Archivi per giugno, 2012

Soldati Italiani: La Guerra più dura è in Patria

30 giugno 2012 inviato da Staff
  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
Vota Questo Articolo

immagine: forzearmate.org

“Un gonfiore nella parte destra del collo per poi andare a ritroso alle missioni e agli sfottò ai militari americani e olandesi che nonostante i 40° erano vestiti con protezioni e maschere monofiltro mentre loro se ne andavano in giro in pantaloncini corti. Guarda come vanno in giro con 45° dicevamo’. Purtroppo nel 2005, mentre mi facevo la barba, notai un gonfiore nella parte destra del collo. In una prima diagnosi mi dissero che era una tubercolosi linfonoidale. Successivamente, il 13 dicembre, mi fu diagnosticato il linfoma di Hodgkin”.

Così Lorenzo Motta soldato italiano, protagonista di molte missioni militari all’estero, dalla Turchia, alla Grecia passando per la Guerra del golfo, racconta i primi sintomi del Linfoma di Hodgkin, che gli sono costati 8 cicli di chemioterapia e 35 sedute di radioterapia oltre alla perdita del lavoro per non idoneità al servizio.

Nonostante sia ormai evidente e conclamato il devastante effetto che l’impiego di uranio impoverito ha avuto sui nostri militari, questo tema rimane tabù: poco trattato, poco diffuso, poco conosciuto. Si nasconde la testa sotto la sabbia insomma, nella speranza che si smetta di parlarne. E invece non sarà così, se ne parlerà e sempre a gran voce, per rispetto di coloro che non ci sono più e di quelli che ancora lottano contro questo male, figlio di uno stato irresponsabile.

Proprio lo scorso 30 maggio, la commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito ha approvato all’unanimità una importante relazione presentata dal senatore PD Gianpiero Scanu, grazie alla quale si andrà a riqualificare l’area dei poligoni militari sardi di Quirra, area che verrà chiaramente bonificata.

Le indagini epidemiologiche eseguite su quel territorio infatti lasciano pochi dubbi sul fatto che l’uranio impoverito sia causa di malattie oncologiche e disfunzioni genetiche. Nonostante il passo avanti di questa decisione però il riconoscimenti ufficiale della pericolosità dell’uranio impoverito non è totalmente rispecchiata nei dati raccolti durante l’inchiesta in Sardegna secondo la commissione: su 3.761 casi di malattie neoplastiche diagnosticate tra il 1991 e il 21 febbraio 2012, soltanto 698 casi riguardano il personale che ha preso parte a missioni all’estero; dei 479 decessi, 96 riguardano questa categoria di personale.

E le vittime? I tribunali civili stanno negli ultimi anni riconoscendo risarcimenti economici ai militari ammalati da questo linfoma. Ma sono ancora pochi, troppo pochi questi casi. Le vittime non solo militari dell’ uranio impoverito infatti non sono mai state contate è difficilmente sarà possibile fare una stima certa: non si ha certezza neanche del fatto che nelle ultime missioni sia cessato il suo impiego… e questo la dice lunga sulla collaborazione dei vertici militari rispetto a questa incresciosa vicenda di cronaca nera.

Il linfoma di Hodgkin, è un tipo di linfoma le cui distinzioni sono la presenza di cellule tumorali giganti tipiche e di un abbondante infiltrato non tumorale, da esse reclutato, costituito soprattutto da leucociti mononucleati; L’origine è sempre in un singolo linfonodo, e la sua eventuale diffusione avviene per contiguità alla catena linfonodale correlata; Il decorso è tipicamente prevedibile (con precisa stadiazione), e la prognosi ottima (sia come sopravvivenza che come morbilità), grazie all’efficacia della terapia chemio- e radioterapica.

 

Fonte: Wikipedia, Quotidianopiemontese e Lindro.it

 

  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
Vota Questo Articolo

Si tratta di un nuovo atto di solidarietà nei confronti dei due marò trattenuti in India dal 15 febbraio scorso, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, per aver presumibilmente sparato due pescatori indiani.

 

Brindisi, che da 40 anni ospita il reparto d’èlite della Marina Militare, inserirà nel Palazzo di Città uno striscione per mostrare la solidarietà con i due fucilieri e le loro famiglie.

 

 “Ridateci i nostri Leoni” – così recita lo striscione – è il nome del gruppo nato su Facebook per volontà di alcuni amici ed ex commilitoni di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone.

 

Il gruppo conta attualmente 70mila iscritti ed ha dato vita ad altre dimostrazioni di affetto e lotta con l’obiettivo di riportare Latorre e Girone a casa.

 

Già lo scorso 12 maggio, un migliaio di persone, insieme ai familiari dei fucilieri, ha sfilato per le vie di Roma in una fiaccolata che ha visto anche la partecipazione del Sindaco Gianni Alemanno, del Presidente del Consiglio Regionale del Lazio Renata Polverini e di altri ex Ministri e Parlamentari.

 

A seguire, lo stesso gruppo Facebook, ha organizzato una petizione in tutta Italia. Sono state raccolte 5000 firme.

Manuele Braj: morto per la pace in Afghanistan

28 giugno 2012 inviato da Staff
  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
Vota Questo Articolo

La chiesa del Cristo Re di Collepasso, piccolo paese di Lecce, accoglierà stasera il funerale di Manuele Braj, il carabiniere morto lunedì in Afghanistan, mentre era in missione. Il carabiniere scelto è morto per “un attacco ostile deliberato che, tra l’altro, è stato rivendicato dal portavoce degli insorti talebani”, il sottosegretario alla Difesa, Filippo Milone.

Intanto, il suo paese piange per la perdita e proclama lutto cittadino.

Manuele lascia la moglie, Federica di 28 anni, e un bambino di soltanto 8 mesi. Viene da una famiglia stimata nel paese, tutti lavoratori e persone oneste con un gran amore per la patria, è quanto si legge nel sito ufficiale di Collepasso.

Una tragedia che, ultimamente, abbiamo vissuto troppe volte. Braj è la vittima numero 51 dall’inizio della missione Isaf in Afghanistan. Speriamo che la loro morte non sia inutile, che serva a qualcosa e che, davvero la pace sia una realtà, subito, nelle terre afghane.

 

Ecco, cosa è successo in Afghanistan (Servizio La 7)

  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
Vota Questo Articolo

L’Aula della Camera ha detto SI a un ordine del giorno, proposto della Lega Nord, nel quale il governo si impegna a “valutare, in sede di applicazione di riforma del lavoro, le eventuali conseguenze sul comparto pubblico Difesa e Sicurezza, e su quello in cui operano le società di sicurezza privata, qualora incompatibili con la specificità delle rispettive professioni”.

Secondo ha pubblicato Grnet.it, all’inizio il governo difendeva la sua contrarietà alla proposta ma poi si è visto praticamente obbligato a cambiare parere in quanto la maggior parte dei gruppi manifestava la sua adesione all’ordine dei “lumbard”.

Bisogna sottolineare che tramite questa proposta, il governo si limita soltanto a valutare la questione, niente di più.

Infine, l’odg incassa in via libera dell’Aula con 416 voti favorevoli, 7 contrari e 19 astenuti.

  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
Vota Questo Articolo

Rappresentanti della cultura indiana ora difendono l’Italia, al contrario di tutto quello che abbiamo visto finora: un atteggiamento egoista e presuntuoso da parte dell’India.

 

In un articolo apparso ieri su uno dei principali giornali indiani, The Hindu, Samir Saran e Samya Chatterjee, rispettivamente vicepresidente e ricercatore della Observer Research Foundation, autorevole think-tank indiano, difendono l’Italia e considerano che il processo a Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, “sta compromettendo la reputazione dell’India”.

 

In questo senso, gli autori dell’articolo ricordano che i due marò “ non erano né ex militari né contractors ma marò dispiegati sulla nave italiana Enrica Lexie”. Ciò in base alla Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare, sottoscritta da 162 Paesi, fra cui Roma e New Delhi.

 

Gli analisti lamentano il fatto che lo Stato del Kerala ha deciso di processare “due militari in servizio per atti compiuti in difesa del loro territorio” e segnalano che l’incidente è avvenuto “al di fuori del territorio indiano”, per tanto riguarda l’Italia accogliere il giudizio.

 

Saran e Chatterjee, sottolineano che il paese asiatico dovrebbe rispettare i suoi obblighi internazionali, derivanti dall’Unclos, in base a cui “i tribunali italiani hanno unica ed esclusiva giurisdizione sulla questione”. Addirittura gli autori si sono appellati alla Corte Suprema Indiana, ora investita del caso, chiedendo di fare chiarezza. Occorre una decisione “senza ambiguità”, concludono, altrimenti “la reputazione dell’India come Paese rispettoso del diritti internazionale rischia di essere minata”.

 

 

  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
Vota Questo Articolo

Oggi è previsto l’arrivo della salma di Manuele Braj, carabiniere morto in Afghanistan, due giorni fa. Braj è la 51esima vittima italiana nel territorio afghano.

 

L’arrivo è previsto alle 10.30 all’aeroporto di Ciampino e poi, i resti mortali del carabiniere saranno trasferiti all’ospedale militare del Celio, a Roma, dove verrà allestita la camera ardente. Le esequie solenni sono previste stasera, alle 19.00, presso la basilica di Santa Maria degli Angeli.

 

Braj, di 30 anni, era sposato e lascia un figlio di 8 mesi. Nel suo paese, Collepasso (Salento), si è decretato lutto cittadino. “Con un’ordinanza fino a giovedì sera – ha detto il sindaco Paolo Menozzi – è stato proclamato il lutto cittadino, le bandiere saranno a mezz’asta e le attività del consiglio comunale sono rinviate. Questo per noi e per tutta la comunità è il momento del dolore”.

 

Il sindaco è partito ieri sera con la famiglia di Manuele e della moglie per ricevere questa mattina la salma di Braj all’aeroporto di Ciampino. “Per l’ultimo saluto di Collepasso verrà allestita – ha spiegato Menozzi – una camera ardente nei locali adiacenti alla parrocchia Cristo Re dove giovedì alle 17.30 si terranno i funerali. Il nostro modo per rendere omaggio a Manuele”.

 

 

 

  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
Vota Questo Articolo

Fiaccolata per liberalizzazione marò (Gruppo: Ridateci i nostri Leoni)

 

Oggi scrivo da un punto di vista qualunquista, sicuramente non è la prima volta negli ultimi mesi. Leggo i giornali e mi stupisco quando vedo…NIENTE….non c’è niente: aggiornamenti, notizie, dettagli…..qualcosa, voglio sapere qualcosa su Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Ci sono molte persone che attendono queste notizie, seguono la vicenda e sono preoccupate per una realtà che non riescono a credere, che non riusciamo a credere.

 

Io non dimentico, e ci sono tante persone che non dimenticano. Le invito a commentare qui questo post per ricordare, in onore ai nostri marò che, cercando di fare al meglio il suo lavoro, sono finiti in una prigione indiana per dei mesi senza neanche una prova per le accuse.

 

Ora, si trovano meglio….ok, fuori dal carcere ma sempre detenuti. Inoltre, continuano sempre le dilazioni e gli spostamenti di date per le indagini e il procedimento giuridico. Non mi sembra una cosa seria!!!!

 

Leggo una volta e poi un’altra le dichiarazioni del sottosegretario agli Esteri, Staffan del Mistura, chi ha detto alcuni giorni fa che “L’Italia non molla e non mollerà mai e poi mai i nostri marò. E lo avete visto. Sono completamente sorpresi anzi scioccati laggiù (in India, ndr) dell’intensità della nostra azione. Uno straordinario team dedicato di più di 10 persone per due marò. Si perché due marò sono come 1000″.

 

Lo avete visto??? Ma chi….chi l’ha visto? Io no….penso fin dall’inizio e continuo a pensare che l’India ci prende in giro, sono sempre stati gli indiani a decidere tutto e addirittura saranno loro ad accogliere il giudizio quando la vicenda, se non ho capito male, è accaduta in acque internazionali. Altre questioni? Certo, due traduttori indiani per i nostri marò….ci mancava solo questo. Poi….altre sorprese?

 

Il sottosegretario aggiunge: “Sull’incidente abbiamo una posizione ferma e precisa che molti Paesi come la Cina condividono. In un incidente avvenuto in acque internazionali da una nave internazionale è la bandiera della nave che conta. In India usano la legge 40 e per loro le pallottole sono partite da una nave italiana ma sono arrivate su una nave indiana e in territorio indiano per cui vale la legge indiana. Il nostro punto di vista è ben diverso vale e verrà fatto valere sempre perché apre un vaso di pandora. In questo caso avremo una spirale senza fine. Pertanto rimango convinto che la chiave di volta, la chiave vincente sulla quale puntiamo e con la quale otterremo i risultati è proprio l’immunità funzionale”,…..mah……..Ditemi quello che pensate….è l’unico modo di farci sentire. 

 

 

 

 

  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
Vota Questo Articolo

Il Governo deve pubblicare, entro questa settimana, le norme definite che regoleranno d’ora in poi il sistema previdenziale nel caso di appartenenti al comparto Sicurezza, Difesa e Soccorso Pubblico. Tutto punto che la situazione peggiorerà rispetto alle condizioni pensionistiche attuali, senza tenere in alcun conto la cosiddetta “specificità” (norma incompleta elevata al rango di legge dal precedente governo ma assolutamente priva di contenuto vincolante).

Uno dei punti conflittivi della nuova legge è l’eliminazione della pensione privilegiata e del moltiplicatore contributivo. La nuova proposta non include queste possibilità.

Pensioni Militari

In poche parole, la nuova norma sulle pensioni per cittadini in uniforme prevede una penalizzazione annua della pensione anticipata (accessibile finora per lavoratori con 40 anni di contributi) di chi non ha ancora compiuto i 58 anni, indipendentemente degli anni contributivi. In questo modo, il lavoratore è costretto a rinunciare al pensionamento.

Infatti, le nuove regole includono un innalzamento dell’anzianità lavorativa, in termini di contributi, fino a 42 anni e 7 mesi. Solo in questo caso sarà possibile accedere alla pensione anticipata che però non è garanzia di una pensione degna,  a causa delle contemporanee penalizzazioni.

A questo punto bisogna sottolineare il fatto che non è una questione soltanto di anni contributivi ma del tipo di lavoro. Infatti, un lavoratore di 58-60 anni, ad esempio, non ha le capacità fisiche e psicologiche di garantire un valido servizio ai cittadini. E’ ovvio, il lavoro di militare o di poliziotto non è uguale ad altri tipi di lavori non sottoposti a rischi e pericoli. Su questo siamo d’accordo immagino.

Ecco le misure predisposte dal governo (fonte grnet): BOZZA-REGOLAMENTO_PENSIONI-25-6-2012

Esercito Italiano: Silenzio Fuori Ordinanza

24 giugno 2012 inviato da Staff
  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
Vota Questo Articolo

Mi sono emozionato: BUONA DOMENICA A TUTTI!!!!

 

I Debiti della Difesa

23 giugno 2012 inviato da Staff
  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
Vota Questo Articolo

Il Ministero della Difesa è fortemente indebitato: a quasi 255 milioni di euro ammontano i debiti del ministero al 31 dicembre 2011, secondo il Rapporto di Performance 2011.

La maggior parte dei debiti sono conseguenza di un finanziamento minore registrato dalla Difesa l’anno scorso. Gran parte dei quali sono riconducibili ai canoni acqua, luce e gas. Il ministero evidenzia poi che con il livello di risorse previste per il triennio 2011-2013, ”in assenza di specifici interventi, la prontezza operativa dello strumento militare rimarrà al livello minimo necessario per far fronte agli impegni internazionali, con il rischio di veder aumentare le criticità che la caratterizzano”.

Secondo ha pubblicato l’agenzia ANSA, l’anno scorso in Italia il personale militare era di 291mila unità (di cui 110mila appartenenti all’Arma dei Carabinieri). Il disegno di legge delega per la revisione dello strumento militare prevede una riduzione del personale militare a 150mila unità (carabinieri esclusi) entro il 2024, nonché una profonda ristrutturazione organizzativa del ministero ”fortemente orientata all’efficienza ed alla funzionalità per restituire risorse al settore operativo”.

CRISI ECONOMICA

Che il paese vive un momento di crisi, lo sappiamo tutti. Ma il rapporto, parla di “una situazione congiunturale di questo tipo che non potrà restare solamente in capo al ministero della Difesa ma, vista la sua rilevanza, richiede la ricerca di soluzioni che possano conciliare le esigenze generali di finanza pubblica con le necessità di disporre di uno strumento militare in grado di operare ad adeguati livelli capacitivi, producendo quello per cui le stesse forze armate esistono e cioè la Difesa e la Sicurezza del Paese nel contesto delle Alleanze di cui è parte”.