Archivi per aprile, 2012

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Nave sulla quale sono morti i due pescatori indiani (Fonte: Globalist)

 

 

Un passo in avanti nel caso dei marò arrestati in India: il proprietario della nave nella quale viaggiavano i due pescatori indiani uccisi quasi tre mesi fa dichiara di non avere intenzioni di andare avanti con le accuse e di accettare un compenso economico di circa 25.000 euro. Di avere sparato sono accusati due fucilieri italiani, in carcere da quel giorno.
La prossima settimana, nel concreto mercoledì 2 maggio, è prevista la chiusura dell’accordo per l’indennizzo del proprietario del peschereccio At. Antony, nel quale c’erano i due pescatori uccisi il 15 febbraio scorso . Da questo crimine sono stati accusati i due marò italiani Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, in carcere da quel giorno.
L’armatore accetterà presumibilmente un risarcimento di 25.000 euro circa, secondo il giornale indiano The Indian Express, e non andrà avanti con il procedimento giudiziario.
È un passaggio in più in un caso troppo lungo, infatti questo avvenimento non implica nessun cambiamento nel procedimento penale contro i due soldati accusati dalla polizia del Kerala, in India, di duplice omicidio ma qualcosa è cambiata, in quanto l’armatore era l’unico testimone oculare nel caso. Per il momento non ci sono ancora novità su dove saranno processati i due marò, in India o in Italia.
Anche le famiglie dei pescatori uccisi hanno accettato recentemente un indennizzo da parte del governo italiano, di circa 300 mila euro.  Queste modifiche nelle intenzioni dell’armatore potrebbero avvicinare la liberazione dei due marò che si trovano attualmente in un carcere comune a Trivandrum, capitale dello Stato di Kerala.

Condoglianze alle vittime
La settimana scorsa i due marò arrestati hanno ricevuto, per la prima volta dopo più di due mesi, la visita dei loro famigliari.
Negoziazioni Internazionali
Intanto continuano le negoziazioni a livello internazionale sul posto nel quale saranno processati i due soldati italiani. Il ministro degli Esteri Italiano, Giulio Terzi ricorda “il principio della giurisdizione nazionale sulle navi di bandiera nelle acque internazionali e sui militari organi dello stato”. Una postura inflessibile è, d’altra parte, quella mostrata dalle autorità indiane, le quali considerano che il giudizio deve essere fatto in India.

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La prossima settimana, dopo il Consiglio di Ministri di venerdì, è prevista una riunione tra la Ministra Fornero e i ministri di Difesa, Giustizia, Interno e Politiche Agricole per definire le ultime caratteristiche della riforma del sistema pensionistico prevista in Italia per tutti i dipendenti.
Per quel che riguarda gli appartenenti all’Esercito Italiano, ad oggi hanno tre possibilità per accedere alla pensione:

 
1.    Vecchiaia:  con età compresa tra 60 e 65 anni
2.    Anzianità: con 40 anni di contributi oppure con almeno 57 anni di età e 35 anni di contributi
3.    Ausiliaria: militari che una volta in pensione, con i requisiti necessari, restano a disposizione della sua amministrazione per cinque anni senza svolgere alcuna attività ma percependo, oltre alla corrispondente pensione, un’indennità pagata dal ministero della Difesa che copre la differenza fra l’ultimo stipendio e la pensione.

 
D’ora in poi non si sa cosa succederà in quanto la proposta del Governo Monti prevede, talaltro, l’allineamento dei requisiti anagrafici per la pensione di vecchiaia, la modifica dei requisiti per la pensione anticipata e la cancellazione dell’ausiliaria. Questa proposta viene unita alla decisione del Ministro di Difesa, di applicare tagli di personale e risorse al comparto di difesa e sicurezza.
Ognuna di queste proposte che, sicuramente peggioreranno il servizio ai cittadini, hanno motivato manifestazioni e proteste da parte dei sindacati e il personale di difesa in generale ma, sembra che non hanno avuto risultati per quel che riguarda i piani del Governo. Sono davvero curioso per vedere come faranno i nostri rappresentanti politici per unire le riforme del sistema pensionistico a i tagli di personale.   (Foto: direttanews)

 

Argomenti correlati:

- accesso alla pensione sempre più difficile per i militari

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La moglie del soldato Massimiliano Latorre, in prigione insieme a Salvatore Girone, sotto l’accusa di aver ucciso due pescatori indiani il 15 febbraio scorso. Si è pronunciata per la prima volta riguardo la vicenda: “Sono moglie di Latorre e madre dei suoi tre figli, che hanno 12 e 10 anni, e 22 mesi di età. Sono rimasta in silenzio finora, volutamente; ho osservato in maniera rigorosa questo silenzio. Ma ora non posso fare a meno di rendere pubblica la situazione”.

 

In pratica, la moglie di uno dei due marò dell’Esercito Italiano ha parlato delle difficoltà che implicano tre bambini a casa da gestire da sola, inoltre si è appellata non solo alla famiglia di Latorre “affinché le risorse materiali necessarie non a me, ma ai bambini che sono la priorità unica di tutto ciò, siano disponibili per la conduzione normale dell’esistenza”, ma anche alle istituzioni “ perché possano aiutare i miei bambini in questo momento drammatico dell’esistenza di ciascuno di loro e della famiglia”.

Abbiamo pubblicato in questi giorni il pagamento di indennizzi, per circa 300.000 euro, da parte del governo italiano, ai famigliari dei due pescatori uccisi il 15 febbraio scorso in acque indiane. Di questa morte sono accusati i due marò italiani Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, in prigione da quel giorno.
Su questi pagamenti si è pronunciato il Ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola, il quale afferma che si tratta di “un atto di donazione, di generosità  al di fuori d’un contesto giuridico”. In dichiarazioni riportate da Il Sole 24 ore, il ministro ha segnalato che questo atto è stato fatto per venire incontro alle sofferenze delle famiglie ma è indipendente dal procedimento giudiziario.

 

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La Corte Suprema di New Delhi ha ammesso un ricorso per incostituzionalità nella detenzione dei due soldati italiani, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, per uccidere presumibilmente due pescatori indiani il 15 febbraio scorso nello stato indiano del Kerala.

 
Con questa ammissione, il giudice prende in considerazione la richiesta del governo italiano di processare i due marò in Italia in quanto la vicenda è accaduta in acque internazionali. Il prossimo 8 maggio, il governo indiano dovrà comparire davanti al giudice, per giustificare l’arresto. Un soffio di speranza in una situazione piuttosto complicata, in quanto dal 15 febbraio scorso i due soldati italiani sono prigionieri e questa carcerazione è stata sempre dilazionata. Infatti, dal lunedì prossimo si prevede che il giudice istruttore di Kollam estenda di altre due settimane la carcerazione preventiva dei due marò. Sarà l’ultima volta perché il 14 maggio si esauriscono i tre mesi di fermo di polizia.

 
Secondo l’agenzia Ansa, gli avvocati dei due marò hanno accolto le ultime novità con soddisfazione. “Ci trovavamo davanti a tre possibilità: che i giudici respingessero ‘ad limina’ la richiesta; che dicessero che era legittima ma che bisognava comunque attendere la fine dell’iter dell’Alta Corte del Kerala; o ancora, come è successo, che riconoscessero che la sostanza del ricorso meritava un immediato esame”.

 
L’avvocato sostiene che il governo del Kerala non è competente nel caso della Lexie perché rientra nell’ambito del diritto internazionale e delle convenzioni dell’Onu. Il legale ha poi ricordato che il reato è avvenuto in acque internazionali e, per questo, processare i due soldati italiani è competenza delle autorità giuridiche italiane.

 

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Marò arrestati: per ché il governo indiano pretende processare i due marinai italiani? 2.75/5 (55.00%) 4 Vota questo articolos

Questo video pubblicato sul Corriere serve per capire la differenza di opinioni tra il governo indiano e il governo italiano rispetto al processo giudiziario dei due marò arrestati in India.

Protesta dei militari trascurata dai media

23 aprile 2012 inviato da Staff
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Centinaia di militari e familiari di cittadini in uniformi continuano a richiedere il rispetto ai loro diritti, questa è l’unica conclusione possibile dopo la massiva partecipazione nelle proteste della settimana scorsa a Roma al grido, “non siamo cittadini di serie B”. Anche se la maggior parte dei mezzi di comunicazione pubblici hanno silenziato o trascurato la notizia, la realtà è che esiste un problema grave per quel che riguarda le garanzie dei militari, e i problemi vanno affrontati.

Questa è la valutazione dell’avvocato Giorgio Carta, ex carabiniere, specializzato in diritto militare e organizzatore della manifestazione: “come organizzatore sono soddisfatto della partecipazione alla manifestazione di Palazzo Spada. Come attivista dei diritti dei militari, invece, sono perplesso per aver constatato ancora una volta come i 500.000 cittadini in uniforme rischino la vita per difendere i diritti altrui e poi hanno paura di difendere i propri. È ora che si passi dal mugugno sterile che non porta a niente alla partecipazione attiva a fianco dei pochi coraggiosi che oggi si battono per i diritti dell’intera categoria. Non si può più aspettare di reagire solo quando un problema riguarda singolarmente una persona, bisogna acquisire uno spirito di gruppo per marciare compatti per il riconoscimento di una dignità sociale pari a quella degli altri cittadini.”

 

D’altra parte, il segretario generale del Coisp, Franco Maccari, parlava in questi termini: “Svolgere un lavoro difficile e rischioso, dedicare la propria esistenza al servizio degli altri e delle Istituzioni, avere proprio per questo una vita alquanto complicata e costringere i propri familiari ad enormi sacrifici… ed in cambio avere un trattamento penalizzante rispetto a tutti gli Appartenenti alle altre Amministrazioni. Incredibile ma vero. Accade in Italia, nel modernissimo ventunesimo secolo, quando ancora gli Appartenenti al Comparto Sicurezza devono subire intollerabili discriminazioni, contro le quali dobbiamo far sentire forte la nostra voce”.

 

Anche se molto triste, sembra infatti assurda la recente interpretazione della modifica della legge 104 del 1992, che sancisce il diritto di ogni lavoratore che assiste un congiunto handicappato in condizione di gravità di chiedere l’assegnazione alla sede più prossima al disabile; possibile per i normali cittadini, ma non per i militari, che a causa della specificità del servizio li vede esclusi da tale  diritti.

Quindi “o i legali che assistono militari e poliziotti sono un branco di incompetenti, oppure le posizioni dei giudici amministrativi sono sfacciatamente ‘appiattite’ sulle posizioni ministeriali, tanto da chiudere entrambi gli occhi di fronte alle ingiustizie più evidenti perpetrate dai vertici militari o dai funzionari ministeriali”.

Sarebbe bello chiedere, a tali giudici, cosa proverebbero  se avessero una figlia disabile e gli dicessero che non hanno diritto ad essere messi in condizione di prendersene cura a causa del suo ufficio?

 

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- Avvocato Giorgio Carta: la vita dei cittadini in uniforme è piena di discriminazioni

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La stampa indiana pubblica l’avvio di un indennizzo di 145.000 euro che il governo italiano dovrà rimborsare ad ognuna delle famiglie dei due pescatori indiani uccisi il 15 febbraio scorso al largo delle coste del Kerala in cui sono implicati due marò italiani, in prigione da quel giorno.
Secondo i giornali indiani, la cifra è stata accordata dal capo di gabinetto del ministero della Difesa italiano, Pasquale Preziosa e dagli avvocati della moglie di Jelastine Valentine, Doramma, e quelli delle sorelle dell’altra vittima, Ajesh Binki.

 
D’altra parte non ci sono novità per quel che riguarda la situazione dei due soldati italiani, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Sono nel carcere di Trivandrum, in India, da due mesi e non hanno ricevuto nessuna visita dei loro famigliari fino a qualche giorno fa.
Secondo pubblica il quotidiano avvenire, sono stati con loro la sorella e il nipote di Latorre (Franca Latorre e Christian D’Addario), il papa, la mamma e la moglie di Girone (Michele Girone, Maria Ferrara e Vania Ardito).

 
Al termine dell’incontro i famigliari hanno manifestato la felicità e la gioia per i momenti passati insieme dopo tanta sofferenza, che non è ancora finita.  Ovviamente “siamo felici di essere qui”, hanno detto, e di “avere visto bene i due ragazzi”. Inoltre, hanno ringraziato le persone che hanno fatto possibile l’incontro “ed anche la direzione del carcere che sta riservando ai nostri congiunti un trattamento degno”.  I familiari dei due marò italiano hanno espresso cordoglio ai familiari dei due pescatori indiani uccisi. “Salvatore e Massimiliano sono felicissimi di averci riabbracciati. Stanno bene, sono in forma e sereni – ha aggiunto Christian D’Addario, dopo la visita allo zio – Salvatore e Massimiliano hanno fiducia in quei piccoli passi che si stanno facendo per portarli a casa”.

 
Per Latorre e Girone non sembrano possibili comunque soluzioni a breve termine. La loro custodia giudiziaria è stata estesa fino al 30 aprile dal giudice istruttore di Kollam, mentre il processo in corso di primo grado, presso l’Alta Corte di Kochi, riguardante la giurisdizione verrà ripreso dopo il 20 maggio. Per quanto riguarda infine la petroliera, bloccata da due mesi nel porto di Kochi, è prevista domani una udienza presso la Corte suprema di New Delhi.

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La Nato avverte l’Italia e gli altri paesi europei che intendono ritagliare le risorse nei comparti di Difesa e Sicurezza, sull’importanza di mantenere la capacità di “rispondere alle sfide di sicurezza del futuro”. Queste dichiarazioni sono state realizzate dal segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, nella riunione mantenuta ieri a Bruxelles. Alcuni degli argomenti centrali dell’incontro sono stati la presenza delle truppe europee in Afghanistan e le risorse alla difesa.

 
Su questo punto, il segretario della Nato, che si è mostrato preoccupato per le politiche di austerity portate avanti da alcuni paesi come l’Italia, ha segnalato la necessità di investire in una “difesa intelligente” ovvero al miglior utilizzo delle risorse disponibili in questi momento di crisi.

 
La Nato promuove l’ottimizzazione dell’uso delle risorse ma anche l’investimento quanto possibile nel settore difesa perché “se il pacchetto difesa sarà un ‘tantum’ sarà la fine”. I ministri responsabili degli esteri e la difesa, presenti alla riunioni, hanno dato il via libera ad un progetto per la connessione delle Forze Armate (Connected Forces Initative), volta a rafforzare le attività di addestramento e disporre di tecnologia avanzata.

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Centinaia di militari e i loro familiari si sono manifestati ieri a Roma per esigere il rispetto assoluto ai diritti dei cittadini in uniforme, di solito, denunciano, considerati “di serie B”. Nel concreto, agenti di polizia e forze armate, hanno protestato di fronte a Palazzo Spada, sede del Consiglio di Stato nella capitale. L’avv. Giorgio Carta, ex ufficiale dei Carabinieri e organizzatore della protesta ha spiegato il malessere dei militari in questo modo: “le cause si trovano nella stretta giuridica data ai loro diritti dalla giurisprudenza della Quarta Sezione del Consiglio di Stato. Secondo quanto diramato dallo stesso Ministero della difesa  in Italia viene respinto il 95 per cento dei ricorsi proposti dai militari”

 

“Questo dato già in sé allarmante ed anomalo, continua Giorgio Carta, deve essere valutato considerando che nel 5 per cento dei ricorsi accolti sono compresi quelli puramente strumentali, proposti cioè per accedere ad atti amministrativi, per obbligare l’amministrazione a rispondere ad istanze o per chiedere l’ottemperanza di una sentenza”.
L’avvocato Carta ha denunciato più di una volta la discriminazione che, secondo lui, soffrono gli appartenenti alle Forze Armate e alle Forze di Polizia, anche “nell’attuazione di norme generali che sono la garanzia della maternità, della paternità, della tutela dei familiari portatori di handicap”.

Uranio Impoverito, 4.000 malatti tra i militari

18 aprile 2012 inviato da Staff
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I familiari dei militari deceduti in servizio criticano l’occultazione di morti per contaminazione di uranio impoverito, infatti parlano di circa 4.000 casi che sono stati indennizzati “solo parzialmente”. Il presidente dell’Associazione Nazionale Assistenza Vittime Arruolate Nelle Forze Armate (Anavafaf), Falco Accame, considera che “tra il personale militare deceduto al servizio del Paese non deve esistere una divisione tra personale ‘da mostrare’ e personale ‘da nascondere’ ”.

Sarebbero, infatti, circa 4000 i casi di contaminazione da uranio impoverito tra il personale militare in servizio.
Tale tesi si basa sulle risultanze dell’inchiesta della Procura della Repubblica di Lanusei (Ogliastra), fondata sullo studio delle ossa di 12 pastori che lavoravano sui pascoli nell’area del poligono sperimentale interforze di Perdasdefogu-Salto di Quirra, morti negli anni scorsi.

Peccato che di questi 4000 non ne facciano parte anche i militari in congedo che hanno lasciato il servizio e tutti i civili.

C’è da considerare poi il fatto che tale somma prende come data di partenza il 1991, quando in realtà il pericolo è partito da molto prima.
Fin dagli anni ’70, infatti, il personale militare si è sempre esercitato a mani nude, senza alcun tipo di protezione.

Tale fenomeno è di “assoluta gravità”  continua Accame; deve venire alla luce ciò che fino ad oggi è stato  tenuto ‘nascosto’.
Tutta la situazione deve essere presa finalmente in seria considerazione e i familiari delle vittime devono essere risarciti, come è giusto che sia; non è, infatti, assolutamente giusto che  la morte di un figlio o padre siano sostituita solamente con indennizzi parziali.

Con la mozione presentata di recente alla Commissione Difesa della Camera si spera, finalmente, nella risoluzione del problema.

 

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