Archivi per marzo, 2012

MARO’ ARRESTATI: BASTA SCUSE!!!!

30 marzo 2012 inviato da Staff
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È più di un mese che leggo e scrivo sulla situazione e sugli aggiornamenti dei due marò italiani arrestati e prigionieri in India, per uccidere (non è ancora stato provato), due pescatori indiani scambiati per pirati. Il caso è successo lo scorso 15 febbraio, da quel momento, Massimiliano e Salvatore, sono in carcere e a noi, nessuno ci dice niente….perché considero, a questo punto, che nessuno ci sta dicendo la verità.

 
Mi sembra poco ragionevole il fatto che un mese e mezzo dopo, i due militari, siano ancora in carcere se nessuno ha dimostrato che sono stati loro a sparare…..La mia pazienza finisce dopo varie dilazioni della Corte di Kerala, dopo le contradizioni del proprietario del peschereccio che prima diceva di aver riconosciuto la nave ma poi affermava non aver letto il nome della petroliera italiana, inoltre, secondo la perizia le indagini sulle arme usate per uccidere i due pescatori non è stata fatta correttamente. A cosa si gioca qui?

 
Il ministro Terzi, dopo i ritardi della corte di kerala, dice che per queste indagini ci vuole tempo e il premier Monti dice al primo ministro indiano di stare tranquillo perché si arriverà ad una soluzione. Ma che soluzione? Bisogna che i ragazzi tornino a casa, questa è l’unica soluzione.
L’india sta giocando con il nostro governo, sta giocando con noi. D’una parte, è in una posizione privilegiata in quanto ha nelle sue mani la nave e i due nostri militari.
Il 15 febbraio scorso qualcuno ha sparato due pescatori indiani mentre pescavano e questa gente va punita ma, non pensate che le indagini dovrebbero essere più ampie….? Per chè le altre cinque navi, presenti nella zona, sono andate subito via? Perché non sono stati indagati anche i militari a bordo della altre navi?
Per quanto ho letto, non è difficile incontrare barche da pesca utilizzate da pirati nell’Oceano Indiano, forse è stato difficile distinguere chi era a bordo del peschereccio per chi ha sparato…..non lo so, ma mi sembra opportuno scoprirlo.
È chiaro che in tutto questo, le vere vittime sono sicuramente i pescatori, l’India deve ampliare e migliorare la sicurezza per loro ma non penso che prendersela con i soldati italiani sia una soluzione, voi cosa ne dite?

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Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono “ottimisti”, almeno è quello che hanno dichiarato al Tg1 ieri in occasione della visita del ministro della Difesa, Gianpaolo Di Paola. “Continueremo ad affrontare questa situazione fino a quando, ben venga, arriverà la notizia di una soluzione.
Latorre e Girone sono trattenuti in India, dal 15 febbraio scorso, con l’accusa di aver ucciso due pescatori ai quali avrebbero scambiato per pirati. Da quel momento ci sono dubbi, indagini dilazionate e testimonianze che non quadrano….ma i due soldati sono in carcere.

foto: blog.panorama

Oggi è previsto che la Corte di Kerala decida sul ricorso contro la giurisdizione indiana. L’udienza del giudice P S Gopinathan è stata fissata per le ore 13.45 ora locale , le 18.15 ora italiana.  Infatti, il punto è che il governo indiano pretende processare i due marò italiani in India affermando che il caso è successo in questo paese ma, secondo il governo italiano e la UE, i soldati devono essere giudicati in Italia in quanto la vicenda è accaduta in acque internazionali.

 

Lexie torna a casa
Una buona notizia è l’autorizzazione alla partenza della petroliera italiana, Enrica Lexie, bloccata al porto di Kochi dal giorno dei fatti. La nave potrà lasciare il porto dopo di aver pagato un deposito.

A bordo della nave italiana vi erano oltre ai due marò arrestati anche altri 4 militari, Renato Volgina, Antonio Fontana, Alessandro Conte e Massimo Andronico, che facevano tutti  parte di un Nucleo Militare di Protezione, NMP, che secondo una legge italiana, la 130 del 2011, sono a bordo delle navi italiane come protezione delle stesse da assalti pirati.

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I due militari feriti il 24 marzo scorso in Afghanistan, nell’attacco in cui è morto il sergente Michele Silvestri, continuano il ricovero presso il Policlinico Militare Celio. Il primo caporalmaggiore Monica Contrafatto e al maresciallo Carmine Pedata, i due feriti, sono in cura presso il reparto di terapia intensiva, secondo ha informato il direttore del celio.

 
Ieri pomeriggio il capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Biagio Abrate, accompagnato dal capo di Stato Maggiore dell’Esercito, generale Claudio Graziano, si è recato in visita ai due soldati italiani.

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Quasi una settimana è passata dalla morte del sergente Michele Silvestri in Afghanistan, vittima da un colpo di mortaio lanciato dai talebani nel settore del Gulistan. La cinquantesima vittima italiana, in territorio afghano, dal 2004. Il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, ha dichiarato al Corriere della Sera che “i militari italiani caduti in Afghanistan hanno lo stesso valore degli italiani che persero la vita nella lotta al terrorismo”.

 
Cinquanta caduti sono tanti, “una realità tristissima”, come ha detto il ministro. Poi ha risposto ai dubbi percepiti in questi giorni nell’opinione pubblica rispetto alla convenienza o le motivazioni per le quali l’Esercito Italiano è tuttora in Afghanistan. “I nostri soldati combattono il terrorismo in un posto importante: l’Afghanistan può essere un fattore di stabilizzazione del subcontinente indiano invece di essere il contrario. Immaginiamo – ha proseguito Terzi – che cosa succederebbe se tornasse a essere un stato fallito o se lo diventasse il Pakistan. E’ in gioco anche la nostra sicurezza”.
Sul ritiro dei militari italiani dal paese Terzi ha precisato: ”Non abbiamo ne’ più ne’ meno fretta dei nostri alleati. Durante il 2013 trasferiremo la responsabilità alle forze afghane. Non abbiamo ancora calendari ma l’obiettivo è quello di far rientrare gran parte del nostro contingente per la fine del 2014”.

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Tensioni e mancanza di accordo nel governo rispetto alla proposta del presidente della commissione Difesa di Montecitorio, Edmondo Cirielli (Pdl) con riferimento alla riforma e i tagli previsti per il comparto di sicurezza e difesa italiana. C’è attesa per il disegno di legge delega di “revisione dello strumento militare” per ridurre il personale di 40.000 unità e ripartire i 14 miliardi annui a bilancio con nuove quote: 50% al personale, 25% all’esercizio e 25% agli investimenti.
Il Ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, si è mostrata contraria alla proposta e dal Pd ricordano che nella risoluzione di Cirielli, si parla, talaltro, di “mobilità volontaria” dei militari in esubero – solo i marescialli sono circa 50.000 rispetto ai 18 -19 mila considerati necessari – ma anche di “regime di riserve e preferenze” nei concorsi pubblici delle forze di polizia e “della polizia municipale”. Ettore Rosato (Pd) ha detto che “noi vogliamo discutere il disegno di legge annunciato” tanto per far intendere che una discussione preliminare, in attesa del testo, può essere fuorviante. Anzi, aggiunge il suo collega di partito al Senato, Giampiero Scanu, “c’è il sospetto che quella risoluzione, e una analoga che potrebbe spuntare a palazzo Madama in commissione, siano così dettagliate e schiacciate perché originate da testi del ministero della Difesa”.

 
Questa è la mia

Cosa ne pensate voi di queste misure? Per chè io non riesco ad immaginare marescialli che diventano polizia locale o stradale….pensate che è una buon’idea?!

 

Fonte: Rassegna Governo

Foto: Edmondo Cirielli (Pdl) adnkronos

Missioni Umanitarie in Afghanistan

29 marzo 2012 inviato da Staff
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Il Volo

Circa 230 kg di pacchi con beni di prima necessità (alimenti, aiuti umanitari, medicinali e vari tipi di materiale destinato ai bambini, ecc…) sono stati rilasciati dal personale dell’Aeronautica Militare e dell’Esercito Italiano nella clinica Adraskan, in Afghanistan. Il materiale è stato donato da varie associazioni di volontariato di Giardini Naxos, Francavilla e Taormina (ME), tra cui la FIDAPA (Federazione Italiana delle Donne nelle Arti Professioni ed Affari).

 
L’aeronautica Militare e l’Esercito Italiano hanno una parte umanitaria della quale forse si parla poco: uomini dell’Air Support Air Advisory Team (ASAAT) e Air Advisory Team MI17 coordinati con la Cooperazione Civile e Militare (CIMIC) della Task Force Center dell’Esercito sono stati i responsabili della distribuzione il week end scorso.

 
“Nell’ultimo anno grazie alla capacità delle forze della coalizione ISAF (International Security Assistance Force) e della giovane Afghan Air Force (AAF),” ha spiegato il capitano Cristoforo Russo, “è stato possibile aiutare i villaggi in prossimità della base aerea di Shindand, dove molto spesso la popolazione non ha a disposizione strutture sanitarie né personale medico qualificato.”
Questo, secondo me, è una delle missioni più importanti dei nostri militari. A chi si chiede, cosa facciamo in Afghanistan, io risponderei che facciamo questo?

Marò arrestati in India: la perizia assicura che “non hanno sparato loro” 5.00/5 (100.00%) 1 Vota questo articolo

Credits: la Presse

I due soldati italiani arrestati lo scorso 15 febbraio in India continuano in carcere ma non ci sono prove concrete contro di loro, nessuno può dimostrare che siano stati, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, a sparare ai due pescatori uccisi quel giorno.
Gli esperti considerano che ci sono incongruenze sia nelle testimonianze dei pescatori sia nelle indagini realizzate dalle autorità indiane.
Uno dei rappresentanti della perizia nel caso, Luigi Di Stefano, il quale ha realizzato un accurato rapporto su quanto accaduto nelle coste di Kerala, ha assicurato al Sole24Ore che “molti elementi non quadrano. A cominciare dall’autopsia effettuata dall’anatomopatologo del Tribunale indiano, il professor Sisikala che ha recuperato il proiettile dal corpo di uno dei due pescatori uccisi, definendolo calibro 0,54 pollici, parti a 13 millimetri cioè un calibro oggi inesistente”.

 
Il perito sostiene che “il proiettile è stato repertato con misure indicate in modo criptico e furbesco”, inoltre considera che “se Sisikala avesse espresso le misure del proiettile in forma canonica, cioè con calibro e lunghezza in millimetri, avrebbe scritto calibro 7,62 e lunghezza 31 millimetri. Il caso sarebbe già chiuso dal 16 febbraio, giorno successivo al fatto e giorno dell’autopsia. Invece del diametro ha reso nota la “circonferenza” (credo sia la prima volta al mondo) e invece dei millimetri ha usato i centimetri”, ha detto il perito a modo spiegativo.
Per Di Stefano, le autorità indiane hanno sempre saputo che il calibro che ha ucciso i due pescatori non è quello delle armi italiane e considera che ha avuto “malafede” da parte degli investigatori indiani. Una malafede che spiegherebbe, afferma il perito, perché i due esperti balistici dei carabinieri non sono stati ammessi alle indagini ma accettati solo come osservatori.

 
D’altra parte, Di Stefano parla di contradizioni nelle testimonianze dei pescatori: ad esempio, il proprietario del peschereccio, Freddy Bosco, ha detto “di aver subito l’attacco alle 16.15 ma in quel momento la Enrica Lexie si trovava 27 miglia più al nord” del luogo del successo. Inoltre, Bosco ha dichiarato, tre settimane dopo dei fatti, che non aveva mai visto la scritta della nave dalla quale erano arrivati gli spari.
Secondo le analisi di Di Stefano nella zona dove è avvenuto l’incidente erano 5 le navi con la stessa colorazione, di cui solo quattro chiamate dalla Guardia Costiera, che esclude la greca Olimpyc Flares che aveva appena denunciato un attacco di pirati. La nave greca comunque è stata esclusa subito dopo che la Enrica Lexie accettò di entrare nel porto di Kochi, dove i due marò furono poi fermati.

 

Le autorità indiane, con la scusa di dover fare ancora delle altre indagini, ritardano l’uscita dei due marò dal carcere ma, cosa fa il governo italiano? Forse niente?
Il presidente Mario Monti si è riunito ieri con il primo ministro indiano, Manmohan Singh, a Seul e l’unica conclusione alla quale sono arrivati è l’impegno per trovare “una soluzione amichevole”. Monti ha sottolineato la necessità di adottare una linea morbida con Nuova Delhi evitando di “battere i pugni” per favorire “esiti non sfavorevoli”.  Secondo quanto riportato dalla stampa indiana  in realtà Monti avrebbe addirittura accettato la giurisdizione di Nuova Delhi sulla vicenda dei due militari italiani.
Infatti, il Times of India pubblica un “cambio di atteggiamento e tono” da parte dell’Italia che ora, per bocca del premier, “rispetta la giurisdizione indiana sui due detenuti”.

Non va mica bene signor Monti!!!!!!

Per saperne di più: il giudice di Kerala afferma che è stato un atto di terrorismo.

Avv. Carta: “le donne sono molto più coraggiose nella difesa dei propri diritti”. 2.00/5 (40.00%) 1 Vota questo articolo

Alcuni giorni fa abbiamo pubblicato un articolo sulla presenza delle donne nell’Esercito Italiano e sull’importanza di lavorare ancora tanto per raggiungere l’ugualità tra soldati e soldatesse. Abbiamo consultato un ex ufficiale dei carabinieri, esperto di diritto militare, quale l’avvocato Giorgio Carta, secondo il quale “l’ingresso delle donne ha senz’altro avuto un effetto benefico per l’esercito “perché le soldatesse sono molto più coraggiose degli uomini allorché difendono i propri diritti e quelli dei colleghi.  Ovviamente, in battaglia, non sono forti fisicamente come i colleghi maschi, ma hanno mediamente più propensione a farsi rispettare dai superiori. Nella mia esperienza professionale, noto che dietro ai ricorsi collettivi, spiccano quali promotrici proprio le donne“.

 
Una teoria che ricorda gli studi svolti da Laura Miller e Charles Moskos, in Somalia: “si è verificata la capacità delle donne di portare un punto di vista nei confronti delle popolazioni locali molto più empatico, molto più flessibile, molto più in grado di instaurare un dialogo di quanto non avvenisse ai maschi”.

 
L’avvocato Carta spiega che, “a differenza che in altri paesi, in Italia non si riscontra un apprezzabile problema  di accettazione dei militari omosessuali. viceversa l’ingresso delle donne ha, specie all’inizio, registrato alcune difficoltà relazionali con i colleghi e i superiori, trattandosi di un settore ancora sensibilmente maschilista”.

 
D’altra parte, l’esperto assicura che in base alla sua esperienza nella difesa dei diritti delle donne soldato, non è  possibile generalizzare e che il trattamento varia da caso a caso: “abbiamo comandanti seri e altri meno seri, come nel mondo civile, e la tendenza generale è quella della normalizzazione dei rapporti. Ovviamente, il comandante meno serio ha, rispetto al normale capo ufficio, strumenti di pressione molto più forti, specie con il personale militare precario, i volontari in ferma prefissata e questo determina situazioni anche gravi, di cui purtroppo mi sono talvolta occupato. Il consiglio, per questi casi, è di reagire subito e di denunciare gli abusi“.

Addio al sergente Silvestri a Roma

27 marzo 2012 inviato da Staff
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Foto: quirinale.it

L’Italia ha detto addio ieri sera al sergente Michele Silvestri, 33 anni, morto sabato scorso in Afghanistan dopo un attacco dei talebani. Monsignor Vincenzo Pelvi, nell’omelia ha voluto ricordare i soldato come un “operatore di pace che distribuiva cibo alla povera gente”. Il funerale ha avuto luogo nella basilica di santa Maria degli Angeli con la presenza del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che ha abbracciato i famigliari del soldato: la moglie Nunzia, i genitori, Teresa e Antonio, i fratelli Fortunato ed Anna. È invece rimasto a casa a Monte di Procida (Napoli) Antonio, il figlio di 8 anni del sergente, troppo piccolo per assistere alla cerimonia. Molti militari e cittadini comuni hanno accompagnato la famiglia nella cerimonia.
Michele Silvestri è la cinquantesima vittima in Afghanistan negli ultimi otto anni. La sua salma è arrivata ieri mattina all’aeroporto di Ciampino dove sono stati i famigliari ad accoglierla, assistiti dagli psicologi dell’Esercito Italiano. Inoltre, era presente il ministro della Difesa, Gianpaolo di Paola, il capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Biagio Abrate e altri vertici delle forze armate.

 
I fatti
Il soldato Michele Silvestri è stato ucciso sabato pomeriggio in Afghanistan nell’attacco dei talebani alla base responsabilità dell’Italia. Silvestri era arrivato in Afghanistan solo dieci giorni prima per fare parte della missione Isaf. Altri cinque soldati italiani sono rimasti feriti ma non è in pericolo la vita di nessuno di loro.
L’attacco, secondo lo Stato Maggiore della Difesa, è stato condotto ”con colpi di mortaio” alle 18 locali (in Italia 14.30), contro la Fob (Forward Operative Base) ‘Ice’ in Gulistan, nel settore Sud-Est dell’area di responsabilità italiana, assegnata alla Task Force South-East, su base del 1° Reggimento Bersaglieri.
Il personale ferito ”è stato subito soccorso e trasferito in elicottero all’ospedale militare da campo della Coalizione più vicino”.
Le condizioni della caporal maggiore Monica Graziana Contrafatto ed il maresciallo Carmine Pedata, i due feriti più gravi, sono stabili nell’ospedale da campo americano Role 3 a Baghram. Non appena le loro condizioni lo permetteranno, saranno trasferiti in Germania, presso l’ospedale militare di Ramstein.

 
Missione Isaf in Afghanistan
Dal 29 settembre scorso, c’è un contingente italiano in Afghanistan, formato da 4.200 i militari italiani che prendono parte alla missione multinazionale Isaf. Il Contingente italiano di stanza a Herat è al comando del Generale di Brigata Luciano Portolano, comandante della Brigata ‘Sassari’. Il compito di questi militari è quello di condurre operazioni di cooperazione e coordinazione con le Forze di Sicurezza afghane e con le forze della coalizione, per assistere il governo afghano nel mantenimento della sicurezza, favorire lo sviluppo delle strutture di governo, estendere il controllo del governo su tutto il Paese ed assistere gli sforzi umanitari e di ricostruzione.