Archivi per giugno, 2013

Gli Italiani per l’Afghanistan. Un anno dopo

18 giugno 2013 inviato da Staff
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alpozzi uno

Chi ci racconta la solita storiella dei nostri militari che vanno in missione solo per denaro non ha vissuto come me in prima persona il teatro operativo afghano e soprattutto non ha avuto modo di conoscere i ragazzi che laggiù vi operano distanti da casa per 6 mesi.

 

Le missioni operative all’estero, nelle zone di guerra, non sono solo fatte di scontri a fuoco, sacrifici e polvere, molta polvere, ma sono fatte soprattutto da uomini e donne, esseri umani, nel caso specifico da “italiani”.

 

Più di un anno fa quando andai per la prima in Afghanistan lavorai a stretto contatto con diversi ragazzi e realizzai diverse immagini che li ritraevano impegnati in attività operative per contrastare gli insurgents, i talebani, oppure impegnati nella sicurezza dei cantieri di ricostruzione e aiuti alla popolazione e tra le varie immagini, uno scatto estemporaneo, che a distanza di più di un anno continua a tornare è quello del marò Ciro Patronelli (nell’immagine), commosso in ginocchio, vicino ad un bimbo afghano all’interno del carcere femminile di Herat.

Lì per lì era una delle tante immagini che avevo realizzato. Quando gliela regalai per ricordo non potevo sapere ciò che questa foto avrebbe generato nel tempo.

 

alpozzi dueIl mio lavoro in Afghanistan nel mentre terminò, rientrai in Italia alla mia vita quotidiana, mentre Ciro era ancora laggiù, per qualche mese, insieme a tutti i suoi colleghi per concludere i 6 mesi di missione.

Al suo ritorno mi contattò per ringraziarmi di quella immagine e per farmi sapere che stava organizzando un evento di beneficienza a Brindisi, “L’Italia per l’Afghanistan”, nel quale mi voleva coinvolgere per raccogliere fondi per i bimbi dell’orfanotrofio di Herat.

 

Senza esitazioni diedi la mia piena disponibilità e ad aprile mi trovavo ospite a casa di Ciro a Brindisi, “scortato” in giro per la città da lui o dai suoi colleghi, gli stessi “angeli custodi” che si occuparano della mia sicurezza in Afghanistan.

 

L’evento fu un successo che coivolse artisti, cantanti, cabarettisti, danzatori e scuole. L’ex cinema Eden di Brindisi era pieno ed io insieme alla collega Carlotta Ricci raccontammo l’Afghanistan dei nostri ragazzi per far apprezzare l’impegno e la dedizione che ci mettono nello svolgere il loro lavoro al di là di ogni questione politica.

 

I soldi raccolti vennero inviati a Herat tramite un suo collega, Davide Leone, sempre del Battaglione San Marco, che lo aveva sostituito in missione e finalmente dopo mesi ho potuto vedere l’esito positivo della raccolta.

 

Chi sono i nostri militari all’estero

 

Perchè vi racconto tutto questo? Perchè ho voluto condividerlo con voi?

 

Perchè questi sono i nostri ragazzi, perchè questi sono i nostri migliori ambasciatori all’estero: sono uomini e donne che non riescono a non farsi coivolgere emotivamente da quanto vivono senza poter intervenire anche privatamente nel cercare di poter portare un aiuto a chi è meno fortunato di noi pur vivendo a migliaia di chilomentri da casa, perchè “fare del bene non ha colore politico ne bandiera” e la vera missione dei nostri ragazzi è una missione morale prima che militare.

 

alpozzi quattro

 

 

 

Ricordiamoci dunque, prima di parlare, i sacrifici che attualmente tutti i nostri militari stanno compiendo distanti da casa e tutto quanto seguitano a costruire in silenzio anche quando ritornano.

 

Ecco perchè ho voluto raccontarvi questa storia: perchè l’eco mediatico pone sempre, tristemente, l’accento sul dolore, sui caduti e sulla distruzione ma dimentica il bene che viene fatto in silenzio, perchè le notizie dovrebbero essere la costruzione e non la distruzione.

 

 

Di Alberto Alpozzi Fotoreporter

 

 

Esercito Italiano: Ancora morte in Afghanistan

10 giugno 2013 inviato da Staff
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Esercito Italiano: Ancora morte in Afghanistan 4.40/5 (88.00%) 5 Vota questo articolos

giuseppe la rosaStamattina è arrivato in Italia il feretro del militare, Giuseppe La Rosa, ucciso due giorni fa in Afghanistan. Familiari ed autorità attendevano la salma all’aeroporto di Ciampino. La camera ardente al Celio e i funerali sono previsti alle 18.00 nella chiesa di Santa Maria degli Angeli a Roma.

Il soldato dell’Esercito Italiano, Giuseppe La Rosa, di 31 anni e capitano del Terzo Bersaglieri, è rimasto ucciso questo week end in Afghanistan quando il Lince, sul quale viaggiava è stato colpito da un esplosivo vicino a Farah.

Altri tre italiani sono stati colpiti dall’ordigno, uno dei quali si trova in stato grave, anche se nessuno di loro è in pericolo di vita, secondo hanno assicurato fonti della Difesa.

Cos’è successo?

L’attentato è accaduto alle ore 7 italiane, di sabato 8 giugno, quando un bambino, secondo i talebani che hanno rivendicato l’omicidio, ha lanciato una bomba a mano all’interno del veicolo blindato. I terroristi hanno parlato di “azione compiuta da un coraggioso, eroico ragazzino afghano di 11 anni che ha lanciato la granata”.

Le autorità italiane però, hanno smentito la notizia e parlano di un attacco da parte di “elementi ostili”, uno dei quali “ha lanciato un ordigno all’interno del primo dei tre mezzi italiani”.

Giuseppe La Rosa: Onore

Il capitano del Terzo Bersaglieri, è la 53esima vittima italiana uccisa in Afghanistan dall’inizio della missione, nel 2004. Nato nel 1982, a Barcellona Pozzo di Gotto (Messina), celibe e abitante a Casamassima (Bari). Era la sua seconda missione in Afghanistan, e in precedenza altre tre nei Balcani, La Rosa si era laureato a marzo in Scienze politiche all’Università di Torino.

 

Marco Diana siamo Tutti!!!!

6 giugno 2013 inviato da Staff
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Marco Diana, Ex militare che lotta contro un gravissimo tumore vende tutto ciò che possiede e lo fa usando Facebook.

 

Altre volte abbiamo parlato qui, su Esercito Italiano blog, del atteggiamento forse poco etico e adeguato del Ministero della Difesa nei confronti dei militari e soldati italiani malati per cause legate al servizio e al proprio lavoro.

Oggi parliamo di una storia che ci ha veramente colpito. La storia di Marco Diana, maresciallo dell’Esercito Italiano riformato.

Cosa significa riformato?

Il maresciallo Diana è “riformato” perché, come spiega lui stesso, “ho avuto il cancro per motivi del servizio che facevo”.

 

La storia di un dramma

 

 

A Marco Diana è stato diagnosticato un cancro nel 1998 dopo che, lavorando, ebbe una paralisi totale delle sue funzioni vitali. Questo significa che non riusciva neanche a parlare, ma soltanto a sentire cosa accadesse intorno.

Per lavoro, ai servizi dell’Esercito Italiano, il maresciallo Diana ha manipolato tutti tipi di arme da guerra e ha partecipato alle esercitazioni per la sperimentazione degli armamenti.

Da quel momento, dopo la diagnosi della sua infermità, è stato sospeso dal servizio ma, finora, il Ministero della Difesa non ha mai riconosciuto alcuna responsabilità sulla situazione del maresciallo che ora è obbligato a vendere tutte le sue proprietà, tutto quello che possiede, per poter far fronte alle spese mediche.

La denuncia del Maresciallo Diana

Marco Diana lotta da anni per quello che considera i suoi diritti. Infatti, la sua battaglia è basata in due rivendicazioni importanti:

-          Denuncia pubblica dell’uso di armi “potenzialmente e teoricamente” pericolose per la salute dei militari, visto che vengono usate senza le misure di sicurezza adeguate

-          Richiesta di riconoscimento del collegamento tra la sua malattia e l’esercizio della sua professione militare

Come possiamo vedere nella foto, Marco Diana è un lottatore. Richiede pubblicamente aiuto perché vuole ancora vivere e continuare a lottare per i suoi diritti, ma anche per difendere i diritti di altri militari che potrebbero trovarsi nella sua medesima situazione.

 

marco diana

 

Questo è il completo messaggio del Maresciallo Diana su Facebook: «Amici miei – si legge – a causa dell’inadempienza del ministero della Difesa e dei vari comandi militari competenti nel territorio e dei loro comandanti, se voglio continuare a restare vivo e curarmi, sono costretto a mettere in vendita tutto ciò che possiedo: la mia casa interamente arredata, la vigna e qualche terreno. Vi chiedo la cortesia di diffondere questo annuncio in modo che se ci fosse qualcuno interessato mi può contattare in privato. Vi ringrazio. Con amore, vostro maresciallo Marco Diana».

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Il Ministero della Difesa pubblica un nuovo decreto, del 20/05/2013, sull’ Autorità per ogni singola forza armata competente a ordinare l’inchiesta sommaria:

 

Esercito Italiano

Il decreto sostiene che i responsabili dell’esercito con la competenza in questione sono:

-          Capo di stato maggiore dell’Esercito quando si tratta di eventi avvenuti nell’ambito di comandi direttamente dipendenti dal capo di stato maggiore, dal sottocapo di stato maggiore, ovvero da un capo reparto.

-          Comandante delle forze operative terrestri

-          Comandante militare della capitale

-          Comandante per la formazione

-          Comandante logistico

-          Ispettore delle infrastrutture

 

Marina Militare

In questo caso, secondo il decreto, i responsabili sono:

-          Capo di stato maggiore della marina militare: quando si tratta di eventi avvenuti nell’ambito di comandi dipendenti direttamente dallo stesso capo, dal sottocapo di stato maggiore, ovvero da un capo reparto.

-          Comandante in capo della squadra navale e i comandanti di comandi navali, se si tratta di eventi avvenuti in terra

-          Comandanti in capo di dipartimento militare marittimo, quando si tratta di eventi avvenuti presso comandi dipendenti non retti da ufficiali ammiragli

-          Titolari di comandi e di direzioni della marina militare retti da ufficiali ammiragli, quando si tratta di incidenti presso comandi o uffici dipendenti

-          Ufficiali ammiragli titolari di direzione marittima, se l’incidente coinvolge personale della marina militare o beni assegnati alla marina

 

Aeronautica Militare

In questa forza armata la competenza ce l’hanno, secondo il decreto:

-          Capo di stato maggior dell’aeronautica militare se si tratta di eventi avvenuti nell’ambito dei comandi direttamente dipendenti dal capo di stato maggiore

-          Comandante della squadra aerea

-          Comandante logistico

-          Comandante delle scuole A.M

-          Comandanti di regione aerea

-          Comandante del comando aeronautica militare Roma

 

Arma dei carabinieri

-          Comandante generale

-          Comandante delle scuole

-          Comandanti interregionali

-          Comandante delle unità mobili e specializzate

 

Eventi che coinvolgono diverse forze armate

 

L’articolo 5 del decreto prevede che le autorità competenti a ordinare l’inchiesta sommanria nell’ipotesi in cui gli eventi interessino diverse forze armate sono:

-          Capo di stato maggiore di Forza Armata, se sono coinvolti i comandi

-          Il più elevato grado o, se pari grado, il più anziano tra i titolari dei comandi, enti ed unità di cui gli articoli precedenti.

 

vita 5