anni sono state addestrate a questo scopo proprio per permettere un progressivo ritiro dei militari del contingente internazionale.

Secondo però un noto esperto di sicurezza militare Claude Moniquet, un equilibrio politico e sociale nel paese arabo è ancora molto lontano: “Oggi le truppe della Nato sono nella situazione in cui erano le truppe sovietiche negli anni ’80, durante il giorno controllano le grandi città afgane e i grandi assi di collegamento, ma quando si fa notte sono gli insorti che controllano il paese ” (Euronews)
Il nostro ministro della difesa Di Paola ha assicurato la presenza dei militari dell’ Esercito Italiano in territorio afghano fino alla fine, ovvero fino al completo ritiro di tutte le truppe nato che avverrà nel 2014.
Anche la voce infatti secondo cui le truffe statunitensi avrebbero previsto il ritiro dall’Afghanistan per il 2013 è stata seccamente smentita dal portavoce della Casa Bianca Jay Carney, che ha ritenuto necessario precisare le parole del Segretario della difesa statunitense Leon Panetta, dichiarando che si trattava di una speranza e non di un’affermazione, la dichiarazione riguardante il ritiro delle truppe nel 2013.
Ha infatti precisato che le parole del segretario Panetta erano solo “una valutazione di ciò che potrebbe avvenire nell’ambito degli orientamenti previsti dalla Nato di trasferire la guida della sicurezza alle forze di sicurezza afghane entro il 2014 ed entro questo arco di tempo la transizione avrà luogo ” (Lettera43).
A proposito di queste dichiarazioni, il ministro della difesa,  Di Paola, ha precisato che il progressivo ritiro delle truppe internazionali dallo stato afghano sono legate anche al territorio di competenza: la zona di Herat infatti, sotto il diretto controllo degli italiani, è un’area relativamente tranquilla rispetto alle altre.
Il ritiro progressivo dei contingenti internazionali non si traduce comunque nella fine dell’ingerenza negli affari interni afghani: la classe politica locale infatti, così come anche molti altri aspetti del paese, avranno comunque bisogno dell’appoggio estero, seppure in forme diverse. L’Italia, ha dichiarato il ministro Di Paola, sarà in prima linea anche in questa nuova fase che si aprirà.

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