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“Ai posteri l’ardua sentenza”. Grazie al Ministro Terzi e a tutto il suo staff. Finalmente un primo successo tangibile della nostra DIPLOMAZIA ma soprattutto un grande regalo alle famiglie dei nostri fucilieri. Si, perché in questo momento di sentimenti contrastanti la cosa più importante è che i nostri PATRIOTI riabbraccino i loro cari. Però se loro vanno lasciati fuori dal tormentone espresso nel titolo, noi, in quanto italiani, dobbiamo porci l’interrogativo.

 

Davvero la nostra credibilità di nazione, di paese democratico (cosa non da tutti) ha il valore di 826.000 Euro? E’ solo una cauzione di un processo unilaterale? Non è credibile l’ipotesi di un muro di ostracismo al momento del rientro in India dei PATRIOTI, è quindi presumibile che gli accordi vengano rispettati, tanto che il ministro degli esteri si è anche impegnato per il rientro dei nostri militari. Napolitano si è pronunciato rivolgendosi alle autorità di Nuova Delhi: “Rispetteremo l’impegno d’onore preso”. Già, che atmosfera nel collegamento video tra le massime autorità militari e i nostri PATRIOTI di oggi 20 dicembre.

 

E’ emblematico, sembrava quasi che tutti indistintamente dovessero recuperare credibilità, tutti lì schierati. Cosa inaudita per la cronologia degli eventi di questa storia. Sicuramente questo passo è parte di un processo del quale non vediamo la strategia, lo voglio ben sperare. Sarebbe ben peggiore  aver ottenuto questa “licenza” per poi rifare la fine delle cavie da laboratorio, tornare ad elemosinare i propri diritti. Anche perché se, come io sono sicuro, i nostri PATRIOTI hanno agito nel pieno rispetto delle regole d’ingaggio è giusto che la loro innocenza sia dimostrata ed inconfutabile. Questa storia, qualsiasi epilogo la concluda, non verrà mai cancellata nella memoria di tutti i militari italiani.

 

Riecheggierà in ognuno di loro nel momento dell’assolvimento del loro compito istituzionale, molti verranno condizionati e non svolgeranno con lucidità in quei pochi attimi il proprio operato. Di certo, le strade della diplomazia sono lastricate di mezzi, spesso non proprio lineari per l’uomo comune. Non dimentichiamo i sequestri avvenuti in zone di guerra dove gli intermediari erano di ben altra natura, non dimentichiamolo come sembrano averlo fatto addirittura le vittime stesse dei sequestri! Le stesse vittime che adesso sputano sentenze senza processo! Li vogliamo in Italia come uomini liberi, e non come nostri delinquenti che riusciti a sparire in alcuni paesi compiacenti, si sottraggono alla giustizia. Parliamo di nostri militari, colpevoli di aver fatto solo il loro dovere per il quale erano stati comandati, e non di delinquenti.

 

Foto: difesa.it

 

Articolo scritto da Gunny

 

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Marò in India: Natale a Casa

20 dicembre 2012 inviato da Staff
Marò in India: Natale a Casa 2.40/5 (48.00%) 5 Vota questo articolos

Buone notizie per le nostre forze armate e per tutti gli italiani in generale. I nostri marò, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, tornano a casa per Natale. L’Alta Corte di Kerala ha concesso una licenza di 15 giorni per dare loro l’opportunità di stare con le famiglie in questi giorni festivi. La garanzia finanziaria da rilasciare è stata fissata in 60 milioni di rupie, pari a oltre 826 mila euro.

 

 

Fonte: ANSA

 

 

 

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A. Alpozzi RTC Herat, Afghanistan -dic.2011-

 

Alberto Alpozzi, di Torino,  è fotografo professionista da più di 10 anni, specializzato in fotogiornalismo. Un anno fa, a dicembre 2011, ha deciso d’iniziare un nuovo percorso professionale come reporter di guerra. Nello specifico, nei tre teatri operativi in conflitto in cui sono impegnati militari dell’Esercito Italiano. L’anno scorso, a Natale, era a Herat in Afghanistan come fotografo embedded per documentare la missione Isaf nel distretto Rc-West. Ma non solo. L’estate scorso è stato in Kosovo per documentare il lavoro di peacekeeping tra serbi e albanesi. E successivamente, è stato nel Libano dove soldati italiani realizzano una missione di ricostruzione in seno alla Unifil.

Non era la prima volta che Alpozzi collaborava con l’Esercito Italiano per questioni di formazione o documentazione grafica di determinati eventi. Nel 2010 ha fatto parte della troupe tedesca della Bilderfest, unico italiano, per la realizzazione del documentario “Ustica – Tragedia nei cieli” andato in onda sul LA7 e History Channel per i 30 anni della strage di Ustica.

Alpozzi ha iniziato questo nuovo percorso per capire in prima persona cosa significa essere lontano da casa, soprattutto in momenti importanti e familiari come il Natale. Assicura che il suo lavoro gli piace davvero tanto, e uno dei motivi è proprio documentare il compito che i nostri militari realizzano all’estero e che, molto spesso, non è conosciuto da parte degli italiani. Forse per il modo in cui i media raccontano le notizie. Infatti, sono pochi gli italiani che sono consapevoli davvero di come trascorre la giornata un soldato italiano in missione all’estero.

L’obiettivo principale di Alberto Alpozzi è dunque mostrare al mondo quella parte del lavoro all’estero dei nostri soldati che nessuno ci ha mai spiegato. Non si tratta di portare la guerra a casa delle persone, “per fortuna non tutti vivono la guerra. La guerra è brutta”. Ma secondo Alpozzi, “tutti dovrebbero sapere quali sono le condizioni in cui lavorano e vivono i ragazzi impegnati in missioni internazionali. I nostri soldati”.

Il giovane fotoreporter sottolinea il fatto che spesso viene dimenticato che i militari, non sono solo soldati, ma sono italiani e sono persone: padri, figli, mariti, fidanzati, … In questo senso, aggiunge che “i soldati sono il nostro specchio davanti al mondo. Nei paesi dove sono in missione, l’immagine che i cittadini del posto hanno di noi italiani è quella che loro, i nostri soldati, trasmettono. Sono i nostri migliori ambasciatori. Dimenticare questo è un errore”.

 

In un momento di tagli, crisi economica e risparmi, la considerazione che gli italiani in generale hanno sulle forze armate è, almeno, dubitosa. Molti magari pensano che non sono una priorità oppure che gli investimenti in armamenti non sono necessari. Riguardo a questa questione, Alpozzi sostiene che la considerazione che gli italiani hanno dell’Esercito e delle Forze Armate varia da persona a persona. Questo è dovuto al fatto che “in Italia ci sono molte ideologie diverse che arrivano anche dalla seconda guerra mondiale o dai partigiani – afferma Alpozzi- l’Italia vive ancora di queste ideologie che ovviamente influiscono l’opinione su certe istituzioni che abbiamo adesso. A seconda con chi parli l’opinione sull’esercito è una, oppure un’altra molto diversa”.

In questo senso, egli considera che il nostro è un paese che tende a disunire in generale. “Non abbiamo mai lavorato per dare un’immagine di unione a livello internazionale, di fortezza o di essere un paese consolidato in quanto ai valori” e purtroppo, aggiunge, questo non offre una buon’immagine di noi. All’estero, afferma, nelle missioni di pace in cui sono impegnati i nostri ragazzi, ho trovato quello spirito di unione che, secondo me, manca in Italia. In ogni caso, lamenta, il supporto al lavoro dei militari italiani impegnati all’estero dovrebbe essere una priorità indipendentemente da dove si trovano: se nel Libano o in Kosovo, oppure in Afghanistan. “A me non interessa dove sono. Questa non è una loro scelta e non lo è neanche mia. A me interessa il lavoro che fanno, come lo fanno e in quali condizioni. Questo voglio catturare con la mia macchina fotografica e mostrarlo al mondo”.

 

Missioni militari all’estero

 

Alpozzi non rivela la propria opinione riguardo la partecipazione dell’esercito italiano in missioni all’estero e reitera quello che per lui è una priorità. “Considero che i cittadini possono manifestarsi PRO o CONTRO l’intervento all’estero o le missioni all’estero, ma la morale e la dignità dei nostri soldati va rispettata”. In questo modo, i soldati italiani hanno deciso di fare parte dell’esercito italiano indipendentemente dalla decisione di intervenire in territorio straniero oppure no. Stanno facendo il loro lavoro e come lavoratori, vanno rispettati. “Come dicevo prima sono i nostri migliori ambasciatori, loro sono il nostro specchio e io ne vado fiero”.

A questo punto bisognerebbe forse ricordare che l’Italia fa parte di trattati e di organizzazioni internazionali come la NATO o l’ONU e, per tanto, “non possiamo restare fuori a guardare quando ci fa comodo”.

Il giovane fotoreporter spiega che questa è soltanto la sua opinione. “Non parlo con assolutismi, ma parlo di quello che ho visto e che ho vissuto io personalmente. Ho visto molte immagini, non mi hanno raccontato niente e io, parlo su quello che ho visto. Niente di più”.

 

Come vivono i soldati impegnati in missioni all’estero

 

Alpozzi ci racconta che i soldati stanno bene. E’ stata una loro scelta e come tale la vivono e la vedono. Per loro non è un obbligo né niente di pesante. Inoltre, si tratta di personale volontario e molto preparato per questo tipo di missioni. Sanno bene quello che fanno e conoscono i rischi che devono vivere.

Ad esempio, una giornata tipo dei ragazzi potrebbe essere la colazione in mensa, seguita da un briefing per illustrare le operazioni della giornata. Poi si parte, con i mezzi giusti, verso il punto determinato dove si svolgono le missioni. Lo stesso si ripete al pomeriggio, e anche alla notte, “perché il lavoro dei nostri militari non conosce soste, nemmeno il sabato e la domenica”.

La parte peggiore è forse per i loro familiari. Per le persone che gli vogliono bene e che rimangono a casa, in attesa, senza tante notizie come vorrebbero. Per le mamme, le fidanzate, i fratelli, le mogli….per quelli che guardano il calendario tutti i giorni e mettono una croce e che riservano un appuntamento ogni 4 ore con il telegiornale. “La distanza fa male a tutti, dice Alpozzi, e il dolore per la distanza aumenta considerando che questi ragazzi rischiano tutti i giorni la propria vita”.

E a questo punto diventa molto importante il lavoro svolto da Alberto Alpozzi. Tramite le sue immagini, molti familiari di soldati in missione all’estero riescono a capire dove si trovano esattamente i loro cari, qual è il lavoro che stanno facendo e come si trovano. “Questa è sicuramente la parte più bella del mio lavoro”.

Alpozzi riconosce che come tutti, lavora perché ha bisogno di soldi ed è impossibile negare questo. Bisogna pagare un mutuo, le bollette, bisogna mangiare, ecc…. Allo stesso tempo però dichiara di essere consapevole del fatto che il suo lavoro, a livello remunerativo, è messo abbastanza male. Invece, si sente soddisfatto e ripagato.  “ Vedere come è importante una singola immagine per una fidanzata, per una madre, per una moglie….alcune volte mi ringraziano per averli permesso di guardare le stesse immagini , lo stesso cielo, lo stesso orizzonte che vedono i suoi figli, fidanzati o mariti in missione”. E questo, afferma, non ha prezzo.

A. Alpozzi. Shindand, Afghanistan - dic.2011-

Del suo lavoro, Alpozzi sottolinea la possibilità di mettere in comunicazione persone che si vogliono tanto bene e si trovano a migliaia di kilometri di distanza. “Questo per me è molto importante. Do la possibilità ai familiari che sono qui di vedere come i loro figli lavorano, sorridono, sono felici e, in definitiva, fanno quello che vogliono fare”.

Attualmente, Alpozzi si trova di nuovo in Afghanistan, è partito qualche giorno fa per una nuova missione e un nuovo progetto: documentare alcune attività che finora non ha mai visto in un teatro molto impegnativo. Ha tutto il supporto e la protezione del Ministero della Difesa per poter realizzare questo nuovo reportage ma, alla domanda: “hai paura”, risponde che non ci pensa mai. “Si. Chi non avrebbe paura? Perché dire di no?”.

Una mostra, anche questa, della parte più umana delle missioni all’estero. Ha paura Alpozzi come ce l’hanno i soldati che svolgono il loro lavoro e come ce l’avrei anch’io.

“La guerra ti cambia la vita”, afferma Alpozzi, il quale ha visto immagini che riescono a modificare la propria visione del mondo. “La quotidianità sembra molto diversa tutte le volte che rientro da una missione”.

Sono molti innocenti a pagare il prezzo più elevato, ricorda Alpozzi, “a nessuno piace la guerra ma continuammo a farla e per chè?

Perché ci sono molti interessi in gioco: dal petrolio, ai soldi o alla droga.

L’ultimo messaggio di Alpozzi è sicuramente un invito alla riflessione su quanto siamo fortunati, come paese e come generazione. “Abbiamo servizi e prestazioni che diamo per scontate ma che, invece, in altri paesi non sognano neanche che possano esistere”. Parliamo di acqua, luce, servizi igienici,….per noi è normale.

Forse ha ragione Alpozzi e bisognerebbe, da parte di tutti, guardare (e non solo vedere) quello che abbiamo invece di continuare sempre a lamentarci di quello che ci manca.  Te cosa ne pensi?

 

Jèssica Parra

 

 

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Più di 300 militari italiani torneranno dall’Afghanistan entro la fine dell’anno. È quanto emerge dal briefing del generale Dario Ranieri, comandante del contingente italiano nell’ovest dell’Afghanistan e del ministro della difesa Giampaolo Di Paola, durante la sua visita proprio nel paese asiatico di pochi giorni fa. Come a dire, La Torre e Girone forse no, ma almeno molti altri in Italia ci torneranno.

 

Fonte: oggi.it

Ennesimo colpo basso per i due marò italiani con il posticipo della sentenza della Corte Suprema indiana e con l’inutile rabbia del governo italiano che, a cose fatte, tira fuori orgoglio e promette di proseguire “con immutato vigore la propria azione volta a far prevalere le proprie ragioni e a riportare così in Italia quanto prima i due militari del Battaglione San Marco”.

 

Ennesimo colpo basso per l’Italia in ambito internazionale. Un colpo basso che come un boomerang ci colpisce proprio lì, in uno dei nostri punti deboli: la lunghezza dei processi e delle sentenze.

 

Ma non è tempo per indignarsi o cercare spiegazioni al comportamento davvero poco collaborativo delle autorità indiane in merito a questa vicenda giudiziaria. È tempo di agire, non di minacciare; è tempo di mettere in campo, non di gridare dal balcone. È tempo di far valere tutto il nostro peso internazionale. Se ne abbiamo ancora uno.

 

Di certo tutto il valore e l’orgoglio degli italiani è rappresentato proprio dai nostri Latorre e Girone che, dalle parole del commissario Ajith Kumar, che ha guidato l’inchiesta sull’incidente in cui i due fucilieri sono accusati di aver ucciso due pescatori indiani, scambiandoli per due pirati, hanno avuto un comportamento “irreprensibile” durante tutto il periodo di detenzione.

 

È proprio su questa base che ha preso piede la domanda di licenza presentata lo scorso 14 dicembre dai due marò attraverso l’avvocato P. Vijaya Bhanu per poter espatriare per due settimane; tra i documenti a sostegno della richiesta ci sono tre dichiarazioni giurate, di cui, due sono degli imputati, mentre la terza è del console generale a Mumbai, Giampaolo Cutillo, in nome della Repubblica Italiana.

 

Dunque l’agonia continua. Sarà l’ennesimo schiaffo in faccia oppure arriverà una carezza leggera e i due fucilieri potranno finalmente abbracciare i loro familiari e il loro paese? Vedremo. Meglio non fare previsioni, meglio non sperare neanche. Meglio rimanere “tra color che stan sospesi”, in questo interminabile limbo e attendere con pazienza. Forse questa volta andrà meglio.

 

Fonti: Corriere.it / Asaps.it

Approvata Riforma Forze Armate, ma la battaglia non è finita. 1.00/5 (20.00%) 1 Vota questo articolo

Riforma Forze Armate: Il 12 dicembre si rivela un giorno importante per il comparto sicurezza italiano: nel lontano 1972, in questo giorno, veniva approvata la legge che riconosceva il diritto all’obiezione di coscienza e istituiva il servizio civile alternativo. Oggi, 40 anni dopo, un’altra legge è destinata a cambiare il mondo militare italiano su vasta scala.

In peggio purtroppo.

Alla fine di una legislatura e sotto l’egida di un governo dimissionario, a dispetto delle polemiche scoppiate da più parti, il parlamento ha votato il provvedimento di riforma forze armate fortemente voluto dal Ministro Di Paola.

Votanti: tutti tranne l’Idv. Favorevoli: 294. Contrari: 25. Astenuti 53.

 

Perchè una Riforma Forze Armate

 

Fonte: difesa.it

“Se la necessità di approvare il decreto delega è quello di garantire operatività e più efficienza allo strumento militare, allora dovrebbero chiarirci come si potrà salvaguardare questo obiettivo se la distribuzione delle risorse del bilancio delle forze armate nel 2013 disporrà di 800/1.000 milioni in più di quest’anno concentrati tutti sull’acquisizione di nuovi mezzi, armi e materiali, a discapito dell”unica voce che subirà ancora tagli, ovvero quella dell’Esercizio che finanzia i costi di gestione delle infrastrutture, la manutenzione, il rifornimento di mezzi ed equipaggiamenti e l’addestramento”. Questo è lo stato d’animo di chi in quel settore c’è e ci rimarrà, a differenza dei governi che cambiano e si alternano, addossando colpe e scelte improrogabili ai predecessori.

 

Riforma Forze Armate: Personale VS f-35

 

Paradossale poi, se non inaccettabile, la salvezza riservata agli F-35 che, nonostante tagli e revisioni del settore, non subiranno modifiche, proteggendo così l’industria bellica. Il programma iniziale, per la riforma forze armate, ha subito una leggera diminuzione dagli iniziali 131 a 90 pezzi, per un costo complessivo che si aggira intorno ai 12-15 miliardi di Euro.

Le associazioni di categoria promettono nuove battaglie e non hanno alcuna intenzione di rassegnarsi al loro destino, considerato ingiusto e iniquo: “il parlamento ha perso l’occasione di bloccare l’azione di chi vuole sempre più soldi per le armi e di rimettere al centro di una discussione comune e partecipata, sia in ambito istituzionale che nella società civile, il modello di difesa e di sicurezza più utile ai cittadini italiani”.



Fonte: Ilnuovogiornaledeimilitari.it/Osservatorioiraq.it

Napolitano alla Testa dei Marò!!

15 dicembre 2012 inviato da Staff
Napolitano alla Testa dei Marò!! 5.00/5 (100.00%) 1 Vota questo articolo

Chiamerò Massimiliano La Torre e Salvatore Girone i nostri PATRIOTI perché è questo quello che sono. Nonostante questa parola non sia più di moda tra i giovani, La Patria non sia più un ideale per la società attuale, io non mi vergogno di chiamarli così.

 

Fonte: Repubblica

Siamo orfani ebbene si! Dov’è finito il governo che durante la cosiddetta “Crisi di Sigonella” dell’ottobre 1985 scongiurò  uno scontro armato tra VAM e Carabinieri da una parte e gli uomini della Delta Forcedall’altra, si è forse tirato indietro allora a scontrarsi con il presidente USA Reagan per difendere i nostri uomini sul terreno. Eppure avevamo di fronte la più grande potenza militare nel massimo del suo splendore dopo la vittoria della guerra fredda.

 

Non siamo di fronte ad uno scontro militare, non stiamo misurando le capacità militari di India e Italia e stabilire chi può fare la voce grossa. Stiamo assistendo all’incapacità dei nostri vertici Militari, politici e diplomatici. Generalmente, in questo genere di casi, si procede verso la formazione di una commissione d’inchiesta paritetica tra le parti in causa, ma i militari sarebbero trattenuti in Italia e non in India, oltretutto agli arresti. Allo stato dell’arte, l’opzione non è stata presa nemmeno in considerazione da parte indiana,  e nessuno li ha forzati a farlo.

Torniamo brevemente indietro nel tempo e misuriamo le nostre capacità. Tra il 15 e il 16 febbraio 2012 all’epoca dei fatti la squadra di Marò in servizio di vigilanza a bordo della “Enrica Lexie” della quale facevano parte i PATRIOTI era indipendente o era collegata ad una sala operativa dalla quale prendeva gli ordini? Sarà arrivata a qualcuno la comunicazione che il Governo Indiano voleva che la nave entrasse in porto e che i PATRIOTI scendessero dalla stessa? Chi ha preso la decisione perché questo avvenisse? Dove erano i VERTICI MILITARI dell’operazione?

 

Ora veniamo alla DIPLOMAZIA. Il governo indiano non ha forse attirato con l’inganno in acque indiane una nave italiana? Non ha violato la nostra sovranità compiendo un blitz armato a bordo di una nave italiana? Non ha imprigionato due PATRIOTI prendendo a schiaffi tutte le norme e le convenzioni internazionali? Dove era il nostro ambasciatore come mai non è stato avvertito ed è salito a bordo per certificare il ponte della nave come “suolo italiano”!

 

In altri tempi, sarebbe stato definito un atto di guerra! Mi verrebbe da dire L’Italia è una nazione che ripudia la guerra ed i suoi militari!

 

Ora veniamo alla POLITICA. L’Italia ha deciso di adottare la strategia del basso profilo. Come se le trattative sottobanco, i risarcimenti non richiesti e lo strisciare nei tribunali indiani fossero le uniche opzioni. Il risultato è sotto gli occhi di tutti.
Abbandonato alla deriva il caso non è di facile soluzione. Nessuno afferma il contrario ma almeno diamo un po’ di dignità a questi PATRIOTI, non facciamoci deridere dai paesi alleati. Ma qualcuno si è mai chiesto come reagiscono i militari di altre nazioni quando a contatto con i nostri commentano una notizia che riguarda i nostri PATRIOTI. Hanno sortito più effetto le proteste via web dei semplici cittadini o la decisione della Ferrari di correre il Gran premio in India con la bandiera della Marina militare che le rimostranze del nostro ministro degli esteri. L’ONU o la NATO, sotto la quale mandato siamo attualmente in operazione, non ci ascoltano.
Dal governo ci aspettavamo che dopo una fase iniziale di dialogo si passasse all’inasprimento dei rapporti non solo in campo politico-economico ma anche al punto di minacciare di ritirare tutti i cittadini italiani in suolo indiano e di pretendere lo stesso dall’India. Ed invece tutto è andato avanti come se nulla fosse accaduto. Come ha riportato ieri il Giornale, i soldati italiani continuano a essere impegnati fianco a fianco a quelli indiani nelle missioni di pace. Sai che barzellette che si racconteranno su di noi!
Cita l’ultimo comunicato, probabilmente quello di auguri di Natale, con il quale il Governo si congeda dai nostri PATROTI
“Il Governo italiano proseguirà con immutato vigore la propria azione volta a far prevalere le proprie ragioni e a riportare così in Italia quanto prima i due militari del Battaglione San Marco. L’Italia esprime tutta la sua vicinanza a Massimiliano Latorre e Salvatore Girone e confida che un grande Paese come l’India sappia assicurare la positiva e tempestiva soluzione di questo caso.” Aggiungo io “Auguri di un felice e sereno Natale con le vostre famiglie” e la facciamo completa.
Non ultimo in termini di responsabilità patriottica e di stato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Ma si è dimenticato di essere il Capo supremo delle F.A., la massima autorità. A noi italiani piacerebbe vedere il Capo delle Forze Armate, questo Natale in India, in rappresentanza del paese e del lavoro che il governo, in teoria, sta realizzando per riportare i marò a casa. Forse è arrivato il momento che il presidente Napolitano porti un po’ di sentimento nazionale dei “Leoni della Folgore” ai nostri PATRIOTI.

 

Articolo scritto da Gunny

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Ore decisive queste per la sorte dei nostri Marò tenuti confinati in India. Quelle che separano il giudice Altamas Kabir dalle sue ferie. Le stesse che separano Salvatore Girone e Massimiliano Latorre dal ritorno a casa per Natale.

 

Dopo l’ultima udienza che si è tenuta il 4 settembre scorso infatti e passati oltre tre mesi, i giudici indiani ancora non si esprimono sulla sorte dei nostri militari accusati di omicidio mentre erano imbarcati sulla petroliera italiana Enrica Lexie e che da allora vivono in regime di detenzione a Kerala.

 

La Corte Suprema indiana si fermerà nelle sue attività per riprendere mercoledì 2 gennaio 2013 e questo ha intensificato l’azione di pressing da ogni parte, affinché la sentenza definitiva in merito ai ricorsi di incostituzionalità per l’operato delle autorità del Kerala e di giurisdizione  venga pronunciata prima dell’inizio delle ferie, permettendo così, in caso di esito positivo, il rientro in Italia per festeggiare il Natale con le rispettive famiglie.

 

Le tempistiche di emissione delle sentenza per la corte suprema indiana, come sottolinea Padre Faraci, missionario comboniamo e cappellano militare che ha supportato fin da subito Salvatore e Massimiliano in questa disavventura, non sono mai inferiori ai 2-3 mesi, quindi “siamo nei tempi: dal 28 agosto ci sono stati sei dibattimenti, il processo si è concluso il 4 settembre. Basandoci su questa consuetudine storica speriamo arrivi la sentenza”.

 

Intanto l’azione diplomatica del governo italiano continua nella trepidante attesa di quella che sembra ormai drammaticamente una storia infinita. L’ambasciatore d’Italia, Giacomo Sanfelice è stato ricevuto dal ministro degli Esteri indiano Salman Khurshid. Anche il ministro Giampaolo Di Paola andrà a Kochi nei prossimi giorni per vedere i nostri marò.

 

Proprio il nostro Ministro ha dichiarato tramite un portavoce che lo stesso governo indiano “segue con attenzione la vicenda dei due militari italiani” ma che “non ha i poteri di dare indicazioni alla Corte Suprema riguardo alla pubblicazione di una sentenza”.

 

Questa sentenza, oltre ad avere importanza esistenziale per i due marò, rappresenterà in ambito di rapporti internazionali tra stati un precedente imprescindibile nel diritto internazionale in materia di prevenzione alla pirateria.

 

Anche il Ministro Terzi, come si legge nella nota ufficiale della Farnesina, ha chiesto a gran voce di mettere la parola fine a questo increscioso episodio: “ho fatto convocare l’ambasciatore indiano: la soluzione del caso è improcrastinabile”.

 

Ma insieme alle famiglie dei due marò, comprensibilmente stufe di questa attesa, c’è anche una rappresentanza delle istituzioni che proprio non resiste più e si scaglia contro questo balletto di falsa diplomazia tra stati. È il senatore Alberto Filippi, vicepresidente della commissione Esteri ed esponente de La Destra: “sono tre mesi (…) che attendiamo questo giudizio, avendo peraltro già consumato tutta la pazienza, il Governo deve dare ora un segnale forte”. Filippi si augura anche che “la visita del ministro della Difesa Di Paola ai nostri marò, in programma per questa settimana, serva a riportarli a casa e non per dare loro gli auguri di Natale (…) Se cosi non fosse l’Italia dovrà agire con determinazione interrompendo ogni rapporto diplomatico, commerciale e di cooperazione con l’India (… ) in un modo o nell’altro i nostri soldati devono tornare a casa e che non permetteremo di prolungare una situazione che è già vergognosa e inaccettabile”.

 

Parole certamente dure e poco collaborative, ma di collaborazione o diplomazia in questo caso non ce n’è bisogno. C’è bisogno invece di sapere quale sarà il destino di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre nella speranza che tale destino si chiami Italia.

 

Fonte: Asca / Ansa / Agenparl
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Diritti Militari e diritti politici dei militari: Se la sentenza del TAR Umbria non era bastata a far passare il concetto, arriva a supporto anche quella del TAR Veneto. Stesso teatro, cambiano gli attori ma non la trama.
Nel primo caso era il carabiniere scelto Guido Lanzo, entrato in un ruolo di responsabilità nel Partito Popolare sicurezza e difesa. Nel secondo caso è il maresciallo Vincenzo Bonaccorso, entrato anche lui all’interno del Partito appena citato.
Entrambi i militari sottoposti dalla linea gerarchica a provvedimenti disciplinari per la loro attiva partecipazione politica.

 

Diritti Militari: Cosa dice la Costituzione?

diritti militariEntrambe le sentenze a favore dei militari sulla base dell’ingenuo principio secondo il quale ”il comportamento di attività politica e partitica del singolo non può automaticamente rilevare ai fini della violazione del principio di estraneità alle competizioni politiche delle Forze Armate ”.
E in effetti se si riflette un attimo sui diritti militari, basta leggere la nostra costituzione, che accertarsi che ogni cittadino, senza distinzione di ruolo sociale, può e deve esercitare il proprio diritto politico attivo o passivo; nel dettaglio l’articolo 49 recita così: “tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”.

 
Per completezza, rispetto i diritti militari, va citato però anche l’articolo 98 della stessa costituzione: “si possono con legge stabilire limitazioni al diritto d’iscriversi ai partiti politici per i magistrati, i militari di carriera in servizio attivo, i funzionari ed agenti di polizia, i rappresentanti diplomatici e consolari all’estero”.

 
Al momento nessuna legge ad hoc è stata approvata dal parlamento italiano che limiti l’esercizio dei diritti militari e politici ai soldati, dunque l’idea diffusa che “per ruolo” questi non possano iscriversi a un partito o esercitare in forma attiva la politica è falsa e senza fondamento.

 

Diritti Militari: Codice dell’Ordinamento Militare

Fin qui abbiamo parlato della costituzione. Ma per i militari, importante quasi come la costituzione è il Codice dell’Ordinamento militare riguardo i diritti militari. E in questo ambito sono due gli articoli di tale codice che vanno ricordati: l’articolo 1350 (che stabilisce in quali occasioni il militare deve attenersi al regolamento) e l’articolo 1483 (Esercizio delle libertà in ambito politico) .

 
In nessuno di questi due articoli sui diritti militari, così come in nessun altro articolo del regolamento esiste una norma che vieta l’iscrizione ai partiti politici. Ben lungi però dalle gerarchie militari l’idea di sfatare ogni dubbio in proposito garantendo piena libertà ai sottoposti. Meglio non pubblicizzare troppo questo genere di libertà, è una di quelle che potrebbe risultare deleteria per la prassi di subordinazione militare.

Bilancio Difesa 2013: più risorse per armamento ma non ci sono soldi per il personale 1.00/5 (20.00%) 1 Vota questo articolo

Bilancio Difesa: Circa un miliardo di euro in più. Questa è la cifra che corrisponde all’aumento delle risorse assegnate in bilancio difesa al ministero della difesa per il 2013, questo significa un incremento del 4.6 % rispetto al 2012.

 

In ogni caso, alcune delle voci del bilancio difesa 2013 vengono ridotte. Vediamo di analizzare nel dettaglio quali sono le previsioni della difesa per il prossimo anno:
bilancio difesaBilancio Difesa: Calano le risorse per le voci:
-    Arma dei carabinieri: da 5,89 a 5,76 miliardi,
-    Funzioni Esterne da 99,9 a 99,2 milioni
-    Investimenti: dai previsti 3,63 miliardi a 3,4
-    l’Esercizio: questo è il parametro che copre i costi di manutenzione e addestramento e soffrirà un calo di 1,33 miliardi contro 1,52 dell’anno scorso
-    Missioni all’Estero: è prevista una riduzione da 1,45 a un miliardo, nei fondi per le missioni all’estero che finanzia la preparazione specifica dei reparti destinati a operare in Afghanistan, Balcani e Libano.

 

Bilancio Difesa: Aumentano le risorse per le voci:
-    Pensioni provvisorie del personale in Ausiliaria, da 355,9 milioni a 430,6.
-    Funzione Difesa, che alimenta Esercito, Marina e Aeronautica e assorbe la gran parte del Bilancio, vede un incremento dei fondi dai 13,61 miliardi del 2012 a 14, 64.
-    la voce di spesa per il personale continua a salire con 9,68 miliardi contro i 9,61 del 2012 e i 9,46 del 2011. Questo è sicuramente un punto poco coerente se si tiene in conto che la legge di stabilità ha previsto tagli importanti di personale.

 

Riassunto Bilancio Difesa

 

In questo modo, l’anno prossimo sarà possibile acquisire nuove armi ed equipaggiamenti ma il personale sarà meno preparato per usare tali armi perché cadono i fondi per addestramento. Infatti, lo stesso documento del bilancio difesa ammette che la riduzione della capacità operativa della difesa potrebbe essere critico a breve termine….forse qualcuno, a questo punto, dovrebbe farsi qualche domanda. Giusto?

Fonte: Analisidifesa

Trasferimento Militari. Se D’Ufficio è meglio!

11 dicembre 2012 inviato da Staff
Trasferimento Militari. Se D’Ufficio è meglio! 2.00/5 (40.00%) 1 Vota questo articolo

Trasferimento Militari

 

Quando si parla di trasferimento in ambito militare, questo può assumere due differenti forme, ben distinte, ovvero il trasferimento d’autorità o d’ufficio e il trasferimento a domanda.

trasferimento militari

Foto: adnkronos

La differenza primaria tra queste due tipologie di provvedimento è stata spiegata chiaramente dalla sentenza 57 del 29 aprile 2011 del Tar di Calabria Catanzaro: “Il discrimine (..) deve cogliersi nel diverso rapporto che intercorre nelle due ipotesi tra interesse pubblico ed interesse personale del dipendente : nel primo caso, il trasferimento militari è reputato indispensabile per realizzare l’interesse pubblico, mentre nel secondo è solo riconosciuto compatibile con le esigenze amministrative ”.

 

Trasferimento Militari a Domanda

In particolare va specificato che il trasferimento militari a domanda parte da un’iniziativa del soggetto, il quale per ragioni di natura privata o professionale, chiede alla propria amministrazione la possibilità del trasferimento militari. Quest’ultima dà vita a un iter amministrativo, durante il quale viene valutata la richiesta alla luce anche degli assetti organizzativi dell’ente.

 

Trasferimento Militari d’Autorità

Nel caso del trasferimento militari d’autorità, la natura del provvedimento è impositiva, ovvero è la stessa amministrazione che dispone una nuova collocazione per il dipendente. Proprio questa natura perentoria dell’atto di trasferimento militari fanno nascere una serie di benefit a carico del militare soggetto della disposizione.
Più nel dettaglio l’art. 1 comma 1 della legge 100/1987 garantisce un diverso trattamento economico al militare che subisce il trasferimento d’autorità, tra cui proprio l’indennità di trasferimento ovvero “una speciale indennità mensile di trasferimento militari, pari a trenta diarie di missione in misura intera per i primi dodici mesi di permanenza ed in misura ridotta del 30 per cento per i secondi dodici mesi ”.