Archivi per novembre, 2012

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Virtual Flag 2012 – Oltre 200 persone, tra militari e civili, appartenenti all’ Aeronautica Militare hanno partecipato in questi giorni ad una nuova edizione dell’esercitazione simulata “Virtual Flag 2012”. Queste pratiche hanno l’obiettivo di migliorare la capacità dei militari nella pianificazione e guida di operazioni aeree in caso di crisi internazionali.

Virtual Flag – Come funziona?

virtual flag
La Virtual Flag si svolge in due fasi diverse, di una settimana ognuna.
-    Orientation Course: questa prima fase del Virtual Flag è abbastanza teorica in quanto l’obiettivo è un avvicinamento tra i partecipanti, la struttura e le procedura operative del centro di comando e controllo (Joint Force Air Component Command).
Questo centro pianifica e coordina tutti gli elementi delle operazioni aeree in ambito internazionale (ONU, NATO, UE). D’altra parte e sempre in questa fase, la regia dell’addestramento, cosiddetta personale dell’Excon (EXercise CONtrol), comincia ad utilizzare i software di simulazione sviluppati dalla NATO per le operazioni militari internazionali.
-    La seconda fase è quella più pratica, ambientata in un contesto di tipo CRO (Crisis Response Operation). Lo scopo di questa fase è pianificare ed esecutare una campagna aerea diretta, coordinata e controllata da un JFACC-AOC (Air Operation Center).

Virtual Flag: particolarità 2012

Quest’ anno l’esercitazione si è svolta nella Base Aerea di Poggio Renatico (FE) e, per la prima volta, ha partecipato parte del personale dell’ENAV SpA per coordinare con il personale militare l’utilizzo degli spazi aerei durante la crisi simulata.
Questa cooperazione è molto importante, soprattutto per la gestione di situazioni di eccezionale rischio come l’uso dello spazio aereo nel caso di terremoti, vulcani, ecc….In questo caso, la cosa ideale sarebbe ridurre al massimo l’impatto delle operazioni militari e permettere di effettuare le operazioni in sicurezza.
Altri partecipanti al Virtual Flag 2012 sono stati circa 40 componenti NATO: 30 del CAOC5 (Combined Air Operation Centre 5) di Poggio Renatico e 10 di altre organizzazioni NATO, come il CAOC8 di Torrejon in Spagna, l’AC (Air Command) di IZMIR (Turchia), il Croatian AOC e il CAOC6 di Eskisehir in Turchia.

Perché è importante l’esercitazione Virtual Flag?

 
Esercitazioni e addestramenti come il Virtual Flag sono necessarie, ora più che mai, perché le crisi e i conflitti attuali si caratterizzano da molte interazioni non solo militari ma anche politiche ed economiche. Quindi è necessario modificare il modus operandi di certe operazioni per affrontare i nuovi conflitti in modo intelligente e salvaguardare l’obiettivo principale di proteggere la popolazione.

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Addestramento Esercito Italiano: Soldati francesi e italiani si addestrano insieme. 5.00/5 (100.00%) 3 Vota questo articolos

Addestramento Esercito Italiano – Iniziato l’addestramento introduttorio per l’esercitazione bilaterale “Cerces 2012”, nella quale partecipano militari italiani e francesi, che si svolge in Francia fino al 13 dicembre. Nello specifico partecipano ai corsi gli artiglieri da montagna del 1° reggimento di Fossano (CN) e il 93° Reggimento artiglieria da montagna francese della 27^ Brigade d’Infanterie de Montagne con sede a Grenoble.

addestramento esercito italiano

 

 

 

Addestramento Esercito Italiano - Cerces 2012

 

L’obiettivo di questo addestramento Esercito Italiano è la formazione di un Comando Brigata, italo-francese, non permanente entro il 2014. Dopodichè i militari dovrebbero essere assolutamente preparati per raggiungere la piena operatività. Per questo motivo, la Brigata alpina Taurinense sarà impegnata nei prossimi anni in queste attività di formazione. Quest’anno le attività verranno svolte principalmente nella zona di Valloire a Varce-Allières et Risset.

 

Storia di questo Addestramento Esercito Italiano

 

L’addestramento Esercito Italiano Cerces nasce nel 2009 in occasione del summit Franco-Italiano, nel quale il Presidente francese e il Primo Ministro italiano hanno raggiunto un accordo per una maggiore cooperazione nel campo della Difesa, attraverso le 2 sopramenzionate Brigate, risultate maggiormente integrabili, per comunanza di ambiente, tipologia di addestramento e per ovvi motivi di vicinanza geografica.

 

Fonte: Congedati dal Folgore

 

 

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A-129 Mangusta: Accordo tra Esercito e Marina Militare 5.00/5 (100.00%) 1 Vota questo articolo

A-129 Mangusta: Marina Militare ed Esercito Italiano condivideranno l’uso degli elicotteri A-129 Mangusta. Infatti è stato firmato un accordo tra le due Forze Armate presso il comando dell’Aviazione dell’Esercito di Viterbo. L’accordo consente, nello specifico, l’impiego di questi velivoli, gli A-129 Mangusta, da bordo delle unità navali della Marina Militare, per il miglioramento e l’integrazione delle capacità di “proiezione dal mare”.

A-129 Mangusta

Questa intesa inoltre include nuove opportunità di lavoro in quanto è prevista l’abilitazione di istruttori di volo della Marina Militare sugli elicotteri per poter abilitare gli equipaggi dell’esercito italiano nell’impiego a bordo delle navi della Marina.

A-129 Mangusta

Il A-129 Mangusta è un elicottero da esplorazione e scorta (EES).

 

a-129 mangusta

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

a-129 mangusta

 

 

 

a-129 mangusta

 

 

Foto di Alberto Alpozzi

 

 

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Vaccini Militari, il nemico a casa!

vaccini militari

Fonte: Informasalus.it

Archiviata l’indagine nei confronti del maresciallo dell’aeronautica Luigi Sanna, deferito dalla magistratura militare per il suo rifiuto di sottoscrivere il modulo di consenso informato per un ciclo di vaccini militari a cui avrebbe dovuto sottoporsi su ordine dei propri superiori prima di partire per una missione di carattere nazionale.
La grave offesa consisteva nell’aver preteso spiegazioni sull’efficacia, la sicurezza e sulla motivazione reale di questi vaccini militari plurimi e ravvicinati, nello specifico ben otto in 28 giorni.
L’accusa di disobbedienza aggravata e il rischio di dover scontare fino a un anno di reclusione sono finalmente archiviate anche se la soddisfazione nelle parole del suo avvocato Giorgio Carta non è piena: “siamo certamente soddisfatti del suo proscioglimento, ma sul piano generale, la giustizia militare ha evitato di prendere una posizione ufficiale sulla sussistenza di un obbligo dei militari di sottoporsi ai vaccini. Di conseguenza, la soluzione del problema è rinviata al prossimo caso il cui un militare si rifiuterà di sottoporsi ad una vaccinazione impostagli dai superiori.” L’avvocato poi promette che non si fermerà in questa battaglia “per l’applicazione anche ai militari dell’articolo 32 della Costituzione (…) anche perché il risalto mediatico dato alla vicenda dai media sta smuovendo le coscienze e sta facendo emergere un numero di militari ammalati di tumore ben maggiore di quello indicato dai dati ufficiali ”.

 

Vaccini Militari: altri casi

 

In effetti la vicenda del maresciallo Sanna non è certo l’unico caso: altri due militari prima di partire per l’Afghanistan si sono rifiutati di essere sottoposti a vaccini militari, nello specifico alle vaccinazioni N1H1 e sono stati anche loro sottoposti anche loro a procedimento disciplinare.
“Il protocollo è scientificamente inattaccabile; il problema è che non viene rispettato. Per praticità e velocità si fanno vaccinazioni a tappeto uguali per tutti, senza controllare se qualcuno l’ha già fatta, se qualcun’altro non è in perfette condizioni di salute o ha ricevuto altri vaccini militari pochi giorni prima. C’è superficialità, poca cura, non vengono considerate le conseguenze, spesso sono gli infermieri e non i medici a fare i vaccini militari ” così si espresse il Professore di oncologia Franco Nobile considerato fra i massimi luminari della materia.
Questa archiviazione è senza dubbio un passo avanti, ma è ancora troppo poco. Anche per coloro che ancora combattono nella malattia  che convivono nel lutto di un familiare perso in questa guerra contro un nemico non ancora ben identificato. La paura più grande è che il nemico contro cui combattere non siano i vaccini militari o uranio impoverito, ma lo stato, quello stato padre che per sete di guadagno e orgoglio, non ha ancora voluto piegare la testa neanche di fronte ai propri figli morti.

 

Fonte: Il nuovo giornale dei militari / Solleviamoci.wordpress.com

Revisione Strumento Militare: aggiornamenti

26 novembre 2012 inviato da Staff
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Revisione Strumento Militare

revisione strumento militareIl disegno di legge delega,  in approvazione alla camera, e già approvato al senato sul tema di revisione strumento militare in termini di tagli e rivisitazioni di ruolo e competenze si preannuncia terreno di forte scontro tra le istituzione e le associazioni di categoria. La critica più forte, sulla revisione strumento militare,  mossa ai legislatori riguarda i sbilanciamento che si delinea tra le linee tenute in passato e quella del governo attuale che pare ignorare le nuove esigenze del mondo militare, e del comparto difesa nello specifico.

Revisione Strumento Militare: cosa dicono i politici?

L’onorevole Cirielli presidente della commissione parlamentare ha definito il provvedimento sulla revisione strumento militare  “di grande rilievo, per il quale auspica che la Commissione possa svolgere in tempi serrati l’istruttoria più ampia e approfondita possibile, compatibilmente con i tempi di esame dettati dalla necessità di concluderne l’esame parlamentare entro la fine della legislatura ”.
Il ministro Di Paola poi interviene con i numeri per giustificare la revisione strumento militare: “cinque anni fa, il bilancio della Difesa era pari all’1,31% del pil; oggi è invece pari all’1,27%. Se poi facciamo riferimento ai fondi non del bilancio della Difesa ma a quelli che vanno veramente allo strumento militare, alle Forze armate e cioè alla funzione Difesa, la percentuale nel 2007 era pari allo 0,94% del pil e oggi è pari allo 0,87%. Questo in termini monetari; ma in termini reali, cioè tenuto conto dell’inflazione, il calo è stato ancora più forte. Possiamo parlare di una riduzione del 20-25 per cento ”.

 

Revisione Strumento Militare: progetto di Di Paola

Entrando le merito del progetto di legge del Ministro Di Paola, per la revisione strumento militare che dovrebbe essere applicato entro il 2024 lo stesso verte sui punti come tagli del personale, mantenimento degli impegni di acquisizione, aggiustamenti strutturali di entità minima. Tutti punti che non porteranno un risparmio finanziario e che no tengono conto dei cambiamenti strategici e geopolitici che vedranno impegnate anche le forze italiane su fronti esteri, con forte dispendio di risorse.
Durante l’attuale discussione in parlamento anche le OO.SS. della Difesa sono state ascoltate nella presentazione di un controprogetto molto dettagliato e basato sulla consapevolezza dell’impellente necessità di una revisione strumento militare.
L’intervento delle OO.SS. si è articolato sulle perplessità che ogni punto della legge delega ha suscitato, ovvero:
-    la riduzione nei prossimi sei anni del 30% dell’assetto attuale della Difesala che avrà come conseguenza la cancellazione entro il 2024 di 43.000 posti di lavoro, di cui 10mila civili, da aggiungere ai 12mila già annientati tra il 2008 e il 2011.
-    La poca attenzione rivolta al personale civile del comparto difesa che, invece se riqualificato e formato in maniera corretta potrebbe portare a un risparmio di risorse umane e anche economiche.
Nelle prossime settimane la discussione in commissione parlamentare procederà e andrà avanti con la revisione strumento militare. Quello che le associazioni di categoria auspicano è che la decisione finale venga rimandata alla prossima legislatura, in un clima più stabile e razionale.

 

Fonti:flpdifesa.org / forzearmate.org

 

 

 

 

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Concorso Marescialli Esercito: requisiti di partecipazione 5.00/5 (100.00%) 1 Vota questo articolo

Concorso Marescialli Esercito

concorso marescialli esercito

Fonte: esercito.difesa

Requisiti richiesti per la partecipazione al concorso marescialli esercito. Cosa viene richiesto? Chi può partecipare al concorso?

Concorso Marescialli Esercito: Requisiti Generali

- Cittadinanza italiana
- Diritti civili e politici
- Assenza di condanne per delitti non colposi
- Non incorsi in proscioglimento, d’autorità o d’ufficio, da precedente arruolamento volontario in qualsiasi forza amata.
- Maggiorenni, o minorenni con autorizzazione del tutore. In ogni caso, da 17 a 26 anni.
- Diploma di istruzione secondaria di secondo grado avente durata quinquennale che consenta l’iscrizione ai corsi universitari secondo le vigenti disposizioni.
- Requisiti di moralità e condotta

Concorso Marescialli Esercito: requisiti fisici

- Maschi: almeno 1.65 di statura
- Donne: almeno 1.61 di statura
- Apparato visivo: visus non inferiore a 16/10 complessivi e non inferiore a 7/10 nell’occhio che vede meno, raggiungibili con correzione non superiore a 3 diottrie anche in un solo occhio con lenti frontali ben tollerate.
- Apparato uditivo: non saranno idonei i candidati con deficit superiore a: 35 dB monolaterale, P.P.T 20% bilaterale o disturbi della parola.

 

Questi sono i requisiti che vengono richiesti per la partecipazione ai concorsi marescialli esercito.

 

 

Reggimento Alpini Paracadutisti

24 novembre 2012 inviato da Staff
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Reggimento Alpini Paracadutisti 5.00/5 (100.00%) 2 Vota questo articolos

Reggimento Alpini Paracadutisti

Il Reggimento Alpini Paracadutisti è una delle unità appartenenti alle Forze per le Operazioni Speciali dell’Esercito Italiano.

Di solito, il reggimento alpini paracadutisti,  opera con le tecniche della fanteria leggera ed i soldati appartenenti sono qualificati come “ranger”.

I militari che appartengono a questo reggimento alpini paracadutisti sono soldati altamente addestrati e equipaggiati, destinati ad operazioni con un elevato valore strategico e tattico, ma anche ad operazioni di fanteria leggera o rischio elevato.

 

Reggimento Alpini Paracadutisti

 

 

Missioni militari all’estero: Mali

23 novembre 2012 inviato da Staff
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Missioni militari all’estero: la pace in Mali diventa un obiettivo anche per i militari dell’Esercito Italiano .

“Stiamo aspettando il semaforo verde da parte del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Dovrebbe arrivare entro fine novembre o inizio dicembre. Dopodiché la forza d’intervento sarà operativa in pochi giorni ”. Sono queste parole del presidente della Costa d’Avorio Alassane Ouattara che concretizzano in via ufficiale l’invio di 3300 soldati per un anno nel Nord del Mali in nuove missioni militari all’estero per i nostri soldati.

 

Missioni militari all’estero

Missioni militari all'esteroIl paese africano infatti sotto la guida di un governo di unità nazionale ha lanciato un grido di aiuto chiedendo l’intervento sul campo sia della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Cesao) che delle Nazioni Unite per affrontare l’emergenza umanitaria legata alla presenza di gruppi estremisti salafiti legato ad Al-Qaeda nella regione settentrionale del Mali, l’Azawad che perdura ormai da diversi mesi.
Dopo il primo sì arrivato da Parigi, anche l’Italia ha dato la sua adesione a queste missioni militari all’estero. Quindi mentre gli americani metteranno in atto una sorveglianza aerea delle presunte basi terroristiche in Africa, i francesi offriranno un contributo di “intelligence” all’operazione; la Germania partecipa senza l’invio di truppe ma offrendo assistenza umanitaria, logistica e finanziaria. Dall’Italia partiranno anche medici militari e diversi volontari di alcune Ong che provvederanno ad aiutare la popolazione di uno Stato dove i ribelli tuareg e i fondamentalisti jihadisti stanno seminando terrore e violenza .
“Da una parte quindi si fanno progressi nei negoziati con i gruppi armati del nord disponibili al dialogo, dall’altra si stanno attivamente preparando le operazioni militari per riconquistare il nord ”, dice don Edmond Dembele, Segretario della Conferenza Episcopale del Mali. Le missioni militari all’estero, in questo caso a Mali, dovrebbero partire già a gennaio.
Queste nuove missioni militari all’estero, che si preannunciano come un nuovo Afghanistan è stata definita dal paese Africano più vicino al Mali, l’Algeria, come un errore madornale da parte delle potenze occidentali, poiché potrebbe mettere in difficoltà anche la stessa Algeria. Proprio in questa direzione vanno le opinioni degli analisti di parte che non hanno fatto mistero della possibilità che dietro a questa missione umanitaria si nasconda la volontà di impossessarsi delle ricche miniere di oro ed uranio nel nord del paese e mettere sotto pressione il governo algerino che pur essendo un interlocutore dell’Occidente non aderisce ancora alla cintura militare creata dalla Nato intorno al Mediterraneo .

 

NO alle missioni militari all’estero: da chi arriva?

 

La contrarietà a queste missioni militari all’estero e arriva anche dall’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) che ha definito la missione europea come una misura miope poichè, senza una riforma complessiva dell’esercito e di tutto il settore della sicurezza del Mali e senza una chiara linea politica di un governo riconosciuto da tutti la missione non potrà che fallire .
A dispetto di tutta questa contrarietà, il capo di Stato Napolitano, ha invece ricordato durante il suo intervento alla cerimonia per il 94^ anniversario della vittoria nel primo conflitto mondiale l’importanza delle missioni e dell’interazione tra i paesi europei: “lo strumento militare assume un ruolo nuovo e cruciale. In un quadro di più limitate risorse finanziarie, condizione fondamentale per rendere politicamente e tecnicamente efficaci le Forze armate nelle missioni militari all’estero e per garantire ad esse capacità di eccellenza è la progressiva integrazione con gli strumenti militari degli altri Paesi membri, in una struttura organizzativa e operativa comune ”.
Anche per la missione in Mali i nostri militari saranno impegnati in questa ennesima missione di pace, in un territorio ostile e pericoloso e ancora una volta affronteranno polemiche, pericoli e critiche. Già perché esiste ancora chi crede che essere un militare sia la via più breve per guadagnare soldi e avere un posto di lavoro. Essere un militare e far parte delle missioni militari all’estero,  è una scelta di vita precisa e dalla quale non si torna indietro.

 

Missioni Militari all’estero

 

Essere un militare implica forza, coraggio e resistenza. E non solo sul campo. Forse molto più nell’intimità dei propri alloggi, lontano da casa, dalla famiglia e in costante pericolo di vita. Lì dimostrano coraggio e dedizione a un compito che si sono scelti e che portano avanti facendo onore al loro paese. È con questo spirito che i nostri soldati affronteranno anche questa difficile missione in Mali. A dispetto di tagli e spending review.

 

Fonti: La Sottile Linea Rossa, Online-news.it, Linkiesta, Gfbv.it, It.euronews.com

 

 

 

 

Donne Militari Italiane: Come diventarlo?

21 novembre 2012 inviato da Staff
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Donne Militari Italiane: L’inserimento del personale femminile nelle Forze Armate italiane e nel corpo della Guardia di Finanza è ancora un processo in evoluzione che continua a fare piccoli passi. Ieri, il Comitato Consultivo si è riunito presso lo Stato Maggiore della Difesa, a Roma, per parlare di alcune delle conclusioni alle quali è giunto al termine del suo mandato.
All’incontro erano presenti  il Sottosegretario di Stato alla Difesa, Gianluigi Magri, e il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Biagio Abrate, il quale ha considerato che presto sarà migliorata l’intera organizzazione della Difesa, grazie al lavoro svolto dal Comitato. Inoltre, ritiene positiva una maggiore considerazione del sesso femminile. Esigenza, quest’ultima, spesso richiamata dalle Organizzazioni Internazionali come la Nato.

 

donne militari italiane

In primo piano Marina Catena (foto wordpress.com)

Donne Militari: la lotta

Dal 2009, le donne militari italiane sono quasi una realtà. Esistono invece alcune rivendicazioni da soddisfare.
Questo percorso di richieste, delle donne militari italiane , inizia nel 1992 con il primo test realizzato dall’Esercito Italiano per conoscere cosa ne pensava l’opinione pubblica della presenza delle donne militari nelle Forze Armate. Con tale scopo, un gruppo di donne affrontò varie prove di addestramento formale, percorso di guerra, addestramento al tiro, scuola di pilotaggio.
Anche se il test fu praticamente superato, la legge numero 380 che permette l’inserimento di donne nelle Forze Armate, non fu approvata prima del 1999.
Ad oggi sono diversi i concorsi che consentono l’inserimento di donne militari italiane, direttamente col grado di ufficiale.

 

Donne Militari Italiane: a cosa consiste la leva femminile

Le donne militari italiane, ad oggi possono partecipare ai concorsi per diventare ufficiali e sottufficiali, in servizio permanente, e di militari di truppa in servizio volontario sia nella Marina Militare, che nell’Esercito Italiano o l’Aeronautica Militare.
Per loro però, l’arruolamento non è obbligatorio. Quello delle donne militari italiane non è un proprio servizio di leva.

 

 

Concorsi per Donne Militari Italiane: chi può partecipare ai concorsi

Sicuramente, negli ultimi mesi, il numero di concorsi per diventare soldato è molto ridotto ma, in caso di concorso, le donne militari italiane che possono partecipare sono:
-    Cittadinanza italiana
-    I requisiti richiesti presenti in ogni particolare bando di concorso.

 

 

Sanzioni Disciplinari Militari

20 novembre 2012 inviato da Staff
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Sanzioni disciplinari militariSanzioni Disciplinari Militari

Mai come in periodi caldi con scontri di piazza e forze armate sotto accusa è opportuno parlare di sanzioni disciplinari militari. Ogni militare infatti è sottoposto sia alle sanzioni di corpo, cioè del corpo di appartenenza, che a quelle di stato, in qualità di dipendenti statale.
Non c’è bisogno di ricordare infatti che in ambito militare la disciplina è prerogativa fondamentale per il corretto svolgimento del ruolo professionale per questo esiste una normativa specifica sulle sanzioni disciplinari militari.

 

L’importanza del concetto di disciplina lo si ritrova proprio nel fatto che lo stesso ha trovato una definizione precisa in ambito dottrinale; si parla infatti di disciplina militare intendendo il complesso delle norme che regolano lo status militare e quindi i rapporti tra militari, con particolare riguardo al principio della subordinazione gerarchica, e che comprendono doveri e misure atte a stimolarne e garantirne l’osservanza .

 

Sanzioni disciplinari Militari: Normativa

Anche la sanzione disciplinare ha una definizione giuridica precisa all’art. 57, comma 1 del R.D.M.  che specifica infatti: “Costituisce infrazione disciplinare punibile con una delle sanzioni disciplinari militari di corpo, salva l’applicabilità di una sanzione disciplinare prevista dalla legge di Stato, ogni violazione dei doveri del servizio e della disciplina indicati dalla legge, dai regolamenti militari, o conseguenti all’emanazione di un ordine ”.

 
Nel dettaglio possiamo riassumere le sanzioni suddividendole nelle due già citate  categorie come segue; per quanto riguarda il primo gruppo, cioè le sanzioni disciplinari militari di stato, queste comprendono:

 
1.    la sospensione disciplinare dall’impiego per un periodo da uno a dodici mesi
2.    la sospensione disciplinare dalle funzioni del grado per un periodo da uno a dodici mesi
3.    la cessazione dalla ferma o dalla rafferma per grave mancanza disciplinare o grave inadempienza ai doveri del militare
4.    la perdita del grado per rimozione

 
Per ciò che riguarda invece le sanzioni disciplinari militari di corpo questo sono divise in:
1.    il richiamo
2.    il rimprovero
3.    la consegna
4.    la consegna di rigore

 
Sanzioni Disciplinari Militari: In questo contesto si inserisce anche la figura del militare difensore che può essere scelto sia tra i militari in servizio che designato d‘ufficio. L’Art. 68 del R.D.M ne disciplina poi modalità e limiti.
Nei confronti di un soldato le sanzioni disciplinari militari deve essere preceduta dalla contestazione degli addebiti, che deve essere precisa e congrua per quanto riguarda i tempi e le modalità di svolgimento del procedimento disciplinare, in assenza della quale il provvedimento disciplinare deve ritenersi illegittimo .

 

Fonti: Diritto.it / Difensore-militare