Bilancio della difesa: bisogna risparmiare

14 aprile 2012 posted by Staff
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Per il 2012 il bilancio della difesa sarà di circa 20 mld, circa l’1,22 per cento del pil. Di questi circa 6 mld di dollari sono destinati all’arma dei carabinieri; ci sono poi gli accantonamenti per la pensione anticipata dei militari e altre spese minori.  13,5 mld sono, invece, destinati in senso tecnico alla funzione difesa, cifra che corrisponde allo 0,83 per cento del pil.
Dei 13, 5 mld la parte più cospicua è quella spesa per il personale (circa 9,5 miliardi), poi ci sono le spese di investimento (2,5 miliardi) e i costi di esercizio (1,5 miliardi), tra i quali quelli per le missioni all’estero.

Partendo da presupposto che oggi il nostro modello di Difesa deve essere in grado sostanzialmente di mantenere gli obblighi internazionali dell’Italia e garantire uno standard di sicurezza minima sul territorio, “l’unico modo per rimettere ordine nello squilibrio delle spese è intervenire sul personale, che mangiano le spese per gli investimenti e che minano l’efficienza della macchina” come spiega la Rivista italiana difesa. Questo perché per quest’anno si prevede una crescita del costo delle missioni internazionali di circa 900 unità rispetto allo scorso anno.

Michele Nones, direttore area difesa e sicurezza dello Iai, l’influente Istituto affari internazionali, sostiene che “con 140.000 uomini in organico potremmo avere 40.000 uomini proiettabili e 40.000 mobilitabili. Se avessimo questi uomini con la spesa attuale avremmo un sistema di difesa economicamente sostenibile ed efficiente. Dunque dobbiamo rinunciare a circa 50.000 persone”.

In teoria, quindi, se si potessero licenziare 50.000 persone il bilancio della Difesa sarebbe alleggerito di 2,5 miliardi di costi, ma non è possibile; la riduzione sarà quindi graduale e coprirà almeno i prossimi dieci anni, come spiega Edmondo Cirielli, presidente della Commissione Difesa della Camera.
Ma la vera mossa chiave nella diminuzione delle spese di bilancio sarà la riduzione dei quadri, che fino ad ora non avendo più davanti a sé possibilità di avanzamento di carriera, venivano lasciati praticamente senza lavorare, con uno stipendio del 95%.

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