Archivi per febbraio, 2012

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Si è svolta ieri, nella base intitolata al militare italiano “Millevoi”, sede del Comando Generale del Settore Ovest posto sotto la responsabilità della Brigata meccanizzata “Pinerolo”, una donazione di sangue a favore della Croce Rossa di Tiro.

L’attività è stata coordinata dalla Cellula di cooperazione civile e militare (CIMIC) e dal coordinatore delle attività sanitarie del Settore Ovest ed è stata realizzata con il concorso del Gruppo Supporto di Aderenza (GSA), composto da militari del 1° reggimento di manovra di Rivoli (TO).

L’iniziativa, secondo fonti del Ministero, è la prima di una serie che avrà termine con una donazione a favore della banca del sangue di Tiro.

(Foto: difesa.it)

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La ”cornice di sicurezza” in Afghanistan e’ ancora ”estremamente precaria” e ”il livello della minaccia e’ risultato elevato anche nella regione occidentale, a responsabilita’ italiana, ove i militari dell’ Esercito Italiano hanno subito ripetuti attacchi e contato nove caduti”. Lo sottolineano i Servizi di sicurezza nella Relazione 2011 al Parlamento sulla politica dell’Informazione per la Sicurezza.

Gli ”elementi di criticità confermatisi nel 2011” sembrano ”destinati a perdurare nel breve-medio termine. Cio’ -viene rilevato nel documento- vale per le tensioni politico-istituzionali come per il processo di transizione, che rischia di fallire in assenza di adeguati progressi in tema di governance e sviluppo socio-economico’‘.

Il Paese ”sembra destinato ad essere ancora teatro di offensive da parte dell’insorgenza”.

Fonte: agenzia Adnkronos

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Tagli incongruenti della Difesa: meno personale ma più mezzi 5.00/5 (100.00%) 1 Vota questo articolo

F-35 (investireoggi)

Attualmente le Forze Armate in Italia sono costituite da 183.000 militari e 30.000 civili, secondo le parole del ministro di Paola, il quale ha anunciato recentemente un taglio del 20 % del personale nei prossimi dieci anni per risparmiare.
Infatti gli stipendi dei militari rappresentano un 62 % dei costi nel bilancio della Difesa. I soldi risparmiati con questi tagli , secondo le parole del ministro, serviranno ad acquistare più armi (90 F35). Quindi il ministro ci sta dicendo che ci sarà meno personale e più mezzi: questo il motto riassuntivo del piano di intervento del Governo. Ma si tratta di un piano che lascia inspiegati alcuni punti fondamentali.

1.    La tempistica.
Per ché una riduzione di personale in 10 anni? Forse per i privilegi che hanno i dipendenti statali rispetto ai dipendenti privati. Per i dipendenti statali non esiste la cassa integrazione, ad esempio. Un primo passo, secondo il ministro, è ridurre l’accesso di nuove reclute, una misura che sarà abbinata all’agevolazione delle uscite tramite programmi di assistenza al reinserimento in altre amministrazioni.

2.    Meno personale ma più mezzi
Se l’obbiettivo di queste misure è quello di risparmiare, per ché è previsto l’acquisto di nuovi caccia che, tra l’altro, costano cifre molto elevate? Non è una contraddizione.

3.    I privilegi della casta militare non vengono toccati.
I militari sono una delle classe lavorative che ha più privilegi. Un documento rivelato dal Fatto Quotidiano dimostra che alcuni di questi dipendenti hanno diritto ad autista e auto blu senza dover giustificare l’uso di questi privilegi, pertanto anche per uso privato.

 

A questo punto conviene esigere spiegazioni precise al ministro rispetto a questi vuoti.
-    Saranno formati i militari ricollocati in altre amministrazioni?
-    Come verranno ricollocati?
-    Sono necessari altri F-35?
-    Sono previsti tagli anche nei privilegi dei militari di rango superiore?

Per saperne di più: Dossier sui cacciabombardieri.

Uranio Impoverito: costi personali in Italia

27 febbraio 2012 inviato da Staff
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Uranio Impoverito: costi personali in Italia 1.00/5 (20.00%) 2 Vota questo articolos

Questa vicenda inizia nel lontano 1984 e non accenna a finire. È una vicenda drammatica, infestata da morti, falsità e meri interessi economici. Protagonista indiscusso: l’uranio impoverito. Vittime inconsapevoli: 200 militari italiani già morti e 2500 gravemente malati. La sentenza di Torino, che condanna un altro assassino paragonabile all’uranio impoverito, l’amianto, apre l’ennesimo capitolo su questo killer spietato e, nelle parole del legale dell’associazione Vittime Uranio, Bruno Ciarmoli, “ci si trova di fronte alla non applicazione di misure di protezione per il personale italiano che non era al corrente dei rischi, diversamente dai vertici militari. Quindi auspichiamo, anche alla luce delle ormai numerose sentenze di condanna in sede civile inflitte alla Difesa, che in Italia si proceda all’apertura di un’inchiesta penale che accerti le responsabilità di questa strage silenziosa ” (Avantionline.it)

La sentenza che davvero fa la differenza per le famiglie e le vittime dell’uranio impoverito e del sistema che ne ha permesso l’impiego è quella del Tribunale di Cagliari arrivata pochi giorni fa. Il tribunale infatti ha condannato il Ministero della Difesa al risarcimento del danno per la malattia e la conseguente morte del caporalmaggiore Valery Melis, che prestò servizio nel Balcani e fu contaminato dall’uranio impoverito, contraendo il linfoma di Hodkin che lo condusse alla morte, sopraggiunta nel 2004. Il denaro ottenuto dai familiari certo non è sufficiente a cancellare l’onta di una tragedia che con il senno di poi si poteva evitare, ma è certamente un segnale forte per i responsabili e una speranza per coloro che ancora stanno combattendo contro la malattia. La speranza di vedere la giustizia prima della morte che inevitabilmente arriverà. Ed in effetti questa incresciosa vicenda ha mietuto vittime non solo italiane dal lontano 1984, quando la Federal Aviation Administration iniziò a diffondere informazioni circa i rischi che la presenza dell’uranio impoverito, utilizzato come contrappeso negli aerei ad uso civile, poteva avere per la salute dei militari.

Queste informazioni però non ne bloccarono l’utilizzo tanto che gli Stati Uniti, nell’invasione di Panama del 1989, lo sperimentarono come nuova arma. Si devono attendere gli anni Novanta per comprendere fino in fondo l’alto rischio dell’uso dell’uranio impoverito, con la divulgazione del rapporto della Science Applications International Corporation che non lasciarono più dubbi sulle gravi conseguenze per la salute nel caso l’uranio impoverito raggiunga le vie respiratorie. Ma neanche questa certezza ne blocca l’uso, tanto che durante la guerra del golfo nel 1991 venne impiegato a tonnellate in Kuwait, Arabia Saudita e Iraq. E nel 1996, quando molti dei veterani della Guerra del Golfo manifestarono a chiare lettere la contaminazione da uranio impoverito, venne divulgato il rapporto dell’esercito americano fino ad allora tenuto nascosto e dal titolo emblematico “Heath and Environment consequences of Depleted Uranium use in the U.S. Army” e che spazzò via ogni dubbio recitando che “se l’uranio impoverito entra nel corpo umano, può generare gravi conseguenze per la salute, con rischio sia chimico che radiologico ”.

Questo rapporto venne divulgato dalla DU Citizens’ Group, ovvero una rete i cittadini statunitensi che già dal 1993 si era schierata fortemente contro l’impiego di questo materiale. In tutta questa paradossale cronologia c’è un elemento che rende tutto quasi irreale: il Protocollo di Rio del 1992 dell’ONU all’articolo 15 recita: “ L’assenza di certezze scientifiche non deve servire da pretesto per ritardare l’adozione di misure ”. (Mediterraneanews.org).

Questo articolo racchiude l’assurdità dell’intera vicenda che abbiamo raccontato e che è ben lontana dal concludersi.

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E’ atterrato all’aeroporto militare di Ciampino il C-130 che ha trasferito in Italia le salme del Caporal Maggiore Capo Scelto Francesco Currò, del Caporal Maggiore Scelto Luca Valente e del Caporal Maggiore Scelto Francesco Paolo Messineo, morti lunedì scorso in un incidente stradale avvenuto durante la missione affidata al contingente italiano in Afghanistan.

romagnanoi

Secondo l’Agenzia ANSA, ad accogliere le salme dei tre militari, il capo di stato maggiore della difesa generale Abrate e il capo di stato maggiore dell’Esercito, generale Claudio Graziano, che ha espresso sentimenti di ”affettuosa vicinanza e sincera partecipazione al dolore dei familiari dei caduti”. I parenti dei militari sono supportati da un team di sostegno psicologico dell’ Esercito Italiano. All’arrivo ha reso gli onori una rappresentanza in armi dell’esercito. Completato lo scalo tecnico, i feretri saranno trasportati con un C 130 Hercules e un C 27 in Sicilia e in Puglia per i solenni funerali.

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Avvocato G. Carta: “la vita dei cittadini in uniforme è costellata di ingiustizie”. 1.00/5 (20.00%) 2 Vota questo articolos

L’avvocato Giorgio Carta, è un punto di riferimento in Italia per quel che riguarda il diritto militare e la difesa dei diritti degli appartenenti alle Forze dell’Ordine. Ex carabiniere e autore di diversi articoli in materia giuridica, l’avvocato Carta ha rappresentato i casi più importanti in Italia in ambito di diritto di donne e uomini in uniforme. Un energico e perseverante difensore dei diritti umani, lavora da anni con l’unico obbiettivo: che la giustizia sia rispettata.

1. Cosa ha motivato la sua decisione di fare l’avvocato?

La decisone, come spesso accade nella vita, specie per le questioni importanti, ha colto di sorpresa anche me, visto che ero  partito con l’idea di fare il matematico, poi il commissario di polizia, il notaio, il magistrato ed infine ho fatto l’avvocato. È stata l’esperienza nell’Arma dei carabinieri, fatta come adempimento degli obblighi di leva, ad indurmi a ritenere che sarei stato più utile e più libero facendo l’avvocato.

2. Può spiegare brevemente ai nostri lettori di cosa si occupa?

Mi occupo ormai da diversi anni delle problematiche amministrative e penali di militari e forze dell’ordine. Vista la situazione gravissima in cui versa la cosiddetta giustizia militare, vivo la mia attività, oltre che come professione, soprattutto come una ragione di vita o una missione. Odio le ingiustizie ed i soprusi e, purtroppo, la vita dei cittadini in uniforme ne è fittamente costellata. Mi piace pensare che, se un giorno in Italia sarà migliorata la condizione di militari e forze dell’ordine, sarà stato un po’ anche merito mio. E se così non dovesse essere, voglio potermi dire di avercela messa tutta.

3.A cosa si riferisce quando afferma che la vita dei cittadini in uniforme è costellata di ingiustizie? In che senso?

Mi riferisco al fatto che, in Italia, militari e forze dell’ordine sono considerati a tutti gli effetti cittadini di serie B, nel senso che vengono loro negati i basilari diritti umani e democratici pacificamente riconosciuti agli altri lavoratori. Per farle comprendere la situazione, le cito esempi tratti dai casi più recenti di cui mi sto occupando. Proprio oggi ho ricevuto al mio studio un militare dell’aeronautica attualmente sottoposto a procedimento disciplinare di rigore e addirittura ad un processo penale militare, per essersi rifiutato di sottoporsi ad una vaccinazione che egli, dati alla mano, ritiene dannosa alla propria salute. Ora rischia addirittura il carcere  Un altro sopruso “di massa” è quello che concerne l’applicazione del nuovo articolo 33 della legge 104 del 1992, disposizione che consente al lavoratore di essere destinato nella sede di servizio più vicina a quella di un proprio congiunto disabile, bisognoso di assistenza. Benché sia pacifico che il legislatore abbia inteso rivolgere le novità introdotte a tutti i lavoratori, militari e forze dell’ordine vengono illegittimamente esclusi da detti benefici, In considerazione della specificità dei loro incarichi. È la certificazione, nero su bianco, dello stato di inferiorità giuridica e di sudditanza cui sono relegati i cittadini in uniforme. Ciò che è grave e che io non accetto è che tale assurda tesi sia avvallata dai giudici della quarta Sezione del Consiglio di Stato. Questa circostanza dimostra ciò che io vado sostenendo da anni e cioè che gran parte della responsabilità del malessere in cui vivono i militari è ascrivibile ai giudici amministrativi. Questi, infatti, dimostrano una singolare avversione all’idea di riconoscere ai militari i basilari diritti democratici. Pochi lo sanno, ma lo stesso Ministero della difesa ha riferito che, dati alla mano, vengono respinti il 95 per cento dei ricorsi intentati da i militari contro la propria amministrazione. Le pare normale una tale elevata percentuale di ricorsi respinti?

4. In alcuna occasione Lei ha dichiarato di essere contrario alle missioni di pace in Afghanistan, dove l’Esercito Italiano è presente dal 2001.

Non sono pregiudizialmente contrario alle missioni di pace, ma solo a quelle che in verità nascondono vere e proprie adesioni ad operazioni di guerra. L’articolo 11 della Costituzione stabilisce che l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Considerato che l’Afghanistan non ci ha mai dichiarato guerra nè ha invaso i nostri confini, la nostra presenza armata in tale territorio straniero viola la nostra Costituzione, oltrechè ovviamente il sacrosanto diritto delle popolazioni locali di ricacciarci oltre il confine. Per tale motivo, i nostri politici sono costretti a travestire da missioni di pace vere e proprie operazioni di guerra, dalle quali poi inevitabilmente scaturisce l’uccisione dei nostri militari. Ciò, peraltro, senza contare i morti che le nostre forze armate disseminano in territorio straniero, a nostra totale insaputa, così da continua a credere che andiamo lì a distribuire cioccolatini. L’ipocrisia di tale situazione si riflette anche sul piano terminologico, infatti siamo gli unici che qualificano terroristi gli iracheni o gli afghani che ci sparano addosso. Gli americani, quanto meno, hanno l’onestà intellettuale di parlare di “insurgents”, cioè, di combattenti che comprensibilmente e legittimamente si oppongono alla presenza di un esercito straniero in armi nel proprio territorio.

5. Lei ha parlato in una delle sue risposte di una vaccinazione “rischiosa per la salute”. Cosa mi può dire sull’uso dell’uranio impoverito? Si è mai occupato del caso di alcun militare ammalato? Pensa che è stata fatta giustizia con queste persone?  


Non basterebbero cento interviste per illustrare compiutamente la grave anomalia del sistema italiano della vaccinazione obbligatoria dei militari, specie in considerazione del fatto che l’articolo 32 della Costituzione stabilisce che nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. Posso solo dirle che l’impatto sulla salute è oggetto di perplessità dello stesso Ministero della difesa, che infatti ha incaricato una commissione scientifica di verificare la tossicità dei trattamenti vaccinali somministrati ai militari. Ciò nondimeno, i vaccini dei cui effetti sulla salute si sa ancora troppo poco, vengono nel frattempo somministrati ai militari. Trovo che tutto ciò sia inaccettabile.
Anche il problema dell’esposizione all’uranio impoverito apre inquietanti scenari, soprattutto sul piano della preventiva consapevolezza dei rischi e, quindi, dell’evitabilità dei numerosi decessi verificatisi tra i militari. Va detto, però, che il risarcimento dei danni non è più un tabù come era invece nel recente passato, in quanto la giurisprudenza ha finalmente aperto un varco al muro di gomma inizialmente opposto dall’Amministrazione.

Ovviamente, mi sono occupato anche io di militari – tutti molto giovani – esposti all’uranio impoverito, che hanno dovuto poi rimuovere, chi in tempo e chi no, i tumori divampati nel loro corpo. Ciò che mi ha turbato nell’occuparmi di tali ragazzi è stata la loro paura di rappresentare il proprio stato di salute alla scala gerarchica, per non incorrere nel congedamento. Ciò in quanto, all’insaputa dei più, l’Italia invia nelle missioni all’estero (pure irachene ed afghane) anche i volontari in ferma prefissata, vale a dire, i precari in uniforme. Per questi militari, quindi, l’eventuale sopravvenuta inidoneità al servizio militare determina il congedamento, senza possibilità di transitare nei ruoli civili dell’amministrazione. Detto in altre parole, l’Italia utilizza in guerra (travestita da missione di pace, si intende) anche giovani precari che nemmeno hanno la certezza di un posto fisso e che, se si ammalano, nemmeno chiedono i dovuti risarcimenti per non rischiare di essere messi su una strada. Non trova terribile tutto questo?

6. Si, è terribile ma quello che mi preoccupa di più è, non solo la mancanza d’informazione riguardo ai rischi ma anche la paura che hanno ancora questi giovani ai superiori, a parlare dei loro problemi, a rifiutare trattamenti sanitari o missioni che hanno il diritto di rifiutare, ecc….. come si fa a lottare contro gerarchie così forti come quelle dell’esercito? 

Sinceramente, quella dei diritti dei militari, è una battaglia che si è tradizionalmente abituati a considerare impossibile, ma che invece è assolutamente alla portata degli interessati. L’ostacolo vero è la paura dei militari stessi di farsi rispettare. Per dirla in un altro modo, sono da sempre convinto che il malessere nelle forze armate è solo in parte determinato da generali cattivi e molto più spesso è invece cagionato dall’inclinazione degli interessati a subire soprusi senza protestare, per paura di subirne di ulteriori. Una spirale perversa e senza senso, che però si perpetua da generazioni.
Eppure i modi per farsi rispettare ci sono e non mancheranno di palesarsi presto. Il futuro, credo, va verso questa direzione per due ordini di fattori: innanzitutto, per merito delle donne, sempre più numerose nelle forze armate, che sono certamente più coraggiose  dei colleghi maschi e determinate a farsi rispettare dai superiori. In secondo luogo, le nuove generazioni di soldati sono mediamente più acculturate delle precedenti e più insofferenti alle prevaricazioni.

7. Come è possibile inviare il messaggio di “tolleranza zero”, come ha detto lei stesso, ai superiori? Immagino che è una strada lunga che deve partire della propria consapevolezza dei militari della necessità di farsi rispettare senza paure. 

Le faccio un esempio pratico: l’altro giorno ho personalmente assistito alla scena di un ufficiale dei carabinieri che ordinava ad un sottoposto di andare al bar e di acquistare qualcosa da mangiare per noi presenti. Un carabiniere vecchio stampo, seppur trattenendo la frustrazione ed il senso di rabbia per l’affronto, avrebbe senz’altro eseguito l’ordine. Invece, questo giovane militare ha risposto deciso: “non ci penso nemmeno” ed ha disatteso la richiesta. Il superiore, consapevole dell’estraneità al servizio del suo ordine, ha dovuto rimangiarsi la sortita senza nulla poter eccepire. Come vede, quindi, reagire è possibile e, in fondo, si tratta solo di riportare le relazioni gerarchiche a ciò che la legge prescrive. Tolleranza zero, invece, per ciò che esorbita dai veri obblighi di servizio.

Jèssica Parra

Bulbi: “Tragedia che ci colpisce da vicino”

21 febbraio 2012 inviato da Staff
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Appresa la notizia del tragico incidente occorso, in Afghanistan, a tre militari del 66° Reggimento Fanteria Trieste, di stanza a Forlì, il presidente della Provincia, Massimo Bulbi ha espresso il suo cordoglio per le vittime e partecipazione al dolore dei loro familiari.

Romagnanoi

“Questa tragedia che colpisce nuovamente l’Esercito Italiano impegnato in missione in Afghanistan, ci tocca stavolta in modo del tutto particolare e da vicino, perché riguarda soldati di stanza nella città di Forlì, il cui Reggimento, fra l’altro, ha contribuito in modo significativo nei giorni passati, a far fronte all’emergenza neve, portando aiuto concreto alla nostra popolazione. Esprimo perciò, a nome dell’intera comunità provinciale, il nostro profondo cordoglio ai familiari degli scomparsi e ai commilitoni delle vittime, in particolare al soldato rimasto ferito nell’incidente”.“

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Tre militari italiani hanno perso la vita e un altro è risultato ferito in un incidente stradale avvenuto in Afghanistan. Si tratta di tre soldati appartenenti al 66esimo reggimento di stanza a Forlì.

 

Fonte: ANSA

I tre erano a bordo di un veicolo Lince, appartenente alla Task Force Center con base a Shindand, e stava andando a recuperare una unità bloccata dalle condizioni meteo particolarmente avverse quando, nell’attraversare un corso d’acqua, si è ribaltato intrappolando, al suo interno, tre dei militari dell’equipaggio, che sono successivamente deceduti.
Al momento sono in corso le operazioni di evacuazione: il ferito è già stato trasferito in un ospedale da campo. Non è ancora chiaro se le sue condizioni siano gravi.

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, appresa con profonda commozione la notizia del grave incidente ha espresso «i suoi sentimenti di solidale partecipazione al dolore dei famigliari dei caduti, rendendosi interprete del profondo cordoglio del Paese». È quanto si legge in un comunicato del Quirinale. Dolore è stato espresso anche dal presidente del Consiglio Mario Monti con una nota ufficiale. I tre militari deceduti nell’area di Shindad sono le prime vittime italiane del 2012 in Afghanistan.

Nel 2011 i soldati italiani morti nel Paese asiatico sono stati 10 (su un totale di 565). Dall’inizio delle operazioni in Afghanistan, le vittime italiane sono state complessivamente 45.

URANIO: NIENTE PROTEZIONI PER I MILITARI

17 febbraio 2012 inviato da Staff
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Video inchiesta di Francesco Palese denuncia il mancato rispetto delle norme di protezione contro l’uranio impoverito dei nostri militari impegnati nelle missioni all’estero. Estratto della trasmissione “L’Altra Inchiesta”. Ideata e condotta dal giornalista responsabile del portale www.vittimeuranio.com

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La Rete Italiana per il Disarmo considera “finta” la riforma della Difesa che ha annunciato questa settimana il Ministro Di Paola. “E’ un nuovo gioco di prestigio per fingere un cambiamento di rotta che nei fatti non esiste. In pratica, la montagna ha partorito il classico topolino”, ha dichiarato la Rete Italiana per il Disarmo.

Rete Italiana per il Disarmo

Il Ministro infatti ha dettagliato questa settimana le riduzioni previste nel piano della Difesa, nel concreto ”si ridurranno le brigate di manovra da 11 a 9, la linea dei mezzi pesanti (carri e blindo), la linea degli elicotteri ed un numero significativo di unità per il supporto al combattimento (artiglieria) e logistiche”. Per la componente marittima, ha proseguito, ”si contrarranno le linee delle unità di altura e costiera (i pattugliatori, ad esempio, si ridurranno da 18 a 10), dei cacciamine e dei sommergibili (da 6 a 4). Per la componente aeronautica si contrarranno le linee degli aeromobili per la difesa aerea e dei velivoli della linea aerotattica”.
Al riguardo, la Rete Italiana per il Disarmo ha affermato che si tratta di una “proposta che di nuovo ha poco o nulla, ma si preannuncia come una operazione di ripulitura con minime sforbiciate in pochi aspetti residuali senza portare un euro reale di risparmio nelle casse dello Stato”.
Il coordinatore della Rete Italiana per il Disarmo, Francesco Vignarca, ha lamentato che “dopo la manovra ‘Salva Italia’, che ha chiesto pesanti sacrifici a tutto il Paese con tagli a pensioni, sanità e welfare ci saremmo aspettati un contributo anche dal comparto Difesa, specialmente con la soppressione di inutili e costosi sistemi d’arma come il cacciabombardiere F-35 Joint Strike Fighter”. Inoltre, ha assicurato che “i soldi ricavati con il taglio di una parte del personale andranno invece solamente a coprire le maggiori spese previste per l’esercizio ed investimento”.
Secondo la Rete Italiana per il Disarmo, il riequilibrio tra i costi del personale (70%) e le altre voci di spesa militare non si configurerà come un dimagrimento dei fondi che lo Stato spende in questo comparto, sempre e stabilmente oltre i 21 miliardi di euro comprendendo anche soldi non inseriti nel bilancio del Ministero della Difesa. Con un vantaggio automatico e forte per l’industria a produzione militare e un assegno in bianco pronto ogni anno per pagare scelte di acquisizione di sistemi d’arma che una volta fatte vincoleranno il nostro Paese per decenni.
Per saperne di più:

- Rete Italiana per il Disarmo

- Difesa: nuove riduzioni di personale