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Transito Ruoli Civili/Militari. Iniziano i Passi Avanti 4.00/5 (80.00%) 1 Vota questo articolo

Una delle modifiche introdotte dalla Spending Review, ovvero quella che si è occupata nell’ultimo governo tecnico della revisione dello strumento militare nazionale riguardava i transiti del personale  militare nei ruoli del personale civile della Pubblica Amministrazione a seguito ad esempio di cause d’infermità o di esuberi.

 

 

Pochi giorni fa tale questione è stata al centro di un incontro tra il Cocer e lo stato maggiore della difesa, poiché di questi decreti attuativi, ancora tutti da valutare, esistono molti punti di perplessità che le associazioni militari vogliono chiarire.

 

In Primo Piano Le Questioni Economiche

 

Prime tra tutti ci sono le questioni di carattere meramente economico. Non va dimenticato infatti che nel passaggio dal ruolo militare a quello civile, il limite per l’età pensionabile cambia, aumentando fino ai 67 anni, perdendo così di fatto 6 scatti di stipendio, poiché l’età di pensionamento prevista per i militare è invece di 60 anni.

Altro dato allarmante per il comparto militare riguarda il ruolo di sergenti e graduati che godono di 2 sole fasce retributive per sette gradi, provocando uno spostamento economico verso il basso di questi ruoli centrali.

Il tema dei gradi militari per il transito nei ruoli civile è oggetto di discussioni tra le diverse parti da circa 10 anni e pochi giorni fa sono arrivati i primi risultati positivi in questa direzione come riconosciuto proprio da USB Difesa che a gennaio 2012 aveva proposto all’allora esecutivo in carica “la collocazione dei Sottoufficiali nell’Area Seconda e degli Ufficiali in Area Terza, con il riconoscimento della posizione economica conseguita nell’ordinamento di provenienza con la collocazione nella fascia retributiva corrispondente del Nuovo Sistema di Classificazione per una distribuzione del personale in relazione alla diversificazione del grado o delle attribuzioni”.

La proposta è stata non solo accolta, ma valutata attentamente e si trova ancora in questa fase, al vaglio del Sottosegretario Magri e dello Stato Maggiore Difesa che hanno ricevuto il gravoso compito di esaminare con spirito critico le normative riguardanti il transito del personale militare all’impiego civile. Il risultato del loro lavoro ha portato alla predisposizione di una tabella aggiornata di corrispondenza tra le due tipologie di personale.

Passo Avanti sì, Ma La Strada Rimane Lunga

 

Per le associazioni militari di categoria al momento la tabella rappresenta un passo avanti rispetto a quella del 2002 fino ad oggi applicata e che tiene conto della sola retribuzione tabellare del personale militare come fattore di equiparazione, creando inevitabili discrepanze di trattamento tra dipendenti.

Ma non è ancora tutto chiaro nè definito. Tra le mancanze più evidenti al momento c’è  quella legata agli accesso non vincolati nei ruoli civili e alle ricadute sul personale civile attualmente in servizio.

Il prossimo 23 aprile si terrà comunque un’altra riunione, durante la quale il Cocer intende chiedere ulteriori garanzie per lo status giuridico dei militari che vogliono abbandonare la divisa e l’operatività, scegliendo ruolo di carattere civile.

 

 

Fonte: ilnuovogiornaledeimilitari / dfesa.usb / flpdifesa

 

 

Forze Armate: Grazie Napolitano!!!

22 aprile 2013 inviato da Staff
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Grazie presidente Napolitano! È questo il coro a una sola voce che le forze armate gridano a gran voce insieme al ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola che si dice orgoglioso in un telegramma inviato proprio a Giorgio Napolitano in occasione della sua rielezione a Presidente della Repubblica.

 

Anche Felice Romano, segretario generale del SIULP, a nome di tutti i poliziotti ha ringraziato l’ultra ottantenne presidente, per il senso di responsabilità che ha dimostrato  in uno dei momenti più delicati della nostra storia contemporanea e ha definito la sua rielezione “la scelta migliore che il Parlamento potesse fare per dare un segnale concreto e rassicurante al Paese”.

 

Rielezione Napolitano

La rielezione, unica nella storia della nostra repubblica, è avvenuta con 738 voti su 1007. Ma la piazza fuori da Montecitorio non era altrettanto soddisfatta; grillini in testa non hanno fatto mancare insulti, fischi e bagarre di ogni genere che hanno tenuto impegnate le forze armate per qualche ora.

 

polizia in piazza Proprio pochi giorni fa era stata resa pubblicata una nota della polizia, preoccupata per la crescente instabilità del paese e per la sicurezza sociale e dei propri militari, che davanti a situazioni come quelle di piazza dei giorni scorsi temono per la propria incolumità e per la stabilità del proprio paese: “la nostra esperienza ci fa temere che, nel contesto generale che stiamo vivendo, in una manifestazione di piazza, consumata non solo accanto ai palazzi del governo, avrebbe la forza di una scintilla in grado di far esplodere il disagio accumulato nel Paese, generando quella partecipazione emotiva incontrollata e irrazionale, in cui preoccupano anche le strumentalizzazioni dei professionisti del disordine”. Lo dichiara Enzo Letizia, segretario dell’Associazione nazionale funzionari di polizia, ricordando un drammatico episodio di qualche giorno fa a Civitanova.

 

E proprio dalle forze armate, pochi giorni dopo le elezioni erano arrivato un accorato appello a un senso di responsabilità che rimettesse in moto l’economia reale, la produttività e la competitività del Paese e che contemporaneamente elaborasse un piano di riedificazione dei capisaldi morali, di valorizzazione di qualità e talenti italiani, di riconoscimento del nostro patrimonio etico che è alla fondamento della nostra storia e della nostra democrazia.

 

Un appello caduto nel vuoto. Che nessuna parte politica ha accolto. Che tutti hanno dimenticato al punto da vanificare il voto elettorale e ricorrere all’unico uomo politico baluardo di una stabilità morale ancora prima che politica, che l’Italia non conosce più.

 

La rivolta di piazza è ormai un rischio sempre più concreto, ogni volta che accade un fatto politico fuori norma come quelli dei giorni scorsi. Le forze armate hanno in più occasioni  dichiarato il rischio prevedibile di situazioni di piazza violenta, cavalcate da professionisti dei disordini. Ma per quanto i nostri militari siano pronti e determinati a svolgere al meglio il loro dovere e si impegnino a mantenere la calma e l’ordine per garantire la sicurezza dei cittadini, non possono anche loro in qualità di italiani non riconoscere che spetta alla politica affrontare e risolvere le questioni sociali ancora aperte e che necessitano di equità e solidarietà per allentare la stretta di una tensione sociale che ha già superato i limiti di guardia e che potrebbe esplodere da un momento all’altro.

 

Fonte: grnet / forzearmate / anfp / adnkronos

 

Valentina Stipa

 

 

Per non dimenticare: Cerimonia ai Caduti per Servizio 5.00/5 (100.00%) 1 Vota questo articolo

Ieri a Torino c’è stata una cerimonia per onorare le vittime, militari e civili, che hanno perso la vita in servizio. Il Monumento ai Caduti per Servizio è stato il principale testimone dell’evento, per ricordare che ci sono molte persone in Italia, appartenenti alle Forze Armate, alle Forze dell’Ordine, alla Pubblica Amministrazione statale e locale, ecc… che hanno dato la vita per la pace e la democrazia o per la lotta contro la criminalità.

 

 

 

La cerimonia è stata organizzata per l’Unione Nazionale Mutilati e Invalidi per Servizio Istituzionale che raggruppa tutti i lavoratori presso le amministrazioni e istituzioni pubbliche che hanno riportato mutilazioni ed infermità per causa di servizio militare e civile. Quest’associazione ha come principale obiettivo, il riconoscimento dei valori morali e dei diritti degli invalidi per servizio e delle loro famiglie.

 

Nella foto il vicepresidente vicario del Consiglio Comunale, Silvio Magliano; il procuratore Marcello Maddalena e il procuratore, Gian Carlo Caselli con altre autorità.

 

 

Per Non dimenticare

 

Gli ultimi 50 anni della storia italiana sono purtroppo pieni di episodi amari, di morte e di sangue. Parliamo dei nostri militari caduti nel Congo, In Afghanistan, nei Balcani o in Iraq; le vittime della criminalità organizzata o della mafia; i caduti delle forze dell’ordine nella lotta contro il terrorismo, ecc….

 

L’elenco delle vittime è lungo e, proprio per questo, bisogna ricordarle. Il generale Vittorio Ghiotto, Presidente della Sezione Provinciale della Unione Nazionale Mutilati e Invalidi, ha affermato ieri durante la cerimonia che non è possibile oltre a questi nomi “dimenticare la schiera ancor più numerosa di altrettanti eori, che sono però senza voce e senza volto: a tutti loro va il pensiero deferente e la riconoscenza della Patria. Così come la nostra solidarietà umana e il profondo rispetto vanno ai familiari dei caduti che hanno saputo vivere con profonda dignità grandi tragedie personali”.

 

L’obbiettivo di questo tipo di eventi non è “vivere nella tristezza del ricordo, ma ricordare ciò che vale le merita con quell’ammirazione e quella gioia capaci di conferire uno slancio positivo e contagioso”.

 

Foto: Alberto Alpozzi

 

 

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Inizialmente si chiamata armata dell’aria, contava solo 86 mezzi ed era sotto il controllo esclusivo dell’esercito. Nei primi anni del secolo scorso, le guerre nei cieli resero indispensabile la costruzione di nuovi aerei; destinataria della consegna fu l’officina Caproni che fabbrico oltre 12.000 velivoli, tra i quali anche i 7 che sotto la guida di gabrielle D’Annunzio, nel 1918, bombardarono Vienna, all’epoca captale dell’impero austro-ungarico.

 

 Armamenti aerei in Italia

L’importanza strategica degli armamenti aerei divenne tale che nel 1923, il 28 marzo, divenne indipendente dall’esercito e fu nominata Arma Azzurra fino a diventare Regia Aeronautica sotto l’egida di re Vittorio Emanuale III.

La data del 28 marzo è quindi di fondametale importanza per la storia dell’aeronautica militare italiana e proprio nel 2013 ricorre il 90 anniversario della sua nascita.

Per questa occasione molte sono le iniziative celebrative messe in piedi su più fronti, tra le quali l’allestimento di uno stand presso Piazza del Plebiscito a Napoli cura della Filatelia di Poste Italiane; Contemporaneamente si è svolta anche la cerimonia di giuramento e battesimo del corso “Pegaso V” dell’Accademia Aeronautica di Pozzuoli, il tutto condito dalle magnifiche performance della Pattuglia Acrobatica Nazionale.

Tra le altre iniziative a ricordo della fondazione di questa forza armata come arma indipendente, è stato emesso un francobollo ordinario appartenente alla serie tematica “Le Istituzioni” stampato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato S.p.A, il quale riproduce sullo sfondo blu cielo il logo dell’aeronautica militare accompagnata dalla scritta “Italia” e dal valore del sigillo.

Un articolo ilustrativo a firma del Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, Generale di Squadra Aerea Pasquale Preziosa, accompagna il francobollo che è già in vendita presso gli Uffici Postali, gli Sportelli Filatelici, gli “Spazio Filatelia” di Roma, Milano, Venezia, Napoli, Trieste, Torino, Genova e anche on line sul sito dele poste italiane.

La tiratura complessiva del francobollo è di 2.800.000, suddiviso in fogli da 70 pezzi il cui valore nominale è di 70 centesimi e il cui formato è di 36 x 31 millimetri.

Per i collezionisti filatelici va invece ricordato che è stato realizzato un solo francobollo con codice a barre per una tiratura di soli 40.000 esemplari.

 

Fonte: difesa / coseconleali

Amianto Assassino

10 aprile 2013 inviato da Staff
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Mesotelioma pleurico. queste le cause della morte del maresciallo in congedo dell’Aeronautica Militare, Nunzio Pierini, 64 anni, di S. Maria Imbaro (Chieti). Traduzione: ha respirato amianto. Per 30 anni durante lo svolgimento del suo ruolo di elettromeccanico di bordo.

E’ stato lo stesso Pierini a descrivere nelle sue memorie l’ampio uso dell’amianto in aeronautica e la mancanza assoluta di informazione e protezioni anche dopo il 92: ” Ero maresciallo specialista elettromeccanico di bordo. Preparavo gli aerei in ogni fase e in ogni loro parte, prima e dopo il volo. Chissà dove l’ho respirata la fibra che mi ha fatto ammalare“.

Dopo una iniziale e ridicola negazione dell’autopsia sul corpo, il sostituto procuratore Rosaria Vecchi ha finalmente dato il via libera all’esame autoptico che verrà eseguito dal medico legale Domenico Angelucci.

 

 

 

Amianto: Nemico vigliacco

 

L’insistenza per l’autopsia da parte dei familiari, affiancati dall’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), si giustifica con quanto avvenne nel 2011 ovvero l’anno della diagnosi senza scampo: mesotelioma pleurico, riconosciuto come malattia professionale da amianto, poiché veniva dichiarata l’assenza di qualsiasi misura di salvaguardia della incolumità psicofisica degli operatori dell’Aeronautica.

Questa malattia mortale infatti è stata riconosciuta dallo stesso ONA come il tipico cancro di coloro che sono rimasti esposti per anni e in modo intenso all’amianto fino al 1992, anno in cui fu messo al bando, riconoscendolo ufficialmente come materiale altamente cancerogeno.

Fino a quel momento l’aeronautica militare rientrava tra i settori nei quali l’impiego dell’amianto era tra i più diffusi ad esempio per le coperture degli hangar e persino nelle tute antincendio.

La lotta dell’ONA dura infatti da molti anni e sostiene le famiglie di coloro come Pierini, che sono morti o ammalati per cause di servizio, come afferma l’avvocato dell’osservatorio, Ezio Bonanni: “abbiamo avviato moltissime cause innanzi alla Corte dei Conti finalizzate ad ottenere contribuzioni aggiuntive per quanti sono oggi gravemente ammalati per aver manipolato l’amianto“.

 

 Forse Uno Spiraglio Si Apre

 

La battaglia senza riserve dell’ONA sta comunque raggiungendo i primi traguardi: il tribunale di Napoli ha infatti nei giorni scorsi respinto la richiesta di archiviazione della procura per un procedimento a carico di Atitech, la società che per conto di Alitalia svolgeva la manutenzione in numerosi aeroporti italiani. Anche in questa vicenda l’assassino è l’amianto, il nemico è il mesotelioma pleurico e le vittime sono due, mentre altre decine stanno lottando contro la malattia. La procura di Napoli ha chiesto il rinvio a giudizio per i dirigenti dell’Atitech. Non ci resta che aspettare nella speranza di rendere presto giustizia anche al maresciallo Pierini.

 

fonte: grnet / iltempo / forzearmate / nanopress /ilfattoquotidiano

 

 

Arrestato Rappresentante Forze Armate Spagnole

8 aprile 2013 inviato da Staff
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L’AUME risponderà a questo attacco con tutti i mezzi a disposizione permessi dallo stato di diritto e dalla Costituzione spagnola“. Perché per Asociación Unificada de Militares Españoles (AUME), l’arresto di Jorge Bravo un maresciallo elicotterista dell’Esercito Spagnolo e presidente dell’AUME, avvenuto in seguito alle sue dichiarazioni del luglio scorso ai microfoni delle emittenti radiofoniche ABC-Punto Radio e EsRadio, è un vero e proprio attacco.

 

Motivi dell’arresto

L’arresto e la condanna a un mese e un giorno per il presidente è stata emessa dal generale di divisione Jefe, capo del “Sistemas de Información, Telecomunicaciones y Asistencia Técnica” del quartier generale dell’Esercito spagnolo e sarebbe legato alla sua proposta di un taglio drastico alle spese militari superflue come celebrazioni, anniversari, eventi pubblici allo scopo di evitare i tagli alle retribuzioni del personale, legate alla crisi.

 

L’AUME difende il proprio presidente a spada tratta, dichiarando in una nota ufficiale che si trattava di semplici proposte, volte al miglioramento del settore e lancia pesanti accuse su chi vuole, secondo loro, indurre i cittadini al silenzio.

 

Il Ministero della Difesa Spagnolo dall’altra parte avvalora la decisione dell’arresto accusando Bravo di aver violato l‘articolo della legge 8,18 Sistema Disciplinare, la quale proibisce di rilasciare dichiarazioni che fanno, le petizioni e le proteste contro la disciplina o sulla base di false accuse, la loro esecuzione attraverso i media o formulare una base collettiva“. Nel caso specifico poi pare che Bravo non abbia informato i propri superiori delle interviste che stava per rilasciare e questa è una mancanza che nell’ordinamento disciplinare militare viene ritenuta molto grave.

 

Ma Come Mai questo Arresto ha Avuto Una Eco Internazionale?

 

La risposta a questa domanda va ricercata nell’anno 2007 quando l’AUME e il suo presidente subirono il primo arresto dal quale scaturì una manifestazione di piazza che portò all’apertura forzata di un forum tra politica e militari, sfociato nel 2011 nell’adozione della legge sui diritti e sui doveri dei membri delle forze armate.

 

Proprio per l’incisività con cui l’AUME si batte da sempre per il miglioramento della condizioni del personale militare in spagna, le ripercussioni di questo episodio sono uscite dai confini nazionali e hanno trovato appoggi incondizionati anche all’estero, anche in Italia, dove fin dalle prime ore in cui è circolata la notizie, molte associazioni di categoria hanno espresso piane disponibilità e sostegno all’AUME nell’adozione di iniziative democratiche a sostegno del loro presidente e della sua libertà di espressione.

Il ricorso al Capo di Stato Maggiore dell’Esercito contro l’arresto è già stato annunciato da parte dell’AUME.

 

FONTE: grnet / militariassodipro / augc

 

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Inizia il ritiro delle nostre truppe dall’Afghanistan. Entro la fine del 2014, tutti i soldati italiani in missione in territorio afghano torneranno a casa, con la fine della missione Isaf. Secondo ha dichiarato il ministero della difesa, dopo l’annuncio da parte del Movimento 5 stelle, di una mozione per sollecitare il ritiro italiano.

 

Foto: Alberto Alpozzi

Ritiro dall’Afghanistan: Il Percorso

 

L’iter del ritiro è stato concertato con le altre forze militari alleate, e potrà essere modificato “in base all’evolversi della situazione sul territorio” e “alla capacità delle forze afgane di riprendere il controllo di tutte le aree”. Per il momento, il ministro di difesa, Gianpaolo Di Paola, ha affermato che durante quest’anno è prevista una riduzione del 25 % approssimativamente, mentre il restante 75 % lascerà il Paese afghano l’anno prossimo.

Anche se è stato richiesto da parte della società civile e da altre forze politiche, il ritiro immediato dei soldati italiani dall’Afghanistan è difficile, soprattutto per motivi tecnici. Il disimpiego procederà sicuramente come previsto dal ministero, in modo che entro la fine del 2014 l’intero territorio sarà nelle mani delle forze di sicurezza afgane.

Dopo il 2014 è prevista una fase di consulenza e addestramento dei soldati afghani, ma a decidere sul contributo italiano in questa missione di consulenza, sarà il nuovo governo.

 

Fonte: AGI