Archivi per marzo, 2013

Marò. Una Vergogna Difficile Da Cancellare

29 marzo 2013 inviato da Staff
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Marò. Una Vergogna Difficile Da Cancellare 5.00/5 (100.00%) 3 Vota questo articolos

E’ stata una scelta di governo collegiale, dolorosa e sofferta, ma il quel momento necessaria e di solidarietà. Forse non l’avete condivisa e voglio dire qui, a Massimiliano e a Salvatore, che mi scuso per non essere stato capace di farli stare qui in questa piazza. (…)

La loro è stata obbedienza non a un ordine, ma alla scelta del governo e alla parola data. Hanno rispettato le istituzione e la divisa”.

 

Lacrime di coccodrillo quelle del ministro della Difesa Giampaolo Di Paola, durante la cerimonia per il 90esimo anniversario dell’aeronautica militare che si è svolta a Napoli. Lacrime insipide che arrivano dopo le dimissioni del Ministro Terzi e dopo l’annuncio della manifestazione organizzata da Casapound per il prossimo 2 aprile a Roma  proprio in piazza Montecitorio.

 

Una manifestazione accompagnata dalla proposta provocatoria di dichiarare guerra all’india che ha “rapito” due soldati italiani in acque internazionali e una serie di richieste  forti come e dimissioni da senatore a vita di Mario Monti, il ritiro delle truppe italiane dalle missioni internazionali e l’interruzione di qualsiasi attività diplomatica tra India e Italia, con la chiusura delle relative ambasciate.

 

Un’acidità quella espressa da Casapoud che accomuna ormai molti non sono in ambito militare ma anche e soprattutto in ambito civile. Perché ormai i nostri marò sono figli, padri, mariti di ogni italiano e come tali tutti ci sentiamo coinvolti nella loro tragica vicenda mossi dall’orgoglio sopito di un’Italia che un tempo era rispettata a livello internazionale.

 

Oggi invece i nostri capricci interni suscitano ilarità anche in India, dove  Kirti Azad, parlamentare del Bharatiya Janata Party senza troppi convenevoli ha rilasciato un’intervista definendo la vicenda dei marò uno strumento per fini elettorali e il loro ritorno a New Delhi una vittoria chiara dell’India.

 

In tutta questa incresciosa vicenda gli unici che si sono dimostrati fin da subito seri sono proprio i nostri militari che nonostante si stia giocando con le loro vite, hanno avuto la dignità di inviare un messaggio, reso pubblico dalla voce di Toni Capuozzo che lascia solo spazio a un esame di coscienza: “Non ci serve ora sapere di chi sia stata la colpa perché non ci porta a nulla. Quel che vi chiediamo ora non è divisione, ma unite le forze e risolvete questa vicenda (…) Come dicono i fucilieri tutti insieme, nessuno indietro. Siamo italiani dimostriamolo.”

 

E proprio da oltreoceano arriva la notizia della nomina del presidente del Tribunale speciale chiamato a decidere il destino dei nostri connazionali, si tratta di Amit Bansal. Proprio sul fronte procedurale arriva l’ennesima umiliazione per l’Italia: non è infatti applicabile la pena di morte o l’ergastolo, ma una condanna massima a 7 anni. Quindi il teatrino delle nostre istituzioni che ci hanno venduto la garanzia della non condanna a morte dei nostri marò come una conquista del governo italiano a fronte della quale era giusto rispettare gli accordi con l’India era una messa in scena. L’ennesima, si spera l’ultima. E speriamo che non sia una speranza vana.

 

Fonti: cronacaeattaualita / tgcom24 / leggo / quotidiano.net / ilgiornale / nuovavicenza

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Ricongiungimento Familiare Militari: Normativa per le Forze Armate 4.88/5 (97.50%) 8 Vota questo articolos

Ricongiungimento Familiare Militari

La normativa in ambito di ricongiungimento familiare militari è regolata da due leggi diverse:

-       Legge n. 100 del 1987 (nell’articolo 1)

-       Legge n. 266 del 1999 (nell’articolo 17)

 

Ricongiungimento Familiare Militari: Legge n.100 del 1987

L’articolo 1 della legge n.100 del 1987, al comma 5, fissa che “il coniuge convivente del personale militare di cui al comma primo che sia impiegato in una amministrazione statale ha diritto, all’atto del trasferimento, ad essere impiegato, in ruolo normale, in soprannumero e per comando, presso le rispettive amministrazioni site nella sede di servizio del coniuge, o, in mancanza, nella sede più vicina.”

 

Ricongiungimento Familiare Militari: Legge n.266 del 1999

 

Questa regola invece prevede che “il coniuge convivente del personale in servizio permanente delle forze armate, compresa l’Arma dei carabinieri, del Corpo della Guardia di finanza e delle Forze di polizia ad ordinamento civile e degli ufficiali e sottufficiali piloti di complemento in ferma dodecennale di cui alla legge 19 maggio 1986, n. 224, nonché del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, trasferiti d’autorità da una ad altra sede di servizio, che sia impiegato in una delle amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, ha diritto, all’atto del trasferimento o dell’elezione di domicilio nel territorio nazionale, ad essere impiegato presso l’amministrazione di appartenenza o, per comando o distacco, presso altre amministrazioni nella sede di servizio del coniuge o, in mancanza, nella sede più vicina.”

 

Ricongiungimento Familiare Militari: Diritti

 

ricongiungimento familiare militari

Foto: miolegale.it

Le due disposizioni viste in precedenza offrono al dipendente pubblico, coniuge di un militare trasferito d’autorità, il diritto al ricongiungimento familiare militari tramite trasferimento, comando o distacco dall’ente pubblico di appartenenza.

Comando e distacco

Si tratta di uno strumento che permette ai dipendenti pubblici, con un contratto a tempo indeterminato, di prestare temporaneamente servizio presso un dipartimento diverso della stessa amministrazione oppure presso un’amministrazione diversa.

Sono pero casi eccezionali usati quando esiste la necessità di risorse. Infatti, secondo i giudici, l’uso indiscriminato di questi fenomeni possono danneggiare gli interessi della propria amministrazione. La corte costituzionale però considera che questi fenomeni, il comando e il distacco, non sono una violazione se cercano di ottenere il ricongiungimento familiare militari, un diritto fondamentale della persona umana.

Per ottenere il ricongiungimento familiare militari è necessario che, all’atto di trasferimento del militare, il coniuge dello stesso sia con lui convivente. Inoltre, questo diritto è soltanto applicabile nel caso in cui il trasferimento del militare avvenga di autorità prima del termine quadriennale di permanenza nella sede, ed esclusivamente nell’ambito del territorio nazionale.

Nel caso di militari trasferiti all’estero, il coniuge ha diritto alla aspettativa prevista dalla legge  11 febbraio 1980 n. 26. (Consiglio di Stato, sez. IV, 28/11/2005, n. 6706)

 

Chi può richiedere il ricongiungimento familiare militari?

 

I militari che possono accedere e fare richiesta di ricongiungimento familiare militari sono:

-       Militari con un contratto di matrimonio civile

-       Almeno 4 anni di servizio fuori dalla regione in cui chiede il ricongiungimento familiare militari

-       Coniuge con un contratto di lavoro a tempo indeterminato da almeno 4 anni

-       Che il coniuge sia residente da almeno 10 anni nella regione in cui si chiede la ricongiunzione familiare militari

-       Che il dipendente non abbia fruito distacco o missione continuativa per più di due mesi nella regione in cui chiede il ricongiungimento familiare militari

 

 

Fonti: avvocatomilitare.it / Clubuds.com

 

 

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Articolo scritto da Gunny

GIUSTO una beata cippalippa direbbe la Litizzetto  così avezza ad ambienti di sinistra. I nostri fucilieri di marina che io chiamo PATRIOTI sono stati rimandati in India. Da parte loro non una parola di commento, non una protesta, non un gesto di disappunto delle loro famiglie! Questo significa portare le stellette ed essere PATRIOTI, non si viene pagati per questo, né viene automatico con lo status di militari, il senso di PATRIA si sente dentro. Mentre prima non erano eroi né soggetti di un azione meritevole oltre il normale ma solo militari che avevano fatto il loro dovere, adesso sono qualcosa in più, sono da ammirare per l’esempio, il coraggio, la disciplina e il senso dello Stato! Adesso stanno pagando il prezzo di un interesse (si calcola 7 miliardi di dollari di commesse http://www.ice.it/settori/pdf/india.pdf) nazionale.

 

Foto: Tg24.sky

Non si sono mandati a morte di sicuro, non penso si arrivi a questo, ma non si è neanche tenuto conto che sti ragazzi ancor prima di essere dei militari fossero degli uomini con il loro orgoglio, con le loro famiglie, la loro vita,….. tutto calpestato!

 

“Riportati in patria, in licenza, ripartiti, ritornati, indagati, ritornati definitivamente, rientrati in India di fretta e furia”… ma che teatrino è questo? Da quando i nostri vertici militari, di governo, i nostri servizi segreti gestiscono le cose in questo modo?

 

Quante bustarelle sono state pagate, quanti ostaggi liberati, non ultima la Sgrena senza che si sapesse nulla degli accordi sotto banco? E in tutta questa incapacità gli italiani, anzi i “residenti in territorio italiano” cosa fanno? Si dividono, scendendo in piazza a difendere l’uveite di qualcuno, gli interessi di partito e le utopie irrealizzabili di qualcun altro, tutti a difendere una galleria che tanto si farà perché la Francia ha quasi finito. Ma il popolo, quello che difende il popolo stesso dov’è finito?

 

Io dovrei andare in piazza per questa gente quando c’è chi perde il posto di lavoro, chi viene calpestato nella sua dignità, chi si sacrifica per la mia Nazione in nome di qualcosa per cui né lui né la sua famiglia avrà mai preso parte? Metà degli italiani, per lo più ignoranti, debosciati, fancazzisti, comunisti chi più e chi meno convinto, pensano che sia giusto che i PATRIOTI tornino in India per essere processati e quindi va bene così, non sentono dentro di loro lo sdegno che invece io sto provando. Ma penso che sia difficile che chi non sente il significato di onorare il proprio paese possa provare qualcosa, però è trasparente come non si debba essere un PATRIOTA per capire che le tarantelle di cui questi ragazzi sono stati vittime non è di un paese democratico, evoluto, e con un popolo.

 

A questo punto quello che mi viene da pensare è che l’Italia non ha più un popolo bensì dei “residenti nel territorio italiano” perché l’unica cosa che ci accomuna è una scritta sul certificato di residenza. In attesa che un domani un governo o un presidente della repubblica recuperi il sentimento nazionale ormai perso vediamo cosa si può fare per salvaguardare almeno quei pochi cittadini Italiani che rimangono perché non succedano più queste cose. Nella considerazione che non vengono modificate sia la sicurezza giuridica e sia l’incolumità fisica del personale lì impiegato, considerata la delusione e il senso di abbandono che i militari italiani stanno vivendo, in seguito alle azioni dei responsabili tecnici e politici sul caso chiediamo l’immediato rimpatrio di tutto il personale, attualmente impegnato a garantire la sicurezza internazionale a bordo delle navi mercantili italiane. Negli ultimi tempi, le forze armate e le forze di polizia, non sono difese da coloro che li sfruttano solo allo scopo di preservare l’ordine e la sicurezza pubblica in Italia ed all’estero per poi abbandonarli a se stessi, allorquando si verifica il primo problema.

 

Prima o poi questo personale demotivato e privo di orgoglio reagirà fuori dagli schemi, e può essere la fine di uno stato di democrazia. Pensiamo bene a chi mettiamo ai vertici di queste organizzazioni, non ci si inventa ministro della difesa o degli esteri ed ahimè non si nasce nemmeno presidente della repubblica!

 

Articolo scritto da Gunny

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Pensioni Difesa: Adeguamento alla Speranza di vita o no? 1.00/5 (20.00%) 1 Vota questo articolo

Pensioni Difesa. L’Inps ha emanato un messaggio per informare che, da gennaio di quest’anno, i requisiti minimi per andare in pensione difesa, nel caso di dipendenti statali appartenenti al comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico, si adegueranno agli incrementi della speranza di vita. Per il momento, non è stato emanato nessuno nuovo regolamento, per tanto continuano ad applicarsi i requisiti previdenziali vigenti, i quali, secondo l’Inps, sono soggetti, a decorrere dal 1° gennaio 2013, all’adeguamento agli incrementi della speranza di vita in questi termini:

 

Pensioni Difesa: accesso alla pensione di vecchiaia

 

pensioni difesaSecondo l’Inps, le pensioni difesa di vecchiaia si ottiene al raggiungimento dell’età massima anagrafica prescritta dai singoli ordinamenti e che varia in base alla qualifica o grado di ogni dipendente. Per ottenere l’età anagrafica inoltre, è necessario conteggiare l’anzianità contributiva. Come abbiamo appena detto, e visto che per il momento non sono state pubblicate modifiche riguardo le pensioni difesa, dal 1 gennaio 2013, il collocamento a riposo per i dipendenti del comparto sicurezza e difesa continua ad avvenire in corrispondenza dell’età massima di servizio firmata per ogni ordinamento e NON adeguata agli incrementi della speranza di vita. Per tanto, “il datore di lavoro pubblico deve far cessare il rapporto di lavoro o di impiego con il dipendente medesimo raggiunto il limite di età previsto dall’ordinamento di appartenenza quando al raggiungimento di detto limite il dipendente sia in possesso dei requisiti per il diritto al trattamento pensionistico, fermo restando che, ove la decorrenza della pensione non sia immediata, il dipendente deve essere mantenuto in servizio fino all’accesso alle pensioni difesa (c.d. finestra)”.

Se invece, il dipendente raggiunge l’età anagrafica richiesta per andare in pensione ma non ha maturato i requisiti di contributi, dovrà lavorare altri tre mesi. Resta, in ogni caso, fermo il regime delle decorrenze introdotto dall’articolo 12, commi 1 e 2 della legge n. 122/2010 (c.d. finestra mobile).

Pensioni Difesa: adeguamento per accedere alla pensione di anzianità

 

Nel caso delle pensioni difesa– anticipate, i requisiti sono questi:

- 40 anni e 3 mesi di contributi (indipendentemente all’età anagrafica)

- 35 anni di contributi e almeno 57 anni e 3 mesi di età

- massima anzianità contributiva corrispondente all’aliquota dell’80%, entro il 31 dicembre 2011 (attesa l’introduzione del contributivo pro-rata dal 1° gennaio 2012), ed in presenza di un‘età anagrafica di almeno 53 anni e 3 mesi.

L’Inps chiarisce che nel caso di accesso alle pensioni difesa – anzianità con 40 anni di contributi è necessario tener presente che l’accesso alla previdenza subisce, rispetto ai 12 mesi di finestra mobile, un ulteriore posticipo di un mese per requisiti maturati nell’anno 2012, di due mesi per requisiti maturati nell’anno 2013 e di tre mesi per i requisiti maturati a decorrere dal 2014.

 

Vergogna: I Due Marò Tornano In India.

22 marzo 2013 inviato da Staff
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Vergogna: I Due Marò Tornano In India. 5.00/5 (100.00%) 2 Vota questo articolos

Il nostro paese ha dimostrato all’Europa e al mondo intero che non è capace di proteggere i suoi cittadini. Lo Stato ha fallito, non è affidabile,  e l’India ha dimostrato di poter fare quello che vuole. La storia di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sembra uno scherzo, un gioco, un incubo….qualche giorni fa festeggiavamo il loro rientro in Italia. Oggi devono partire di nuovo. Vergognoso!

 

Latorre e Girone: di nuovo in India

I nostri marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, sono tornati ieri sera in India. Dopo diversi giorni di lotta tra l’Italia e il paese asiatico, hanno vinto gli indiani. Oltre alle conseguenze diplomatiche e di immagine del Paese, hanno pesato, secondo La Stampa, interessi commerciali in ballo tra i due Paesi.

 

Vergonga!

 

Il Tribunale di New Delhi, ha assicurato che non sarà applicata loro la pena di morte. Oh, grazie. Ci mancherebbe altro!!!

 

Durante i prossimi giorni, i due fucilieri italiani potranno stare nell’ambasciata italiana. Ma sinceramente, arrivati a questo punto, possiamo aspettarci di tutto e di più.

 

In una nota del governo si legge che, “Il Governo italiano – recita la nota di Palazzo Chigi – ha richiesto e ottenuto dalle autorità indiane l’assicurazione scritta riguardo al trattamento che sarà riservato ai fucilieri di Marina e alla tutela dei loro diritti fondamentali. Alla luce delle ampie assicurazioni ricevute, il Governo ha ritenuto l’opportunità, anche nell’interesse dei Fucilieri di Marina, di mantenere l’impegno preso in occasione del permesso per partecipare al voto del ritorno in India entro il 22 marzo. I Fucilieri di Marina – fa sapere il governo – hanno aderito a tale valutazione”.

 

Mi sento talmente delusa e impotente che non saprei che altro aggiungere, né quali valutazioni fare. Vi invito a scrivere i vostri commenti e a mostrare il vostro parere sul modo in cui il nostro governo ha gestito la vicenda. Vi ricordo inoltre che, Latorre e Girone sono detenuti dal 15 febbraio 2012. Non vi sembra un po’ troppo?

 

 

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La Storia di Virgilio Faè, un Alpino con un Sogno! 2.00/5 (40.00%) 5 Vota questo articolos

Chi vi scrive è un ragazzo bellunese di 28 anni o meglio un Alpino delle Dolomiti nel cuore e nell’anima!

Provengo da una famiglia veramente povera di umili origini, situazione che mi ha portato a dover rinunciare agli studi e ad accontentarmi della licenza media. Chiuso questo capitolo, mi sono battuto per un posto da volontario professionista, il mio sogno di una vita.

 

Dopo numerosi tentativi, finalmente nel 2009 sono diventato VFP4 (dichiarato idoneo al servizio permanente) presso il prestigioso Corpo degli Alpini; ero riuscito nel mio intento, nel mio obiettivo cioè quello di indossare la divisa così da sentirsi fieri e orgogliosi di appartenere alle Truppe Alpine con la sua storia, i suoi valori, i suoi sacrifici, le sue glorie, le sue tradizioni… motivo di felicità non solo per me ma anche per la mia famiglia. Ho sempre creduto in tutto quello che ho fatto portando avanti con devozione i miei valori, gli ideali alpini, l’amore per il servizio…

 

Poi circa un anno e mezzo fa le mie speranze, i miei sogni, si sono infranti, sgretolati e tutte le mie certezze sono venute meno. Tale circostanza si è creata dopo la mia personale richiesta esposta più volte di trasferimento presso un piccolo distaccamento di alta montagna “Arabba – Marmolada” (anche per essere più vicino ai miei genitori entrambi invalidi civili al 67% mamma e 100% papà, potendo così essere indispensabile nei momenti di pernotto e licenza di fine settimana PFS) e non concessomi senza un motivo preciso anzi mandato all’Ospedale Militare di Padova e congedato con una”a detta loro”(futura possibilità di reintegro.)

In questi mesi, non ho più avuto la possibilità finanziaria di far fronte alle spese di ricorso; così è sfumato il sogno di una vita da alpino e mi ritrovo a casa con un unico pensiero: quello di poter tornare a vestire di verde, non solo nell’animo ma anche nella vita quotidiana e di continuare umilmente a prestare servizio alla Nazione.

Penso di aver sempre dato il meglio di me, di non aver mai creato problemi a nessuno, prodigandomi a costruirmi un futuro sicuramente migliore della mia infanzia.

Non avrei mai voluto giungere a questo punto, a scrivere questa sorta di lettera ma desiderando solo che qualcuno prendesse in considerazione la mia situazione.

Termino questa lettera col dire che ringrazio della cortese attenzione prestatami e scusandomi per il disturbo arrecato.

 

Virgilio Faè

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Ammalarsi di cancro durante una missione: Storie che nessuno ci racconta 5.00/5 (100.00%) 2 Vota questo articolos

“Mi rendo conto che il titolo di questa mia testimonianza è un po’ duro, ma non sono mai stata una che si nasconde dietro alle parole e sono convinta che certi eventi vadano riconosciuti e chiamati per nome seppur nella loro crudezza e verità.
Solo così costituiranno, e lo spero con tutto il cuore, ricchezza e bagaglio per quante di noi, e non lo auguro davvero, potrebbero essere costrette ad affrontare una situazione così particolare; unitamente, certezza assiomica e incontestabile riprova che tutto l’impegno di AMD a sostegno delle nostre famiglie è realmente prezioso e ineguagliabile, soprattutto in occasioni come questa che mi accingo a narrarvi.

 

Una storia che nessuno si aspetta

Squilla il telefono: una signorina si presenta come impiegata della ASSL della mia città. Mi dice con voce gentile che la mia mammografia è risultata scarsamente leggibile e mi invita a completare lo screening con un’ecografia. Non mi allarmo, perché ogni anno è la stessa storia, per cui prendo tranquillamente appuntamento due settimane dopo e, buonanotte al secchio, non ci penso più. Il giorno dell’appuntamento mi presento puntuale: mi fanno un’altra mammografia, una ‘macro’ mi dicono, e poi via, sul lettino per l’ecografia. L’esame comincia e la radiologa ispeziona minuziosamente ogni centimetro, bloccandosi di colpo, su di un punto particolare. La vedo cambiare espressione, mi si gela il sangue e non riesco a dire niente, convogliando tutte le tutte le mie energie nello sforzo di non battere i denti e tremare visibilmente. Dopo minuti interminabili, la radiologa mi dice che c’è una piccola formazione che non la convince e che, senza alcun allarmismo, per sicurezza, conviene sottoporre ad ago aspirato. Annuisco meccanicamente con la bocca arsa e il cervello vuoto.
Presto detto, presto fatto: l’indomani il risultato.
La mia trafila è cominciata così, come quella di tante altre donne, con un unico particolare: mio marito impegnato in missione in Afghanistan, io a casa, con tre figli.
Descrivere gli eventi, i sentimenti, i pensieri susseguenti alla conclamazione della malattia e del verdetto ‘carcinoma maligno…’, mi riesce ancora difficile.
Mi è sembrato di vivere in una realtà parallela, ancora incredula che fosse capitato proprio a me, e soprattutto in un momento come quello. Non so come, non so perché e soprattutto non lo avrei mai creduto possibile, mai, per un solo attimo, sono stata sopraffatta dalla disperazione, neanche quando ho assistito allo smarrimento dei miei figli alla presa di coscienza della mia malattia e non sapevo cosa fare, da sola, se non affrontare con loro il discorso con chiarezza e lucidità, senza mezzi termini.
Ho pianto le mie lacrime, questo sì, più per la rabbia, per il senso di dover affrontare un’ulteriore prova che andava ad aggiungersi a quelle già molto pesanti dell’ennesima missione, l’usuale sentimento di impotenza che ti attanaglia quando ti trovi da sola a lottare in prima linea, e la squassante consapevolezza di sentirsi, come al solito, ‘abbandonata’ a te stessa, in momenti così, da quella Istituzione per la quale, da sempre, tutta la tua famiglia affronta sacrifici e offre generosamente, fedeltà, amore ed energie, senza davvero mai chiedere nulla in cambio.
Mio marito ha saputo della reale natura del problema emerso dall’esame un giorno prima di me, informato da un carissimo amico medico che mi ha amorevolmente accompagnata e sostenuta in tutta la mia avventura e che, consapevole delle possibili difficoltà, gli ha telefonato onde consentirgli di organizzare il rientro prima possibile.

 

Non dimenticherò mai la voce che aveva la sera precedente al mio incontro con i medici che mi avrebbero comunicato il tutto. Non la dimenticherò mai, come non potrò mai cancellare la sua confessione, una volta a casa, dopo l’intervento: “Quando l’ho saputo, prima di te, mi sono sentito male, ma non un male qualunque…un dolore fisico, in petto…credevo mi venisse un infarto… dal dolore”.
Ecco, questo significa dover affrontare queste situazioni, così, lontani, quando il filo del telefono non basta, quando stai vivendo una realtà già per molti aspetti drammatica.
La mia più grande sofferenza è stata per lui.
Forse per la prima volta, dopo tante missioni, ho davvero capito come ci si sente a stare lontani da casa e ad affrontare frangenti difficili, in quella situazione.
Ed è lì, soprattutto, che ho versato inarrestabili fiumi di lacrime.
Mi hanno operato, l’ho avuto accanto per cinque giorni, poi è ripartito.
E in quei cinque giorni ho raccolto tutte le mie forze ed energie per rientrare al più presto alla normalità, perché volevo mi sentisse star bene, perché sapevo che la sua grande preoccupazione era che, una volta partito, potessi crollare.
Ma non l’ho fatto.
Una volta avuta la diagnosi definitiva mi sono detta: adesso so che cos’ho, conosco il ‘nemico’ e posso combatterlo. Non lascerò che vinca. E ho ringraziato Dio di essere moglie di un ‘guerriero’… addestrata da anni !!!
Ora mi sto curando, corpo e spirito.
Non sono crollata e non crollerò grazie all’aiuto di Dio, ma anche e soprattutto, in primis, a quello del mio inossidabile marito, dei miei coraggiosi figli, della mia famiglia allargata, degli amici, in particolare Yigal, il mio insostituibile ‘personal doctor’ e Chicca, la sua sempre presente, dolce e tenera moglie.

Ed anche grazie al discreto ma importantissimo sostegno di quante di voi ho avuto il privilegio di conoscere in modo più approfondito. Ho avvertito la vostra stima, il vostro incoraggiamento, il vostro affetto, e non potete lontanamente immaginare quanta energia mi avete regalato, come quella che continua ad infondermi, ogni giorno, l’intero progetto AMD: un motivo in più per non mollare, mai, neanche di fronte ad una mostro che fa paura a tutti e che si chiama cancro.
Perchè il vero cancro è la rassegnazione, il non lottare per quello in cui si crede, il non sorridere alla vita e, perché no, anche ai problemi che ha in serbo per noi!
Una vita a colori intensi, che, soprattutto se condivisa, si tinge di sfumature uniche ed irripetibili, nel sorriso e nel pianto, sempre. comunque, ad ogni costo.”

 

Maria Chiara Santoro – L’Altra Metà della Divisa

 

Pordenone 10 marzo 2013

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Concorsi Forze Armate. Se il tuo sogno è far parte dell’esercito italiano, sei ancora in tempo di presentare la tua domanda per i concorsi forze armate. Il prossimo 28 marzo scade il termine per partecipare al concorso pubblico, per titoli ed esami, per l’ammissione ai 16 corsi biennali (2013-2015) per allievi marescialli dell’Esercito Italiano, della Marina Militare e dell’Aeronautica Militare.

 

Requisiti generali per i concorsi forze armate

 

I requisiti da rispettare per poter partecipare ai concorsi forze armate sono:

-          Cittadinanza italiana

-          Diploma d’istruzione secondaria

-          Diritti politici e civili

-          Tra 17 e 26 anni (28 anni nel caso di personale che ha già prestato servizio militare)

-          Possedere idoneità psicofisica ed attitudinale al servizio militare

-          Se minorenni, aver il consenso dei genitori o tutori

-          Se uomini: non aver prestato servizio sostitutivo civile a meno che abbiano rinunciato allo status di obiettore di coscienza. Avere una statura tra 1,65 m e 1,95 m.

-          Se donne: statura minima di 1,61 m.

 

Non saranno ammessi i candidati che siano stati destituiti o condannati per delitti non colposi.

 

concorsi forze armate

 

Come far domanda per i concorsi forze armate?

 

La domanda per i concorsi forze armate va presentata unicamente online, tramite il portale dei concorsi online del Ministero della Difesa, raggiungibile tramite il sito www.difesa.it, oppure tramite www.persomil-sgd.difesa.it.

Il personale interessato ai concorsi forze armate, una volta dentro il portale, devono registrarsi con le modalità indicate e poi presentare la domanda per il concorso in questione. Durante la compilazione del documento i concorrenti hanno l possibilità di salvare online una bozza della domanda per i concorsi forze armate e completarla in un secondo momento. Non sarà possibile invece, stampare o scaricare una domanda non compilata completamente.

Una volta finita la compilazione della domanda per i concorsi forze armate, è necessario inviarla al sistema informativo centrale, senza uscire dal proprio profilo, e attendere un messaggio di conferma da parte del sistema.

Questo messaggio è importante, in quanto deve essere stampato e presentato il giorno della prima prova del concorso.

 

Qui troverai tutti i documenti e allegati necessari per accedere ai concorsi forze armate. Inoltre è stato pubblicato il materiale testologico per il concorso. Concorsi Forze Armate

 

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Aeronautica Concorsi: Concorso pubblico, per titoli, per accesso al Centro sportivo dell’Aeronautica Militare di 8 VFP 4, in qualità di atleta.

Data di Pubblicazione: 4 marzo 2013

Data di Scadenza: 2 aprile 2013

Posti a concorso: 8 posti disponibili

 

Aeronautica Concorsi: Accesso al Centro Sportivo dell’Aeronautica Militare

 

aeronautica concorsiPubblicato il bando di concorso per l’accesso di 8 VFP 4 al Centro Sportivo, in qualità di atleta. I posti disponibili sono ripartiti in questo modo:

a) scherma: 1 atleta di sesso femminile nella specialità sciabola;

b) atletica leggera: 1 atleta di sesso maschile nella specialità metri 60/110 hs;

c) beach volley: 2 atleti di sesso maschile;

d) canoa: 2 atleti di sesso maschile nella specialità C2 canadese biposto slalom;

e) tennis tavolo: 1 atleta di sesso maschile;

f) vela: 1 atleta di sesso femminile nella specialità classe RSX.

 

Requisiti di Partecipazione Aeronautica Concorsi

 

Per fare domanda ai aeronautica concorsi per far parte degli atleti del Centro Sportivo, è necessario:

-          Essere un cittadino italiano in possesso dei diritti politici e civili

-          Avere tra i 18 e i 30 anni (nel caso di tennis tavolo, i limiti di età sono: 17 – 35 anni)

-          Diploma scuola secondaria di primo grado

-          Idoneità psico-fisica per il servizio presso le Forze Armate

-          Aver conseguito risultati agonistici di livello nazionale certificati dal Comitato Olimpico Nazionale Italiano o dalle Federazioni Nazionali, nella disciplina prescelta.

 

aeronautica concorsi

Foto: Aeronautica Militare

Aeronautica Concorsi: Domanda di Partecipazione

 

Le domande per accedere all’Aeronautica Concorsi – Centro Sportivo vanno compilate online entro il 2 aprile. Per poter compilare e inviare la domanda, i candidati devono accedere all’area riservata, dietro registrazione, sul sito ufficiale dei concorsi del ministero della difesa.

Nella domanda di Aeronautica Concorsi è necessario indicare, oltre i propri dati anagrafici e di residenza, tutti i documenti necessari per attestare il raggiungimento dei requisiti di partecipazione al concorso.

 

Per accedere al bando di concorso e ai diversi allegati, segue questo link: Aeronautica Concorsi

 

Marò. Sono in Italia E Ci Rimarranno

12 marzo 2013 inviato da Staff
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“Abbiamo appreso la notizia dalla stampa e dai mille messaggi di calore ricevuti. Non avevamo dubbi, anzi, avevamo prove dirette, dell’impegno che lo Stato ha profuso in questi mesi nei nostri confronti. Ovviamente, siamo felici. Soprattutto perché possiamo così tornare al reparto. Siamo Fucilieri di Marina. Vogliamo tornare a fare il nostro mestiere”.

Questo il primo commento a caldo di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, i due marò che da oltre un anno  erano confinati in india con l’accusa di  durante un’operazione di pirateria.

 

Latorre e Girone finalmente in Italia

 

Il ministro degli esteri Giulio Terzi ha finalmente dato l’annuncio ufficiale di quello che in molti auspicavano da mesi: i due militari rimarranno in Italia, poiché secondo il nostro governo la giurisdizione del caso è italiana; è stata anche dichiarata la piena disponibilità delle nostre istituzioni a trovare soluzioni con l’India in sede internazionale, anche attraverso un arbitrato internazionale o una risoluzione giudiziaria.

La nota ufficiale della Farnesina non lascia scampo all’India: “L’Italia ha informato il governo indiano che, stante la formale instaurazione di una controversia internazionale tra i due Stati, i fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone non faranno rientro in India alla scadenza del permesso loro concesso”.

La nota ufficiale del nostro ministero non manca di sottolineare che questa presa di posizione arriva anche alla luce della mancata risposta dell’India alla richiesta di attivazione di forme di cooperazione; non si può infatti negare che sussista una controversia con l’India in merito alle regole e i principi generali di diritto internazionale applicabili a questa drammatica vicenda.

L’ultimo passo falso del governo indiano  è di pochi giorni fa, quando con un ingiustificato ritardo e dopo un plateale rimprovero della Corte Suprema, sono state avviate a New Delhi le procedure per la costituzione di un tribunale speciale.

La decisione del governo italiano di non rispettare gli accordi iniziali e di far rimanere in patria i nostri marò è stata comunicata alle autorità indiane da Daniele Mancini, ambasciatore italiano a Nuova Delhi, che ha evidenziato l’unanimità delle istituzioni italiane in questa presa di posizione internazionale, presa infatti senza indugi dai ministeri della Difesa e della Giustizia in coordinamento con la Presidenza del consiglio dei ministri, nella convinzione sempre più forte che il governo indiano violasse gli obblighi di diritto internazionale, in particolare il principio dell’immunità dalla giurisdizione degli organi dello Stato straniero.

E proprio dal continente indiano non sono ancora arrivati commenti ufficiali e prese di posizione a dispetto di quanto invece ha fatto la stampa indiana, che ha condannato la decisione dell’Italia con toni piuttosto forti, parlando di “fuga” e dando voce a molti lettori che, accusando le proprie istituzioni, ribadiscono il diritto indiano di decidere sul caso al fine di avere risposte chiare per la morte di due connazionali.

Dalle istituzioni, in particolare dal ministro degli esteri Salman Kurshid non arriva alcun commento fuori luogo: ribadendo l’autorità indiana sul processo infatti, si è limitato a dichiarare che ogni commento sarebbe prematuro, smorzando così i toni della vicenda. Vicenda però che non si preannuncia serena e di facile gestione. Infatti già una fonte diplomatica indiana dell’Onu riafferma invece che i nostri marò devono essere processati in India.

Insomma, la questione è e rimane spinosa. Inutile farsi domande o recriminare dietro alle motivazioni che hanno spinto le nostre istituzioni a prendere questa sospirata decisione. Potevano prenderla prima? Certamente sì. Sarebbe risultato troppo sconveniente a livello internazionale? Non lo sapremo mai. Forse il tempo delle domande e di puntare il dito è finito. Conta che i nostri marò sono in Italia e questa volta ci rimarranno. Dunque…bentornati!