Afghanistan. Ma Torneremo Mai A Casa?

18 luglio 2013 posted by Staff
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Fa certamente meno clamore adesso di qualche anno fa. Per questo se ne parla poco, non fa più notizia. Ma in Afghanistan i nostri militari continuano a operare. E anche a rimanere feriti. Le morti invece, quelle sì, rimangono la notizia di quel solo disgraziato giorno.  Come quella del capitano Giuseppe La Rosa, ucciso a Farah in Afghanistan poche settimane fa.

 

Proprio sulla morte del capitano, durante un’interrogazione alla camera il ministro Mario Mauro ha sottolineato come  non sia possibile “azzerare completamente i rischi per i nostri militari, nonostante la validità delle procedure operative seguite e degli equipaggiamenti utilizzati“… Come a dire sono rischi imprevedibili del mestiere di soldato nelle sue missioni internazionali.

 

militari-italiani-afghanistan

 

E ancora in seguito ad una esplosione pochi giorni fa, mentre era di pattuglia ad alcuni chilometri da Bala Boluk,  alle 14.15 locali (le 11.45 italiane) lungo la strada n.517, nella provincia di Farah, un militare italiano è rimasto lievemente ferito al volto.

 

Dall’inizio di questo 2013 le vittime in Afghanistan sono cresciute del 24%, e un terzo dei caduti è stato ucciso per mano di forze anti-governative. L’unico dato positivo in questo massacro è che secondo fonti ufficiale delle Nazioni Unite, i talebani hanno aperto le porte a un dialogo con l’amministrazione in carica.

 

Sarà forse anche sull’onda di questa dichiarazione di intenti che il neo governo Letta, sebbene abbia sottolineato la progressiva risoluzione dell’organico italiano, che oggi tocca le 3100 unità con un ulteriore flessione dei prossimi mesi, ha anche confermato la volontà di proseguire la partecipazione alla missione Isaf in Afghanistan, concludendola secondo i tempi stabiliti nel 2014.

Quello che secondo il ministro degli esteri frena un ritiro anticipato delle nostre truppe dal territorio afghano verte su due binari imprescindibili: ”in primo luogo la necessità di non mettere a rischio la sicurezza dello stesso contingente, in una fase particolarmente delicata quale è sempre quella del ripiegamento, procedendo con il ritiro accelerato delle componenti operative. In secondo luogo l’indisponibilità sia di sufficienti vie di comunicazione nella regione, sia di vettori aerei, navali, terrestri per la concomitante richiesta di tutti i Paesi della coalizione internazionale”.

 

Questo significa principalmente che il passaggio di consegna tra le il contingente internazionali e le forze governative non è ancora concluso e fino alla fine di questo processo di transizione l’Italia non abbandonerà il paese.

Non solo. Ma anche dopo il 2014 è intenzione del governo italiano proseguire con l’impegno in Afghanistan in termini di assistenza e addestramento alle forze afghane con la nuova missione che si chiamerà Resolute Support.

 

Ora se questa sia una bella o una brutta notizia lo lasciamo decidere a voi lettori. Il pensiero che questa missione di guerra travestita di pace abbia una fine ancora incerta, turba i sonni di molti italiani. Sia qui che lì. Sia per coloro che la vedono come un lavoro, pericoloso, senza certezza, ma pur sempre un lavoro. Sia per coloro che la vivono come un inutile impiccio internazionale dal quale non usciremo mai.

 

 

Fonte: repubblica / ilmessaggero / nocensura /articolotre

 

 

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