Archivi per febbraio, 2013

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Rimborso Spese Legali Militari: Nuova Circolare per la Rilevazione dei Dati Personali 2.50/5 (50.00%) 2 Vota questo articolos

Rimborso Spese Legali: Con il numero M_D GMIL1 III 8 3 0054308, del 20 febbraio 2013, il ministero di Difesa ha pubblicato una nuova circolare per il Rimborso Spese legali relative a giudizi per responsabilità civile, penale ed amministrativa, risarcimento danni, spese di giudizio. In allegato trovate il nuovo modulo di rilevazione dei dati anagrafici e le coordinate bancarie.

 

Rimborso Spese Legali Militari: La Normativa

 

rimborso spese legali

Foto: Forzearmate.org

Le ultime normative sul rimborso spese legali dei militari e, in generale, di tutti i dipendenti statali prevedono che “Le spese legali relative a giudizi di responsabilità civile, penale e amministrativa, promossi nei confronti di dipendenti di amministrazioni statali in conseguenza di fatti ed atti connessi con l’espletamento del servizio o con l’assolvimento di obblighi istituzionali e conclusi con sentenza o provvedimento che escluda la loro responsabilità, sono rimborsate dalle amministrazioni di appartenenza nei limiti riconosciuti congrui dall’Avvocatura dello Stato. Le amministrazioni interessate, sentita l’avvocatura dello Stato, possono concedere anticipazioni del rimborso, salva la ripetizione nel caso di sentenza definitiva che accerti la responsabilità”.

 

Domande di Rimborso Spese Legali Militari: Chi ne ha il diritto?

 

-       Hanno diritto al rimborso spese legali i militari, e dipendenti statali, che siano stati giudicati per motivi legati o connessi al servizio.

-       Le domande per il rimborso spese legali militari devono essere presentate complete dei dati anagrafici degli interessati e dei relativi codici fiscali, e con una copia della/e sentenze o provvedimenti che hanno concluso i procedimenti giudiziari. Inoltre, è necessario presentare gli originali delle parcelle ricevute rilasciate dai propri legali, recanti l’indicazione analitica delle singole voci costituenti le parcelle stelle.

-       I militari devono presentare le domande al Comando di Appartenenza che ha la responsabilità di inoltrare la richiesta alla Direzione Generale.

-       Per quel che riguarda l’anticipazione del rimborso spese legali militari, è una facoltà della propria amministrazione di appartenenza, subordinata al parere dell’avvocatura dello Stato, e comporta, in caso di sentenza definitiva che accerti la responsabilità del dipendente, il recupero delle anticipazioni concesse.

 

rimborso spese legali

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Scarica il Documento per il Rimborso Spese Legali Militari: Allegato B

 

Fonte: Ministero Difesa

 

 

 

Trasferimenti Polizia. Ecco Le Regole

25 febbraio 2013 inviato da Staff
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Trasferimenti Polizia. Ecco Le Regole 5.00/5 (100.00%) 1 Vota questo articolo
Trasferimenti polizia vengono eseguiti sulla base di preminenti fini di pubblico interesse come riporta la circolare n. 333-A/9802.B.B.5.4 del Ministero dell’ Interno del 28 ottobre 1993 e ribadito poi dal primo comma dell’ art. 55 del D.P.R. 335/1982.

 

 

Requisiti Per Richiedere Trasferimenti Polizia

Proprio questo comma specifica cuna serie di criteri sulla base di quali devono svolgersi i trasferimenti polizia.
1. Questi possono avvenire solo se il soggetto richiedente ha maturato almeno 4 anni di servizio consecutivi nella stessa sede di lavoro. Se il trasferimento  viene richiesto da un dipendente di una delle sei nell’elenco di riconosciute dal Ministero come “disagiate” allora la tempistica di anzianità scende a due. A questa tempistica per i trasferimenti polizia fanno eccezione i periodi di aspettativa e quelli in posizioni di comando oppure fuori ruolo.
2. La possibilità di un ricongiungimento familiare, il numero dei componenti del nucleo e dei figli a carico incide sull’esito della domanda di trasferimenti polizia
3. La richiesta di trasferimenti polizia deve coincidere con la domanda avanzata dall’ufficio di destinazione per un posto vacante in quel ruolo e di quella figura professionale

 

Trasferimenti Polizia. Come Avanzare Domanda

Come per la maggior parte degli atti amministrativi che riguardano i corpi militari, anche per la domanda di trasferimenti polizia va seguito l’ordine gerarchico. La stessa va quindi inoltrata alla direzione centrale del personale che avrà il compito di verificare la disponibilità del ruolo nella sede di destinazione dei trasferimenti polizia.
Successivamente verrà predisposto il vero e proprio atto che concretizza i trasferimenti polizia, fatta eccezione per i casi di emergenza che richiedano un rinvio della formalizzazione della domanda.

 

 

 

Il Congedo straordinario per Trasferimenti Polizia

L’art. 15 del D.P.R. 395/1995 e l’ art. 19 comma 2 del D.P.R. 164/2002 introducono anche il congedo straordinario in tema di trasferimenti polizia; si tratta di un periodo di risposo atto a svolgere tutte le attività di ordine pratico legate alla concretizzazione dei trasferimenti polizia come il trasloco ad esempio e la collocazione della famiglia.
Durante il periodo di congedo straordinario per trasferimento di polizia non ci sono variazioni di tipo economico in ambito di retribuzione per il soggetto richiedente.
Il periodo previsto per il congedo straordinario concesso nel caso di trasferimenti polizia vari a a seconda della destinazione del trasferimento ovvero se la stessa si trova sul territorio nazionale oppure in territorio estero e varia anche in base agli anni di servizio del soggetto richiedenti i trasferimenti polizia. Tale periodo varia da 10 a 30 giorni.

 

 

Fonte: uilpolizia / militariforum / facebook

 

 

I Marò Ringraziano Le Elezioni

24 febbraio 2013 inviato da Staff
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Ci volevano le elezioni per riportare in Italia Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, i nostri Marò confinati in India da oltre un anno, fatta eccezione per la breve parentesi delle vacanze di Natale, accusati della morte di Ajesh Binki e Gelastine, scambiati per pirati mentre erano a bordo della nave Enrica Lexie del Battaglione San Marco.

Quattro settimane di libertà che la corte suprema di New Delhi ha concesso ai due militari per permettere loro di espletare il diritto civile al voto.

Permesso Concesso Nonostante Le Opposizioni Indiane

 

Questa volta è servita la garanzia di Daniele Mancini, l’’ambasciatore italiano in India, che ha assicurato il ritorno dei marò entro i termini stabiliti.

E nonostante questa rassicurazione il vice procuratore dello Stato del Kerala P.P. Malhotra si è mostrato contrario alla concessione della licenza. I motivi della sua opposizione vertono principalmente sul fatto che a muovere al richiesta non sono stati direttamente i due militari. Tuttavia il Giudice ha ritenuto di poter accogliere la richiesta e ha concesso ai nostri militari 4 settimane di permesso in Italia per partecipare attivamente alle elezioni e per rivedere i propri cari.

Oltre alla garanzia dell’ambasciatore italiano, il giudice ha richiesto anche ai due fucilieri di firmare un affidavit relativamente ai loro obblighi nei confronti della giustizia indiana.

In una nota, Palazzo Chigi ha subito reso nota la soddisfazione per questa decisione che “rappresenta la conferma del clima di fiducia e di positiva collaborazione instauratosi con le Autorità di New Delhi, clima ulteriormente rafforzato dal ritorno in India dei nostri due Marò a seguito della breve licenza natalizia. È, questo, un altro importante segnale che lascia ben sperare in una positiva soluzione di questa complessa vicenda”.

I due fucilieri non sono più in regime di detenzione da alcune settimane, dopo che il 18 gennaio, la corte suprema indiana negò la giurisdizione del Kerala sul caso, affermando la necessità di istituire un tribunale speciale, in quanto l’episodio si svolse in acque internazionali.

L’istituzione di un tribunale speciale per l’India è un fatto del tutto nuovo: il ministero degli Esteri deve infatti chiedere a quello della Giustizia di designare i giudici per questo tribunale, per poi presentare nuovamente il dossier al massimo tribunale indiano per  l’approvazione definitiva.

Ad oggi Latorre e Girone godono del regime di libertà provvisoria su cauzione e risiedono in un hotel a New Delhi.

Mistero invece sui passaporti dei nostri marò. Il ritorno in Italia è stato infatti predisposto con un documento provvisorio perché i passaporti dei militari non si trovano più. Erano stati spediti al Ministero degli Interni ma al momento se ne sono perse le tracce. Così l’ambasciata italiana ha rilasciato due certificati ad hoc per permettere loro di rientrare in patria.

 

Fonte: ilmessaggero / repubblica / tgcom24

Uranio Assassino.Ciao Erasmo

22 febbraio 2013 inviato da Staff
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Uranio Assassino.Ciao Erasmo 5.00/5 (100.00%) 1 Vota questo articolo

Mi hanno usato e abbandonato ma ce la farò perché mi voglio sposare anche se so che è una malattia di cui si muore”. E invece no. Non ce l’a fatta il caporale Erasmo Savino, 31 anni, caporal maggiore dell’esercito italiano in Kosovo con 15anni di servizio alle spalle.

La notizia della sua scomparsa è stata data dall’Associazione Vittime Uranio e l’Anavafaf che assiste i familiari delle vittime arruolate nelle forze armate.

 

Nessuna Presenza Dello Stato

 

Se n’è andato alle 8.15 senza alcun  riconoscimento come vittima del dovere, senza uno straccio di liquidazione, ma di certo con la consapevolezza di avere iniziato un lungo percorso verso la verità. Nessun rappresentante dello stato ai suoi funerali. Potrebbe sembrare una vigliacca ammissione di colpa dettata dalla coscienza. Oppure assoluto menefreghismo.

Si è spento in silenzio, ma l’eco della sua storia non si affievolirà, perché dopo di lui e grazie al suo coraggio molti altri militari hanno denunciato i vaccini della morte, lo scandalo vergognoso dell’uranio impoverito che ha ucciso decine di militari e ne ha fatti ammalare molti di più.

Andò in Kosovo a fare buche in una terra intrisa di uranio impoverito. Prima di partire su sottoposto a una serie di vaccini che azzerarono le sue difese immunitarie. Decine di carte, certificati documenti scientifici provano la connessione tra il suo tumore mortale e l’uranio e i vaccini. Le stesse carte che proprio Erasmo lo scorso ottobre aveva sbattuto in faccia alla commissione parlamentare d’inchiesta durante la sua deposizione.

Era il marzo 2012 quando Savino iniziò la sua avventura di denuncia dallo studio del suo avvocato Giorgio Carta, il primo di una lunga serie di militari che si sarebbero fatti coraggio e seguendo il suo esempio avrebbero denunciato questa vicenda ancora oscura e niente affatto chiusa. Dopo tre legislature e altrettante commissioni d’inchiesta, le istituzioni non sono ancora in grado di dare indicazioni precise su alcunché, né sui numeri ufficiali delle persone coinvolte né sulle cause.

Le parole con cui il suo avvocato lo ricorda danno l’idea della forza da combattente che al di là della divisa faceva parte della vita di Erasmo: “lo Stato Italiano lo aveva oltraggiato più volte: prima imponendogli vaccinazioni di dubbia utilità; poi mandandolo in missione all’estero con protezioni quanto meno approssimative; infine, scambiando il suo melanoma sul piede per un callo. (…) Incredibilmente, per sette anni i medici militari gli avevano curato un tumore con una pomata per calli, fino a quando, nel 2010, allorché era troppo tardi, era stata diagnosticata una metastasi oramai diffusa in tutto il corpo. Nonostante ciò, non ho ma sentito Erasmo maledire qualcuno, né medici militari, né superiori.  (…) La sua vita sfortunata è finita. La battaglia perché sia fatta luce sulle cause della sua morte no”.

 

La Strada é Lunga. Ma L’uranio Non Vincerà

 

La strada iniziata da Erasmo è ancora lunga. Ma di Erasmo, purtroppo ce ne sono molti e l’avvocato Carta non intende affatto rinunciare ad arrivare in fondo, a raggiungere la verità e rendere onore e merito a tutti coloro che in nome e per conto dell’esercito italiano sono caduti nell’espletamento del loro servizi professionali e con il tricolore cucito sul cuore.

Chiudiamo questo articolo, senza polemica, ma lasciando ampio spazio alla riflessione, ricordando quanto recita la nostra costituzione all’art. 32: “nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.

 

 

Fonte: repubblica /  grnet / metropolisweb / mednat

 

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Diventare Militare: Tutto quello che devi sapere per realizzare il tuo sogno!! 5.00/5 (100.00%) 2 Vota questo articolos

Diventare militare: Tra le molte professioni che è possibile svolgere per i giovani, la carriera per diventare militare rimane, specialmente nel sud Italia, una delle strade più diffuse. Si tratta di un percorso di vita a ostacoli, affatto facile e dall’esito sempre incerto. Rimane però in questa società in bilico, una professione ambita e richiesta.

 

diventare militare

Come si può diventare militare?

 

Diventare militare dell’esercito si può percorrendo due strade:

1. se si ha un’età compresa tra i 18 ed i 25 anni, un diploma di scuola media inferiore, si può partecipare al concorso VFP1 (Volontario in Ferma Prefissata di 1 anno). Il concorso per diventare militare prevede una prima prova scritta di cultura generale, un accertamento dell’idoneità psico-fisica e attitudinale e la valutazione di eventuali titoli.

La ferma può durare uno o 4 anni, al termine dei quali esiste al possibilità di diventare VSP (Volontario in Servizio Permanente). In questo ruolo si presta servizio nei reparti operativi dell’esercito e successivamente è previsto l’inserimento presso comandi ed enti logistici precisi.

Anche nel caso di VSP è necessario superare un concorso, riservato ai VFP4, nel quale verranno nuovamente testate le capacità psico-fisiche e attitudinali necessarie per diventare militare e svolgere il ruolo di un soldato.

2. si possono frequentare le scuole militari, nato per formare fin dalla pre – adolescenza, uomini e donne destinati a svolgere ruoli professionali all’interno dell’esercito. I criteri per per poter accedere alle scuole militari sono:

- avere un’età compresa tra i 15 ed i 17 anni

- essere idoneo al primo anno del liceo classico o al terzo anno del liceo scientifico o scientifico europeo

- essere in possesso dell’idoneità psico-fisica ed attitudinale

Esiste poi anche la strada dell’accademia militare di Modena, unico istituto italiano di formazione di base per gli Ufficiali in servizio permanente dell’Esercito e dell’Arma dei Carabinieri.

 

Concorsi per diventare militare

Gli aspiranti allievi in questo caso vengono reclutati mediante concorsi stabiliti da decreti ad hoc pubblicati annualmente. Per poter partecipare ai concorsi è necessario essere in possesso di un diploma di scuola superiore che dia accesso al percorso accademico. I concorsi per diventare militare consistono in un test di cultura generale, una prova di idoneità fisica con relativo accertamento sanitario e una prava orale di matematica e lingua straniera.

 

Come abbiamo visto, per far parte dell’Esercito italiano e diventare militare in servizio permanente, ovvero con un contratto a tempo indeterminato, non esiste soltanto una strada ma diverse.

La cosa importante è avere davvero passione per questa scelta professionale, perché non è semplice e ci sono momenti di difficoltà come sicuramente sai. Il lavoro di un soldato è impegnativo e pieno di ostacoli, se davvero vuoi diventare un soldato, pensa ai reali motivi per cui lo vuoi diventare e lavora sodo per raggiungere il tuo sogno.

 

Fonte: soldielavoro / gazzettadellavoro / mega-notizie

 

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Articolo scritto da Gunny

 

In questo clima da campagna elettorale, dove ogni rappresentante spara le proposte più assurde, tutti hanno un comune denominatore al punto DIFESA: ridurre le risorse destinate al comparto passando per la riduzione degli F-35, delle strutture adibite a caserme, razionalizzazioni di personale (termini assurdi), riduzioni di benefici ed elevazioni dell’età pensionabile, disconoscimento della specificità ed altre riforme. Mah!? Una volta agli elettori, In campagna elettorale, non si promettevano “mari e monti”? Ed in effetti lo si fa con tutti, mai come stavolta il fenomeno propagandistico in cambio di un voto di favore è stato così accentuato! Però il conto non mi torna, i militari non sono elettori? Come mai sono comune denominatore di tutti i programmi elettorali ma solo a loro svantaggio. Chi da una parte propone riduzioni perché deve far contento il popolino antimilitare per eccellenza, e chi dall’altra vanta la difesa degli operatori del comparto ma nello stesso tempo è stato il fautore delle ultime riforme “ammazza-Difesa” nascondendosi dietro il governo tecnico.

 

Non ci difende nessuno

Nel mezzo chi quelle riforme le ha applicate indiscriminatamente, ponendosi il problema del subito, e dopo vanta tra le fila degli eleggibili, chi queste categorie le dovrebbe difendere(Organi di Rappresentanza COCER). C’è qualcosa che non torna!! Nessuno ha messo nel programma difesa oltre le penalizzazioni del comparto in termini di risorse assegnate, i diritti degli operatori del settore, nessuno si è interessato se questi militari hanno dei bisogni o hanno una voce che merita di essere ascoltata! Quasi come se non ci fosse bisogno, siano una ristretta minoranza, non siano degni di ascolto, o non sia motivata alcuna loro esternazione.

Continuo a non riuscire a fare i conti:

  1. Circa 200.000 operatori solo nelle Forze Armate senza contare le Forze di Polizia tutti maggiorenni e quindi elettori ;
  2. Più della metà hanno già una famiglia con mogli tutte maggiorenni e quindi elettrici  che inevitabilmente hanno gli stessi bisogni dei mariti;

Foto: Bologna.repubblica.it

 

Vogliamo dire 300.000 voti? Chi può vantare un seguito simile così compatto con poche proposte comuni? Eppure nessuno dei  rappresentanti politici pone l’attenzione sulle voci di questi cittadini. I militari sono un simbolo, vengono trattati e maltrattati in quanto tali ma non hanno voce ne volto, solo una divisa vuota di sentimenti, e vita quotidiana. Il fatto che più non mi torna è come a nessuno di lor signori candidati politici sia venuto in mente che agendo in questa ed insindacabile unica direzione la divisa si stia svuotando di significati per chi la indossa, cosa pericolosissima in un clima già poco disteso per la crisi economica.

 

Riforma: conseguenze penalizzanti per i militari

 

Con le ultime riforme i militari devono lavorare fino a 66anni(e la specificità?), possono essere spostati di sede in 5 giorni con rispettiva famiglia, senza un giusto indennizzo causa chiusura del reparto o riarticolazione delle F.A. (questi ultimi provvedimenti adottati in sequenza cronologica “svizzera” ed in silenzio ed anche di corsa), non avranno un ricambio generazionale per chissà quanti anni(riduzione e quasi-blocco delle assunzioni).

Però in compenso cito testualmente“Preferisco avere un uomo o una brigata in meno ma poter chiedere una uniforme nuova o avere l’opportunità in esercitazione di sparare senza problemi di munizioni. E preferisco avere un F35 in più e intervenire per la salvaguardia dei miei uomini quando sono sotto il fuoco nemico e dargli la possibilità di tornare a casa con le proprie gambe piuttosto che dentro una bara avvolta con il tricolore*”.

 

Già perché casomai in Italia chi comanda un’azione militare avrebbe l’ardire di ordinare ad un F-35 di sparare in soccorso di un soldato di 60anni che ha difficoltà a fare un rastrellamento o che è rimasto intrappolato in una buca perché non ha più i riflessi di una volta! O per caso chi acquista le uniformi è aggiornato sulle esigenze del militare italiano moderno o del suo bisogno di equipaggiamento! Ma chi volete prendere in giro con i vostri ghiri-gori?

Non sono stati in grado di proteggere 2 Marinai che assolvevano il compito loro assegnato figuriamoci se ordinano ad un aereo di far fuoco! Restituite dignità a chi indossa l’uniforme tutelandoli come meritano e come si fa negli altri paesi. I militari moderni vanno in missione e vedono i propri colleghi di altre nazioni(tutti ventenni) venerati in patria, mai discussi, simbolo del loro paese. A confronto in Italia quasi ci si vergogna ad indossare una divisa, vedendo tutto ridotto ad un F-35 o ad una caserma che costa troppo tenere in vita, un equipaggiamento ritenuto costoso ed inutile o ancora una pensione dignitosa a 56anni.

Se invece si vuole considerare i militari privi di specificità e quindi cittadini con pari doveri ed oneri sociali oltre che istituzionali lo stesso si deve fare per i diritti, quindi concedergli voce di protesta tramite sindacati ed organizzazioni, forme di tutela riconosciute, facoltà di scegliere se svolgere attività lavorative parallele tanto per citare alcuni dei diritti attualmente proibiti.

*Fonte: Gianfranco Paglia Blog

 

 

Articolo scritto da Gunny

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Ufficiali Esercito: Annuario Ufficiale e Guida su Come Diventare Ufficiale 2.56/5 (51.11%) 9 Vota questo articolos

Ufficiali Esercito. Vuoi conoscere meglio la struttura delle Forze Armate Italiane? Vuoi sapere al dettagli qual è l’organigramma interno delle principali forze militari? Vuoi conoscere chi sono ad oggi gli ufficiali esercito? Ora è possibile, grazie all’edizione aggiornata dell’Annuario Ufficiale delle Forze Armate nel quale sono presenti tutti gli ufficiali esercito e i generali delle diverse forze armate.

 

Ufficiali Esercito: Annuario Ufficiale delle Forze Armate

Il Ministero di Difesa ha pubblicato recentemente, l’Annuario Ufficiale delle Forze Armate. In questo documento sono registrati gli ufficiali esercito e i principali rappresentanti delle Forze Militari Italiane: Marina Militare, Esercito Italiano e Aeronautica Militare. Nello specifico, sono stati aggiornati i limiti di età per lo svolgimento di ogni ruolo delle nostre Forze Militari e dati particolari (nascita, anzianità e anzianità di grado) riguardo i diversi generali e ufficiali, nei diversi ruoli.
Inoltre, nell’Annuario Ufficiale delle Forze Armate è possibile trovare il significato dei diversi segni grafici convenzionali per catalogare ogni militare, ufficiali esercito, in base al ruolo e al grado.
Per scaricare l’Annuario Ufficiali Esercito, clicca sopra l’immagine.

ufficiali esercito

 

 

Come diventare Ufficiali Esercito?

Se sei un militare
Per accedere ai concorsi interni ufficiali esercito, è necessario appartenere al ruolo sergenti o al ruolo volontari in servizio permanente, oppure essere un volontario in ferma breve con almeno 1 anno di servizio.
Se non sei un militare
Diventare ufficiali esercito italiano significa, tra l’altro, assumere responsabilità su diversi incarichi operativi e di comando, dentro delle Forze Armate. L’accademia militare, per chi volesse raggiungere il ruolo di ufficiali esercito, offre una laurea in Scienze Strategiche, in Ingegneria, Medicina e Chirurgia, Veterinaria o Farmaceutica, con un livello di qualificazione elevato per poter accedere alla categoria di ufficiali esercito.
Le principali mansioni degli ufficiali esercito sono dirigere operazioni militari e difendere la libertà del paese, non solo in Italia, ma soprattutto nelle missioni all’estero.

Qui troverai ulteriori informazioni su l’Avanzamento Ufficiali nell’Esercito: Valutazione Avanzamento Ufficiali

 

 

Marò. Un Anno Dopo

15 febbraio 2013 inviato da Staff
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E’ arrivato ormai anche il primo anniversario dell’uccisione dei due pescatori indiani che ha confinato Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, fucilieri in servizio antipirateria sulla petroliera Enrica Lexie in India con l’accusa di avere ucciso Valentine Jalstine e Ajesh Binki, semplici pescatori indiani.

Un Anno Tra Rinvii E Polemiche

Da quel drammatico 15 febbraio 2012, giorno in cui a largo delle coste del Kerala vengono uccisi da colpi di arma da fuoco sulla loro barca i due civili indiani, si sono susseguiti processi, accuse, rinvii e contenziosi sulla giurisdizione del caso. Il tutto mentre, fatta eccezione per un congedo natalizio, i nostri marò sono rimasti prima detenuti in carcere e poi agli arresti domiciliari nel continente indiano.

Un passo importante è stato compiuto lo scorso 18 gennaio, quando la Corte Suprema indiana ha stabilito la non giurisdizione del governo di Kerala sul caso, in quanto l’episodio sarebbe avvenuto in acque internazionali.

Il processo è stato quindi affidato a un tribunale speciale che dovrà essere costituito a Nuova Delhi, il quale dovrà stabilire quale dei due governi, indiano e italiano, ha l’effettiva giurisdizione sul caso. I due marò si trovano attualmente a New Delhi, sotto la tutela dell’ambasciata italiana, in attesa di conoscere cosa sarà del loro futuro.

Nel caso in cui dovessero essere condannati, i due militari potrebbero poter scontare la loro pena in Italia, come scritto sul Times of India, facendo riferimento a un accordo siglato tra i due stai lo scorso 16 novembre, non applicabile però in caso di condanna a morte.

Troppi Punti Oscuri Ancora da Chiarire

Un vicenda questa dei marò che ha molti lati oscuri e molte anomalie che non troveranno mai un vero e proprio chiarimento formale. Come capita spesso in questioni del genere. nell’arco di questi 12 mesi, si è giustificato ritardi, posticipazioni e mancanza di risposte tirando in ballo addirittura una serie di commesse militari che riguarderebbero 12 elicotteri AgustaWestland e 126 aerei da combattimento francesi per un valore complessivo che supererebbe di poco i 15 miliardi di euro (20 miliardi di dollari).

La vicenda dei militari si inserirebbe in questo contesto come merce di scambio. Niente di tutto questo è mai stato provato o confermato. Di certo però è stato divulgato e questo basta a far riflettere.

 

FONTE: grnet / lettera43 / lavalledeitempli / iljournal

 

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Il Comparto Sicurezza Si Ricuce Dopo i Tagli Del Governo Monti 4.67/5 (93.33%) 3 Vota questo articolos

Tra tagli, riforme e assestamenti, il comparto sicurezza è certamente quello che più di ogni altro ha subìto la forza del vortice del governo tecnico, orientato a far quadrare i conti a dispetto delle specificità dei singoli settori.

 

È proprio in questa ottica che con l’arrivo del nuovo anno il reparto pianificazione dello stato maggiore dell’esercito ha elaborato un documento riassuntivo rispetto ai dettagli del piano di revisione dello strumento militare terrestre, divulgato in special modo alle organizzazioni sindacali di categoria con il solo scopo di rendere partecipi i singoli componenti degli interventi e delle modifiche che verranno messe in campo con i nuovi tagli disposti dal governo attualmente dimissionario.

Cosa Cambia In Concreto Con I Tagli?

Considerando che entro il 2024 gli organici dovranno ridursi a 90, dai 107 effettivi di oggi, molti centri di selezione dei volontari chiuderanno i battenti, in particolare Bologna, Bari e Cagliari.

Il primo comando forze di difesa a Vittorio Veneto composto da 4 brigate nel centro nord, scenderà a 3. Le tre brigate Folgore, Friuli e Ariete passeranno sotto il comando della Divisione Mantova con sede a Firenze, dove oggi si trova il comando territoriale Toscana destinato a essere soppresso.

Chiuderanno anche il Quarto reggimento carri e il 34° Gruppo squadroni Toro (elicotteri) di Venaria Reale (Torino) elementi appartenenti al corpo di aviazione dell’esercito. Le forze speciali e le brigate paracadutisti e aeromobili Folgore e la Friuli verranno ridotte da 11 a 9 entro il 2018. In termini di formazione invece è stato istituito un unico ente di gestione e in ambito sanità verranno chiusi i comandi Nord e Sud e sei dipartimenti militari di medicina legale mentre verrà ridimensionato l’ospedale di Milano.

Anche la Marina Militare ha disposto un piano di ridistribuzione di risorse e organico in vista della riduzione di 3400 unità entro il 2016 e della radiazione di 18 navi entro i prossimi 4 anni.

Non ultima l’Aeronautica Militare che ha pubblicato sul proprio sito un piano di revisione che tenga conto della riduzione del personale fino alla soglia dei 34 mila entro il 2024.

Chiudiamo questo articolo con uno stralcio di intervista al direttore del Mensile RID (Rivista Italia Difesa) Pietro Batacchi che nel numero di gennaio ha dedicato ampio spazio all’analisi di un vero e proprio paradosso: “per effetto del decreto legge 95/2012 gli stanziamenti per l’investimento subiranno una decurtazione di 236,1 milioni che esula dai numeri citati finora. Quindi il bilancio della funzione difesa effettivo per il 2013 sarà di 800 milioni superiore al 2012. Purtroppo non si riesce a riequilibrare l’allocazione dei fondi tra il personale, l’esercizio (cioè la manutenzione, l’addestramento eccetera) e l’investimento. Nel 2013 al personale andrà il 67,20%, mentre per l’esercizio c’è un misero 9,24% e per l’investimento un 23,56%. La ripartizione ottimale sarebbe 50-25-25 ma siamo lontanissimi”.

E’ paradossale pensare a tutti questi complessi piani di revisione e riallineamento delle risorse, umane, logistiche e strumentali, di singoli settori del comparto difesa a fronte di discussi tagli legati a una febbre al risparmio che mal di sposa con quanto previsto del bilancio 2013 del Ministero della difesa ovvero una spesa maggiore di oltre un miliardo rispetto al passato 2012.

 

Fonte: ilsole24ore / forzearmate / lastampa / condividiquesto

 

 

 

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In diverse occasioni ho avuto l’opportunità di parlare con Alberto Alpozzi, autore di Diario Afghano, fotoreporter di guerra e possibilmente probabilmente una delle persone più sensibili che conosco ai problemi altrui. Infatti, in questo spazio abbiamo già pubblicato alcuni articoli che parlano di lui e del suo lavoro.

Ma non si tratta soltanto di prendere una fotocamera, partire da casa per andare in Afghanistan e scattare qualche flash, come se niente fosse….Non è così. Per Alberto, tutte le volte, tutti i viaggi, sono una rinascita, un modo di rielaborare di nuovo tutta la scala di priorità e di rendersi conto di quando siamo fortunati. Ma non solo. Ogni viaggio, come  racconta lui stesso a Diario Afghano, è una conferma dell’importante lavoro dei nostri soldati in missione all’estero. “Forse non è neppure una valigia quella che stai preparando. E’ un pezzo di te, delle tua vita, che devi portarti dietro. Non devi dimenticare quelle piccole cose che ti rappresentano, che ti danno un’identità. Quando parti per certi viaggi è come mettere la tua vita in stand-by”.

 

 

Che senso ha per lui questo lavoro di fotoreporter di guerra?

 

Innanzitutto, non è semplicemente un lavoro. Diciamo che un impiego come quello che lui ha, non gli permetterà mai di diventare ricco. Ma c’è molto di più dietro: ci sono soddisfazioni che probabilmente nessuno di noi riuscirebbe mai ad immaginare. “Essere gli occhi e il cuore di tutti coloro che non possono vedere e toccare con mano certe realtà. Non è facile mettere in una immagine tutte le nostre emozioni, le nostre paure, i nostri desideri. Una, due, mille fotocamere non sono nulla se dentro di noi non abbiamo qualcosa da comunicare”.

 

Alberto né ha tante di cose da comunicare. Uno dei motivo è sicuramente l’amore per il proprio lavoro. Si sente orgoglioso di quello che fa e di quello che i nostri militari rappresentano lì dove sono. Come lavorano, come difendono la nostra patria, come aiutano popoli che non hanno davvero niente…..alcune immagini, come avrete visto anche voi, sono piene di tenerezza ma soprattutto di messaggi di solidarietà e di professionalità. Di valori e idee che valgono la pena. Di sacrifici di giovani lontani da casa, dai loro cari. “Non è una partenza. E’ un distacco. Una cesura. Fai i conti con quello che sei veramente, con quello che temporaneamente stai abbondonando e con quello che veramente ti racconta il nostro mondo fatto da innumerevoli capricci”.

 

“Siamo nella Fob Tobruk, Bala Boluk, provincia di Farah, Afghanistan. Migliaia di chilometri dall’Italia. Anni luce dalla nostra incantata quotidianità. Benvenuti nell’ultimo avamposto italiano in Afghanistan. 180 Ragazzi! When ever you are – Here you are a family recita un cartello in inglese e arabo”.

 

Alberto ci spiega nel suo Diario Afghano come questo tipo di viaggi, che non sono una vacanza né un divertimento, obbligano ad una lotta interiore. “Ti fanno scontrare con i tuoi stessi pensieri: che significato ha tutto ciò in un luogo dove il tempo e lo spazio sono alterati? Laggiù tutti i giorni è lunedì. Lunedì fra la sabbia e i pericoli”.

 

 

 

Tutti i giorni è lunedì

 

La differenza fra quello che vediamo noi, qui nel mondo dei capricci, come dice Alberto e quello che si vede in Afghanistan deve essere abissale. Non solo il panorama, che se sereno, deve essere bellissimo, ma anche il modo di vivere ogni giorno, le domande riguardo cosa succederà domani: “un qualcosa di difficilmente descrivibile non per quello che stai vivendo in quel preciso istante ma per i presupposti di quello che, con tutte le incognite del caso, andrai a scoprire nei giorni a seguire”.

 

L’Afghanistan è sicuro? Questo non lo sappiamo. Speriamo di si perché i nostri ragazzi saranno li fino al 2014. Come dice Alberto, il loro futuro è nelle mani degli afghani. Forse è vero che come alcuni di loro dicono, alcuni dei nostri soldati dicono,  “la vera missione è ritornare. Tornare e vedere quello che hai costruito, vedere i progressi, questo mi fa sentire parte di qualcosa”.

 

Si, anch’io sono orgogliosa dei nostri soldati in missione all’estero e ringrazio Alberto Alpozzi per farmi vedere un pezzetto di quello che fanno con occhi diversi da quelli dei politici e della stampa. Un punto di vista più umano ci vuole, non solo per noi cittadini, ma soprattutto per i familiari dei propri soldati che devono vivere per dei mesi con questo peso: grazie alle immagini di Alpozzi, il peso è più leggero.

 

Foto: Alberto Alpozzi.

 

Jèssica Parra