Archivi per agosto, 2012

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Lorenzo Motta: “la mia guarigione è solo per le mie piccole bimbe” 4.75/5 (95.00%) 8 Vota questo articolos

Una delle facciate più scure delle Forze Armate viene derivata dalle malattie di guerra. Quelle infermità collegate alle proprie missioni all’estero ma anche nella propria patria. Centinaia di soldati italiani hanno perso la vita e molti altri sono in battaglia continua contro il nemico più grande che esiste: un tumore.
In altre occasioni abbiamo pubblicato informazioni riguardo il pericolo di materiali come l’uranio impoverito o l’amianto, usato nelle missioni all’estero, ma ne abbiamo anche parlato della responsabilità in questi casi di malattia. Chi è il colpevole? Si prendono le misure di sicurezza adeguate? Sono correttamente informati i soldati prima di andare in missione? Risponde il Ministero, con il supporto giusto, nel caso dei militari ammalati in causa di servizio? Viene sempre riconosciuta la causa di servizio?

In seguito la testimonianza di Lorenzo Motta, arruolato nella Marina Militare dal 2002, vittima dal Linfoma di Hodgkin dal 2005. Si tratta di un tumore collegato all’uranio impoverito che ha già colpito a diversi militari italiani.

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Rabbia, rabbia solo ed esclusivamente rabbia, davanti ad uno Stato che prima serviamo per spontanea volontà gridando con tutta la voce che può uscire dal nostro corpo, quella famigerata parola ” LO GIURO”. Alzando il braccio destro al cielo pronti a combattere e difendere i colori della nostra Bandiera (e di questo ne siamo e ne sono onorato ed orgoglioso) , ma nel contempo mai nessuno ci aveva giurato che nel caso in cui ci fossimo ammalati per questa maledetta guerra chimica fossi stato abbandonato a me stesso: senza un cenno d’aiuto, senza un minimo di tutela. Sicuramente non parlo solo a livello economico ma soprattutto psicologico.
Il 2005 per me e la mia famiglia fu l’anno più brutto della nostra vita, eravamo pronti a coronare un sogno tanto atteso e che tutte le coppie sperano di esaudire. Ma il nostro era diverso. Sognavamo lei con un magnifico abito bianco ed io in alta uniforme bianca che accompagnavo la mia Lei davanti Dio per giurarle fedeltà. Alle ore 14,25 del 27/07/2005, mentre facevo la barba mi accorsi di un gonfiore nella parte destra del collo che inizialmente fu diagnosticato come ascesso avendo un dente forato. Presi i giusti farmaci ma il gonfiore non tentennava a sparire anzi, giorno dopo giorno aumentava di più.

 

Decisi di affidarmi al Policlinico di Palermo dove inizialmente fui curato con dei farmaci antitubercolari, in quanto credevano che fosse una turbecolosi linfonoidale ma il gonfiore persisteva sempre nel suo avanzamento, fino a quando il 25/11/2005 in chirurgia d’urgenza fui operato alla base del collo per analizzare il linfonodo e vedere di cosa si trattasse.

 

Linfoma di Hodgkin e Uranio Impoverito

Mi fu comunicato il 13/12/2005, era un Linfoma di Hodgkin – cellularità mista – stadiazione 2a nella parte latero cervicale sovraclaveare destra.
Mi ricoverarono d’urgenza presso il reparto di Ematologia dello stesso ospedale e mi sottoposero alla biopsia Osteomidollare da poter intraprendere in maniera celere la giusta terapia per il mio Linfoma che si conclusero il 8 cicli di Chemioterapia e 35 sedute di Radioterapia.
Ero davvero demoralizzato ma non mi mancava la forze di reagire.

 

Un meraviglioso giorno, mentre tutto attorno a me e ai miei familiari era scuro, vidi arrivare mia moglie in ospedale ed entrata nella stanza dove ero ricoverato. Il suo sguardo diverso, un sorriso che stonava con la situazione che stavamo vivendo. Vidi 2 occhi lucidissimi pronti a piangere di felicità. Si chinò verso il mio orecchio destro e mi disse:

 
-    Amò, questo è un dono di Dio, ad ottobre diventi papà.

Quella notizia fu meglio di un miracolo. Da quell’istante la mia guarigione era solo per la mia piccola bimba.

Ovviamente appreso la patologia che avevo istaurai subito tramite il mio primo avvocato l’istanza per ottenere la causa di servizio e sempre in quel periodo arrivarono i Carabinieri a casa dicendomi che dovevano notificarmi un documento.
Aperta la busta, la Marina Militare mi comunicava che dal mese successivo le mie competenze si sarebbero ridotte del 50% e se la malattia si fosse protratta per ulteriore 3 mesi le mie competenze stipendiali erano pari a O€.

 

Fecero di me una nullità vivente, fui sfrattato di casa, ero senza soldi per far fare le visite per la gravidanza di mia moglie. Nonostante questo, con tutta la chemio in corpo trovai il coraggio di andare a lavorare in un ristorante come lavapiatti ed attualmente sono ricercato dagli agenti di recupero crediti.
Il 15/10/2006 nacque mia figlia Nadia e il 15 sera dovetti partire a Taranto per ritornare in servizio, fui sottoposto a visita presso l’ospedale militare di Taranto dove mi diedero la piena idoneità al servizio.  Sinceramente, mi chiedo come possono fare idonea una persona che ha ancora i postumi della radioterapia e non solo erano anche ben visibili avendo collo e spalla bruciati.

 

Effettuai il corso e passai in servizio permanente effettivo.
Fui destinato da Taranto a Augusta, arrivato al nuovo ente, mi comunicarono che l’ospedale militare di Augusta voleva sottopormi a visita facendomi le stesse ed identiche prestazioni dell’ospedale militare di Taranto, ma con la differenza che la commissione di Augusta mi poneva in Congedo Assoluto ed in attesa di impiego civile presso il Ministero della Difesa.
Occupazione che arrivò dopo circa 1 anno presso la SERIMANT di Palermo. Avendo dal 2005 al 2008 contratto debiti per far vivere la mia famiglia, dovetti chiedere 3 trattenute in busta paga fino al punto che percependo 1100€ e non potendomi permettere un affitto di casa, decidemmo di andare ad abitare a Torino presso la casa di mio papà dove attualmente vivo.
Presi servizio presso Il Comando Regione Militare Nord di Torino, appena arrivato dopo 5 anni di attesa mi fu notificata la non dipendenza da causa di servizio esprimendosi che non esisteva un nesso causale tra l’attiva svolta e la patologia.
Non accettai la loro espressione e mi rivolsi al TAR Lazio chiedendo di annullare il parere del comitato di verifica sulle cause di servizio ed attualmente sono in attesa di fissazione udienza.

 

Uranio Impoverito: l’ombra dei militari

 

In questi anni tramite Internet ho sentito parlare di Uranio Impoverito e le nanoparticelle di metalli pesanti ma effettivamente non ho mai avuto la certezza che il mio male dipendesse da questi agenti tossici.
Decisi di prendere i miei campioni bioptici dall’Anatomia Patologica di Palermo e trasferirli in un centro denominato NANODIAGNOSTICS presso l’università di Modena. Unico centro in territorio nazionale in grado di constatare l’eventuale presenza di nanoparticelle di metalli pesanti.
Ed esattamente alla fine del 2011 arrivò il tanto atteso referto, comunicandomi che erano state riscontrate numerosissime nanoparticelle di metalli pesanti tra cui: Rame, Acciaio, Nichel, Manganese, Bario etc…e nelle conclusione della stessa relazione si evince la inequivocabile esposizione a cui io sia stato sottoposto.
A conoscenza di questo non mi avvalgo più del nesso Probabilistico ma del nesso di certezza.
Istaurai domanda per essere definito Vittima del Dovere che nel caso in cui la percentuale d’invalidità fosse almeno il 25% viene corrisposto un assegno vitalizio pari a circa 1400 euro.
In data 15/06/2012 vengo convocato dall’ospedale militare di Torino, postomi davanti la commissione e fornisco la documentazione del Linfoma e della Contaminazione.
Risultato? Un rifiuto….INCREDIBILE MA VERO…. viene rifiutata la documentazione della contaminazione dicendomi che Roma aveva richiesto di quantificare l’invalidità solo sul linfoma.
E che percentuale mi hanno dato?
Il 23 %  (figuriamoci se davano almeno il 25% ma neanche per scherzo).
Comunicato con il mio avvocato cede la cosa molta positiva anche perché entro la fine del 2012 vuole chiedere il risarcimento dei danni per me e la mia famiglia.
Lorenzo Motta

 

 

 

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Licenza Ordinaria e Diritti di Assenza per i Militari in Missione all’Estero 3.00/5 (60.00%) 3 Vota questo articolos

La Direzione Generale per il Personale Militare ha pubblicato chiarimenti rispetto le disposizioni applicative in materia di licenza ordinaria e assenze dal servizio dei militari impiegati fuori area. Nel concreto, ha fornito chiarimenti in merito alla “decorrenza applicativa” delle disposizioni e alla possibilità di fruire in patria dei permessi di Rest and Recuperation, non utilizzati in teatro.

 

Ecco le disposizioni per la loro concessione:

1.    Licenza Ordinaria (norma D.P.R 394 e 395 del 1995)

I militari di ruolo impiegati nei teatri operativi fuori area continuano a maturare la licenza ordinaria, durante tale impiego. Questa potrà essere utilizzata al rientro in Italia una volta finalizzata la missione.

 

2.    Diritti di Assenza dal Servizio durante gli impieghi operativi fuori area

 

Il Comando Operativo Interforze (COI), organo nato nel 1997 e dipendente dal Ministero della Difesa, ha emanato regole specifiche per il personale contingentato.
-    2,5 giorni al mese a titolo di riposo (Rest and Recuperation)
-    96 ore consecutive di assenza dal servizio dopo 120 giorni continuativi di impiego in missione.

 

Questi diritti devono essere utilizzati, a pena di decadenza, durante il periodo di durata della missione all’estero.
Nel caso in cui non sia possibile, per i militari in missione, allontanarsi dalla località dove sono impegnati, per questione di sicurezza ad esempio, questi avranno diritto ad essere lasciati liberi da ogni servizio e da ogni attività lavorativa per un tempo pari ai giorni regolati dal COI.

 

I militari impiegati in missioni all’estero competono i giorni di assenza dal servizio previsti dalle normative che ne disciplinano la missione in concreto, ovvero da norme proprie dell’organismo sovranazionale che dirige la missione (accettate ovviamente dal Ministero della Difesa). Ad esempio, nel caso dei militari impegnati in Afghanistan, nella missione Isaf, sarà l’ONU a regolare i giorni di assenza dal servizio.

 

3.    Periodi di Assenza dal Servizio al Rientro in Patria (D.P.R n.163 e 164 del 2002)

Le domeniche trascorse in teatro, non fruite per esigenze del lavoro in missioni internazionali, possono essere ricuperate al rientro nel paese. Questo diritto non è monetizzabile.
Inoltre, i militari rientrati in Italia dopo una missione internazionale hanno diritto a un numero di giorni di assenza prima di riprendere il lavoro. Questi giorni devono essere pari alla differenza tra le domeniche trascorse in teatro (26 per 6 mesi) e il totale dei giorni di assenza di cui parla il punto precedente utilizzati durante la missione.

Per accedere alla circolare completa puoi andare a questo indirizzo: http://www.difesa.it/Segretario-SGD-DNA/DG/PERSOMIL/Concorsi/Concorsi95/Documents/Circolari_varie/Secondo%20reparto/Circ_licenze_pers_teatri_operativi.pdf

 

 

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Fonte: Mondo Panorama

Il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Italiano, generale Claudio Graziano, si trova a Herat, in Afghanistan, per una visita ufficiale ai soldati italiani in missione iniziata ieri.

 

L’obiettivo della visita è conoscere la situazione sul terreno del lavoro dei militari italiani e della zona di responsabilità italiana. In questo modo è prevista la visita a tutte le unità dell’RC-W e le sedi delle task force che compongono il contingente italiano in area.

 

La situazione in Afghanistan è attualmente rischiosa anche se sotto controllo, come ha dichiarato lo scorso 15 agosto il sottosegretario alla Difesa Gianluigi Magri nell’ambito della sua visita al contingente.

L’ultimo episodio pericoloso per i soldati italiani è accaduto pochi giorni fa quando tre militari sono rimasti feriti per la caduta, senza esplosione, di un razzo da 107 millimetri all’interno dell’avamposto italiano di Bala Baluk, la FOB Tobruk, nel settore di competenza della Task Force South su base Cavalleggeri Guide.

 

Attualmente l’Italia ha circa 4mila militari dispiegati in Afghanistan nell’ambito della missione ISAF. Entro il 31 dicembre 2014 l’intera missione avrà cambiato volto, con il ritiro delle truppe combat e il rischiaramento di diverse competenze sul terreno con l’obiettivo di una rinascita del paese.

 

 

Fonte: Paola Casoli Blog

 

 

 

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Foto: Ansa

Due giorni senza troppe novità nel caso dei due marò trattenuti in India da oltre sette mesi. Due sedute nelle quali si dibatte su quale dei due paesi, Italia o India, ha il diritto a processare i due marò. L’udienza continuerà oggi.

 
Due giorni in fila di confronti tra i rappresentanti legali dello stato indiano e i rappresentanti legali di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due marò italiani trattenuti in India dal 15 febbraio scorso dietro l’accusa di aver ucciso due pescatori indiani nelle coste del Kerala, non hanno servito ad avanzare verso la risoluzione del caso né la liberazione dei fucilieri.

 
La principale discussione, in queste due sedute, è stata riferita all’applicabilità o meno della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del Mare (Unclos) nella vicenda.
Secondo l’art. 97 della Unclos, i due marò dovrebbero essere processati in Italia, il paese a cui appartiene la bandiera della nave coinvolta nell’incidente, la Enrica Lexie. Lo Stato Indiano invece, difende il suo diritto nel processo giuridico dei fucilieri e mantiene che l’incidente è accaduto in territorio indiano.
Secondo l’avvocato dei marò, Harish Salve, nella zona non è applicabile la giurisdizione dello stato indiano perché “le leggi indiane sono sottoposte alla Unclos (a cui Italia e India hanno aderito, ndr) e l’incidente in questione è avvenuto in acque contigue e non territoriali“. Inoltre, l’avvocato ha ricordato che “i marò godevano di una immunità totale derivata dalla funzione di protezione della nave loro affidata dallo Stato italiano”.

Latorre e Girone appartenevano ad u’unità del battaglione San Marco, della Marina Militare, con funzioni antipirateria.

 

Cosa dice l’India?

L’avvocato dello stato indiano difende, ovviamente, una posizione diversa. D’una parte ha difeso le attuazioni che finora sono state adottate dalle autorità indiane. Inoltre, considera che non è applicabile la Unclos: “Pensiamo – ha detto rivolto al presidente del tribunale n.2 della Corte, Altamar Kabir – che l’invocato articolo 97 della Convenzione che riguarda gli incidenti della navigazione non si applichi al caso di presunto omicidio“, come in questo caso.
D’altra parte, è rispetto all’immunità di Latorre e Girone, ha sottolineato che la nave è stata fatta entrare nel porto di Kochi con un artifizio e “in questo caso, ha ricordato, le corti di ‘common law’, incluse le ex colonie britanniche, applicano il principio ‘bene captus male detentus’, cioé giudicano, pur se la cattura é avvenuta in violazione di leggi internazionali”. E, aggiunge, l’India potrebbe applicare “la giurisdizione passiva, poiché i due pescatori uccisi erano di nazionalità indiana e la nave su cui si trovavano pure era indiana”.

Le autorità indiane accusano i due marò di aver ucciso due pescatori disarmati. Ad aprile, l’Italia ha pagato 190.000 dollari di risarcimento per ognuna delle famiglie delle vittime, che hanno lasciato cadere le accuse, ma il caso di Stato è proseguito.
Il dibattito continuerà oggi con la fine dell’intervento di Banerjee e l’arringa dell’avvocato del Kerala.
Bisogna ricordare che sono passati più di sette mesi dell’incidente e, da quel momento, i nostri marò sono trattenuti, in libertà sotto cauzione, in attesa di un processo che sembra non arrivare mai. I principali motivi, i continui rinvii, dilazioni e incoerenze che in tutti questi mesi ci sono state da parte delle autorità e gli investigatori indiani.
Fonte: ANSA / Reuters

Libano. Corridoi liberi

29 agosto 2012 inviato da Staff
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Difesa

I soldati italiani in missione a Libano, hanno finito il risanamento di due corridoi all’interno di campi minati antiuomo. Si tratta di spazi disposti nella zona Blue line, di responsabilità italiana, concretamente nel settore ovest.
Si tratta di un lavoro realizzato, per oltre 3 mesi,  da parte degli sminatori dell’Ariete, dell’Esercito Italiano, che consentirà il posizionamento, nei corridoi sminati, di ulteriori Blue Pillar, ovvero segnali visibili per marcare il limite che separa Israele del Libano.
Durante i tre mesi di lavoro, le squadre di guastatori del 10 reggimento di Cremona, in missione a Libano, si sono alternate.
Il risultato
Il ritrovamento e al successivo brillamento di 41 mine antiuomo e 5 anticarro. Tutti i dispositivi sono stati distrutti nelle zone di demolizione controllate.

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Ridateci i Nostri Leoni

È stato rimandato a domani il dibattito sul ricorso presentato dal governo italiano contro il processo istruito nello stato indiano del Kerala contro i due fucilieri italiani, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. I due marò si trovano trattenuti in India, dal 15 febbraio scorso, accusati di aver ucciso due pescatori indiani ai quali avrebbero scambiato per pirati.

 

Dopo varie incongruenze e molte udienze rimandate, la Corte Suprema indiana ha iniziato ad esaminare oggi il ricorso presentato dal rappresentante legale dei due fucilieri per invalidare il processo.

 

Secondo ha pubblicato Il corriere del mezzogiorno, l’avvocato difensore dei marò, Harish Salve, ha illustrato nella seduta di oggi i principi generali di esercizio della sovranità e di giurisdizione in base ai quali le autorità del Kerala non avevano il diritto di intervenire nella vicenda.

 

Casò Marò: competenze dello Stato Indiano

Salve ha ricordato che l’incidente è accaduto in acque internazionali, a circa 20 miglia nautiche dalla costa indiana. In questo senso, l’India non ha competenze per processare Latorre e Girone ma devono essere processati in Italia. Infatti, l’avvocato dopo di aver esaminato le varie sezioni del codice penale indiano, ha affermato che “esso non trova applicazione in questa vicenda perchè l’incidente è avvenuto fuori della zona in cui l’India può esercitare una sovranità diretta”. Mentre, ha concluso, il diritto pubblico internazionale “è chiaro assegnando allo Stato di cui è la bandiera della nave, il diritto di giudicare eventuali reati commessi dal personale a bordo”.

 

Inoltre, Salve ha ricordato il ruolo dei due appartenenti alla Marina Militare, ha ricordato che stavano lavorando “a risoluzioni delle Nazioni Unite e nelle vesti di rappresentanti dello Stato italiano”. Non si tratta di agenti privati, ha aggiunto, “ma di veri e propri delegati a garantire la sicurezza dell’unità, che in caso di emergenza non erano neppure sottoposti all’autorità del comandante di bordo”.

 

Fonte: Corriere del Mezzogiorno

Militari: tagliate o non tagliate le pensioni?

28 agosto 2012 inviato da Staff
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Foto: Reuters

Futuro ancora incerto per l’applicazione delle modifiche sulle pensioni dei militari italiani, quelle che contiene il Decreto Salva Italia e che prevedono un innalzamento dell’età pensionistica nel caso di appartenenti alle Forze Armate e alle Forze dell’Ordine. Queste previsioni del governo sono state fortemente criticate da tutti i sindacati e rappresentanti dei comparti sicurezza e difesa.

Ma dopo……nulla!!!??? O si?

 

La prima scadenza per l’approvazione definitiva di queste misure era il 31 luglio, e quella, è andata. Ora è stata fissata a fine ottobre. Di sicuro non è stato tutto detto ma forse il governo, visto che tutti i partiti erano contro queste misure, ci ripensa un attimo. Infatti, è stata approvata recentemente una mozione al Senato che obbliga il governo a rispettare la “specificità” di questa categoria.

Come abbiamo sempre detto, non è lo stesso né paragonabile lavorare fino a 70 anni dietro ad una scrivania che facendo il militare o il poliziotto, questo è ovvio. L’approvazione di queste misure, non solo non è giusta per gli appartenenti a queste categoria ma è anche grave per quel che riguarda le garanzie di sicurezza per i cittadini.

Decreto Salva Italia

Nel decreto salva Italia era prevista l’armonizzazione del comparto sicurezza, 400mila persone, questo unito alla riforma Fornero che stabilisce per tutti l’innalzamento dell’età pensionabile e l’anticipo del passaggio dal più vantaggioso sistema retributivo a quello contributivo.

Per il momento le pensioni dei militari vengono regolate come prima, ma hanno una serie di meccanismi in grado di far salire l’assegno: lo scivolo automatico di 5 anni, ad esempio. Secondo ha pubblicato il Corriere della Sera, il governo con le nuove misure intende “alzare l’età pensionabile e smontare questi meccanismi che hanno una loro ragion d’essere, vista la delicatezza del settore”.

Sicuramente, ora che sono stati richiesti sacrifici a tutti i settori, e infatti tutti i settori sono scontenti, non è facile trovare una soluzione per non discriminare nessuno. Staremo a vedere.

Come staremo a vedere cosa succede con il taglio di 30mila unità previsto dal governo nei prossimi dieci anni.

Vinceremo tutte e due le partite?

Tre soldati italiani feriti in Afghanistan

28 agosto 2012 inviato da Staff
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Tre militari italiani, in missione in Afghanistan, sono stati investiti ieri mattina dall’impatto di terriccio e pietre proiettate da un ordigno non esploso. È successo ieri mattina quando un razzo da 107 mm lanciato da talebani è caduto, senza esplodere, all’interno della FOB (Forward Operative Base) Tobruk, di Bala Boluk, settore di competenza della Task Force South, su base Reggimento Cavalleggeri Guide, nell’area sud del Regional Command West , a guida italiana.

 

Secondo ha informato il portavoce del contingente italiano in Afghanistan, tenente colonnello Francesco Tirino i soldati, tutti originari della Campania, sono stati trasportati per le cure del caso presso l’infermeria (Role 1) della base, per uno di loro si è reso necessario il trasferimento, a scopo precauzionale in quanto ha ricevuto un colpo al torace, per ulteriori accertamenti al Role 2 di Farah. Gli altri due militari hanno riportato solo lievi contusioni.

 

Sono stati i propri soldati italiani ad informare personalmente i loro familiari.

Afghanistan: situazione critica

Inoltre, nell’attacco sono rimasti uccisi altri 17 civili, tra cui due donne. Sono stati trovati decapitati nella zona dell’Helmand, nel sud dell’Afghanistan, secondo quanto ha riferito il portavoce del governo provinciale locale, Dawood Ahmadi. La strage, ha spiegato Ahmadi, e’ avvenuta ieri sera nel distretto di Kajaki e al momento gli inquirenti stanno provando a determinare le ragioni del massacro, di cui si sospettano i militanti Talebani. Il portavoce ha sottolineato che le vittime sono “civili innocenti”.

Ahmadi ha riferito inoltre che almeno 10 soldati dell’esercito afghano sono morti e quattro sono rimasti feriti in un attacco compiuto da altri uomini con la divisa delle forze armate di Kabul, di cui si sono perse le tracce, a un checkpoint nella provincia di Helmand.

Fonte: Adnkronos

Foto: TeleSanterno

 

 

 

 

Latorre e Girone: nuovo appuntamento 28 agosto

27 agosto 2012 inviato da Staff
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Domani nuova seduta sul ricorso italiano riguardante il caso dei due fucilieri italiani Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, trattenuti in India dal 15 febbraio scorso.

Il 16 agosto è stato l’ultimo dibattito su questo ricorso che riguarda la sospensione del processo contro Latorre e Girone. Il rappresentante legale difende la sospensione del processo per  la posizione della nave italiana Enrica Lexie nella quale si trovavano i due marò, nel momento dell’incidente, e sottolineando come la presenza dei due militari fosse una decisione presa dal governo di Roma sulla base di una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu riguardante la protezione delle navi nelle zone infestate dai pirati.

 

 

 

 

Militari Italiani in missione a Somalia

27 agosto 2012 inviato da Staff
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Militari Italiani in missione a Somalia 1.67/5 (33.33%) 3 Vota questo articolos

Foto: nsd.it

Negli ultimi giorni, appartenenti all’ Esercito Italiano, hanno ricevuto l’Induction Training e saranno operativi presso il campo di addestramento di Bihanga, a 250 km di Kampala (Somalia) nei prossimi giorni. La loro missione è quella di addestrare 500 soldati circa, delle forze di sicurezza somale.

Secondo fonti del Ministero di Difesa, sono 10 i militari italiani impegnati in questa missione per la stabilizzazione del Corno d’Africa. Questi specialisti dovranno fornire i soldati di Somalia conoscenze e tecniche utili a contrastare la minaccia delle mine e degli ordigni esplosivi improvvisati(IED) unitamente a nozioni di primo soccorso tattico sul campo di battaglia (Combat Life Saving).

 

 

Common Security and Defense Policy

La missione, istituita dall’Unione Europea nel 2010, si colloca nell’ambito delle attività afferenti alla Common Security and Defense Policy, e si è rivelata importante per il suo contributo alla stabilizzazione della Somalia, dove lo scorso 20 Agosto sono stati eletti 215 nuovi membri parlamentari.