Archivi per ottobre, 2012

Uranio Impoverito: Nuovi Casi in Italia

31 ottobre 2012 inviato da Staff
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uranio impoveritoL’Associazione Vittime Uranio ha denunciato nuovi casi di morte, possibilmente, per contaminazione da uranio impoverito.  “Mio marito è morto lo scorso luglio a soli 50 anni di tumore al pancreas dopo 10 anni di missioni. Faceva il disinfettore”, scrive M.S, di  Cagliari, e vedova di un primo maresciallo dell’Esercito.

 

Uranio Impoverito: nuovi casi di militari malati

 

Si tratta di due soldati di Brescia e di Palermo. Nel blog ufficiale dell’associazione Vittime Uranio Impoverito si legge la denuncia di R.D., della provincia di Brescia, il quale lamenta che dopo di “aver prestato servizio nel 2003 presso il poligono militare di Perdasdefogu come ufficiale di complemento dell’Aeronautica militare. Nel 2004 mi sono congedato e nel 2009 mi è stata diagnosticata la sclerosi multipla”. Simile è il caso di G.F. di Palermo: nel 2001 è stato destinato durante 4 mesi a Kosovo per una missione e, anni dopo, nel 2009, gli è stato diagnosticato un tumore grave al testicolo. “Mi è stato anche asportato un rene. Ho presentato domanda per la causa di servizio, ma è stata rifiutata”.

 

Uranio Impoverito: il killer dei militari

 

I casi di malati per uranio impoverito, tra i soldati italiani, sono sempre di più. Il problema, come altre volte abbiamo denunciato, è la difficoltà di dimostrare  un collegamento tra le missioni di questi soldati e il tumore che solitamente viene scoperto anni dopo. Le vittime ora sono 3.671 approssimativamente, ma questa cifra, nonostante essere molto elevate, è riduttiva rispetto la realtà in quanto sono stati conteggiati solo i soldati in servizio.

Ma cosa succede con quelli che si sono ammalati anni dopo, o con i civili. Questi non esistono?

È la domanda che si pone il presidente dell’associazione Vittime Uranio, Falco Accame, da sempre in prima linea nel denunciare i rischi per la salute legati all’esposizione di proiettili all’uranio impoverito. Il problema principale, secondo il presidente, è il negazionismo delle istituzioni in merito all’uranio impoverito del tipo, “noi non usiamo proiettili con uranio impoverito”, “non è colpa nostra”, “chissà dove avrà preso la malattia”….

Non è questa sicuramente la reazione e l’attenzione di un’istituzione alla quale ammiri, alla quale hai giurato fedeltà e protezione. Molti militari italiani, con malattie collegate all’uranio impoverito si sono trovati con un Ministero della Difesa che si gira di schiena e non assume la propria responsabilità.

I nostri soldati, per molti anni, sono andati in missione a lavorare in contatto con nano particele o hanno usato proiettili fabbricati con uranio impoverito senza informazioni sui rischi o sulle misure antiinfortunistiche che dovevano usare.

Non è possibile continuare a dire “non sono stato io” davanti a questa realtà. Dov’è lo Stato Maggiore della Difesa quando c’è bisogno di lui?

 

Afghanistan: Che senso ha restare fino al 2014?

30 ottobre 2012 inviato da Staff
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E’ arrivato il momento di tornare a casa. In Afghanistan abbiamo perso 52 soldati dal 2004, anno d’inizio dell’operazione Isaf, e non abbiamo ancora capito cosa ci facciamo lì quando la nostra presenza, secondo ha detto recentemente il presidente afghano Hamid Karzai, non è neanche tanto gradita. Ora basta.

Il ritiro ufficiale delle truppe della Nato, della quale fanno parte anche i soldati italiani, è fissato entro la fine del 2014. Una decisione che ha il supporto della maggior parte dei paesi interessati ma, in una riunione tra il presidente Karzai e il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, il 18 ottobre scorso, il rappresentante afghano ha detto che “sarebbe contento” se il ritiro avvenisse anche prima. Questo conferma sicuramente il fatto che la presenza militare degli alleati non sia considerata tanto popolare a Kabul.

In questo senso, Karzai ha dichiarato i propri dubbi rispetto alla protezione dei militari stranieri che, dopo il 2014, resteranno a Kabul. Infatti ha segnalato che questi militari, anche se sono li per continuare ad addestrare le truppe e assistere le forze afghane, potrebbero non godere dell’immunità penale garantita finora alle forze di Isaf. Il presidente afghano che “il popolo potrebbe impedire al governo di concedere l’immunità soprattutto se la guerra e l’insicurezza continueranno in Afghanistan, le frontiere non saranno protette e si pretende di porre la questione dell’immunità al di sopra di tutto”.

 

Immunità dei soldati della Nato

Si tratta d’immunità giudiziaria, prioritaria per l’Alleanza Atlantica, per la quale ogni reato compiuto da militari stranieri deve essere giudicato dal paese di nazionalità dei soldati e non dalla giustizia del paese dove sono impegnati.

 

Situazione a Kabul

Negli ultimi mesi, la situazione a Kabul è peggiorata e la sicurezza non è garantita per nessuno: abbiamo assistito ad episodi nei quali soldati statunitensi “impazziscono” e uccidono civili inermi per difendere i quali sono stati inviati in Afghanistan; militari afghani che sparano e uccidono i soldati di Isaf che li stanno addestrando; soldati che bruciano copie del Coran provocando manifestazioni violente in tutto il paese.  Che senso ha restare ancora?

 

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Non è la prima volta che il presidente afghano parla in questi termini sulla presenza di militari stranieri nel suo territorio in quanto la considera interferenza occidentale. Per me, queste parole e questo atteggiamento dicono tutto. Non siamo i benvenuti e, anche se è vero che ad oggi non esistono reparti afghani considerati in gradi di combattere, contro i talebani, senza il supporto delle truppe della Nato non è possibile che l’Esercito Italiano continui a lottare in questa missione.

Molti soldati afghani, dopo essere stati addestrati dai militari della Nato smettono l’uniforme: alcuni trovano lavoro in società private di sicurezza ma altri vanno dall’altra parte, ovvero finiscono per rinforzare le milizie degli insorti…..

Buffo, vero?

Noi li addestriamo e poi loro combattono contro di noi…..

 

Fonti: Il Sole 24 ore / Analisi Difesa / Ministero Difesa

 

 

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“Utilizzare eventi sportivi per promuovere cause che non sono di natura sportiva significa non essere coerenti con lo spirito sportivo ”.

Foto: wakeupnews.it

Questo il gelido commento del Ministero degli esteri indiano alla vista della bandiera della marina militare italiana che orna le Ferrari di Alonso e Massa, partecipanti al Gran Premio, in segno di solidarietà per i nostri marò ancora osteggi del governo asiatico.

Pronta la risposta di Luca Cordero di Montezemolo, presidente della Ferrari: “vogliamo dare solo un piccolo contributo, con grande rispetto delle autorità indiane, perché si trovi una soluzione attraverso il dialogo (…) La Marina è una delle grandi eccellenze italiane” .

In realtà a non apprezzare l’iniziativa non è stato solo il governo indiano; critiche infatti sono arrivate anche dai vertici del mondo della Formula Uno che vorrebbero la politica fuori dall’universo sportivo. La FIA – federazione Arbitro del campionato automobilistico – ha addirittura minacciato la società di Maranello di squalificarla “per violazione dei principi etici fondamentali delle competizioni sportive ”. Minaccia poi svanita in seguito a trattative velate tra le due parti.

La verità però è che nonostante le polemiche e il malcontento di alcuni – ma non certo di tutti – lo scopo è stato raggiunto: si è tornato a parlare dei marò, dimenticati dai mezzi di comunicazione da molte settimane ormai. A dispetto delle suscettibili istituzioni indiane, in Italia sono comunque molte, seppure poco pubblicizzate, le iniziative di solidarietà per la liberazione dei nostri connazionali; anche durante la commemorazione del 70^ anniversario della battaglia di El Alamein che si è svolta a Pisa, il Ministro Di Paola è stato accolto da cori e fischi che inneggiavano alla liberazione di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone da troppi mesi lontani dalle loro famiglia. Lo stesso Di Paola, visibilmente imbarazzato per un’accoglienza del tutto inaspettata ha voluto sottolineare che “questo non è il momento delle polemiche, ma della fiducia negli organismi internazionali e nella giustezza della nostra richiesta di giudicarli in Italia ”.

E tra fischi e polemiche, intanto le famiglie dei militari si accingono a fare il loro terzo viaggio in Asia e incontrare i due fucilieri confinati da 8 mesi a Kerala. Sulla vicenda giudiziaria, che vede i marò imputati per la morte di due pescatori indiani, pende invece l’ennesimo rinvio del processo di primo grado che è slittato nuovamente all’8 novembre prossimo. “Siamo allibiti e sconcertati – ha detto il ministro degli Esteri Giulio Terzi – per il fatto che uno stato di diritto come l’India non riesca a esprimere con coraggio un giudizio in tempi rapidi che riporti a casa i nostri marò”.

A questo ennesimo e ingiustificato ritardo della giurisprudenza indiana, lo stato italiano pare aver preso una posizione più dura e senza ritorno parlando “di una serie di azioni a livello internazionale” che potrebbero aprire “sul piano legale una controversia tra stati ”.

 

Fonti: Il messaggero / La Stampa / Il Corriere

 

 

 

 

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Questi della foto che, come si vede, voltano le spalle al campo di calcio, sono i tifosi del Livorno.

In prima battuta non c’è niente di strano e niente di male in un’ azione del genere, giusto?

Il problema è che questo gesto avviene durante il minuto di silenzio e raccoglimento in ricordo del nostro militare, Tiziano Chierotti, ucciso pochi giorni fa in Afghanistan.

Non conosco e non voglio neanche sapere i motivi per i quali hanno avuto un comportamento di questo genere ma, secondo me, per rispetto, potevano farne a meno. Voi cosa dite?

 

Fonte: Notizieansia.it

 

 

Missioni Italiane di Solidarietà Nel Libano

27 ottobre 2012 inviato da Staff
Missioni Italiane di Solidarietà Nel Libano 2.33/5 (46.67%) 3 Vota questo articolos

Oggi si è conclusa nel Libano la missione “Sport e Solidarietà”, organizzata dalla Brigata corazzata “Ariete”, con la consegna di materiale didattico presso una scuola primaria della città di Tiro.

 

Molti caschi blu sono stati coinvolti in questa iniziativa, si tratta di soldati dei diversi contingenti del Sector West della missione Unifil, al fine di reperire materiale didattico da consegnare agli alunni, in occasione dell’inizio del nuovo anno scolastico e l’arrivo delle nuove generazioni di studenti nati durante l’avvio della missione “Leonte” nel 2006.

 

Ariete e la Cooperazione

 

Sempre nel Libano, è stata consegnata dai caschi blu italiani la chiesa di San Tommaso, nel paese di Naffhakie, dopo un lavoro di recupero architettonico svolto nell’ambito della cooperazione civile e militare.

 

L’obiettivo di questa missione era offrire un luogo di culto confortevole ai 400 abitanti di questa località del sud del Libano.

 

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24 anni, originario di San Remo e appartenente agli alpini di Cuneo. Il Caporal Tiziano Chierotti, è morto stanotte nel distretto di Bakwa, al sud di Herat (Afghanistan), mentre altri tre alpini sono rimasti feriti dopo uno scontro a fuoco con insorti, nel quale è stato anche ucciso un soldato afgano.

 

I militari feriti non sono in pericolo di vita. Hanno lesioni alle gambe.

La vicenda è accaduta nel corso di un’operazione congiunta tra i militari italiani e i soldati dell’esercito afghano. Le prime ricostruzioni affermano che i militari italiani implicati stavano realizzando un’ attività di pattuglia nell’abitato del villaggio di Siav – a circa 20 km a ovest della base operativa avanzata Lavaredo di Bakwa, dove è basata la Task Force South East costituita dal 2/o reggimento alpini – quando sono stati attaccati con armi da fuoco da un gruppo di insorti.

 

Tiziano Chierotti: militare degli alpini italiani

 

Chierotti è la vittima italiana numero 52 dall’inizio della missione Isaf in Afghanistan, nel 2004. Era effettivo dal 2008 al reggimento alpini di Cuneo, nella brigada Taurinense. Nello scontro è stato ferito all’addome e subito trasportato in un ospedale militare da campo, dov’è stato sottoposto ad un intervento chirurgico, ma i medici non hanno potuto fare niente.

 

La procura di Roma ha aperto un fascicolo sugli attentati per scontro a fuoco in afghanistan, in quanto la maggior parte dei militari italiani morti nel territorio afghano è stato ucciso in questo tipo di episodi terroristi.

 

Vittime italiane in Afghanistan

 

24 marzo: un attacco a colpi di mortaio contro la Fob (Forward Operative Base) ‘Ice’ in Gulistan, uccide il sergente Michele Silvestri, 33 anni, del 21esimo Reggimento Genio Guastatori di Caserta.

 

- 25 giugno: il carabiniere del nucleo addestrativo della polizia afgana, Manuele Braj, 30 anni, muore ad Adraskan per l’esplosione di un razzo

 

-    20 febbraio 2012: il caporal maggiore capo Francesco Currò, il primo caporal maggiore Francesco Paolo Messineo e il primo caporal maggiore Luca Valente, in seguito ad un incidente stradale avvenuto a circa 20 Km a sud-ovest di Shindand.

-    13 gennaio 2012: il tenente colonnello Giovanni Gallo, colpito da un malore.

 

-    16 settembre 2011: il Maggiore dei CC Matteo De Marco stroncato da un malore ad Herat

 

-    13 settembre 2011: il tenente Riccardo Bucci, il Caporal Maggiore Scelto Mario Frasca e il Caporal Maggiore Massimo Di Legge, in un incidente stradale.

 

-    25 luglio 2011: Primo Caporal Maggiore David Tobini in seguito alle ferite riportate in uno scontro a fuoco nel villaggio di Khame Mullawi, nella valle di Bala Murghab.

 

-    12 luglio: il primo caporal maggiore Roberto Marchini, dell’ottavo reggimento genio guastatori della Folgore.

 

-    2 luglio: il caporal maggiore Gaetano Tuccillo, ucciso in un attentato.

 

-    4 giugno 2011: il tenente colonnello dei carabinieri Cristiano Congiu, intervenuto per difendere una donna americana, era stato ucciso a colpi d’arma da fuoco.

 

-    28 febbraio 2011: il Tenente Massimo Ranzani in un’esplosione a nord di Shindand.

 

-    28 gennaio 2011: il Caporal Maggiore Scelto Luca Sanna per ferite per i colpi d’arma da fuoco esplosi da un presunto appartenente all’Afghan National Army, poi fuggito.

 

-    31 dicembre 2010: primo Caporal maggiore Matteo Miotto, 24enne, di Thiene, in uno scontro.

 

-    9 ottobre 2010: quattro alpini vittime di un’imboscata: il primo Caporal maggiore Sebastiano Ville, 27 anni, il primo Caporal maggiore Gianmarco Manca, 32 anni, il caporalmaggiore Marco Pedone, 23 anni e il primo caporalmaggiore Francesco Vannozzi, 26 anni.

 

-    17 settembre 2010: l’incursore Alessandro Romani, raggiunto da colpi di arma da fuoco in un attentato nella provincia di Farah.

 

-    28 luglio 2010: Mauro Gigli e Pierdavide De Cillis, in una esplosione a Herat.

 

-    25 luglio 2010: il capitano dei carabinieri Marco Callegaro muore a Kabul, si sarebbe sparato un colpo di arma da fuoco all’interno del suo ufficio. Sull’episodio viene aperta un’indagine dei carabinieri della polizia militare.

 

-    23 giugno 2010: il Caporal Maggiore Scelto Francesco Saverio Positano.

 

-    17 maggio 2010: il sergente Massimiliano Ramadù’, 33 anni, e il caporal maggiore Luigi Pascazio, 25 anni, nell’esplosione di un ordigo.

 

-    26 febbraio 2010: Pietro Antonio Colazzo, un funzionario dell’Aise, l’Agenzia di informazione e sicurezza esterna, nel corso di un attentato suicida compiuto dai talebani a Kabul.

 

-    15 ottobre 2009: il Caporal Maggiore Rosario Ponziano, muore in un incidente stradale avvenuto sulla strada che unisce Herat a Shindad.

 

-    17 settembre 2009: sei militari muoiono in un attentato suicida a Kabul, rivendicato dai talebani. Antonio Fortunato, Matteo Mureddu, Davide Ricchiuto, Massimiliano Randino, Roberto Valente e Gian Domenico Pistonami.

 

-    14 luglio 2009: il caporalmaggiore Alessandro Di Lisio, 25 anni.

 

-    15 gennaio 2009: Arnaldo Forcucci, maresciallo dell’Aeronautica, per arresto cardiocircolatorio.

 

-    21 settembre 2008: il caporalmaggiore Alessandro Caroppo, 23 anni, per un malore.

 

-    13 febbraio 2008: il maresciallo Giovanni Pezzulo, 44 anni, in un attacco a Kabul .

 

-    24 novembre 2007: il maresciallo capo Daniele Paladini, 35 anni, in un attentato suicida a Kabul.

 

-    4 ottobre 2007: l’agente del Sismi Lorenzo D’Auria. Il militare era stato gravemente ferito il 24 settembre durante un’operazione delle forze speciali britanniche per cercare di liberarlo.

 

-    26 settembre 2006 i caporalmaggiori Giorgio Langella, 31 anni, e Vincenzo Cardella, in seguito all’esplosione di un a Kabul.

 

-    29 settembre 2006: il caporalmaggiore Giuseppe Orlando, 28 anni, in un incidente stradale.

 

-    2 luglio 2006: il tenente colonnello Carlo Liguori, 41 anni, è stroncato da un attacco cardiaco ad Herat.

 

-    5 maggio 2006: il tenente Manuel Fiorito, 27 anni, e il maresciallo Luca Polsinelli, 29 anni, nell’esplosione di un ordigo.

 

-    11 ottobre 2005: il caporalmaggiore capo Michele Sanfilippo, 34 anni. Viene ferito con un colpo alla testa, partito accidentalmente, nella camerata del battaglione Genio a Kabul.

 

-    3 febbraio 2005: l’ufficiale di Marina Bruno Vianini perde la vita nello schianto di un aereo civile.

 

-    3 ottobre 2004: il caporal maggiore Giovanni Bruno, 23 anni, del Terzo reggimento alpini, è vittima di un incidente stradale.

 

 

 

Aeronautica Militare: il Ro.37 bis arriva al Museo

25 ottobre 2012 inviato da Staff
Aeronautica Militare: il Ro.37 bis arriva al Museo 5.00/5 (100.00%) 1 Vota questo articolo

Il Museo Storico dell’Aeronautica Militare di Vigna di Valle, a Roma, accoglie finalmente il velivolo Iman (Industrie Meccaniche Aeronautiche Meridionali) Ro.37 Bis. Si tratta di un biplano della seconda metà degli anni’30 approssimativamente, che è stato sommesso a un restauro durante più di un anno ed esposto, successivamente, nel Parco e Museo del Volo di Volandia (Va).

 

Sono stati militari italiani in missione in Afghanistan, a trovare l’aereo militare nel 2006. Possibilmente faceva parte di un lotto di velivoli venduti al Regno Afghano nel 1937 e rimasti in esercizio fino al 1941. Il ritrovamento è stato possibile grazie alle segnalazioni dei soldati italiani ma non solo, altri appassionati hanno avvertito sulla presenza di carcasse all’interno di un deposito di rottami nella periferia a nord est di Kabul più di un anno fa.

 

I militari italiani hanno portato i residui di questo esemplare in Italia e, grazie ad un’attività di restauro curata dall’ Aeronautica Militare e dagli specialisti della Celin Avio, ora sembra quasi nuovo. In questo momento si trova in fase di montaggio presso il prestigioso Museo Storico dell’Aeronautica. Una volta finiti i lavori di assemblaggio sarà esposto al pubblico, affianco al Ro 43 bis (versione “idro”), già esposto da circa un anno all’interno del Museo.

Il Ro.37bis è un velivolo caccia di accertamento e bombardamento e rappresenta un pezzo di storia militare e industriale italiana.

 

Fonte: Aeronautica Militare

 

 

Protesta dei Militari: Il Governo Non Ascolta

24 ottobre 2012 inviato da Staff
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Ignorate le richieste degli operatori di sicurezza, soccorso pubblico e difesa che ieri si sono manifestati in tutta Italia per protestare contro le intenzioni del governo di modificare il sistema previdenziale che li riguarda. Nello specifico si tratta dell’aumento di un anno e tre mesi, a partire dal gennaio prossimo, dei requisiti per il pensionamento di vecchiaia, che cresceranno ulteriormente ma con gradualità fino al 2018; requisiti più stretti per la pensione anticipata (cui si accederà con 42 anni e tre mesi sempre dal prossimo gennaio); la limitazione a 2 anni e mezzo degli anni figurativi (attualmente sono 5). La bozza sembra andare avanti, anche se non ha l’approvazione dalle parti sociali.

 

fonte: mondo panorama

E’ dall’inizio dell’anno che i sindacati e i rappresentanti dei cittadini in uniforme mostrano la loro NON conformità con queste misure, inoltre, sono state chieste varie riunioni con la ministra Elsa Fornero che non hanno mai ottenuto risposta.

 

Proteste dei Militari

L’argomento delle pensioni è sicuramente uno dei punti più conflittivi della riforma ma non è l’unico. Infatti, questi sono esattamente i motivi per i quali i militari si sono manifestati ieri:

- Innalzamento di età per accedere alla pensione che obbliga i militari a fronteggiare situazioni di pericolosa emergenza ben oltre i 62 anni di età.

- Blocco del Turn-over al 20 % per il triennio 2012-2014 e al 50% per l’anno 2015 con una riduzione degli organici di ben oltre 18.000 unità per le forze di polizia , circa 6.000 per la sola polizia di stato e altrettante per la polizia penitenziaria.

- Mancato stanziamento delle risorse necessarie per garantire la copertura al 100% dell’assegno una-tantum per gli anni 2012 e 2013;

- Blocco dei Contratti fino al 2014 e delle retribuzioni

- Soppressione delle Questure e delle Prefetture, conseguente alla soppressione delle province.

 

Legge Stabilità: Risparmio e Tempistica

 

La revisione dello strumento militare doveva essere applicata entro giugno, dopo invece il termine è stato dilazionato fino al 31 ottobre, soprattutto causa le resistenze dei protagonisti (oltre 500mila operatori, pari al 15% dell’intera Pubblica Amministrazione.). Il Governo intende con questo decreto, risparmiare  tra i 150 e i 300 milioni l’anno a partire dal 2018, anno in cui si verifica la convergenza dei requisiti.

 

Pensione Anticipata Militari

 

Al contrario di quello che succede con gli altri dipendenti pubblici, nel caso della difesa e la sicurezza è ancora prevista la possibilità di accedere alla pensione anticipata (con una penalizzazione sulla quota di trattamento retributiva) con un sistema di quote. In questo modo, si parte dai 58 anni e tre mesi con 37 anni di anzianità per il triennio 2013-2015, per salire a «quota 99» (59 anni e 40 di contributi per il biennio 2019-2021).

 

Fonte: Grnet.it / Reggio TV

 

 

 

El Alamein _ 70 anniversario

23 ottobre 2012 inviato da Staff
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Il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Abrate, ha partecipato alle celebrazioni del 70* anniversario della Battaglia di El Alamein, con il Presidente della Camera dei Deputati, On. Gianfranco Fini e l’Ambasciatore italiano in Egitto, Claudio Pacifico. La cerimonia, è stata organizzata a rotazione da Regno Unito, Germania ed Italia e ha l’obiettivo di commemorare la battaglia che, dal 23 ottobre al 4 novembre 1942, vide fronteggiarsi gli eserciti inglese, da una parte, e italo-tedesco, dall’altra.

Questo l’evento è iniziato presso il Sacrario Militare inglese, con una cerimonia nella quale hanno partecipato le autorità politiche locali ed internazionali, le rappresentanze diplomatiche dei Paesi che presero parte alla battaglia ed i Reduci di ambo gli schieramenti. Successivamente, i rappresentanti dell’Italia si sono trasferiti presso il Sacrario Militare Italiano, ove riposano 231 soldati italiani, e con un alzabandiera ha avuto inizio la cerimonia nazionale.

Al termine, la delegazione ha preso parte ad alcuni momenti celebrativi trai quali la resa degli onori ai Caduti Ascari libici e l’inaugurazione del primo Cippo del Parco Storico del Fronte di El Alamein, donato dal Presidente della Camera dei Deputati.

 

Cerimonia per familiari e colleghi

 

Lo scorso 8 ottobre c’è stata un’altra cerimonia in ricordo delle battaglie combattute 70 anni fa in Egitto. Familiari dei caduti, militari della Folgore e oltre 500 paracadutisti sono stati presenti nelle commemorazioni per onorare tutti quelli soldati italiani che combatterono in una battaglia che non potevano vincere. La cerimonia si è tenuta al sacrario di El Alamein, il monumento funebre costruito per ricordare, al di là delle implicazioni politiche, quel sacrificio fatto da soldati italiani. Questi eventi sono la scusa perfetta non solo per onorare i caduti ma anche per lanciare un messaggio di pace.

 

Un Francobollo per la Battaglia di El Alamein

 

Oggi è stato emesso un francobollo ordinario per commemorare il 70 anniversario della Battaglia di El Alamein. Si tratta di un pezzo, appartenente alla serie tematica “Le Istituzioni”, dedicato alla Brigata paracadutisti “Folgore”. Il disegno, realizzato da Luca Vangelli,  raffigura una delle architetture che compongono il Sacrario Militare di El Alamein e lo stemma della Brigata paracadutisti Folgore con l’omonima scritta rappresentativa. Ultimano il francobollo le leggende “70° Anniversario Della Battaglia Di El Alamein”, la scritta “ITALIA” e il valore “€ 1,40”.

 

Fonte: Marigliano.net / Congedati dal Folgore

 

 

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Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, sono sequestrati in India da più di otto mesi. Perché? Non si sa….sono stati accusati da sparare a due pescatori indiani, morti a causa di questi colpi, ai quali avrebbero scambiati per pirati. Ma sulla colpevolezza dei nostri marò, ad oggi, non si sa niente.

L’unica cosa che sappiamo è che le indagini sono piene d’incoerenze, il tribunale indiano rimanda una volta dopo l’altra le udienze e il governo italiano….beh, cosa dire, il governo italiano sta zitto e attende….fino quando dobbiamo attendere però…?

Il malessere tra marinai, soldati e società civile in generale cresce sempre di più causa l’immobilismo del governo sul caso di Girone e Latorre. A questo punto, forse bisognerebbe chiedere le dimissioni, voi cosa dite?

 

Ministri Italiani che non fanno nulla

Gruppo Fb: Ridateci i Nostri Leoni

Il Ministro degli Esteri non ha mai modificato il suo messaggio negli ultimi mesi, si è sempre mostrato fiducioso rispetto ad un pronto rientro dei marò che non è mai arrivato, inoltre ha sempre dichiarato la propria fiducia nelle autorità indiane….Fiducia? Ma che fiducia…..!!!!!

Il ministro continua a definire l’India come una “grande democrazia” . Complimenti.

In uno dei suoi ultimi interventi, terzi si è definito “sconcertato e allibito” in quanto non capisce come “uno Stato di diritto come l’India non riesca a esprimere con coraggio un giudizio in tempi rapidi che riporti a casa i nostri maro”. Forse proprio per questo motivo, è arrivato il momento di fare qualcosa.

L’India ha sempre mostrato un’attitudine di prepotenza in questa vicenda, ha sfidato fin dall’inizio tutte le leggi internazionali. Infatti, questo è uno dei punti maggiormente conflittivi nella vicenda: l’India considera che i due marò devono essere giudicati dai suoi tribunali mentre la UE e l’Italia difendono il contrario, visto che l’incidente è accaduto in acque internazionali.

Le leggi internazionali prevedono che i militari in missione all’estero, come nel caso di Latorre e Girone, godono d’immunità giacché al momento dell’incidente erano in servizio antipirateria in base ad accordi Nato. Oltre al codice sulle acque internazionali, a quello militare internazionale, a quello dell’Alleanza Atlantica e della lotta alla pirateria, l’India si e’ fatta (e si fa) beffe del fatto che Girone e Latorre sono stati sequestrati come Nuclei Militari di Protezione antipirateria (Nmp, Lg 130/2011), inseriti nei programmi Onu.

Visto che per noi, cittadini, è impossibile capire come siano necessari questi lunghissimi tempi per decidere dove processare i marò sarebbe buono che il nostro governo parlasse. Se c’è qualcosa che sta bloccando il rientro in Italia di Latorre e Girone, è arrivato il momento di dirlo, siano interessi economici, politici, ecc….Basta, i cittadini hanno bisogno e diritto a saperlo, soprattutto le famiglie che da 8 mesi desiderano abbracciare il loro cari a vederli tornare a casa.